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14/06/2024Con questo articolo parliamo del caso in cui un paziente è costretto a subire un intervento di colostomia per colpa medica e di come può ottenere il risarcimento danni fisici ed estetici.
La colostomia è un intervento chirurgico che prevede, definitivamente o temporaneamente, la deviazione del colon verso un'apertura praticata sull'addome, per permettere la fuoriuscita delle feci in un apposito sacchetto.
Si tratta di un intervento particolarmente invasivo che crea disagio psicofisico al paziente, anche per l’evidente effetto estetico del sacchetto, che può essere prescritto per la cura di diverse malattie (tumore del colon e retto, gravi infezioni del colon, traumi, incontinenza intestinale etc.).
Ma purtroppo la colostomia può rendersi necessaria anche a seguito di errori commessi da medici nella cura di altre patologie, e quindi derivare da un caso di malasanità, con conseguenti danni fisici ed estetici che possono essere risarciti
Come si ottiene il risarcimento da colostomia?
Il paziente che si trova costretto a portare il sacchetto a seguito di colostomia ha un evidente danno fisico e psichico, perché gli esiti dell’intervento si manifestano anche all’esterno del corpo.
Quindi si hanno ripercussioni sia fisiche che psichiche, nonché a livello di relazione con le altre persone, ed in genere il paziente riporta danni che nel caso di colostomia definitiva saranno per appunto permanenti.
Quando la colostomia si è resa necessaria per riparare agli errori medici subiti, il paziente che ha subito le suddette lesioni ha diritto di chiedere all’ospedale o alla clinica dove è avvenuto il fatto dannoso un risarcimento, entro 10 anni da quando si è reso conto del danno subito.
Ma anche i familiari di un paziente rimasto gravemente leso o addirittura deceduto, a seguito di errori medici come quelli di cui parliamo, ha diritto al risarcimento dei danni per lesione o perdita del rapporto parentale, entro 5 anni dal fatto dannoso.
Per procedere tramite i nostri avvocati esperti in malasanità alla richiesta di risarcimento, è preliminarmente necessario far valutare il caso clinico dai nostri consulenti medici legali e specialisti in chirurgia che, sulla base della cartella clinica, potranno individuare quali errori sono stati commessi.
A seguito del parere dei nostri consulenti, si potrà ricorrere al Tribunale per chiedere l’espletamento di una perizia medico legale, o consulenza tecnica d’ufficio (C. T. U.), tramite la nomina da parte del Giudice di un collegio peritale che confermerà o meno se c’è stato un caso di malasanità.
Se la perizia medico legale darà ragione al paziente e/o ai suoi familiari si potrà trovare un accordo risarcitorio con l’ospedale o la clinica privata o, diversamente, si attenderà che il Tribunale emetta una sentenza di condanna al risarcimento.
I nostri avvocati e consulenti medici si occupano di risarcimento danni da malasanità dal 2004 ed assistono vittime di malasanità in tutta Italia, per cui puoi contattarci tramite il nostro Numero Verde Malasanità o tramite WhatsApp per avere un parere sul tuo caso.
Un caso giudiziario di colostomia per colpa medica
Tra i vari casi giudiziari di pazienti risarciti per aver dovuto subire una colostomia a seguito di errori medici, riportiamo il caso trattato dal Tribunale di Chieti con la sentenza n. 433/2020.
Si tratta di un paziente che si vedeva permanentemente costretto a portare il sacchetto da colostomia a seguito di un errato intervento di cistoprostatectomia radicale, ossia di un trattamento di tumore vescicale eseguito mediante incisione della parete addominale con asportazione della vescica, della prostata, delle vescicole seminali, dei dotti e dei linfonodi otturatori ed iliaci.
In relazione al quadro anatomo funzionale che consegue alla suddetta amputazione chirurgica, gli ureteri possono essere abboccati direttamente alla cute mediante il confezionamento di due uretero-cutaneostomie ai quadranti inferiori dell'addome.
Poiché la tecnica operatoria comporta lo scollamento della vescica dalla parete rettale retrostante, con mobilizzazione della vescica stessa, prima della sua exeresi in blocco con prostata e vescicola seminale, vi è l'alto rischio di complicanze intraoperatorie e tra di esse quella della lesione accidentale dell'intestino.
Nel casi di specie il paziente riferiva al Tribunale che i medici che lo avevano operato gli avevano causato una perforazione iatrogena del terzo distale del sigma-retto (l'operatore avrebbe dovuto prestare attenzione e cautela nello scollare la vescica dal retto prima della cistectomia), oltre che aver omesso la tempestiva procedura reinterventistica chirurgica a seguito dell’intervento.
In corso di causa veniva disposta una perizia medico legale per accertare se effettivamente i medici che avevano avuto in cura il paziente avevano commesso errori e che tipo di conseguenze avrebbe subito il paziente.
Ebbene, per i periti nominati dal Tribunale in effetti è risultato che, nel caso di specie, è intervenuta una lesione iatrogena a carico del sigma retto, con conseguente pelvi peritonite e necessità di reintervento chirurgico per il trattamento della ridetta lesione intestinale.
L'ipotesi di lesione iatrogena intervenuta nel corso dell'intervento chirurgico è risultata avvalorata dalla posizione anatomica della lesione, dalla cronologia di manifestazione della pelvi-peritonite e dalle risultanze dell'analisi della letteratura scientifica al riguardo.
È stato precisato, inoltre, che nel caso in esame il reintervento chirurgico, posto in essere per il trattamento riparativo della lesione, venne eseguito non tempestivamente.
Pertanto, in considerazione delle complicanze insorte a seguito della lesione iatrogena intestinale, con necessità di confezionamento di colostomia a permanenza, e per l'insorgenza di laparocele mediano, i periti hanno ritenuto sussistente un danno biologico permanente conseguente ai fatti di causa.
Peraltro, è stato considerato che, sia la colostomia, sia il laparocele mediano insorto sulla cicatrice in esito della ferita chirurgica del reintervento riparatore, non siano suscettibili di ulteriore trattamento chirurgico per evidenti controindicazioni cliniche determinate dalle condizioni generali del periziato.
Il Tribunale ha quindi riconosciuto al paziente un risarcimento danni per gli esiti anatomici ed estetici, oltre il disagio psichico derivante dall'evento descritto, per circa 230mila euro.
Altri casi di danni da interventi chirurgici errati
- Risarcimento per errato intervento di tiroidectomia
- Resezione gastrica e decesso del paziente
- Impianto di pacemaker e decesso del paziente
- Lesione dell’uretere per colpa medica e risarcimento
- Risarcimento danni per operazione chirurgica
- Complicazioni durante l’intervento e colpa medica
- Danni da errato intervento ortopedico
- Perforazione dell’aorta per errato intervento chirurgico
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- Paziente deceduto per emorragia post-operatoria
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico-sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità-medico sanitaria.
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