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29/12/2023
Sepsi e decesso del paziente: i familiari possono essere risarciti
08/01/2024Con questo articolo parliamo di infezioni da Stafilococco aureo contratte in ospedale, con conseguente morte del paziente per colpa medica.
Infatti le infezioni ospedaliere derivano da carenze igienico-sanitarie della struttura dove il paziente è stato in cura, per cui l’ospedale o la clinica dovranno risarcire i familiari di un paziente morto per infezioni, tra cui quella da Stafilococco aureo.
Continua a leggere questo articolo in cui parliamo anche di un caso di infezione da Stafilococco aureo con morte del paziente trattato dal Tribunale di Napoli con sentenza n. 5030 del 15 maggio 2023.
Se un tuo familiare ha contratto infezione ospedaliera da Stafilococco aureo ed è morto puoi chiedere il risarcimento danni da perdita del rapporto parentale entro cinque anni e puoi rivolgerti ai nostri avvocati esperti in Malasanità.
- In cosa consiste l’infezione ospedaliera da Stafilococco aureo
- Come si dimostra di aver contratto una infezione ospedaliera?
- Il caso trattato dal Tribunale di Napoli
- Hai 5 anni di tempo per chiedere il risarcimento
- Leggi altri articoli sulle infezioni ospedaliere
- Guarda i video sulle infezioni ospedaliere
In cosa consiste l’infezione ospedaliera da Stafilococco aureo
Le infezioni ospedaliere, o infezioni nosocomiali, rappresentano un grave problema di salute pubblica e riguardano le infezioni contratte durante il ricovero in ospedale, non presenti né in incubazione al momento dell'ammissione del paziente.
Tra i patogeni responsabili, lo Stafilococco aureo riveste un ruolo particolarmente significativo.
Questo batterio, che si trova comunemente sulla pelle e nelle narici di molte persone sane, può diventare altamente patogeno in ambienti ospedalieri.
Una delle principali preoccupazioni legate allo Stafilococco aureo è la sua capacità di sviluppare resistenza agli antibiotici, specialmente nel caso del ceppo resistente alla meticillina (MRSA).
Le infezioni da MRSA sono difficili da trattare e possono portare a gravi complicazioni, incluse sepsi, polmoniti e infezioni chirurgiche.
La diffusione del MRSA è facilitata dal contatto diretto con pazienti infetti, mani non adeguatamente igienizzate del personale sanitario, strumenti medici contaminati e superfici ospedaliere non sterilizzate.
La prevenzione delle infezioni ospedaliere da Stafilococco aureo richiede un approccio multidisciplinare.
Le misure includono l'igiene rigorosa delle mani, l'uso appropriato di dispositivi di protezione individuale, la decontaminazione regolare delle superfici e degli strumenti medici, e l'isolamento dei pazienti infetti.
Inoltre, è essenziale un uso giudizioso degli antibiotici per prevenire l'insorgenza di ceppi resistenti.
Come si dimostra di aver contratto una infezione ospedaliera?
Nell'ipotesi di infezione contratta in ambito ospedaliero - cd. infezione nosocomiale - graverà sul soggetto danneggiato (il paziente che ha riportato lesioni, o i familiari del paziente deceduto), oltre alla prova dell'esistenza del ricovero e delle lesioni riportate ovvero del decesso, anche la prova del nesso causale tra il pre-giudizio lamentato e l'infezione, secondo un criterio di probabilità logica.
Graverà invece sulla struttura sanitaria - una volta accertata la sussistenza di tale nesso causale - l'onere di dimostrare di avere diligentemente operato, sia sotto il profilo dell'adozione, ai fini della salvaguardia delle condizioni igieniche dei locali e della profilassi della strumentazione chirurgica eventualmente adoperata, di tutte le cautele prescritte dalle vigenti normative e dalle leges artis, onde scongiurare l'insorgenza di patologie infettive a carattere batterico, sia sotto il profilo del trattamento terapeutico prescritto e somministrato al paziente dal personale medico, successivamente alla contrazione dell'infezione.
In altri termini, con riferimento specifico alle infezioni nosocomiali, spetterà alla struttura provare di:
1) aver adottato tutte le cautele prescritte dalle vigenti normative e dalle leges artis, al fine di prevenire l'insorgenza di patologie infettive;
2) dimostrare di aver applicato i protocolli di prevenzione delle infezioni nel caso specifico.
In assenza di detta prova, sussiste la responsabilità della struttura nonché del personale ivi operante.
