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17/06/2024Il paziente a cui non viene tempestivamente diagnosticata una peritonite può riportare gravi lesioni e talvolta riportare il decesso, come avvenuto in un caso trattato dal Tribunale di Napoli Nord e dalla Corte di Appello di Napoli di cui tratteremo in seguito.
Se la peritonite non viene diagnosticata in tempo ed il paziente riporta un peggioramento temporaneo o permanente della propria salute, l’ospedale o la clinica dove è avvenuto l’errore medico dovranno risarcirlo.
Ma se il paziente per una peritonite non diagnosticata riporta gravi lesioni o addirittura il decesso, anche i familiari del paziente avranno diritto ad ottenere il risarcimento dei danni subiti per lesione o perdita del rapporto parentale.
In cosa consiste la peritonite?
Prima di passare agli aspetti giuridici conseguenti ad una omessa o tardiva diagnosi di peritonite da cui derivino lesioni o morte del paziente, è opportuno sapere in cosa consiste la peritonite.
La peritonite è un'infiammazione acuta del peritoneo, la membrana che riveste la cavità addominale e gli organi in essa contenuti.
Può essere causata da infezioni batteriche, spesso derivanti dalla rottura di un organo interno come l'appendice, l'intestino o la cistifellea.
I sintomi includono dolore addominale intenso, febbre, nausea e vomito.
La peritonite è una condizione medica grave che richiede un intervento tempestivo; il trattamento prevede spesso la somministrazione di antibiotici e, in molti casi, un intervento chirurgico per rimuovere la fonte dell'infezione.
Senza un trattamento adeguato, la peritonite può essere fatale.
Come si ottiene il risarcimento da errori di diagnosi o cura di peritonite
Il rapporto che si istaura tra un paziente e il medico dell’ospedale o della clinica è di tipo contrattuale: in cambio del pagamento da parte del paziente della prestazione medica (ancorché esente da ticket), i medici si impegnano a curarlo.
Quindi, se dalla prestazione medica il paziente riporta conseguenze dannose per errori commessi dai medici che lo hanno in cura, il paziente ha diritto di chiedere il risarcimento entro 10 anni dal fatto.
Per avere il risarcimento dovrà semplicemente dimostrare di essersi rivolto all’ospedale o alla clinica privata e che, a seguito di diagnosi o trattamenti medici errati, ha riportato lesioni psicofisiche.
I parenti di un paziente che ha riportato lesioni o morte per errata o tardiva diagnosi di peritonite, invece, hanno con l’ospedale o la clinica un rapporto extracontrattuale, per cui il termine per chiedere il risarcimento si riduce a 5 anni e l’onere della prova prevede di indicare in cosa sono esattamente consistiti gli errori commessi dai medici.
In ogni caso, per chiedere il risarcimento dei danni ci si deve rivolgere ad avvocati esperti in malasanità, i quali saranno affiancati da propri consulenti medici legali e specialisti nella branca della medicina connessa a malattie come la peritonite.
Gli avvocati e i consulenti medici affiancheranno i propri assistiti nella perizia medico legale davanti al Tribunale del luogo in cui è avvenuta l’errata o omessa diagnosi di peritonite e, se i periti nominati dal Tribunale riconosceranno errori e danni, si potrà ottenere il risarcimento.
I nostri avvocati si occupano dal 2004 di risarcimento danni da malasanità, tra cui quelli relativi a omessa o tardiva diagnosi di peritonite o errata cura di peritonite, assistono vittime di malasanità in tutta Italia ed hanno al loro fianco consulenti medici legali esperti in malasanità.
Un caso giudiziario di peritonite non diagnosticata
Per comprendere come si svolge una causa per risarcimento danni da peritonite non adeguatamente curata, riportiamo il caso dei familiari di un paziente che si rivolgevano al Tribunale di Napoli Nord per chiedere il risarcimento per morte del predetto per omessa diagnosi e cura di peritonite.
Essi riferivano che il congiunto si recava al Pronto Soccorso per forti dolori addominali e febbre e che gli esami di laboratorio richiesti dal P.S. evidenziavano un aumento delle transaminasi, della bilirubina totale e diretta, della fostatasi alcalina ed una netrofilia ma, nonostante la persistenza di tale sintomatologia, i sanitari, previa consulenza specialistica epatologica da cui risultava una "colangite in risoluzione", diagnosticavano una epatopatia cronica preesistente.
Il paziente veniva poi trasferito d’urgenza presso altra struttura ospedaliera, ove i sanitari diagnosticavano una "perforazione di diverticolo del sigma" e lo sottoponevano immediatamente ad un intervento chirurgico che, tuttavia, non salvava il paziente che decedeva per un quadro “peritoniticostercoraceo” secondario.
Il Tribunale disponeva una perizia medico legale da cui emergeva che i sanitari operanti nel primo ospedale non avevano trattato adeguatamente il paziente sotto il profilo clinico-strumentale, soprattutto nella parte finale della degenza, prima del trasferimento dello stesso presso altra struttura in condizioni già compromesse.
Ad avviso dei periti, infatti, i medici non avevano effettuato i necessari esami rx grafici che avrebbero consentito di evidenziare tempestivamente i segni di peritonismo ed evitato il complicarsi di tale condizione, così da poter intervenire chirurgicamente con urgenza.
Conseguentemente, con ordinanza n. 3033/2020 il Tribunale riconosceva ai familiari un risarcimento per perdita del rapporto parentale tra 250mila e 300mila euro ciascuno.
Avverso la decisione del Tribunale di Napoli Nord l’ospedale proponeva appello, ma la Corte di Appello di Napoli con sentenza n. 2520 del 01.06.2023 ha rigettato l’appello.
Invero, anche per la Corte la perizia medico legale ha esaustivamente provato che i sanitari non si accorsero per tempo che il paziente mostrava i sintomi di una peritonite in atto ed indirizzarono erroneamente la diagnosi ed il conseguente trattamento verso una “ colangite”.
La Corte ha riportato un passo della perizia medico legale in cui è chiarito che l'approccio diagnostico deve essere caratterizzato da una necessaria prudenza improntata ad un monitoraggio dell'evoluzione del quadro clinico sia per quanto attiene l'espressione sintomatologica che la valutazione di quanto evincibile dalle indagini laboratoristiche e strumentali.
Sempre a giudizio della Corte, inoltre, l'esito dell'esame R.M. senza e con mezzo di contrasto CRMN (Colangio R.M.) presentava “sottile falda di versamento peritoneale con diffusa imbibizione edemigena del cellulare lasso mesenteriale e, ancor più evidente, dell'adiposo sottocutaneo della parete addominale postero laterale” avrebbe dovuto indurre i sanitari ad interrogarsi in merito alla natura di questo dato patologico e, pertanto, conseguenzialmente un monitoraggio più attento che non fu posto in essere.
In definitiva, secondo il CTU e la Corte di Appello, un intervento chirurgico tempestivo avrebbe avuto sicuramente alte probabilità di successo stante l'assenza iniziale di gravi compromissioni dello stato generale che si sono realizzate solo con il progredire del quadro clinico dell'addome acuto.
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