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Continua a leggere questo articolo per sapere come avviene il calcolo per il mantenimento dei figli di coppie separate o divorziate e fissa un appuntamento in uno dei nostri Studi Legali o una Videoconsulenza per parlare del tuo caso con i nostri avvocati.
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Indice
- Cosa si intende per contributo al mantenimento dei figli
- Il contributo al mantenimento deve rispettare i principi di uguaglianza e proporzionalità
- Per il calcolo si tiene conto innanzitutto del reddito netto del genitore
- Anche il tenore di vita che viene goduto dai figli viene preso in considerazione
- Rilevanza delle spese conseguenti alla separazione
- Ipotesi di calcolo del contributo al mantenimento di figli di coppie separate o divorziate
- Domande e risposte sul contributo al mantenimento dei figli
- Possiamo assisterti anche con Gratuito Patrocinio per separazioni e divorzi
- Leggi altri articoli sulla separazione o il divorzio di coppie con figli
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Cosa si intende per contributo al mantenimento dei figli
Intanto è opportuno precisare in cosa consiste il cosiddetto contributo mensile a favore dei figli che il genitore con cui quest’ultimo non vivrà prevalentemente deve corrispondere a quello con cui i figli continueranno a stare.
Si tratta di una somma di denaro, normalmente corrisposta entro una determinata data del mese tramite bonifico, che serve per aiutare economicamente il genitore con cui vivono prevalentemente i figli nel mantenimento di questi ultimi.
Il contributo al mantenimento dei figli di coppie che si sono lasciate, anche se non erano unite da matrimonio, si riferisce alle spese ordinarie, ossia quelle che soddisfano esigenze della vita quotidiana dei figli e, in ogni caso, quelle che hanno quale requisito temporale la periodicità, come requisito quantitativo la non gravosità e quale requisito funzionale l'utilità e/o la necessità.
Si considerano comprese nel contributo al mantenimento dei figli:
• Vitto, compreso la mensa scolastica in quanto sostitutiva del pranzo.
• Abbigliamento, compresi i cambi di stagione.
• Materiale scolastico di cancelleria, ad eccezione del corredo scolastico di inizio anno
• Medicinali da banco, comprensivi anche di antibiotici, antipiretici e comunque medicinali necessari alla cura di patologie ordinarie e/o stagionali
• Ricarica cellulare
• Trattamenti estetici
• Attività ricreative abituali, come cinema, feste, attività conviviali
• Spese per la cura di animali domestici dei figli, salvo siano stati donati successivamente alla separazione e al divorzio
• Contributo alle spese abitative, come canone locazione, utenze, consumi, etc.
Il contributo al mantenimento deve rispettare i principi di uguaglianza e proporzionalità
La Corte di Cassazione ha recentemente ribadito, con ordinanza n. 23323/2024 della Sezione Prima Civile, che il contributo al mantenimento dei figli deve essere calcolato in base al principio di uguaglianza e proporzionalità, che richiede una valutazione comparata dei redditi dei genitori, delle esigenze dei figli e del tenore di vita da loro goduto.
Il contributo al mantenimento dei figli secondo la Corte di Cassazione va quindi calcolato considerando che:
- da una parte, vi è il rapporto tra i genitori ed i figli, informato al principio di uguaglianza, in base al quale tutti i figli - indipendentemente dal fatto che siano nati o meno da genitori coniugati - hanno uguale diritto di essere mantenuti, istruiti, educati e assistiti moralmente, nel rispetto delle loro capacità, delle loro inclinazioni naturali e delle loro aspirazioni e,
- dall'altra, vi è il rapporto interno tra i genitori, governato dal principio di proporzionalità, in base al quale i genitori devono adempiere ai loro obblighi nei confronti della prole in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la propria capacità di lavoro, professionale o casalingo, tenendo conto dei tempi di permanenza dei figli presso l'uno o l'altro genitore e la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascuno.
Per il calcolo si tiene conto innanzitutto del reddito netto del genitore
Il primo passo per fare il calcolo del contributo al mantenimento dei figli è stabilire quali sono i redditi dei genitori, che includono tutte le fonti di entrata, sia dirette che indirette.
Infatti, è evidente che il principale parametro da prendere in considerazione per calcolare il contributo al mantenimento dei figli da parte di un genitore è quello del reddito di cui quest’ultimo può disporre.
Più il reddito netto del genitore sarà alto e più sostanze quest’ultimo avrà a disposizione da destinare alla crescita dei figli.
Al fine di ottenere un quadro completo della situazione reddituale di ciascun genitore è opportuno reperire la seguente documentazione:
• Dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni: questi documenti permettono di analizzare la capacità contributiva e il reddito medio triennale, tenendo conto delle variazioni temporanee.
