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12/07/2024
Avvocati Malasanità Bologna – Studio Legale Barsotti
23/07/2024Il paziente che si sottopone ad un intervento chirurgico di osteotomia da cui consegue un peggioramento delle condizioni di salute ha diritto al risarcimento danni.
Infatti, se l’intervento di osteotomia risulta errato ed il paziente riporta lesioni, gli spetta un risarcimento per i danni psicofisici subiti e le spese sostenute per cure.
Il paziente ha dieci anni di tempo per chiedere il risarcimento danni da errata esecuzione di osteotomia al medico ed alla clinica o ospedale dove è avvenuto l’errore.
Continua a leggere questo articolo per sapere in cosa consiste l’osteotomia e come ottenere il risarcimento quando è stata mal eseguita e hai riportato danni.
In cosa consiste l’osteotomia
Per osteotomia si intende un intervento chirurgico ortopedico per correggere deformità ossee, tramite la sezione dell'osso, la sua rimodellazione e la fissazione nella posizione corretta.
L’osteotomia viene utilizzata per trattare condizioni come l'artrite del ginocchio, deformità congenite, o fratture mal consolidate.
Tra i vari tipi di osteotomia si annoverano quella dell’anca, del femore, del ginocchio, della mascella-mandibola, del mento.
Tra i possibili danni che possono derivare dalla osteotomia uno è rappresentato da infezioni che possono complicare il decorso e richiedere ulteriori interventi medici.
Altre complicanze includono la mancata guarigione dell'osso (pseudoartrosi) o la formazione di un callo osseo inadeguato, che può necessitare di una seconda operazione.
Il danno ai nervi o ai vasi sanguigni circostanti rappresenta un altro rischio, potenzialmente causando dolore cronico, perdita di sensibilità o problemi circolatori.
Inoltre, c'è il rischio di trombosi venosa profonda, che può portare a embolia polmonare se non trattata tempestivamente.
Infine, una mancata adesione al programma di fisioterapia può compromettere il recupero funzionale e l'efficacia dell'intervento.
In ogni caso, quando l’intervento di osteotomia provoca danni al paziente per errori commessi dal personale medico sanitario, è previsto che il paziente debba essere risarcito.
Come si ottiene il risarcimento danni da errata osteotomia
Se ritieni che l’intervento chirurgico di osteotomia a cui sei stato sottoposto sia stato errato e ti abbia causato danni alla salute, puoi contattarci per una valutazione del caso.
Intanto devi sapere che per una valutazione del caso è necessario che tu abbia a disposizione la cartella clinica, ossia tutta la documentazione medica relativa al caso, tra cui certificati, esami, documentazione relativa al ricovero ed all’intervento, eventuali esami e visite successive all’osteotomia etc.
Nel corso del primo contatto con il nostro gruppo, parlerai direttamente con un avvocato esperto in malasanità che saprà dirti se ancora sei in tempo per chiedere il risarcimento e come si svolgerà la procedura.
Dopodiché il tuo caso sarà esaminato dai nostri consulenti medici legali ed ortopedici che valuteranno dalla cartella clinica e da una o più visite del paziente se ci sono stati errori nel corso della osteotomia e quali danni hanno provocato.
Seguirà una richiesta risarcitoria all’ospedale o alla clinica dove i medici hanno commesso errori nella esecuzione della osteotomia e si potrà valutare un accorso per il risarcimento.
Se non si troverà un accordo per il risarcimento si potrà svolgere una perizia medico legale e, se confermerà quanto sostenuto dai nostri consulenti medici legali ed ortopedici, si potrà ottenere il risarcimento.
Per contattare i nostri avvocati e medici legali puoi chiamarci tramite il nostro Numero Verde Malasanità o chattare con noi tramite l’icona WhatsApp che trovi in ogni pagina del nostro sito.
I nostri avvocati e medici legali si occupano di malasanità dal 2004 ed assistono vittime di errori medici in tutta Italia.
Un caso giudiziario di danni da errata osteotomia
Il Tribunale di Novara con sentenza n. 166/2023 ha riconosciuto il risarcimento a una paziente vittima di errato intervento di osteotomia sulla base delle risultanze della perizia medico legale, detta anche CTU.
La paziente venne ricoverata dal 12 al 13 marzo 2014 presso una Clinica e sottoposta il 12.03.2014 ad intervento chirurgico di osteotomia correttiva in regione metafisaria distale del primo metatarsale unita alla plastica dei tessuti molli periarticolari DST. Si procedeva inoltre con osteotomia secondo Weil del secondo osso metatarsale (M2) e con tenoplastica percutanea del tendine flessore del secondo dito (FL2).
