
Errori Medici e Risarcimento Danni: tutto quello che devi sapere!
09/12/2024
Chetoacidosi: possibili errori medici nel trattamento e risarcimento danni
13/12/2024Con questo articolo parliamo di uno dei vari casi di malasanità legati alla gravidanza, al travaglio o al parto, e di come si può ottenere il risarcimento dei danni subiti da bambino e suoi familiari per errori medici.
Si tratta del caso dell'attorcigliamento del cordone ombelicale intorno al collo del nascituro, che è una complicazione che può causare gravi rischi per la salute del neonato.
Questo evento è clinicamente noto come "giro di cordone" e richiede un’attenta gestione medica per prevenire lesioni permanenti al neonato derivanti dal cordone ombelicale attorcigliato al collo del bambino.
Dopo aver riportato alcune nozioni sull’argomento, indicheremo il metodo per richiedere il risarcimento per errori medici nel trattamento del giro di cordone e riporteremo un caso giudiziario.
Se anche tuo figlio ha riportato lesioni o è deceduto per errori medici nella diagnosi o trattamento del giro di cordone, ti invitiamo a contattare i nostri avvocati per risarcimento danni da malasanità che si occupano di casi del genere dal 2004 in tutta Italia.
- Come può essere diagnosticato il giro di cordone
- Quali lesioni possono derivare dal giro di cordone
- Come si richiede il risarcimento per errori medici nel trattamento del giro di cordone
- Il caso di ritardo del parto trattato dal Tribunale di Palermo con sentenza n. 3838/2023
- Leggi altri articoli su casi di risarcimento danni per errori ginecologici e ostetrici
Come può essere diagnosticato il giro di cordone
Prima di trattare l’argomento giuridico del risarcimento danni da errori medici nel trattamento del giro di cordone, è opportuno richiamare alcune nozioni sulla complicanza di cui trattasi e i relativi rimedi.
Durante la gravidanza
La diagnosi precoce è fondamentale per prevenire complicazioni legate al cordone ombelicale attorcigliato intorno al collo del bambino.
I medici possono individuare l’attorcigliamento durante le ecografie di routine e, in particolare:
• Ecografia doppler: consente di visualizzare il flusso sanguigno nel cordone ombelicale e di identificare eventuali anomalie nel suo posizionamento.
• Ecografia 3D e 4D: tecnologie avanzate che forniscono immagini più dettagliate del cordone e della sua posizione rispetto al collo del feto.
• Monitoraggio della frequenza cardiaca fetale: un calo anomalo della frequenza cardiaca del feto potrebbe indicare una compressione del cordone.
Un medico attento dovrebbe considerare questi segnali e, se necessario, approfondire con ulteriori accertamenti diagnostici.
Durante il travaglio
Nel corso del travaglio, il cordone ombelicale potrebbe stringersi ulteriormente intorno al collo del bambino.
I medici possono riconoscere questa situazione tramite:
• Tracciato cardiotocografico (CTG): un tracciato anomalo può indicare sofferenza fetale dovuta alla compressione del cordone.
• Esame vaginale: durante il travaglio, il medico può identificare visivamente o tattilmente la presenza del cordone intorno al collo del nascituro.
Durante il parto
Al momento del parto, l’attorcigliamento del cordone può essere evidente.
I medici devono essere pronti a intervenire rapidamente per evitare complicazioni con:
• Manovre ostetriche: come la riduzione manuale del cordone intorno al collo prima della completa espulsione del bambino.
• Taglio cesareo d’emergenza: in casi critici, è necessario procedere con un cesareo per salvaguardare la salute del neonato.
La prevenzione delle lesioni da attorcigliamento del cordone ombelicale dipende dalla prontezza e dalla competenza del team medico.
Ecco alcune strategie fondamentali:
• Pianificazione del parto: in caso di sospetta complicazione legata al cordone, è importante programmare un parto cesareo per ridurre i rischi.
• Interventi tempestivi: durante il travaglio, il personale medico deve essere in grado di riconoscere tempestivamente i segnali di sofferenza fetale e agire di conseguenza.
• Supporto tecnologico: l’uso di strumenti avanzati come ecografie 3D e monitoraggio continuo del battito cardiaco fetale può migliorare la gestione del parto.
Quali lesioni possono derivare dal giro di cordone
Un cordone ombelicale attorcigliato intorno al collo può causare diverse lesioni al neonato.
Tra le principali lesioni che il neonato può riportare ci sono le seguenti:
• Ipossia cerebrale: la compressione del cordone può limitare l’apporto di ossigeno al cervello del bambino, causando danni neurologici permanenti.
• Lesioni al plesso brachiale: la trazione eccessiva durante il parto per liberare il cordone può causare danni ai nervi del braccio del neonato.
• Paralisi cerebrale: una mancanza prolungata di ossigeno durante il parto è una delle principali cause di paralisi cerebrale.