Il caso trattato dal Tribunale di Napoli
Dalla consulenza tecnica d’ufficio svolta in corso di causa (C. T. U.), è risultato che il paziente, al momento del ricovero presso la struttura convenuta, fosse affetto da una grave patologia coronarica, segnatamente una cardiopatia ischemica con angina instabile, motivo per cui veniva sottoposto in data 10.05.2010 ad intervento di rivascolarizzazione miocardica trattato con triplice Bypass aortocoronarico.
A causa del successivo riscontro di un'infezione da Staphylococcus Aureus, veniva sottoposto a terapia antibiotica, successivamente modificata per l'isolamento di altri due germi patogeni multiresistenti. La terapia somministrata non risultò tuttavia sufficiente per l'eradicazione dell'infezione conducendo il paziente al decesso.
Orbene, deve osservarsi che, nel caso di specie, dall'analisi del dato temporale di manifestazione clinica dell'infezione, del tasso di diffusività della tipologia di agente infettivo, della evoluzione clinica della sintomatologia lamentata dal paziente, nonché dall'esame delle peculiarità del caso concreto, appare possibile, alla stregua di un giudizio probabilistico, stabilire la sussistenza di un nesso di causalità materiale tra la contrazione dell'infezione, da cui è poi scaturito il progressivo peggioramento delle condizioni cliniche del paziente esitato nell'exitus del medesimo e l'origine nosocomiale dell'infezione.
Ed invero, alla luce della documentazione clinica versata in atti, è possibile affermare in primo luogo che l'evidenza clinica della sussistenza di un processo infettivo sia emersa successivamente all'espletamento del trattamento chirurgico presso la struttura convenuta, segnatamente in data 20.05.2010 allorquando l'aspirato bronchiale (BAL) evidenziava la positività del paziente ad un ceppo di Stafilococco aureo resistente alla Meticillina (MRSA).
La contrazione dell'infezione fu poi confermata successivamente in seguito agli ulteriori esami colturali espletati nel corso della degenza.
L'esito negativo del campionamento microbiologico endobronchiale (BAS) effettuato in data 13.05.2010, dunque, prima dell'intervento chirurgico, consente in particolare di escludere che il paziente fosse portatore del germe prima del proprio ricovero presso la struttura convenuta. La manifestazione clinica della patologia successivamente alla procedura chirurgica, unitamente all'assenza di evidenze cliniche precedenti, dunque, induce a ritenere altamente probabile che il contagio sia avvenuto durante il ricovero del paziente nella struttura sanitaria convenuta. Chiarisce al riguardo il ctu, infatti, come “sia più probabile che il paziente non fosse carrier di stafilococco all'ingresso, ma che abbia acquisito l'infezione polmonare durante la degenza in rianimazione cardiochirurgica”.
Oltre al dato temporale, che assume in tal caso rilievo dirimente, risulta compatibile con il caso di specie anche il criterio modale che statisticamente presiede la trasmissione di siffatta infezione.
L'infezione da Staphylococcus Aureus MRSA, secondo quanto chiarito dalla scienza medica, costituisce una delle principali infezioni nosocomiali il cui veicolo di trasmissione più frequente è rappresentato, in siffatto contesto, dal contatto diretto con la persona infetta, dalla contaminazione ambientale ovvero dall'utilizzo, durante procedure interventistiche, di strumenti ed attrezzature di tipo medico - chirurgico non adeguatamente sterilizzate, motivo per cui le linee guida vigenti in materia prescrivono l'adozione di stringenti misure di profilassi generiche e specifiche in relazione all'espletamento delle attività che costituiscono potenziali fonti di contagio.
Alla luce di tali considerazioni, nel caso in esame, deve rilevarsi come la procedura interventistica cui è stato sottoposto il paziente presso la struttura sanitaria convenuta possa senz'altro legittimamente essere annoverata come fonte e causa del contagio. In particolare, può ritenersi altamente probabile che la contrazione dell'infezione sia derivata da profili di negligenza da parte dei sanitari della struttura sanitaria pubblica convenuta, suscettibili di essere ravvisati nell'inosservanza, da parte di costoro, delle precauzioni standard (quali l'utilizzo di materiale monouso) e nell'inadeguata decontaminazione, disinfezione o sterilizzazione del materiale utilizzato durante il trattamento medicochirurgico al quale fu sottoposto il paziente durante il periodo di ricovero nella struttura ospedaliera.
Del resto, come si evince dal verbale redatto in seguito all'intervento del NAS versato in atti, la struttura convenuta presentava all'epoca dei fatti molteplici carenze strutturali, le quali verosimilmente non garantivano una corretta profilassi igienico sanitaria (es. mancanza di un'area di deposito delle attrezzature impiegate nei trattamenti chirurgici).
