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31/05/2024Una errata gestione del travaglio da parte del personale medico-sanitario, tra cui ginecologi e ostetrici, può comportare danni al neonato di natura anche gravissima come nel caso trattato dal Tribunale di Roma con la sentenza n. 9537/2018 che di seguito riportiamo.
La errata gestione del travaglio può derivare da omessi esami, lettura dei risultati degli esami, errata interpretazione di sintomi della gestante e/o del feto, ritardo nel cesareo, errata esecuzione di manovre per l’espulsione del feto dal corpo della madre.
I danni psicofisici che il neonato può riportare a causa di una errata gestione del travaglio rappresentano un tipico caso di malasanità per cui i familiari del neonato (rimasto gravemente leso o morto) possono chiedere il risarcimento dei danni.
Se tuo figlio ha riportato gravi lesioni o addirittura il decesso per una errata gestione del travaglio, puoi affidare il caso ai nostri avvocati esperti in malasanità dal 2004 ed ai nostri consulenti medici legali e specialisti in ginecologia ed ostetricia con cui abbiamo già affrontato con successi casi di errata gestione del travaglio con danni riportati dal neonato.
Il caso trattato dal Tribunale di Roma
Una donna veniva ricoverata al Pronto Soccorso a causa di contrazioni uterine in seconda gravidanza a termine, entrata alle 18,20 in sala parto elle 19,30 veniva segnalato un marcato aumento delle contrazioni uterine, collo dilatato ed acque ancora chiuse; alle 19,40 era stata eseguita una manovra di agevolazione da parte di due ostetriche senza che nessune ginecologo fosse presente in sala parto.
Alle ore 20,45 si era verificata la rottura spontanea delle membrane sino a quando alle 21,00 finalmente aveva fatto ingresso un ginecologo al quale la partoriente aveva inutilmente chiesto la possibilità di procedere ad un taglio cesareo essendo intervenuta una decelerazione dei battiti cardiaci del bambino.
Alle 21,00 era nato Fe. sulla cui cartella clinica era stato annotato: 'Ore 21,24: parto; neonato non reattivo; pianto assente; Apgar 1, intubato dalla nascita, trasferito in TI.'.
Dalla scheda ostetrica: 'ore 21,34 liquido amniotico fortemente tinto, rottura delle membrane tempestiva – una quantità di liquido amniotico normale secondamento spontaneo dopo 10 minuti, placenta grammi 600, inviata ad esame istologico, parte fiatare fortemente tinto di meconio. Neonato maschile, peso 3.430 grammi lacerazione di secondo grado.Osservazioni: la placenta all'esame visivo appare fortemente infartuata. Note patologiche: un giro serrato intorno al collo ed un nodo vero del funicolo. Diagnosi alla dimissione ostetrica: lacerazione perineale di secondo grado, parto semplice: nato vivo'. Nonostante le complicazioni emerse sin da subito nessun ginecologo era presente né durante il travaglio né durante il parto, il bambino era nato a seguito di un parto naturale non reattivo, non piangeva, con un indice di Apgar pari a 1 ed era stato immediatamente intubato e trasferito in terapia intensiva neonatale. Tutto ciò era avvenuto il 25 giugno 2008 all'interno di una sala parto tra le 18,20 e le 21,24 senza la presenza di alcun ginecologo o dottore. Subito dopo il parto il neonato era stato posizionato sul lettino di rianimazione privo di conoscenza e solo dopo qualche minuto era stato trasferito in Terapia Intensiva. Dal diario clinico di neonatologia si legge: 'il neonato si presenta estremamente pallido, atonico, araflessico, bradicardico fc circa 40 miin con attività respiratoria spontanea assente'.
Alle 21,45 dopo l'esecuzione dell'intubazione orotracheale il bambino era stato trasferito in Terapia Intensiva con la diagnosi di 'grave sindrome post asfittica, convulsioni del neonato'. Erano seguiti mesi di una dolorosa e lunga vicenda clinica con continui ricoveri a causa della grave insufficienza respiratoria e della grave encefalopatia.
Secondo i consulenti medici della famiglia, la conduzione complessiva del travaglio appariva alquanto carente sotto l'aspetto di valorizzazione del rischio di sofferenza fetale già suggestivo al primo tracciato tococardiografico effettuato in Pronto Soccorso (ore 16,47), per la mancanza di una valutazione ostetrica accurata, per la mancanza di manutenzione ecoflussimetrica del feto, per la mancanza di una amnioressi (rottura delle membrane) finalizzata a valutare la quantità del liquido amniotico; poco chiara la circostanza relativa alla infusione di ossitocina; la mancanza di qualsiasi altro accorgimento come la somministrazione di ossigeno alla madre, l'utilizzo di ventosa o quant'altro idoneo ad accelerare la fase espulsiva del feto.
Vi erano pertanto tutte le condizioni per stabilire una maggiore allerta che avrebbe condotto in tempi idonei alla decisione di un taglio cesareo utile ad evitare la sofferenza asfittica perinatale e le conseguenti cautele neurologiche a carico del neonato che per tale patologia moriva all’età di due anni.