• Redditi derivanti da patrimoni immobiliari: se posti a reddito, devono essere inclusi i proventi locativi; se non producono reddito, occorre considerare la loro potenzialità reddituale.
• Redditi derivanti da patrimoni mobiliari: gli interessi attivi e i rendimenti di depositi, titoli e investimenti devono essere calcolati ai fini della determinazione del reddito complessivo.
• Redditi atipici e una tantum: premi di lavoro, vincite o indennità possono influire sul reddito percepito, anche se in misura temporanea.
• Spese deducibili e detraibili: le deduzioni obbligatorie (es. contributi previdenziali) sono considerate nel calcolo del reddito netto, mentre altre deduzioni volontarie possono essere analizzate caso per caso.
Il reddito complessivo viene quindi calcolato tenendo conto anche delle imposte e dei tributi locali.
Un'attenzione particolare è riservata ai casi in cui il reddito imponibile differisce da quello effettivamente percepito, come avviene nel regime forfettario.
È opportuno sapere che, quando si verte in materia di contributo al mantenimento dei figli di coppie separate o divorziate, la documentazione utile a conoscere i redditi deve comunque essere prodotta nel relativo giudizio affinché il Tribunale verifichi la congruità degli accordi o decida autonomamente in caso di disaccordi tra genitori.
Anche il tenore di vita che viene goduto dai figli viene preso in considerazione
Possono verificarsi casi in cui un genitore si presenti come nullatenente o abbia redditi incompatibili con il tenore di vita effettivamente goduto prima della separazione, per cui si può dubitare che non dica il vero.
Ecco allora che il Tribunale, oltre al reddito documentato, al fine di effettuare il calcolo del contributo al mantenimento dei figli valuterà anche l’effettivo tenore di vita che i genitori garantivano a sé stessi ed ai figli durante la convivenza familiare.
Questo elemento è infatti fondamentale per garantire ai figli una continuità di condizioni economiche anche dopo la separazione dei genitori.
La valutazione del tenore di vita da parte del Tribunale avviene normalmente tramite indagini delegate alla Guardia di Finanza e/o all’Agenzia delle Entrate, oppure semplicemente attraverso:
• Controllo di conti correnti e strumenti finanziari: i movimenti bancari possono rivelare entrate o uscite non dichiarate.
• Patrimoni mobili e immobili: beni di lusso, opere d'arte o gioielli possono essere indicativi di una capacità economica superiore al reddito dichiarato.
• Abitudini di spesa: spese straordinarie, come viaggi di lusso o iscrizioni a circoli esclusivi, contribuiscono a definire il tenore di vita complessivo.
• Prove documentali: i genitori devono fornire prove delle loro condizioni economiche e patrimoniali, attraverso dichiarazioni dettagliate e aggiornate.
Rilevanza delle spese conseguenti alla separazione
La separazione comporta inevitabilmente un aumento delle spese per ciascun genitore, poiché viene meno l'economia di scala derivante dalla convivenza.
Ecco allora che, per il calcolo del contributo al mantenimento dei figli minorenni o maggiorenni non autosufficienti, si dovranno considerare anche le seguenti spese che uno o entrambi i genitori saranno costretti a sostenere dopo la separazione, in modo da detrarle dal reddito netto mensile su cui andremo a fare il calcolo.
Si tratta in particolare delle seguenti:
• Spese ordinarie: utenze domestiche (luce, acqua, gas, riscaldamento), spese alimentari e per il trasporto pubblico, canoni di locazione o rate del mutuo per la casa.
• Spese straordinarie: costo per l'acquisto di un'auto necessaria per il lavoro o per accompagnare i figli, eventuali spese mediche o per l'istruzione non coperte da contributi pubblici.
• Nuove abitazioni: il genitore che lascia la casa coniugale deve sostenere i costi per una nuova abitazione, valutati in base al quartiere e alla necessità di ospitare i figli.
Ipotesi di calcolo del contributo al mantenimento di figli di coppie separate o divorziate
La legge non prevede calcoli matematici per quantificare il contributo al mantenimento dei figli da parte di un genitore a favore dell’altro.
Tuttavia, alcuni giudici hanno indicato linee guida che fanno riferimento ai parametri che abbiamo trattato con questo articolo, che possono essere utili per il calcolo del contributo al mantenimento dei figli di coppia che si sono lasciate.
Secondo la nostra esperienza di avvocati che si occupano di separazioni e divorzi da più di venti anni, il calcolo di un giusto contributo al mantenimento deve essere basato sostanzialmente sul reddito netto mensile del genitore tenuto alla contribuzione e sull’età del figlio.
