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Malasanità e risarcimento delle spese mediche
23/05/2024Un errato intervento di protesi del ginocchio da parte del chirurgo ortopedico, può comportare gravi danni per il paziente, che danno diritto ad un risarcimento di tutti i danni subiti per colpa medica.
Un caso di malasanità per errato intervento di protesi al ginocchio può derivare da errori di esecuzione, di scelta della protesi, da infezioni etc, ma in ogni caso si può chiedere il risarcimento per l’errore subito.
Un caso di errato intervento di protesi del ginocchio è stato recentemente trattato dal Tribunale Civile di Alessandria con la sentenza n. 755/2023 di cui riportiamo i passi salienti.
Casi di Malasanità per Errata Protesizzazione del Ginocchio”
Prima di passare all’analisi del caso trattato dalla Corte di Cassazione, è utile parlare dell’intervento di protesi del ginocchio, dei rischi e dei possibili errori medici per cui può essere chiesto un risarcimento.
L’intervento di protesi al ginocchio è oggi una delle procedure ortopediche più diffuse in Italia.
Si tratta di una operazione che mira a restituire mobilità e qualità di vita a chi soffre di artrosi avanzata, gravi traumi o malformazioni articolari.
In mani esperte, l’impianto di una protesi può ridare autonomia e sollievo dal dolore. Tuttavia, come ogni atto medico, non è privo di rischi e possibili complicanze.
Anche in assenza di errori medici, l’intervento di protesi al ginocchio comporta possibili complicanze, tra cui:
• infezioni profonde o superficiali della ferita chirurgica;
• trombosi venosa profonda o embolia polmonare;
• rigidità articolare o dolore persistente;
• lussazione o allentamento della protesi nel tempo;
• lesioni vascolari o nervose durante l’intervento.
Quando però il dolore, la zoppia o la perdita di mobilità non trovano una giustificazione clinica adeguata, può emergere il sospetto di errore medico.
Tra i più frequenti errori medici legati all’intervento di protesi del ginocchio si segnala:
• diagnosi errata o incompleta, che porta a un intervento non necessario o non adatto al caso clinico;
• scelta impropria della protesi, ad esempio una dimensione o un modello non compatibile con l’anatomia del paziente;
• errore tecnico durante l’impianto, come un errato allineamento degli assi o un’inadeguata cementazione della protesi;
• mancato monitoraggio post-operatorio, con ritardi nel riconoscimento di infezioni o complicanze.
Le conseguenze possono essere gravi: dolore cronico, difficoltà a camminare, instabilità articolare, fino alla necessità di un nuovo intervento di revisione, molto più complesso e rischioso.
Quando un paziente sospetta che il proprio stato di salute sia peggiorato dopo un intervento di protesi al ginocchio, è fondamentale rivolgersi a specialisti medico-legali e ortopedici, nonché ad avvocati che si occupano di risarcimento da malasanità.
Solo attraverso una perizia tecnica accurata si può accertare se il danno subito sia dovuto a una complicanza inevitabile oppure a un errore medico evitabile.
In caso di accertata negligenza medica, il paziente ha diritto a ottenere un risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali (sofferenze fisiche, psicologiche, perdita di autonomia e qualità della vita).
Il caso: spessore della rotula troppo elevato
Una donna si è rivolta al Tribunale di Alessandria esponendo che, a seguito di forti algie al ginocchio destro, le era stato diagnosticato “ginocchio valgo artrosico” e si era sottoposta a “intervento chirurgico di protesi totale del ginocchio” presso una struttura sanitaria della provincia di Alessandria.
Dopo l’intervento di protesi però la donna continuava a lamentare forti algie al ginocchio destro, né miglioravano le sue capacità locomotorie, sicché venivano eseguiti due nuovi esami radiografici e la paziente veniva sottoposta a nuova visita da cui emergeva il sospetto che la protesi non fosse stata correttamente posizionata e si fosse spostata in modo anomalo.
Pertanto, la donna veniva ricoverata presso altra struttura sanitaria a Milano dove, a seguito di diagnosi di “mobilizzazione della protesi rotulea” veniva sottoposta a nuovo intervento chirurgico di stabilizzazione.
Nel corso di tale intervento veniva confermato che “lo spessore della rotula, assemblata con la protesi, risultava essere troppo elevato e contribuiva alla lussazione della stessa”.
Si procedeva quindi alla rimozione della protesi, alla regolarizzazione della superficie articolare, al rimodellamento della superficie di contatto e alla ricentratura della rotula che veniva nuovamente stabilizzata.
A seguito dell'errore commesso nella prima struttura sanitaria nell'effettuazione dell’intervento la dona chiedeva quindi il risarcimento dei danni subiti.
La perizia medico legale
Il Tribunale disponeva una perizia medico legale che confermava la responsabilità medica nello svolgimento dell'intervento chirurgico a cui si era sottoposta la paziente.