La perizia medico legale riconosce errori
Il Tribunale disponeva una perizia medico legale (C. T. U.) di cui si riportano i contenuti principali.
Alla nascita si viene a conoscenza che vi era un giro serrato intorno al collo e un nodo vero del funicolo, elementi che di per sé non potevano essere conosciuti dai Sanitari.
Di conseguenza è necessario valutare se la modalità di osservazione del travaglio sia stata idonea o meno a poter rilevare elementi di rischio: si valuta quindi l'osservazione dei CGT.
Il primo all'ingresso (h 16,50) è sicuramente non rassicurante con sei decelerazioni in circa venti minuti.
Non vi sono ulteriori riscontri apprezzabili fino alle ore 19,25.
Il tracciato delle ore 18,20 non è qualificabile se non per la persistenza del bcf. Ulteriori sessanta minuti di mancato rilievo, rispetto al fatto pregresso, sono indice di negligenza.
Il successivo riscontro è di una qualità tecnica pessima e di fatto non permette né di valutare che la gravidanza è avviata su un percorso regolare né che vi siano elementi di allarme rispetto allo stato del feto. Ci sono cinquanta minuti complessivi di perdita del battito con riscontri in cartella di 'il trasduttore deve essere tenuto dall'ostetrica perché facilmente viene perso il bcf'.
Ulteriore elemento di discussione resta la frase ‘sibillina' riportata alle ore 20,40 ‘la paziente non collabora alla spinta'.
Se da tale orario alla nascita trascorre quasi 1 ora che significa che la pz non ‘spinge'? Sappiamo che la dilatazione era completa e che alle ore 21,20 la ‘testa era più profondamente impegnata'.
Si deve quindi ipotizzare che il feto è stato in condizione di impegno per circa 50'.
L'impegno profondo della testa potrebbe giustificare il fatto che il meconio non poteva fuoriuscire (bloccato dall'impegno totale) e che solo alla nascita se ne è potuto prendere visione.
Tale fatto però conferma perché il feto sia andato in sofferenza fetale, compresso nel canale da parto per almeno trenta minuti. El. atto a ritenere che il management ostetrico sia stato condotto in maniera negligente. E' dimostrato che già alle ore 20,40 la paziente veniva invitata ‘a spingere' con ciò ravvisandosi gli elementi per poter espletare il parto.
Il tracciato CTG non era paradigmatico per una valutazione di stato ma solo per evidenziare se c'era o meno il battito; i tempi prolungati di assenza non hanno indotto le ostetriche che assistevano il parto a modificare o richiedere interventi diversi.
Il CTU ha così concluso:
1) 'Il piccolo Fe. Ca. ha riportato, a causa di una imperita condotta ostetrica, una grave encelofalopatia post asfittica neonatale che ha prodotto una insufficienza respiratoria da ipoventilazione centrale con necessità di ventilazione meccanica. Tale patologia lo ha condotto a morte il 3.4.2010.
2) E' stato sottoposto a continui e prolungati trattamenti assistenziali che non hanno minimamente ridotto il suo handicap.
3) Dal momento della nascita (25.5.2008) al decesso il piccolo Fe. era totalmente inabile.
Il Tribunale condanna l’ospedale
Il Tribunale di Roma ha condiviso integralmente le conclusioni della perizia medico legale, per cui si riconosce malpractice medica in base a più elementi probanti:
• decelerazioni precoci del battito cardiaco su ogni contrazione risultanti dal tracciato tococardiografico effettuato in Pronto Soccorso;
• perdita del battito fetale durante i monitoraggi effettuati nel travaglio (alle 19,25 per 50 minuti circa l'operatore doveva tenere manualmente il trasduttore che non riusciva a rilevare il battito fetale);
• rilevazione di liquido amniotico chiaro al momento della rottura delle membrane (ore 20,45) e presenza di liquido amniotico fortemente tinto al momento della fuoriuscita del bambino (ore 21,24) testimoniando la presenza di meconio la gravissima sofferenza del feto tra le ore 20,45 e le ore 21,24;
• impegno della testa del bambino nel canale del parto dalle 20,40 (si legge in cartella che la paziente non collabora alla spinta) sino alla fuoriuscita alle 21,24, con conseguente blocco della testa e possibile carenza di ossigeno per almeno 45 minuti;
• referto ecografico eseguito il 26 giugno in cui non veniva nell'immediatezza riscontrato alcun evidente danno cerebrale pur richiedendo un controllo a 24 ore (se il danno fosse insorto durante la gravidanza già al momento della prima ecografia eseguita subito dopo la nascita se ne avrebbe avuta l'evidenza);
• conferma della grave encefalopatia solo con RM del 28 agosto che confermava l'esistenza della patologia che, venutasi a creare durante la fase del travaglio, non si palesava subito in tutta la sua evidenza ma veniva rilevata solo da un esame successivo, così come concluso dal CTU.
Alla stregua di tutto quanto precede, il Tribunale riconosce un risarcimento agli eredi del bambino di € 1.604.493,82 ed a ciascuno di loro un risarcimento iure proprio da € 51.000 ad € 310.000.
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