Possiamo quindi dire che il contributo sarà quindi direttamente proporzionale ai seguenti elementi: reddito netto del genitore contribuente ed età dei figli da mantenere.
A questo punto possiamo anche sbilanciarci, ipotizzando che il contributo possa essere quantificato in una percentuale pari al 25% del reddito netto del genitore contribuente, detratte eventuali spese che quest’ultimo deve sostenere per l’abitazione in cui si è trasferito a vivere dopo la separazione.
La percentuale suddetta potrà poi variare in diminuzione fino al 20% per figli minorenni (che si presume abbiano necessità di minori consumi) e in aumento fino al 30% per figli maggiorenni (i cui costi di mantenimento si presumono superiori).
Inoltre, la percentuale potrà ulteriormente variare laddove il contributo al mantenimento debba essere quantificato per più figli e con età diverse.
È tuttavia doveroso precisare che si tratta di una mera ipotesi, basata sulla nostra esperienza di avvocati che si occupano di separazioni e divorzi dal 2004, e che ogni caso ha le proprie peculiarità e, in caso di disaccordo tra genitori, la quantificazione è lasciata alla discrezionalità del Tribunale.
Domande e risposte sul contributo al mantenimento dei figli
Concludiamo questo articolo con le principali domande che ci vengono fatte da chi affronta una separazione o un divorzio con figli.
1. Oltre al contributo al mantenimento, devo dare altri soldi per il mantenimento dei figli?
Il contributo al mantenimento dei figli comprende le cosiddette spese ordinarie (vitto, alloggio, vestiario…), ossia quelle necessarie e normalmente presenti in ogni contesto familiare.
Dal contributo al mantenimento ordinario dei figli sono invece esclude le spese straordinarie, ossia quelle che possono presentarsi così come no (ad esempio, spese mediche, spese sportive, spese universitarie etc.), che dovranno essere sostenute al 50% dai genitori.
2. Cosa posso fare se nel corso del tempo non sono più in grado di far fronte al contributo?
Il genitore che è obbligato a contribuire al mantenimento dei figli potrebbe anche subire fatti che gli rendano impossibile o più gravoso sostenere tale spesa.
Ecco allora che, quando cambiano le condizioni economiche del genitore contribuente, quest’ultimo può rivolgersi al Tribunale per chiedere una modifica delle condizioni della separazione o del divorzio, chiedendo che venga diminuito il contributo.
Vero è che un procedimento di modifica delle condizioni di separazione o divorzio può essere attivato anche dal genitore che riceve il contributo e che sostiene di dover avere maggiori somme dall’altro che, nel frattempo, ha aumentato i propri redditi.
3. Esistono delle tabelle per il calcolo del contributo al mantenimento dei figli?
Non esistono tabelle legali per la quantificazione del contributo al mantenimento dei figli di coppie separate o divorziate.
La quantificazione del contributo al mantenimento viene concordata dai genitori o stabilita dal Tribunale in caso di disaccordo tra genitori.
Il Tribunale farà una valutazione in base ad ogni singolo caso concreto, tenendo in considerazione redditi dei genitori, stile di vita tenuto durante la convivenza familiare ed età dei figli.
Secondo la nostra esperienza, comunque, mediamente il contributo equivale al 25% del reddito netto (detratte le spese per locazione o mutuo) del genitore contribuente, con diminuzione fino al 20% per figli minorenni e aumento fino al 30% per maggiorenni.
Possiamo assisterti anche con Gratuito Patrocinio per separazioni e divorzi
L’avvocato Nicola Barsotti e gli altri avvocati del nostro gruppo di Studi Legali presenti nelle principali città italiane si occupano di diritto della famiglia e possono difenderti in una separazione o un divorzio.
Abbiamo una esperienza di venti anni che ci consentirà di consigliarti la migliore strada per trovare un giusto accordo con l’ex partner per il mantenimento dei figli o, se non possibile, per ottenere giustizia in sede giudiziaria.
Prima di procedere con un tentativo di accordo o una causa, i nostri avvocati per separazioni e divorzi ti chiederanno di fornirci copia di tutta la documentazione reddituale e faranno un calcolo approssimativo del contributo al mantenimento dei figli.
Una procedura per separazione o divorzio tramite i nostri avvocati può essere seguita anche con Gratuito Patrocinio, quindi senza sostenere spese legali.
Per avere diritto al Gratuito Patrocinio per la tua separazione o il tuo divorzio non devi avere un reddito imponibile superiore ad € 12.838,01 risultante dall’ultima dichiarazione, considerando anche il reddito dei familiari con cui convivi tranne quello del soggetto da cui intendi separarti.
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