
Risarcimento per Errata Gestione del Travaglio e Danni al Neonato
30/05/2024
La scheda di morte Istat nei casi di malasanità
03/06/2024Ad un intervento di resezione gastrica possono seguire complicanze che, se non adeguatamente trattate dal personale medici, possono portare a gravi lesioni o al decesso del paziente.
Quando il paziente riporta un peggioramento delle proprie condizioni di salute o addirittura il decesso, l’ospedale o la clinica dove è avvenuto l’errore medico è tenuto al risarcimento dei danni subiti dal paziente e/o dai suoi familiari.
Un caso di decesso del paziente per complicanze derivate da intervento chirurgico di resezione gastrica è stato trattato dal Tribunale Civile di Busto Arsizio con la sentenza n. 253/2023 che di seguito riportiamo.
Se anche tu o un tuo familiare avete subito danni da intervento chirurgico non correttamente eseguito dal personale medico, potete contattare i nostri avvocati esperti dal 2004 in risarcimento danni da interventi chirurgici errati.
Danni a seguito di resezione gastrica
Per comprendere il caso giuridico trattato dal Tribunale di Busto Arsizio, relativo a decesso del paziente per complicanze seguite a intervento di resezione gastrica, facciamo il punto su questo intervento.
La resezione gastrica è per appunto una operazione chirurgica per il trattamento di malattie tumorali e ulcerose gastriche e/o duodenali.
L’intervento chirurgico di resezione gastrica consiste nella rimozione dello stomaco (gastrectomia totale) o di una porzione dello stomaco (parziale).
La chirurgia dello stomaco è particolarmente complessa e richiede, non solo l’esperienza del chirurgo, ma anche la corretta pratica medica di tutta l’equipe, dall’anestesista al gruppo di medici che seguirà la fase post operatoria.
Tra i vari casi di malasanità derivati da complicanze a seguito di gastrectomia possono esservi errate od omesse diagnosi, interventi mal eseguiti, infezioni contratte in sede di intervento, errate prescrizioni farmacologiche.
Nei casi in cui i medici abbiano commesso errori durante l’intervento di gastrectomia o nelle fasi successive, ed i paziente abbia riportato lesioni o il decesso, sarà dovuto un risarcimento per malasanità.
Il caso trattato dal Tribunale di Busto Arsizio
I familiari di un paziente deceduto si rivolgevano al Tribunale di Busto Arsizio esponendo la seguente vicenda sanitaria:
- nel mese di agosto 2001 il paziente, già sottoposto nel 1972 ad intervento di gastroresecazione, a causa di ulcera perforata, era stato ricoverato in ospedale presso il Reparto di Gastroenterologia per emorragia digestiva da ulcera del moncone gastrico;
- il 12.11.2001, stante la comparsa di melena, a seguito degli esami ematochimici e degli accertamenti svolti, era stato sottoposto ad intervento chirurgico d'urgenza di isolamento dello stomaco e dell'anastomosi digiunale, con conseguente degastro entero resezione e confezionamento di gastro digiuno anastomosi;
- in data 24.11.2001 il paziente era stato nuovamente operato per comparsa di peritonite diffusa, imputata alla fuoriuscita di abbondante materiale enterico duodenale da necrosi ischemica di circa 4-5 cm di duodeno; i chirurghi avevano, quindi, provveduto alla 'sutura del duodeno in prossimità del Treitz in duplice strato e del III duodeno con TA, punti di rinforzo e confezionamento di anastomosi tra ansa digiunale media e II duodeno latero-laterale con posizionamento di Foley trans-anastomotico';
- successivamente, era stato sottoposto ad ulteriori revisioni chirurgiche e ad altri interventi per cercare di ovviare a ripetute deiscenze anastomotiche e alla comparsa di plurime fistolizzazioni enteriche, che lo avevano costretto ad un prolungato ricovero;
- in data 6.8.2002 il paziente era stato dimesso dal nosocomio, ma era stato costretto a farvi rientro per infezione da catetere venoso centrale con un quadro di setticemia, che aveva reso necessari plurimi ricoveri;
- in data 26.3.2003 al paziente era stato posto in essere un tentativo di ricanalizzazione per permettere al paziente una normale alimentazione, ma purtroppo, in data 18.6.2003, il peggioramento delle sue condizioni cliniche ne aveva provocato il decesso.
