
Avvocati Malasanità Bari – Studio Legale Barsotti
10/07/2024
Risarcimento da errata osteotomia
17/07/2024Tra i vari errori medici che possono comportare gravi lesioni o il decesso del neonato vi sono la lettura del tracciato cardiotocografico e l’assistenza al parto.
Con questo articolo riportiamo per appunto un caso trattato dal Tribunale Penale di Treviso che ha condannato un medico che, nonostante il tracciato cardiotocografico evidenziasse episodi di sofferenza fetale, disponeva l’effettuazione di manovre (in particolare quella di Kristeller) e l’utilizzo di ventosa, così ritardando il parto cesareo e causando il decesso della neonata.
Prima di riportare la decisione del Tribunale di Treviso spieghiamo in modo sintetico in cosa consiste il tracciato cardiotocografico, la manovra di Kristeller e la ventosa.
Restiamo poi a disposizione di familiari di neonati morti o rimasti gravemente lesi per errori commessi nella gestione della gravidanza, del travaglio, del parto o della fase post parto.
I nostri avvocati e consulenti specialisti in ginecologia ed ostetricia si occupano di danni da parto dal 2004 ed hanno già risolto con successo casi di risarcimento danni da errori ginecologici, quindi sapranno valutare il vostro caso tramite la cartella clinica della gravidanza e del parto.
Il tracciato cardiotocografico (CTG)
Il tracciato cardiotocografico (CTG) è uno strumento fondamentale in ostetricia per monitorare il benessere fetale durante la gravidanza e il travaglio, tramite il rilevamento della frequenza cardiaca del feto e delle contrazioni uterine della partoriente.
Il rilevamento avviene tramite due sensori posizionati sull'addome della madre e i dati vengono visualizzati in tempo reale su un monitor.
La frequenza cardiaca fetale normale varia tra 110 e 160 battiti per minuto e una buona variabilità e regolari accelerazioni è generalmente indicativa di un feto in buona salute.
Le contrazioni uterine, rilevate contemporaneamente, permettono di comprendere la risposta del feto allo stress meccanico del travaglio. Decelerazioni prolungate o ripetitive durante le contrazioni possono indicare un potenziale problema, come l'ipossia fetale, e richiedono un intervento medico tempestivo.
La manovra di Kristeller nel parto
La manovra di Kristeller (dal cognome del medico che l’ha descritta) è una tecnica che può essere utilizzata durante il parto per facilitare l'espulsione del nascituro, soprattutto quando le contrazioni uterine non sono sufficienti a spingere il neonato lungo il canale del parto.
La manovra consiste nella compressione manuale dell'addome materno, verso il basso in direzione dell’utero, al fine di aumentare la pressione intrauterina e aiutare il bambino a nascere più rapidamente.
L’uso di questa manovra può comportare rischi per il neonato, come fratture o danni neurologici, e per la partoriente, come lesioni uterine o emorragie e dolori intensi.
Nonostante questi rischi la manovra di Kristeller può essere considerata necessaria, ad esempio in contesti di emergenza dove altre opzioni non sono disponibili, o quando il benessere immediato del bambino è a rischio.
L’applicazione della ventosa durante il parto
Tra le varie manovre e strumenti utilizzati dai sanitari durante il parto vi è anche l'uso della ventosa per aiutare l'espulsione del neonato durante il parto vaginale.
L’utilizzo della ventosa avviene specialmente se il travaglio si prolunga o se sorgono complicazioni che impediscono al bambino di progredire lungo il canale del parto.
La ventosa è un apparecchio a forma di coppa collegata a una pompa, che crea il vuoto necessario per attaccare saldamente la ventosa al cuoio capelluto del bambino, affinché l’operatore sanitario possa poi attrarre verso l’esterno il neonato.
Tra i possibili rischi dell’utilizzo della ventosa per il neonato vi sono la formazione di un ematoma subgaleale, abrasioni sul cuoio capelluto e, raramente, danni più gravi come emorragie intracraniche.
Il caso trattato dal Tribunale di Treviso
Il caso deciso dal Tribunale Penale di Treviso con la sentenza n. 1047/2022 ha riguardato una ginecologa ospedaliera a cui è stato contestato il reato di omicidio colposo e di lesioni personali colpose aggravate, perché per imperizia, negligenza ed imprudenza, consistita nell'applicare una ventosa ostetrica alla partoriente, benché non vi fossero le condizioni favorevoli a tale manovra, e nel l'eseguire tardivamente il taglio cesareo, cagionava la morte alla neonata.
Dalle risultanze delle testimonianze e delle dichiarazioni dei periti e dei consulenti tecnici di parte, dalla documentazione acquisita agli atti e dagli esiti della perizia d'ufficio, è emersa la responsabilità dell'imputata per il reato di omicidio colposo nei confronti della neonata.
La condotta negligente è stata individuata nel non aver tenuto in considerazione la inerzia presentata dal travaglio ed i particolari andamenti del tracciato cardiotocografico che documentavano la realtà di episodi di sofferenza fetale. Circostanze, queste, che avrebbero dovuto indurre la dottoressa a procedere con un parto cesareo.
