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29/05/2024La tardiva diagnosi di tumore ai testicoli è un caso di malasanità che può comportare gravi danni al paziente o addirittura il suo decesso anticipato.
Pertanto, quando i medici si rendono colpevoli di tardiva diagnosi di tumore ai testicoli il paziente ha diritto a chiedere entro 10 anni il risarcimento dei danni.
Nel caso in cui il paziente sia morto per tardiva diagnosi di tumore ai testicoli, i suoi familiari potranno chiedere entro 5 anni il risarcimento per perdita del rapporto parentale.
Un caso di tardiva diagnosi di tumore ai testicoli è stato trattato recentemente dalla Corte di Cassazione Civile Sezione III, con l’ordinanza n. 10718/2024 che di seguito riportiamo, che ha confermato gli errori medici in un caso di tumore ai testicoli diagnosticato tardivamente per lungaggini nell’esecuzione e trasmissione tra sanitari dell’esame istologico a seguito della biopsia.
Rischi della diagnosi tardiva di tumore ai testicoli
I testicoli sono gli organi maschili che producono spermatozoi e alcuni ormoni come il testosterone e normalmente il tumore si presenta ad un solo testicolo e non ad entrambi.
Gli uomini che hanno avuto un tumore al testicolo sono più sottoposti a sviluppare un tumore anche all’altro testicolo.
La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi del tumore al testicolo è del 93% circa, quindi è importante che la diagnosi del tumore al testicolo non sia tardiva per avere cure più efficaci.
Infatti, se la diagnosi è tempestiva ed avviene nella fase iniziale del tumore al testicolo, la percentuale di guarigione sale addirittura al 99%.
La diagnosi di tumore ai testicoli deve essere quanto più rapida, affinché il tumore ai testicoli possa essere individuato quando è in uno stadio iniziale e possa essere trattato più efficacemente.
Il paziente che non ha avuto dai medici una diagnosi tempestiva è quindi maggiormente sottoposto a recidive, al rischio di ulteriori interventi, ad una qualità di vita inferiore ed infine al rischio che la propria aspettativa di vita si riduca.
Quindi, il paziente che è vittima di un caso di malasanità per tardiva diagnosi di tumore al testicolo ha diritto al risarcimento dei danni, così come hanno diritto al risarcimento i familiari del paziente rimasto gravemente leso o morto per errore medico legato alla tardiva diagnosi della neoplasia testicolare.
Come si ottiene il risarcimento da tardiva diagnosi di tumore al testicolo?
Se tu o un tuo familiare ritenete di essere stati vittima di una tardiva diagnosi di tumore al testicolo potete contattare i nostri avvocati esperti in malasanità da venti anni per chiedere il risarcimento dei danni subiti.
Il primo contatto con i nostri avvocati può avvenire tramite il nostro Numero Verde Malasanità o tramite l’icona WhatsApp che trovate in ogni pagina del nostro sito.
Durante il primo contatto potete esporre il caso ad un avvocato competente in malasanità e tardiva diagnosi di tumore al testicolo o ai testicoli, che saprà darvi subito le prime informazioni di carattere legale.
Vi verrà poi chiesto di inviarci copia della cartella clinica, per sottoporla all’esame dei nostri consulenti medici legali, urologi e specialisti in oncologia, che sapranno individuare gli errori da cui è derivata una tardiva diagnosi di tumore del testicolo.
Con la relazione dei nostri consulenti medici legali, urologi e specialisti in oncologia, i nostri avvocati chiederanno una perizia medico legale al Tribunale, affinché sia confermata la tardiva diagnosi del tumore al testicolo e il nesso causale tra lesioni o decesso del paziente.
Se la perizia medico legale confermerà che c’è stata una diagnosi tardiva del tumore al testicolo e che da ciò sono derivate conseguenze dannose per il paziente otterremo il risarcimento dei danni dall’ospedale o dalla clinica dove è avvenuto l’errore medico.
Il caso di malasanità trattato dalla Corte di Cassazione
Un paziente si rivolgeva al Tribunale di Locri convenendo più strutture sanitarie perché i medici che lo avevano avuto in cura gli avevano tardivamente diagnosticato un tumore al testicolo a rilevante rischio di mortalità.
In conseguenza alla tardiva diagnosi del tumore al testicolo, lo costringevano tardivamente a sottoporsi ad un duplice intervento chirurgico per la rimozione del carcinoma e delle metastasi.
Il Tribunale riconosceva al paziente un risarcimento di 120mila euro.
In secondo grado la Corte d'appello di Reggio Calabria rideterminava il risarcimento in 101mila euro.
Per i giudici, la piena ricostruzione cronologica dell’esame istologico e delle fasi di lavorazione del reperto del paziente da parte dei convenuti sarebbe stata possibile fornendo, oltre alle copie dei documenti disponibili, quelle dei registri relativi ai vari passaggi, ma ciò non era avvenuto.
Peraltro, la Corte d’Appello aggiunge che risultava che la nota di trasmissione del reperto era lacunosa (non recando individuazione di specifici quesiti diagnostici, né elementi conoscitivi più accurati circa la patologia sospettata) e che la lavorazione del reperto fu operata da più sanitari d'identità non specificata, intervenuti secondo la presenza di volta in volta determinata dalla turnazione di reparto.
Inoltre veniva provato che, tra la diagnosi preliminare e quella definitiva vi furono contatti telefonici tra i sanitari dei vari ospedali, con gli urologi a cui fu segnalato che nei frammenti indagati risultava una complessa neoplasia delle cellule germinali del testicolo, in corso di definizione; nessuna specificazione era data, tuttavia, circa: l'identità dei soggetti venuti a comunicare tra loro ed in specie di chi avesse preso l'iniziativa di detti contatti.
In merito alla relativa epoca d'avvenimento, considerando i tempi tecnici di laboratorio, la complessità del materiale in esame e le difficoltà logistiche di comunicazione, poteva affermarsi certamente che il referto è stato consegnato necessariamente in un tempo superiore a quello ordinario.
Essendo emersi sospetti precoci che costui fosse portatore di problematiche oncologiche e quindi a rischio di sopravvivenza (donde l'urgenza oggettiva - e non solo soggettiva - della compiuta disamina del suo caso), i sanitari avrebbero dovuto coordinarsi meglio ed essere più solerti affinché non risultasse una tardiva diagnosi di tumore del testicolo.
Per quanto riguarda il risarcimento danni per tardiva diagnosi di tumore al testicolo, la Corte d’appello rilevava che, per il tipo e stadio del carcinoma al testicolo riscontrato, percentuali significative non solo di sopravvivenza, ma addirittura di superamento con guarigione definitiva e di rilevante limitazione del rischio di rinnovate recidive oltre il quinquennio, consentivano di risarcire il paziente sia a titolo di danno biologico temporaneo che di danno morale.
La Corte di Cassazione civile sez. III, con ordinanza n. 10718 del 22.04.2024 ha confermato la sentenza della Corte d’appello di Reggio Calabria.
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