Premessi tali elementi, i familiari hanno censurato il comportamento della struttura sanitaria convenuta, deducendo che i consulenti di parte avevano ravvisato diversi profili di responsabilità in capo ai sanitari della struttura, sia in ordine alla terapia farmacologica somministrata, in quanto se il paziente fosse stato adeguatamente trattato fin da subito con farmaci inibitori della pompa protonica non sarebbe stato necessario il primo intervento, sia per quanto concerne le scelte chirurgiche adottate, ritenute censurabili sotto diversi aspetti.
La perizia medico legale riconosce errori medici
La perizia medico legale espletata in causa ha consentito di accertare che:
- il paziente è deceduto in seguito ad una emorragia digestiva da ulcera marginale e delle plurime complicanze chirurgiche di tale patologia;
- l'indicazione all'intervento chirurgico del 14.11.2001 fu corretta sia per il timing che per la tecnica adottata (decisione di eseguire una resezione gastrica) in quanto la terapia farmacologica, così come i due tentativi di emostasi endoscopica avevano scarse possibilità di controllo dell'emorragia nel caso di specie;
- tuttavia, la ricostruzione su ansa ad omega (tipo Balfour) rispetto ad un'ansa esclusa fu un errore chirurgico, che, con ogni probabilità, determinò una eccessiva scheletrizzazione della prima ansa digiunale in immediata prossimità del Treitz;
- la conseguente necrosi duodenale fu riconosciuta dai sanitari tardivamente, in quanto, nonostante si fosse verificato un decorso post-chirurgico non regolare, non misero in atto nessun accertamento strumentale fino all'insorgenza di uno stato di peritonite diffusa, allorquando si verificò la fuoriuscita di materiale enterico dalla ferita chirurgica;
- il successivo intervento chirurgico del 24.11.2001 fu gravato da un errore tecnico consistito nel non aver adeguatamente valutato la vascolarizzazione dell'ansa afferente, che perciò andò incontro a inevitabile fistolizzazione;
- le plurime complicanze insorte determinarono il decesso del paziente.
- laddove l'operazione del 14.11.2001 fosse stata eseguita secondo le indicazioni dei CTU o comunque, successivamente, la complicanza insorta fosse stata tempestivamente diagnosticata e correttamente trattata, l'evento morte avrebbe potuto essere evitato con una probabilità non inferiore al 70%.
Per i periti può affermarsi, secondo un criterio di preponderanza dell'evidenza, che la necrosi del duodeno, con tutto ciò che ne è conseguito fino all'exitus, sia ascrivibile alle modalità di esecuzione dell'intervento eseguito presso la struttura sanitaria convenuta.
L'accertata necrosi del duodeno, l'accertata errata scelta nell'intervento di gastroresezione in condizioni che lo rendevano pericoloso per il paziente (stante il rischio di devascolarizzazione dell'ansa), nonché l'accertata mancanza di altri ipotizzabili fattori causali, portano, infatti, a formulare un giudizio di elevato grado di probabilità logica di verificazione dell'evento di danno a causa della condotta dei sanitari.
Il risarcimento dei danni
Appurato che, in corso di causa, sono stati dimostrati tutti gli elementi richiesti per poter ottenere l'accoglimento della domanda formulata nei confronti dell’ospedale, il Tribunale riconosce ai familiari del paziente deceduto per il caso di malasanità trattato.
Ai familiari del paziente morto viene riconosciuto il risarcimento dei danni da perdita del rapporto parentale calcolato in base alle vigenti tabelle del Tribunale di Milano.
Pertanto il Giudice riconosce risarcimenti dai 45mila ai 310mila euro ai familiari del paziente.
Il risarcimento dei danni da perdita del rapporto parentale consiste nel ristoro della sofferenza interiore che si riporta quando un familiare rimane gravemente leso o morto per colpa di un fatto illecito e, nello specifico, per colpa medica.
Il risarcimento è tanto più alto quanto più stretto era il rapporto con il congiunto, ed invero nel caso di specie le somme maggiori sono state riconosciute alla vedova ed ai figli del paziente morto, ed inferiori ai fratelli e sorelle del predetto.
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