• Morte fetale: nei casi più gravi, l’attorcigliamento del cordone può portare alla morte del nascituro.
Come si richiede il risarcimento per errori medici nel trattamento del giro di cordone
Come abbiamo visto, quando uno o più medici non riconoscono o non gestiscono correttamente un attorcigliamento del cordone ombelicale, possono verificarsi gravi conseguenze per il neonato.
Quando le conseguenze degli errori medici comportano lesioni permanenti per il bambino, a favore di quest’ultimo i genitori possono chiedere il risarcimento di tutti i danni psicofisici, morali ed economici patiti e che patirà per il resto della vita.
Ma anche i familiari di un bambino rimasto gravemente leso o deceduto per errori medici nel corso di gravidanza, travaglio o parto, possono chiedere il risarcimento dei danni subiti per lesione (nel caso di bambino rimasto lesionato) o perdita del rapporto parentale (nel caso di bambino morto).
Il risarcimento dei danni non patrimoniali per bambino e suoi familiari viene calcolato sulla base di tabelle elaborate dal Tribunale di Milano ma applicate da tutti i Tribunali italiani, mentre quello dei danni patrimoniali viene liquidato sulla base delle prove documentali dei danneggiati ed i base a criteri elaborati dalla giurisprudenza.
Per iniziare una pratica di risarcimento danni per errori medici nella diagnosi o nel trattamento del giro di cordone, è opportuno rivolgersi ai nostri avvocati per malasanità tramite il Numero Verde Malasanità o la chat WhatsApp e spiegare innanzitutto il caso ai nostri avvocati.
Se sussistono i presupposti giuridici, sarà necessario trasmetterci copia della cartella clinica del parto e del neonato per farla valutare dai nostri consulenti medici legali e specialisti in ginecologia ed ostetrica.
Laddove i nostri consulenti rinvenissero errori nel trattamento del giro di cordone e relative lesioni o cause del decesso, gli avvocati e consulenti medici per malasanità provvederanno a richiedere una perizia medico legale.
Quando l’esito della perizia medico legale conferma che ci sono stati errori nella gestione del giro di cordone durante gravidanza, travaglio o parto, potremo ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti dal neonato e/o dai suoi familiari.
I nostri avvocati e consulenti medici legali per malasanità seguono casi di danni da errori medici nel corso di gravidanza, travaglio e parto dal 2004 in tutta Italia ed hanno già seguito casi di danni da errata gestione del giro di cordone.
Il caso di ritardo del parto trattato dal Tribunale di Palermo con sentenza n. 3838/2023
V.M. e G. M. R., in proprio e nella qualità di esercenti la potestà genitoriale sulla minore V.D., convenivano in giudizio una Struttura Sanitaria per sentirla condannare al risarcimento di tutti i danni subiti dalla figlia e, per riflesso, dagli stessi genitori, a causa della condotta negligente, imprudente ed imperita posta in essere dai sanitari del nosocomio che avevano avuto in cura la Sig.ra G. in occasione del parto della piccola D., avvenuto in data 13.06.2013.
In particolare, gli attori lamentavano che, a causa di omessa e/o inadeguata assistenza perinatale dei sanitari nelle ore precedenti il parto, si era verificata una grave sofferenza fetale, a causa della quale la piccola D. aveva riportato un danno permanente costituito da "ritardo neuropsicomotorio con ritardo del linguaggio e disturbo multisistemico dello sviluppo".
Con separati atti di intervento adesivo si costituivano in giudizio tutti fratelli germani della piccola D., che - facendo proprie le argomentazioni e difese articolate dagli attori - chiedevano il risarcimento dei danni non patrimoniali che quali vittime secondarie ritenevano di aver subito per la lesione del rapporto parentale.
In corso di causa è stata disposta una perizia medico legale da cui è emerso - quanto al danno alla salute patito dalla piccola D. - che questa "…è affetta da: Deficit dello sviluppo cognitivo medio lieve, deficit del linguaggio (maggiore sul versante espressivo più che recettivo), deficit comunicativo relazionale ed attentivo…".
Con riferimento alla condotta dei sanitari, i periti, dopo avere illustrato la esatta tempistica che avrebbe dovuto essere seguita nella vicenda, a seguito dell'insorgenza della brachicardia fetale (consistente in un improvviso e duraturo rallentamento della frequenza cardiaca fetale), hanno evidenziato non solo che la stessa non è stata rispettata, ma (di più) che è del tutto ragionevole ritenere che, ove il parto fosse stato più celere, il danno sarebbe stato scongiurato.
Riferiscono i cc.tt.uu. che in caso di bradicardia grave e prolungata così come in tutte quelle situazioni in cui è indispensabile la tempestività nel riconoscimento della situazione d'emergenza e la rapidità nelle scelte cliniche deve valere la cosiddetta regola anglosassone dei 3-6-9-12-15 minuti.
