
Malasanità: l’archiviazione penale non pregiudica il risarcimento
26/01/2024
Chi chiamare in caso di malasanità? Studio Legale Barsotti
01/02/2024Da oltre 20 anni il nostro gruppo di avvocati e medici legali assiste famiglie con bambini rimasti gravemente lesionati per errori medici nella gestione di gravidanza, travaglio e parto.
Tra i vari casi di danni da malasanità per errori ginecologici e ostetrici, abbiamo seguito quelli di ipossia perinatale che hanno devastato la vita di bambini e loro familiari.
Se anche tuo figlio è stato vittima di malasanità per errori medici ed ha subito lesioni da ipossia, puoi rivolgerti al nostro gruppo di avvocati e medici legali per chiedere il giusto risarcimento.
Continua a leggere per saperne di più sull'ipossia perinatale e sui possibili errori medici nella gestione della gravidanza, del travaglio e del parto da cui può derivare questa gravissima complicanza.
- In cosa consiste l'Ipossia Perinatale?
- Le Cause della Ipossia Perinatale
- Ipossia Perinatale da Errori Medici e Conseguenze
- Un Caso Giudiziario di Risarcimento da Ipossia Perinatale per Malasanità
- La Perizia Medico Legale per Accertare l'Ipossia da Malasanità
- Avvocati per Risarcimento da Ipossia Perinatale da Malasanità
- Guarda il nostro video sul risarcimento dei danni da parto
In cosa consiste l'Ipossia Perinatale?
L’ipossia perinatale è una delle condizioni più gravi e drammatiche che possono verificarsi durante il travaglio, il parto o nelle ore immediatamente successive alla nascita. Le sue conseguenze possono essere devastanti, incidendo in modo permanente sulla vita del neonato e della sua famiglia. In alcuni casi, purtroppo, l’ipossia perinatale può condurre anche alla morte del bambino.
Comprendere in cosa consiste, quali sono le cause, quando può dipendere da errori medici e quali strumenti di tutela legale sono a disposizione della famiglia è fondamentale per fare chiarezza e, se necessario, per ottenere giustizia.
L’ipossia perinatale è una delle condizioni più gravi e drammatiche che possono verificarsi durante il travaglio, il parto o nelle ore immediatamente successive alla nascita. Le sue conseguenze possono essere devastanti, incidendo in modo permanente sulla vita del neonato e della sua famiglia. In alcuni casi, purtroppo, l’ipossia perinatale può condurre anche alla morte del bambino.
Comprendere in cosa consiste, quali sono le cause, quando può dipendere da errori medici e quali strumenti di tutela legale sono a disposizione della famiglia è fondamentale per fare chiarezza e, se necessario, per ottenere giustizia.
Con il termine ipossia perinatale si indica una condizione caratterizzata da una ridotta o assente ossigenazione del feto o del neonato nel periodo che va dalla fase finale della gravidanza, al travaglio, al parto e alle prime ore di vita extrauterina.
Il cervello del neonato è estremamente sensibile alla mancanza di ossigeno: anche pochi minuti di ipossia possono provocare lesioni cerebrali irreversibili, con esiti che vanno da disabilità lievi fino a quadri gravissimi come:
- paralisi cerebrale infantile;
- deficit cognitivi e intellettivi;
- disturbi motori e del linguaggio;
- epilessia;
- stato vegetativo;
- morte neonatale.
Le Cause della Ipossia Perinatale
Le Cause della Ipossia Perinatale
L’ipossia perinatale può avere cause naturali o patologiche, legate alle condizioni della madre, del feto o al decorso del parto. Tra le più comuni si annoverano:
- distacco intempestivo di placenta;
- prolasso o compressione del cordone ombelicale;
- insufficienza placentare;
- travaglio eccessivamente lungo o ostruito;
- rottura d’utero;
- infezioni materno-fetali;
- sofferenza fetale acuta o cronica;
- aspirazione di meconio;
- difficoltà respiratorie alla nascita.