Il decorso dell'intervento non ha subito particolari alterazioni per quanto riguarda i processi di guarigione al primo metatarsale, mentre i problemi si sono creati in ordine all'evoluzione dei tempi chirurgici praticati sul secondo raggio.
Con riguardo alla indicazione all'intervento, il consulente ha rilevato che "L'intervento scelto per il trattamento della sindrome dolorosa della seconda metatarso-falangea è stato l'osteotomia metatarsale di accorciamento secondo Weil, corretto in linea di massima per tale diagnosi, pur avendo lo svantaggio di essere una procedura che prevede l'apertura dell'articolazione metatarso-falangea e di conseguenza può generare alterazioni da rigidità successive".
Ha però precisato che nel valutare l'indicazione a tale osteotomia occorre "considerare la sussistenza di segni di scompenso locale, nello specifico l'ipertrofia cutanea a livello della testa metatarsale, indice di un sovraccarico locoregionale; questo dato sarebbe stato da valutare nel pre-operatorio per il secondo raggio ma anche per quelli laterali adiacenti, al fine di decidere se ed a quali elementi praticare l'osteotomia di accorciamento. Infatti, il principio di tali osteotomie di accorciamento è quello di ridurre convenientemente la metria di alcuni segmenti ossei metatarsali per fare si che durante la fase di distacco del passo questi non risultino sollecitati in eccesso rispetto a quelli adiacenti in luogo della loro maggiore lunghezza: per tale ragione è fondamentale conoscere quali di questi raggi presentino tilomi da sovraccarico e parimenti basilare procedere ad accorciamenti mirati a mantenere armonica la lunghezza di ogni segmento metatarsale rispetto a quelli adiacenti, per evitare ogni concentrazione di carico anomala generabile da squilibri di marcata entità". Con specifico riguardo al caso di specie, il CTU ha segnalato che non è stato possibile accertare la valutazione degli elementi obiettivi pre-operatori, a causa della mancanza di indicazioni in merito nella cartella clinica.
Ha inoltre osservato che dalla descrizione dell'intervento non risulta che sia stato effettuato un controllo radiografico intraoperatorio, indispensabile per l'operatore per "avere la certezza di evitare che l'entità dell'accorciamento sia non adeguatamente commisurata alla lunghezza delle ossa metatarsali adiacenti a quelle su cui si pratica l'osteotomia, cosa che purtroppo si è verificata in questo caso specifico". Tale asimmetria residua della formula metatarsale, seppur non sia di per sé considerabile quale esclusiva causa della metatarsalgia accusata dalla paziente, "può avere contribuito alla sua instaurazione e certamente avrebbe potuto essere adeguatamente valutata al momento dell'intervento se l'operatore avesse avuto la disponibilità di una immagine radiografica intraoperatoria, come normalmente viene fatto nel corso di questi interventi".
Occorre inoltre evidenziare che "Per il trattamento del dito a martello riducibile segnalato nella diagnosi è stato scelto un intervento di tenoplastica dell'apparato flessore, del quale non risulta descrizione specifica nel contesto dell'atto operatorio salvo la formale indicazione dell'avvenuta esecuzione".
"Va detto che l'intervento di semplice sezione tendinea del flessore eseguito in questo caso non rappresenta una scelta di primo impiego nel dito a martello riducibile, ove è preferibile il trattamento incruento o, nel caso sia necessaria l'opzione chirurgica, è conveniente trasporre dorsalmente l'inserzione del tendine flessore in modo tale che possa realizzare un effetto contrario alla deformità, eventualmente in associazione a procedure di allungamento dell'apparato estensore, resezione ossea delle componenti articolari interessate e loro stabilizzazione temporanea con fili metallici. Non risulta dalla descrizione dell'intervento che si sia proceduto a tali tempi chirurgici; la mancata de-tensione dell'apparato estensore con una procedura di allungamento, non più controbilanciata dall'azione del tendine flessore sezionato, può almeno in parte spiegare la successiva lussazione dorsale della metatarso-falangea seconda che si è realizzata nel corso del tempo nonostante l'accorciamento della componente ossea metatarsale, che in teoria avrebbe dovuto prevenire tale evenienza".
Conclude, pertanto, il CTU affermando che "sussiste un nesso causale tra le scelte chirurgiche adottate e l'esito delle stesse, rappresentato da lussazione della seconda metatarso-falangea e metatarsalgia di trasferimento, per non corretta pianificazione preoperatoria ed intraoperatoria del necessario accorciamento metatarsale e riequilibrio con gli altri segmenti".
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- Errato intervento di protesi del ginocchio e risarcimento
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NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico-sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità-medico sanitaria.
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