Anche il fatto che la struttura uterina della donna era stata sottoposta a cruentazione ostetrico-plastica circa 3 (tre) anni innanzi l'evento in esame, avrebbe dovuto essere tenuto in considerazione dalla dottoressa, in quanto tale circostanza avrebbe potuto comportare una contrattilità irregolare dell'utero che, poi, di fatto si è verificata.
Secondo i periti, infatti, sin dalle prime osservazioni ostetriche la donna aveva manifestato un'evoluzione torpida del travaglio per ipocinesia uterina, e prova è data anche dal fatto che, nell'arco di ben tre ore, la dilatazione non era per nulla progredita essendo rimasta ferma sui 5 cm. registrati nella mattinata.
La dottoressa aveva tutti gli strumenti utili per conoscere quale era stato l'andamento del travaglio della partoriente ed il conseguente benessere fetale. Ciò, non solo in considerazione del meccanismo di trasmissione delle informazioni cliniche sui pazienti tra il medico di servizio primitivo a quello subentrante, ma anche della cartella clinica - che era stata aperta sulla base della visita pre-parto eseguita dalla stessa imputata - e del tracciato cardiotocografico in suo possesso.
Come evidenziato in perizia, il tracciato cardiotocografico controllato dall'imputata alle 21.50 circa, "mostra episodi ripetuti di decelerazione cardiaca fetale (ciò che significa ipoperfusione encefalica a danno del prodotto del concepimento) almeno dalle ore 20:30 senza che (tra le ore 20:55 e le ore 22:00 circa) risulti la corrispondente registrazione delle contrazioni uterine" che vengono nuovamente registrate a partire dalle 22:03 "risultando peraltro le contrazioni del tutto irregolari nella loro frequenza, sicuramente inefficaci".
Le prime decelerazioni tardive compaiono già verso le 18:00 e ciò significa che l'encefalo fetale aveva già avvertito l'ipossia e stava perdendo la capacità di controllare il battito cardiaco.
Ciò è dimostrato dalla riduzione della variabilità del battito del feto perché, come ha precisato il perito incaricato dal Tribunale, quando il cervello è ben ossigenato la frequenza cardiaca va su e giù, oscilla mentre se la variabilità delle oscillazioni si riduce, come risulta nel caso di specie dal tracciato cardiotocografico, con oscillazioni inferiori ai cinque battiti può voler dire solo due cose:
- o il bambino sta dormendo e, quindi, il cervello non controlla il cuore;
- o il bambino è sveglio e, quindi, il cervello sta perdendo la capacità di controllare la frequenza cardiaca ed è già un cervello ipossico per mancanza di flusso di sangue sufficiente.
Nel caso di specie, però, la variabilità si era ridotta al di sotto dei 5 battiti per un tempo tanto prolungato da non poter essere più ascritta a sonno fetale, bensì alla progressiva perdita di controllo dell'attività cardiaca da parte del cervello fetale, dovuta ad ingravescente sofferenza ipossica".
Secondo i periti già alle 21:00 le decelerazioni cardiache fetali avevano assunto una condizione ripetitiva/persistente per arrivare, poi, ad un tracciato "inaccettabile" alle 21:50 a seguito del quale la dottoressa ha dato indicazioni ai collaboratori sanitari "per una condotta di attesa vigile".
Ma per i periti la dottoressa non avrebbe dovuto dare indicazioni per una condotta di vigile attesa, ma avrebbe dovuto procedere ad estrarre il feto il più celermente possibile attraverso il taglio cesareo, "in quanto modalità nel caso in esame concretamente più affidabile e veloce". L'attività tecnica imprudente, quindi, posta in essere dall'imputata è consistita nell'aver cercato di ottenere l'espulsione del feto attraverso l'applicazione della ventosa e delle manovre di Kristeller, anziché attraverso un parto cesareo.
Secondo i periti, infatti, nel caso di specie non c'erano le condizioni per poter procedere all'estrazione della neonata con le modalità adottate dall'imputata in quanto:
1. il feto stava già soffrendo da molto tempo ed andava estratto nella maniera "più atraumatica possibile" che, di certo, l'utilizzo della ventosa "Kiwi", unito alle manovre di Kristeller, non può garantire;
2. non c'erano contrazioni e tale circostanza è dimostrata dallo stesso tracciato cardiotocografico.
L'applicazione della ventosa e della manovra di Kristeller sono soltanto complementari, facilitatrici della spinta naturale, ma non possono sostituirla.
Il perito ha decisamente chiarito che la manovra di Kristeller non va fatta se non ci sono contrazioni uterine "perché è come se si premesse su un otre vuoto, su un otre senza forma…l'utero deve avere il suo tono sennò, se si spinge, l'utero si rompe".
Evento, quest'ultimo, che, poi, di fatto si è verificato.
Secondo i periti, infatti, è a causa della manovra di Kristeller che è stato rotto l'utero che, poi, ha comportato il distacco della placenta.
Sulla causa dell'ipossia i periti hanno ribadito che l'ipossia era precedente al distacco della placenta, perché la cardiotocografia "dimostra la mancanza di variabilità del battito cardiaco" e, comunque, pur con un danno menomativo la bambina sarebbe sopravvissuta.
Se l’imputata, dopo aver visto il tracciato, avesse deciso di procedere con una "cesareizzazione" l'evento morte non si sarebbe verificato.
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