Quando le cause dell'ipossia perinatale derivano da un caso di malasanità per errori medici, il neonato e i suoi familiari hanno diritto ad un risarcimento. Infatti, i medici che assistono la partoriente devono assicurare cure valide ed evitare errori che, con l'ordinaria diligenza, potrebbero essere previsti ed evitati.
Quando un neonato rimane vittima di gravi lesioni da ipossia perinatale, la vita di quest'ultimo e dei suoi familiari viene infatti stravolta ed è giusto che l'ospedale o la clinica dove i medici hanno commesso errori li risarcisca.
Rivolgendoti al nostro gruppo di avvocati e medici legali puoi avere una valutazione del caso di tuo figlio e chiedere il risarcimento in caso di malasanità.
Ipossia Perinatale da Errori Medici e Conseguenze
Non tutte le ipossie perinatali sono evitabili. Tuttavia, vi sono numerosi casi in cui la carenza di ossigeno è la conseguenza diretta di condotte sanitarie negligenti, imprudenti o imperite.
Tra gli errori medici più frequenti che possono determinare o aggravare un’ipossia perinatale rientrano:
- mancata o inadeguata sorveglianza del battito cardiaco fetale (monitoraggio CTG);
- errata interpretazione dei tracciati cardiotocografici;
- ritardo nell’esecuzione di un parto cesareo urgente;
- uso scorretto o tardivo di ossitocina;
- mancata gestione di situazioni di emergenza ostetrica;
- omesso riconoscimento della sofferenza fetale;
- manovre ostetriche eseguite in modo non corretto;
- ritardi o errori nelle procedure di rianimazione neonatale.
Quando un neonato subisce un danno da ipossia perinatale, le ripercussioni non si limitano all’ambito sanitario. Spesso la famiglia si trova ad affrontare: importanti costi economici; un profondo impatto emotivo e psicologico; una radicale modifica dell’equilibrio familiare e lavorativo.
- cure mediche e riabilitative per tutta la vita;
- assistenza continua e altamente specializzata;
Un Caso Giudiziario di Risarcimento da Ipossia Perinatale per Malasanità
Riportiamo il caso trattato dalla Corte di Cassazione con la suddetta sentenza.
I genitori di un bambino hanno introdotto davanti al Tribunale di Fermo una causa contro l’Azienda Sanitaria per chiedere il risarcimento dei gravissimi danni subiti dal minore alla nascita, nonché dai genitori stessi per lo stravolgimento della loro vita, perché al momento del parto il feto presentava tre giri di cordone intorno al collo ed i sanitari, attendendo ben tre ore prima di procedere al taglio cesareo, provocarono nel bambino una ipossia perinatale che lo rendeva in stato vegetativo al 90-95%.
All’esito del giudizio di primo grado il Tribunale rigettava la domanda risarcitoria ritenendo che la domanda risarcitoria fosse ormai prescritta.
I genitori appellavano la sentenza di primo grado davanti alla Corte di Appello di Ancona che invece riteneva non prescritta la domanda risarcitoria, ravvisava la responsabilità del personale ospedaliero che aveva ritardato il parto cesareo, e liquidava un risarcimento di più di 300mila euro al bambino oltre ai minori danni a favore dei suoi genitori.
L’Azienda Sanitaria ricorreva alla Corte di Cassazione contro la sentenza di appello, rilevando che il danno si era verificato alla nascita del minore, cioè il 28 febbraio 1983, e che la prima richiesta di risarcimento dei danni è stata inviata dai danneggiati nel novembre 1993, oltre il termine di prescrizione di dieci anni.
Censura in particolare la motivazione della Corte di Appello, secondo cui i danneggiati hanno acquisito sicura conoscenza delle lesioni riportate dal figlio solo nel 1984, a seguito del ricovero del bambino presso l'Ospedale (OMISSIS).