Può pertanto ritenersi soddisfatto, nel caso di specie, anche il criterio di adeguatezza fra il fattore causale ipotizzato come responsabile dell'evento (Staphylococcus Aureus) e la modalità di trasmissione dello stesso.
A ciò aggiungasi che non esiste, nel riscontro anamnestico, qualsivoglia elemento che consenta di ipotizzare un contatto a rischio con l'agente infettivo diverso da quello avuto in ambiente ospedaliero nel periodo immediatamente antecedente il ricovero. Non si evince invero, nel caso concreto, l'operatività di fattori causali alternativi tali da incidere sul decorso causale quali, ad esempio, la sussistenza di altre cause di contaminazione più probabili rispetto a quella oggetto di accertamento.
A sostegno dell'origine nosocomiale dell'infezione depone altresì la rilevata presenza di casi di infezione temporalmente paralleli nella medesima area di degenza del paziente documentata nel verbale redatto dal Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) presso l'Unità Operativa Complessa di Cardiochirurgia in atti.
Peraltro, la terapia antibiotica a base di Meropenem e Levofloxacina somministrata in seguito all'isolamento del germe Stafilococco aureo Mrsa ha determinato, in considerazione della forte potenzialità insita in tali farmaci di selezionare germi Gram negativi multiresistenti, la selezione dell'ulteriore germe “Acinetobacter Baumannii”, circostanza questa che rese necessaria la modifica della terapia antibiotica in atto mediante la sospensione del Linezolid e la contestuale introduzione di terapia a base di Vancomicina e Colimicina.
Tale associazione, come chiarito dal ctu, tuttavia, essendo potenzialmente nefrotossica, ha verosimilmente determinato, nel caso concreto, l'insorgenza di un'insufficienza renale nel paziente la quale, ha altresì impedito di trattare adeguatamente il secondo batterio “Klebsiella pneumoniae MBL” riscontrato successivamente e selezionato più probabilmente dalla perdurante pressione farmacologica antibiotica sul microbiota intestinale.
Alla luce della C. T. U. il Tribunale di Napoli ha ritenuto fondata la richiesta risarcitoria da perdita del rapporto parentale dei familiari del paziente morto per infezione nosocomiale.
Per danno da perdita del rapporto parentale si intende la sofferenza patita dai familiari del paziente morto che, per colpa degli operatori sanitari che lo hanno avuto in cura, non potranno più godere della sua presenza in vita e del suo affetto.
Si tratta di un danno non patrimoniale che viene liquidato ai familiari, che si presumono lesi dalla morte del consiungo, e che può essere liquidato anche a soggetti che non avevano un formale legame di parentela con il paziente deceduto, allorchè dimostrino che vi avevano un profondo e duraturo legame affettivo.
Sotto il profilo della liquidazione del danno parentale, il Tribunale di Napoli si adegua alle Tabelle di Milano, come elaborate dall'Osservatorio sulla Giustizia civile di Milano, riconoscendo ai figli più di 170mila euro ciascuno, alle nipoti tra 80mila e 120mila euro ciascuno.
Hai 5 anni di tempo per chiedere il risarcimento
Se un tuo familiare è morto per un caso simile a quello che abbiamo trattato con questo articolo, devi sapere che puoi chiedere il risarcimento dei danni subiti per perdita del rapporto con il tuo parente entro 5 anni che decorrono dal decesso del paziente o, al più, da quando avresti potuto accertare le cause del decesso in base ad una ordinaria diligenza, ad esempio tramite una relazione medico legale.
Quindi, non devi lasciar passare più di 5 anni se non vuoi perdere definitivamente il diritto al risarcimento dei danni subiti per perdita del rapporto parentale.
Per chiedere il risarcimento dovrai necessariamente affidarti ad avvocati e consulenti medici legali, nonché a specialisti in infettivologia (la branca della medicina che studia le infezioni tra cui quelle contratte in ospedale), i quali sapranno dirti se sussistono tutti i presupposti legali e clinici per ottenere un giusto risarcimento.
Rivolgendoti ad avvocaticollegati.it avrai a tua disposizione avvocati e consulenti medici con esperienza di oltre venti anni nel settore del risarcimento danni da malasanità, che hanno già seguito casi di risarcimento danni da infezioni ospedaliere e sapranno seguirti sia nella fase stragiudiziale che in qualla giudiziale volta ad ottenere il risarcimento dei danni.
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NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico-sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità medico-sanitaria.
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