
Danni da errata diagnosi di tumore ai polmoni
28/06/2024
Avvocati Lucca: sentenze del Tribunale di Lucca sulla Malasanità
04/07/2024La colonscopia mal praticata dal medico può causare gravi lesioni al paziente, che quindi avrà diritto a chiedere il risarcimento dei danni per malasanità.
Nel caso in cui un paziente addirittura riporti il decesso per colpa di una colonscopia mal praticata, saranno i suoi familiari ad avere diritto al risarcimento dei danni per malasanità.
Con questo articolo approfondiamo l’argomento della colonscopia mal praticata e di come il paziente e i suoi familiari possono ottenere il risarcimento danni per questo caso di malasanità.
I nostri avvocati e medici legali sono esperti in malasanità dal 2004, assistono vittime di malasanità in tutta Italia e restano a disposizione di chi ha subito danni da colonscopia errata per valutare se è possibile ottenere un risarcimento danni.
- In cosa consiste la colonscopia e perché può provocare danni
- Come tutelarsi in caso di danni per colonscopia errata
- Un caso giudiziario di risarcimento danni da colonscopia e polipectomia
- Un caso giudiziario di perforazione del colon nel corso di colonscopia e polipectomia
- Altri articoli su casi di interventi mal eseguiti
In cosa consiste la colonscopia e perché può provocare danni
La colonscopia è un esame diagnostico-terapeutico che permette di esaminare e curare l'interno del colon e del retto, che sono i due segmenti che sostituiscono l’intestino crasso.
L’esame della colonscopia viene eseguito dal medico utilizzando un colonscopio, ossia un tubo flessibile dotato all’estremità di una telecamera che trasmette immagini al monitor visionato dall’operatore.
Con la colonscopia si possono diagnosticare malattie come il tumore al colon-retto, polipi e altre condizioni gastrointestinali.
Quando la colonscopia non viene correttamente preparata (la preparazione del colon alla colonscopia comprende una scelta di lassativi, modifiche della dieta, sedazione), eseguita o monitorata, il paziente può riportare danni non indifferenti.
Infatti, la colonscopia è un esame ma può essere utilizzata anche come strumento per interventi chirurgici come la rimozione di polipi (polipectomia) o biopsie.
I possibili danni derivanti da una colonscopia mal praticata possono includere la perforazione del colon, lesioni rettali, reazioni del nervo vago, sanguinamenti, infezioni e reazioni avverse.
Come tutelarsi in caso di danni per colonscopia errata
Il paziente che rimane vittima di lesioni a causa di una colonscopia non correttamente eseguita ha diritto al risarcimento dei danni subiti, così come ne hanno diritto i familiari di un paziente rimasto gravemente leso o morto.
Chi ha subito un caso di malasanità per colonscopia mal gestita, per prima cosa deve richiedere una consulenza medico legale per comprendere se vi sono stati effettivamente errori medici ed in cosa sono consistiti.
Per avere una consulenza medico legale ci si può rivolgere ai nostri consulenti specialisti in medicina legale che, sulla base della cartella clinica, sapranno individuare se la colonscopia è stata effettuata erroneamente.
Per procedere poi ad una richiesta di risarcimento danni in base alla consulenza medico legale, i nostri avvocati si interfacceranno con l’ospedale o la clinica dove è avvenuto l’errore e, se non si troverà un accordo, procederanno davanti al giudice per chiedere una sentenza di condanna.
Nel corso di una causa civile per risarcimento danni da colonscopia mal praticata verrà eseguita una perizia medico legale, ossia la disamina del caso di malasanità da parte di un collegio di specialisti nominati dal giudice e quindi imparziali.
Un caso giudiziario di risarcimento danni da colonscopia e polipectomia
Riportiamo un caso di danni subiti a seguito di colonscopia e polipectomia trattato dal Tribunale di Torre Annunziata con la sentenza n. 1872/2022 che ha riconosciuto un risarcimento di 253mila euro.