Assume che la Corte di merito ha trascurato di considerare che la perizia medica esperita nel corso del giudizio dichiara che il danno subito dal minore deve aver dato segno di sè già a partire dal terzo - quarto mese di vita; che il bambino fu sottoposto ad elettroencefalogramma nel luglio del 1993 e che i ricorrenti non hanno mai prodotto in giudizio il documento nel quale è da ritenere che si fosse evidenziato il danno cerebrale; che in ogni caso il termine decennale di prescrizione è decorso anteriormente al primo atto di costituzione in mora.
La Corte di Cassazione premette che l'accertamento circa la data in cui si sono evidenziati in modo sicuro i segni dell'affezione cerebrale subita dal minore durante il parto costituisce accertamento in fatto, che la Corte di Appello ha congruamente e logicamente motivato, sulla base di tutte le risultanze probatorie acquisite al giudizio. La questione, pertanto, non risulta sostanzialmente suscettibile di riesame in sede di legittimità davanti alla Corte di Cassazione.
In ogni caso, la Corte di Cassazione ribadisce il principio giurisprudenziale per cui, in relazione alle malattie lungolatenti, la prescrizione comincia a decorrere non dal momento in cui si verifica la causa del danno (nella specie, dalla data della nascita), ma dal momento in cui le conseguenze dannose si manifestano all'esterno.
Anzi, la Corte precisa che non è neppur sufficiente a far decorrere la prescrizione la mera esteriorizzazione della malattia latente, ma occorre anche che il soggetto leso abbia acquisito conoscenza - o sia stato posto in grado di acquisire conoscenza - della riferibilità causale dell'evento dannoso al comportamento colposo di un soggetto determinato (o determinabile).
Vale a dire, a norma dell'art. 2935 cod. civ., il termine di prescrizione comincia a decorrere non dal giorno in cui il comportamento del terzo pone in essere la causa del danno, nè dal momento in cui la malattia si manifesta all'esterno, bensì solo dalla data in cui la malattia viene percepita, o può essere percepita mediante l'uso dell'ordinaria diligenza, quale danno ingiusto conseguente al comportamento del terzo (Cass. Civ. S.U., 11 gennaio 2008 n. 576-581; Cass. Civ. Sez. 3, 23 maggio 2011 n. 11301, ed altre; nonchè - con specifico riferimento alla responsabilità contrattuale - Cass. Civ. Sez. 3, 8 maggio 2006 n. 10493; Idem, 15 luglio 2009 n. 16463, ed altre).
Per la Corte di Cassazione quindi la sentenza d’appello è stata corretta, perché ha accertato che solo nel 1984 genitori del bambino hanno avuto sicura conoscenza della patologia da cui è rimasto affetto il loro figlio. Solo successivamente a tale data, pertanto, gli attori in giudizio poterono acquisire consapevolezza della riferibilità causale dell'infermità non ad un evento naturale, ma al comportamento umano, ed in particolare al comportamento del personale ospedaliero, che ha ingiustificatamente tardato di almeno tre ore l'intervento di taglio cesareo (a causa, pare, della difficoltà di reperire un anestesista).
Con altro motivo la ricorrente denuncia violazione degli art. 1176, 2236, 1218, 1223, 2697 cod. civ. e vizi di motivazione, quanto all'accertamento della Corte di appello secondo cui la lesione subita dal minore è conseguenza di un errore dei medici e non deriva da altra causa, quale in ipotesi una sofferenza fetale verificatasi nel corso della gravidanza, come ipotizzato nella CTU esperita nel corso del giudizio.
Con altro motivo di ricorso, l’Azienda Sanitaria assume che la Corte di Appello ha addebitato la responsabilità ai sanitari sulla base di un giudizio meramente probabilistico, traendo argomento dall'incompletezza della cartella clinica, e richiama i principi enunciati dalla giurisprudenza penale, secondo cui il giudice deve sempre accertare la sussistenza del nesso causale; e l'insufficienza delle prove sul punto impedisce di formulare un giudizio di condanna.
