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01/07/2024Con questo articolo parliamo dei danni che possono derivare al paziente a seguito di una errata diagnosi di tumore ai polmoni e di come poter ottenere il risarcimento.
Abbiamo già affrontato con altri articoli casi di malasanità per errate o tardive diagnosi di patologie tumorali, e con questo articolo trattiamo nello specifico del caso della neoplasia polmonare.
Concluderemo riportando anche due casi giudiziari: quello di un paziente a cui è stata asportata una porzione di polmone per errata diagnosi di tumore e quello di una paziente a cui è stato diagnosticato in ritardo un tumore ai polmoni.
- In cosa consiste il tumore ai polmoni
- Quando si verifica una errata o tardiva diagnosi di tumore ai polmoni?
- Come tutelarsi in caso di errori diagnostici di tumore ai polmoni
- Omessa Diagnosi di Tumore al Polmone con Decesso del Paziente e Risarcimento ai Familiari
- Lobectomia a seguito di errata di diagnosi di tumore ai polmoni
- Perdita di chance di sopravvivenza per tardiva diagnosi di tumore polmonare
- Altri casi di errori diagnostici di tumori
- Guarda il nostro video sulla tardiva diagnosi dei tumori
In cosa consiste il tumore ai polmoni
Prima di passare alle questioni giuridiche relative al risarcimento danni per errata o tardiva diagnosi di tumore ai polmoni, spieghiamo sinteticamente in cosa consiste tale patologia.
Il tumore ai polmoni è una delle principali cause di morte per cancro a livello mondiale.
Si sviluppa quando le cellule nei polmoni iniziano a crescere in modo incontrollato, formando una massa o un tumore.
Esistono due tipi principali: il carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC) e il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), con quest'ultimo rappresentante circa l'85% dei casi.
Il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio, responsabile di circa l'85-90% dei casi.
Tuttavia, anche l'esposizione a sostanze come amianto, radon e inquinamento atmosferico può aumentare il rischio.
I sintomi includono tosse persistente, dolore toracico, difficoltà respiratorie e perdita di peso.
La diagnosi precoce è cruciale per migliorare la prognosi e può essere effettuata tramite radiografie ai polmoni, TAC e biopsie.
Il trattamento varia in base allo stadio del tumore e può includere chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapie mirate.
La prevenzione è fondamentale e si basa principalmente sulla cessazione del fumo e la riduzione dell'esposizione a sostanze nocive.
Quando si verifica una errata o tardiva diagnosi di tumore ai polmoni?
Una errata diagnosi di patologia tumorale si verifica quando il medico o i medici che hanno avuto in cura il paziente hanno diagnosticato una malattia diversa rispetto a quella effettiva.
L’errore diagnostico, che si verifica quando il medico scambia una malattia per un’altra, normalmente avviene quando il medico non ha effettuato una diagnosi differenziale.
Per diagnosi differenziale si intende uno specifico procedimento medico per cui, nel caso in cui il paziente presenti sintomi di più patologie, si dovrà procedere a più esami al fine di escludere progressivamente talune patologie per giungere a quella più attendibile.
Una tardiva diagnosi di tumore ai polmoni avviene invece quando i sanitari si sono resi conto in ritardo che il paziente era affetto da una patologia tumorale ai polmoni.
Il ritardo nella diagnosi può avvenire perché il medico ha sottovalutato alcuni sintomi del paziente, perché non ha prescritto alcuni esami utili, perché il medico non ha prescritto che gli esami o le visite specialistiche avvenissero con urgenza, perché non è stato correttamente seguito il follow up a seguito di altro tumore etc.
In ogni caso, sia per errata che tardiva diagnosi di tumore ai polmoni, il personale sanitario dell’ospedale o della clinica dove il paziente era in cura, risponderà dei danni subiti dal paziente se l’errore poteva essere evitato usando la diligenza medica e tutti gli strumenti diagnostici utili.
Come tutelarsi in caso di errori diagnostici di tumore ai polmoni
Il nostro gruppo di avvocati e medici legali esperti in malasanità dal 2004 può assistere pazienti che hanno subito danni per errori diagnostici di tumore ai polmoni e familiari di pazienti che sono rimasti gravemente lesi o morti per colpa medica.
Il primo passo che pazienti e familiari devono fare è recuperare la cartella clinica relativa al decorso della malattia, ossia tutti i documenti relativi a visite, esami, cure farmacologiche, ricoveri, interventi, follow up.
Dopo aver recuperato la cartella clinica (il paziente e i familiari di un paziente morto hanno sempre diritto di averne copia), si potrà prendere contatti con i nostri avvocati per spiegare il caso e valutare se ci sono i presupposti giuridici per procedere.
Infatti, l’avvocato saprà dire se siamo ancora in tempo per fare una richiesta di risarcimento (il paziente ha 10 anni di tempo e i familiari 5), se il caso potrebbe essere trattato in sede penale o civile, quali sono i soggetti legittimati ad agire per il risarcimento.