Una paziente si è rivolta al Tribunale di Torre Annunziata riferendo di essere sottoposta ad intervento di colonscopia totale in algosedazione e polipectomia e che, per errore nella esecuzione medica, riportava un danno meccanico diretto causato dalla punta dello strumento necessario ad eseguire la colonscopia, che andava ad incidere in malo modo sulla parete viscerale.
Precisamente, riferiva di aver riportato per errore medico una perforazione iatrogena del sigma di ampie dimensioni caratterizzata da abbondante contaminazione fecale peritoneale e da aria dal peritoneo al mediastino, definita "peritonite stercoracea".
Assumeva che a causa della errata condotta professionale dei sanitari le erano residuati postumi gravi e più precisamente, una cicatrice xifopubica, cheloidea, adesa ai piani sottostanti, dolente, con associata diastasi dei muscoli retti dell'addome e laparocele, addome pendulo e poco trattabile alla palpazione profonda, con presenza di stomia laterale, tali da non consentirle di condurre una vita ordinaria.
Sulla scorta della perizia medico legale svolta in corso di causa, risultava accertata una negligente condotta tenuta dai medici.
E' opportuno evidenziare alcuni passaggi dell'elaborato peritale.
Il primo momento di interesse valutativo che emerge dall'esame della documentazione sanitaria allegata è rappresentata dalla incompletezza e carenza di contenuti del referto della colonscopia, atteso che
1) non viene descritto lo stato di pulizia del viscere (tale elemento è di fondamentale importanza in quanto una scarsa pulizia intestinale è associata ad una minore sensibilità diagnostica ed a un maggior numero di complicanze);
2) Non viene riportato lo specifico passaggio procedurale in cui si eseguirono le polipectomie del sigma. Nel referto endoscopico non viene descritta l'asportazione dei polipi del sigma, ma viene solo riportata l'asportazione del polipo a livello della flessura epatica ed il posizionamento di due clips in tale sede. Delle polipectomie eseguite al sigma vi è traccia solo nelle conclusioni del referto endoscopico;
3) Non risulta descritta la modalità tecnica con cui si eseguirono le polipectomie del sigma. In altri termini, per quanto attiene al polipo della flessura epatica, risulta annotato "asportata e recuperata", ma è ancora una volta omessa la descrizione della tecnica utilizzata nella polipectomia.
Riguardo ai polipi del sigma non venne né descritta l'avvenuta polipectomia, né, tantomeno, la modalità tecnica di esecuzione della stessa (il che non consente di dimostrare che durante la procedura colonscopica furono attuate tutte le opportune manovre e precauzioni tecniche finalizzate a ridurre consistentemente il rischio di perforazioni intestinali durante la fase di asportazione dei polpi. Verosimilmente in considerazione del riscontro istologico di area necrotica ed ulcerata", la polipectomia del sigma è stata eseguita con elettrobisturi. Tale procedura dovrebbe prevedere la preventiva infiltrazione della sottomucosa che nel caso di specie non è annotata.
Nel caso di specie non può escludersi che vi sia stata una anomala diffusione della corrente che dovrebbe cessare automaticamente non appena il polipo è resecato dalla sua base, con iniziale danno della mucosa estesosi poi a tutto spessore fino alla realizzazione di una perforazione nelle ore successive alla procedura.
I consulenti quindi hanno concluso ritenendo che “la complicanza perforativa di cui si discute va posta a carico degli operatori in quanto non risulta documentata l'adozione intraprocedurale di tutte le consigliate misure preventive finalizzate a ridurre la ricorrenza di lesioni da perforazione".
I consulenti quindi hanno concluso ritenendo che “la complicanza perforativa di cui si discute va posta a carico degli operatori in quanto non risulta documentata l'adozione intraprocedurale di tutte le consigliate misure preventive finalizzate a ridurre la ricorrenza di lesioni da perforazione".