Avendo come riferimento l'iniziale manifestarsi della bradicardia fetale, occorre:
1. in 3 minuti dall'inizio della bradicardia, identificare il dato patologico
2. in 6 minuti, istituire misure terapeutiche per cercare di risolvere la bradicardia (decubito laterale, idratazione, tocolisi, fermare ossitocina se infusione in corso)
3. in 9 minuti, confermare il dato e valutare il pattern cardiotocografico alla luce del quadro clinico, e se persistenza della bradicardia, preparare la paziente per il parto o il taglio cesareo
4. in 12 minuti, iniziare il parto operativo o taglio cesareo
5. in 15 minuti, nascita.
Orbene, come si diceva, detta tempistica non è stata osservata nella fattispecie.
Emerge, invero, dalla relazione in esame che tra l'insorgenza della bradicardia fetale (rilevata in modo chiaro alle ore 10.10, mentre la gestante era connessa all'apparecchio che registrava il battito cardiaco fetale) ed il parto (iniziato alle ore 10:37 e terminato alle ore 10:39) è intercorso un lasso di tempo ben più ampio.
Si legge, infatti, nella c.t.u. depositata che:
"Tale tempo di decisione per l'esecuzione del taglio cesareo, non è stato sufficiente a scongiurare le sequele alla piccola V., in una circostanza in cui la presenza di un nodo vero di funicolo (nodo al cordone ombelicale) e la grave bradicardia secondaria allo stringersi del nodo vero di funicolo, ha ulteriormente aggravato la situazione.
Si ritiene che tale intervallo di tempo possa essere stato determinante nell'instaurarsi di un insulto ipossico-ischemico sul feto e delle lesioni neurologiche da cui la piccola risulta essere affetta.
Rispetto a eventuali profili di responsabilità professionale si segnala che la documentazione visionata evidenziava una importante e prolungata bradicardia che avrebbe richiesto un più rapido taglio cesareo d'emergenza, mentre questo venne inizialmente differito privilegiando altri provvedimenti non rivelatisi risolutivi.
Per tale motivo si ritiene che la specifica condizione e il quadro di bradicardia rilevabile al tracciato avrebbe dovuto consigliare interventi più tempestivi.
Con riferimento alla questione del nesso di causa tra tale condotta ed il danno patito dalla neonata, si legge ancora nella relazione che "il ritardo ha comportato l'instaurarsi di un quadro ipossico-ischemico pare aver avuto conseguenze sulle condizioni della nascitura".
In particolare, per quanto attiene il giudizio di causalità fa la sofferenza asfittica e l'instaurarsi del danno cerebrale, sono soddisfatte le condizioni essenziali per la diagnosi di sofferenza perinatale.
E' presente in epoca prenatale l'evento sentinella, ovvero cioè l'evento inatteso, mai presentatosi in precedenza, in grado di causare al paziente lesioni (ci si riferisce alla grave bradicardia secondaria allo stringersi del nodo vero di funicolo), e sul versante neonatologico, la piccola D. ha manifestato alla nascita depressione generale con necessità di rianimazione, sono evidenti sintomi neurologici precoci e di disfunzione multiorgano compatibili con un insulto asfittico perinatale: asfissia pallida, assenza di respiro spontaneo, ipotonia, evidenti segni di meconio su tutto il corpo, rialzo degli enzimi epatici, di LDH, CK e Mioglobina...
In atto, in esito agli attuali accertamenti, e compatibilmente con i dati documentali e anamnestici, è possibile concludere, infatti, che la piccola D. V. è affetta da "Deficit dello sviluppo cognitivo medio lieve, deficit del linguaggio (maggiore sul versante espressivo più che recettivo), deficit comunicativo relazionale e attentivo".
Tali danni sono riconducibili al quadro ipossico-ischemico generato dal ritardo nel timing del taglio cesareo.
Passando ad esaminare la questione del risarcimento occorre dare atto che i cc.tt.uu. hanno affermato che "…le menomazioni oggi osservate sulla piccola V.D. interessano principalmente lo sviluppo neuropsichico".
"La stima delle menomazioni può essere effettuata con riferimento ai principali barèmes adottati in ambito medico-legale (in particolare nel caso di specie le Guide SIMLA del 2001 "stati deficitari semplici" e del 2016); i postumi risultano valutabili in misura pari al 50% di danno biologico permanente".
Per la quantificazione di tale danno, deve aversi riguardo alle vigenti tabelle da milanesi, ordinariamente in uso presso questo Tribunale, ai fini del calcolo del danno alla salute.
Considerando che il fatto si è verificato alla nascita, il danno biologico permanente subito dalla neonata va liquidato in misura personalizzata e rivalutata pari ad € 641.1579,27.
Ai genitori della bambina ed ai suoi fratelli vengono riconosciuti risarcimenti per lesioni del rapporto parentale tra €. 96.000 ed € 10.000.
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