In particolare i consulenti tecnici nominati hanno confermato che subito dopo tale intervento, invece di registrarsi un miglioramento delle condizioni della paziente, si evidenziò un quadro di protesi dolorosa con limitazione funzionale.
L'esame Rx condotto a solo un mese dall'intervento già evidenziava uno spostamento della protesi Rotulea PE sull'asse longitudinale in direzione craniale, ed anche una successiva Tac evidenziava un evidente mobilizzazione della rotula con protesi articolare solidale, che appariva ruotata di circa 90° rispetto alla pozione naturale.
Tale quadro trovava poi conferma nel corso dell'intervento di revisione effettuato a Milano, ove i chirurghi rilevavano la lussazione della rotula e dovevano procedere a rimozione della protesi impiantata precedentemente, poiché lo spessore della rotula e della protesi ad essa assemblata era eccessivo e contribuiva alla lussazione della stessa.
Pertanto i periti hanno concluso che la protesizzazione era stata effettuata con tecnica inadeguata, da cui era dipesa la successiva instabilità dell'articolazione femoro-rotulea, la quale a sua volta ha innescato il quadro doloroso e disfunzionale che ha poi condotto all'intervento di revisione svoltosi a Milano.
La paziente viene risarcita dei danni fisici e morali
Quanto agli esiti pregiudizievoli dell'errore nell'esecuzione dell'intervento di protesizzazione del ginocchio la risposta a tale domanda da parte dei periti si è rivelata molto più complicata del previsto.
In sede di perizia medico legale è infatti emerso che durante l'intervento chirurgico di revisione effettuato a Milano, la paziente ebbe a contrarre una grave complicanza settica che si è risolta solo dopo molto tempo e dopo che la paziente è stata sottoposta a ben ulteriori tre interventi chirurgici al ginocchio.
Tale articolato iter clinico ha reso più complesso anche per i CTU isolare le conseguenze a carico della paziente da attribuirsi all'errore nell'esecuzione dell'intervento e non conseguenza della complicanza settica sorta successivamente alla struttura di Milano.
In ogni caso i consulenti hanno ritenuto di indicare nel 3% il danno permanente differenziale non patrimoniale, argomentando che, a causa del complicato iter clinico cui la paziente si è dovuta sottoporre, la sua invalidità è pari al 25%; che all'esito di un intervento condotto senza malpractice l'invalidità residua è normalmente pari al 16%; e che dopo il primo erroneo intervento era invece pari al 19%, per l'appunto il 3% in più rispetto a quanto previsto ed accettabile.
Oltre al danno iatrogeno differenziale alla donna viene riconosciuto il danno da invalidità temporanea per 5 giorni totale, per 45 al 50% e per 135 giorni al 25%.
La relativa quantificazione economica del danno biologico viene ritenuta dal Tribunale meritevole di un aumento per personalizzazione del 33%, tenuto conto della circostanza che l'errore di esecuzione nel primo intervento di protesi ha comportato la necessità per la paziente di sottoporsi a numerosi altri interventi chirurgici e conseguenti lunghi periodi di recupero e riabilitazione che, seppure non tutti eziologicamente attribuibili a tale intervento iniziale, tuttavia non sarebbero stati necessari se l'intervento iniziale avesse fin da subito avuto un esito positivo.
A ciò il Tribunale aggiunge i danni morali da sofferenza soggettiva interiore liquidabili in base alle ultime Tabelle del Tribunale di Milano.
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Come ottenere il risarcimento per danni da protesi
Il paziente che ha subito danni per errato intervento di protesi (del ginocchio, spalla, anca, femore etc.) può chiedere all’ospedale o alla clinica dove è avvenuta l’operazione il risarcimento di tutti i danni subiti.
L’errore può derivare da errori commessi dal medico nell’esecuzione dell’intervento, ma anche dall’utilizzo di protesi non adatte o dal fatto che il paziente abbia contratto una infezione nel corso dell’intervento.
Il caso di infezioni contratte nel corso di interventi di protesizzazione è assai diffuso e può avere anche conseguenze letali per il paziente, laddove i medici non individuino quanto prima l’infezione e non la curino con adeguati antibiotici.
Per chiedere il risarcimento il paziente rimasto in vita ha 10 anni di tempo, mentre i familiari del paziente rimasto gravemente leso o morto per un caso di malasanità legato ad intervento di protesi hanno 5 anni di tempo per chiedere il risarcimento.
Per avere assistenza dai nostri avvocati esperti in malasanità ti invitiamo a contattarci tramite il nostro Numero Verde Malasanità 800 91 23 01 o tramite la chat WhatsApp che trovi in tutte le pagine del nostro sito.
Faremo valutare il caso tuo o di un tuo familiare dai nostri consulenti medici legali e specialisti in chirurgia e ortopedia e, se i nostri consulenti individueranno errori legali all’intervento di protesi, procederemo alla richiesta di risarcimento danni.
Ci occupiamo di casi di danni da errati interventi di protesi da venti anni ed assistiamo vittime di malasanità in tutta Italia!
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico-sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità-medico sanitaria.
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