Aderendo a quanto accertato dai ctu, il Tribunale ha ritenuto che i postumi concretizzati dalla resezione del segmento di sigma perforato secondo Ha., con confezionamento di colostomia nonché la successiva formazione del voluminoso laparocele presentati dalla paziente, vanno addebitati all'inadeguata condotta dei sanitari.
Per i suddetti postumi è stato riconosciuto un risarcimento danni di 253mila euro.
Un caso giudiziario di perforazione del colon nel corso di colonscopia e polipectomia
Un altro interessante caso di lesioni subite dal paziente per errata procedura di colonscopia e polipectomia è stato trattato dal Tribunale di Verona con sentenza del 21 maggio 2019.
Un paziente subiva la perforazione del colon (per rimediare alla quale si era dovuto sottoporre a intervento di laparotomia d'urgenza) provocata a suo dire dalle manovre e dalle operazioni di asportazione dei due polipi eseguite nel corso di intervento di polipectomia.
In corso da causa si trattava quindi di verificare se nel caso di specie la condotta dei sanitari fosse stata scorretta (ed in particolare, secondo quanto allegato dall’uomo, se l'operatore, per asportare i polipi, avesse utilizzato l'ansa diatermica in eccessiva profondità ovvero per tempo abnormemente prolungato, cagionando la lesione) e sussistesse quindi condotta colposa degli stessi, ovvero se la perforazione colica verificatasi abbia costituito complicanza integrante concretizzazione del rischio normalmente connesso a questo tipo di intervento, pur in assenza di errori imputabili ai sanitari.
Ebbene, come evidenziato dai periti nominati dal Tribunale, il rischio di perforazione colica in corso di colonscopia è senz'altro presente ed attestato in letteratura, in percentuale casi definite dal consulente veramente sporadiche in ipotesi di asportazione di polipi con diametro inferiore a 5 mm, nonché in percentuali comunque basse (2, 97%) in caso di asportazione di polipi di diametro superiore.
Nel caso di specie il polipo asportato si presentava di dimensioni contenute (5/6 mm di diametro) sicché, per quanto sopra evidenziato, il rischio che si potessero verificare perforazioni del colon pur a fronte di una manovra di asportazione correttamente eseguita era assolutamente minimo.
Questa considerazione, valutata unitamente al fatto che la perforazione colica si fosse manifestata precocemente (lo stesso giorno dell'intervento il paziente aveva accusato dolori addominali, era tornato in ospedale ed era stato sottoposto all'intervento di laparotomia d'urgenza) e che nel corso dell'intervento l'operatore avesse applicato una clip metallica (il che è indicativo del fatto che una qualche lesione fosse stata rilevata), ha indotto i periti a ritenere che sia probabile che, nel corso dell'operazione di asportazione del polipo, la presa dell'ansa diatermica sia stata eccessiva nei confronti del diametro del piccolo polipo e che, pertanto, abbia provocato una continuità parietale.
Sulla scorta delle emergenze istruttorie, quindi, il Tribunale ha ritenuto comprovata almeno una delle condotte colpose (in sicuro rapporto eziologico con l'evento dannoso) allegate dall’uomo (uso scorretto dell'ansa diatermica, durante l'operazione di asportazione del polipo).
Altri articoli su casi di interventi mal eseguiti
- Colostomia per colpa medica: danni fisici e estetici
- Resezione gastrica e decesso del paziente
- Lesioni per malasanità e conseguente risarcimento
- Lesione dell’uretere per colpa medica e risarcimento
- Risarcimento danni per operazione chirurgica
- Perforazione dell’aorta per errato intervento chirurgico
- Lesione del nervo sciatico per responsabilità medica
- L’asportazione parziale del colon non era necessaria
- Risarcimento dei danni da perforazione della trachea
- Risarcimento danni per errato intervento di asportazione di polipo
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico-sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità-medico sanitaria.
© avvocaticollegati.it