La Corte di Cassazione ritiene tale motivo è inammissibile per l'assoluta inidoneità del quesito di diritto e per la mancanza della sintesi delle censure di vizio di motivazione.
Ad ogni modo, la Corte di Cassazione ricorda i principi più volte enunciati per cui, in tema di responsabilità civile per danni da malasanità, il nesso causale è regolato dagli artt. 40 e 41 cod. pen., secondo i quali un evento è da ritenere causato da un altro se non si sarebbe verificato in mancanza di questo; nonchè dal criterio della cosiddetta causalità adeguata, sulla base del quale, all'interno della serie causale, occorre dare rilievo solo a quegli eventi che non appaiano - ad una valutazione "ex ante" - del tutto inverosimili.
La Perizia Medico Legale per Accertare l'Ipossia da Malasanità
Quando si sospetta che l’ipossia perinatale sia stata causata o aggravata da un errore medico, è fondamentale agire con tempestività e consapevolezza.
Devi infatti sapere che ci sono dei termini ben precisi per agire in sede civile e penale. In particolare, per chiedere un risarcimento dei danni subiti da tuo figlio a seguito di ipossia perinatale da malasanità, ci sono 10 anni di tempo. Invece, i familiari che intendono essere risarciti per i danni subiti di riflesso, hanno il minor termine di 5 anni per chiedere il risarcimento all'ospedale o alla clinica dove si sono verificati gli errori medici.
Il primo passo per chiedere un risarcimento da errori nella gestione di gravidanza, travaglio o parto, è ottenere la cartella clinica, ossia tutta la documentazione sanitaria relativa alla gravidanza, al travaglio, al parto e all’assistenza neonatale, tra cui:
- clinica ostetrica;
- tracciati cardiotocografici;
- referti neonatologici;
- esami diagnostici;
- eventuali consulenze specialistiche.
- se l’ipossia fosse prevedibile;
- se vi fossero segnali di sofferenza fetale;
- se gli interventi siano stati tempestivi e corretti;
- il nesso causale tra condotta sanitaria ed evento lesivo.
- danni patrimoniali (spese mediche, assistenza, perdita di capacità lavorativa);
- danni non patrimoniali (biologico, morale, esistenziale);
- danni futuri, soprattutto nei casi di disabilità permanente danni da lesione del rapporto parentale per i familiari.
Avvocati per Risarcimento da Ipossia Perinatale da Malasanità
Le cause per ipossia perinatale sono tra le più complesse in ambito di responsabilità medica. Richiedono competenze specifiche, un’attenta analisi tecnica e una strategia legale strutturata.
Il nostro gruppo di avvocati si occupa di risarcimento per bambini e genitori che hanno subito uno stravolgimento della loro vita a causa di malasanità. Siamo avvocati che si dedicano a vittime di malasanità dal 2004 in tutta Italia.
Affrontare un percorso legale non significa solo ottenere un risarcimento economico, ma anche dare dignità alla sofferenza subita, accertare le responsabilità e contribuire a prevenire il ripetersi di errori che possono segnare una vita per sempre.
Per chiedere un risarcimento da ipossia perinatale per errori medici, chiama subito il nostro Numero Verde Malasanità 800 91 23 01 per parlare con un avvocato e sapere cosa è necessario fare.
Puoi anche contattarci tramite la nostra chat WhatsApp che trovi infondo a ogni pagina del sito.
Dopo un primo colloquio, ti sarà chiesto di inviarci la cartella clinica per farla valutare ai nostri consulenti ed avere una perizia medico legale.
Se i nostri consulenti riconoscono che l'ipossia perinatale è derivata da colpa medica, gli avvocato predisporranno gli atti per una richiesta di risarcimento all'ospedale o alla clinica dove si sono verificati gli errori medici.
Se sospetti che tuo figlio abbia subito un danno da ipossia perinatale a causa di un errore medico, è fondamentale non restare soli e affidarsi a professionisti con esperienza specifica in questo ambito.
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico-sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità medico-sanitaria.
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