Se sussistono i presupposti giuridici per procedere, il secondo passo prevede un esame della cartella clinica da parte dei nostri consulenti medici e specialisti in oncologia, che sapranno dire se ci sono stati errori medici e quali conseguenze sono derivate.
A seguito del parere favorevole dei nostri consulenti, si procederà a fare una formale richiesta di risarcimento affinché l’ospedale o la clinica dove è avvenuto l’errore medico riconosca o meno la propria responsabilità e si trovi un accordo.
Se così non fosse, i nostri avvocati e consulenti medici chiederanno al Tribunale del luogo in cui è avvenuto l’errore che venga svolta una perizia medico legale, ossia un esame del caso da parte di consulenti terzi ed imparziali nominati dal giudice.
All’esito di una perizia medico legale che confermerà errori e danni, si potrà ottenere il giusto risarcimento a favore del paziente leso e/o dei familiari di un paziente leso o morto.
Omessa Diagnosi di Tumore al Polmone con Decesso del Paziente e Risarcimento ai Familiari
Con questo paragrafo riportiamo il caso trattato dal Tribunale Civile di Taranto con la sentenza n. 832 del 23 aprile 2026 che ha riconosciuto il risarcimento ai familiari di un paziente morto per omessa diagnosi di tumore polmonare che, se fosse stata avvenuta tempestivamente, avrebbe evitato la morte dell’uomo.
Il caso è stato portato all’attenzione del Tribunale dai familiari del paziente hanno descritto la storia clinica del proprio congiunto, rappresentando i fatti posti a fondamento della propria domanda nei seguenti termini:
-in data 14.04.2015, l’uomo, portatore di vasculopatia poli distrettuale conseguente ad ictus celebrale, si sottoponeva a TAC “total body” presso la Radiologia;
-tale esame, dopo aver evidenziato le conseguenze a livello encefalico dell’ischemia subita nell’anno 2014, veniva così refertato: “Polmone destro-polmone sinistro: non sono evidenti lesioni infiltrative parenchimali in atto. Diffuso rinforzo interstiziale con associate strie distelettasiche basali bilaterali. Regolari le strutture mediastiniche.”;
-in data 05.09.2018, il paziente era costretto a recarsi presso il Pronto Soccorso a causa di un improvviso dolore toracico associato a tosse ed emoftoe;
-la TAC “total body” con mezzo di contrasto eseguita in tale occasione rilevava la presenza di una voluminosa neoformazione polmonare solida, di verosimile natura neoplastica, a livello del lobo superiore del polmone sinistro;
-sulla scorta di tali risultanze, il paziente veniva ricoverato in data 10.09.2018 e fino al 15.09.2018, e sottoposto ad esame di biopsia eco-guidata in data 12.09.2018,
che diagnosticava la presenza di un carcinoma polmonare a piccole cellule;
-tale diagnosi imponeva un nuovo periodo di ricovero (dal 24.09.2018 al 27.09.2018), l’esecuzione di ulteriori esami diagnostici (PET/TAC), e l’inizio di un primo ciclo di chemioterapia, seguito dalla prescrizione di due cicli successivi, con eventuale associazione radio-chemioterapica;
-in data 16.01.2019, nelle more dei trattamenti oncologici, si verificava il decesso del paziente;
Ebbene, secondo la perizia disposta dal Tribunale, effettivamente vi è stato un indiscutibile nesso causale tra la condotta omissiva dei sanitari che effettuarono la TC del 14.04.2015 e il decesso del paziente.
I periti hanno infatti accertato che, “per quanto riguarda la TC eseguita in data 14.04.2015, nella refertazione venne omesso il rilievo di una lesione focale polmonare, del diametro di 12mm, a carico del lobo superiore del polmone sinistro, in sede centrale; detta omissione comportò la mancanza di successivi approfondimenti clinico diagnostici, che sono, invece, da considerare necessari ed imprescindibili in caso di riscontro “incidentale” di lesione focale del polmone.”.
Gli ausiliari del Tribunale hanno inoltre rimarcato “la stretta corrispondenza di sede anatomica tra la lesione “incidentalmente” evidenziata dalla TC del 14.04.2015 e la “voluminosa massa solida di natura etero formativa” dimostrata dalle indagini radiologiche (rx del torace e TC) eseguite in data 05.09.2018 durante la degenza nel P.S.”, successivamente diagnosticata come microcitoma polmonare in funzione della indagine ago bioptica eseguita nel corso del successivo ricovero”.
Pertanto, la perizia medico legale si è conclusa affermando che “l’incidentale dimostrazione, in corso di indagini cliniche e strumentali eseguite per altro fine (nel corso di TAC eseguita per controllo a distanza post-ictus) di una lesione polmonare solida, solitaria, avrebbe dovuto indurre ad un differente atteggiamento clinico, di attiva sorveglianza a breve termine (nuovo esame TC a due mesi) e, nella persistenza del sospetto, alla esecuzione di ulteriori esami strumentali (agobiopsia percutanea o in corso di esame fibrobroncoscopico), che, qualora positivi per patologia neoplastica, avrebbero potuto indurre alla programmazione di un trattamento chirurgico, che, all’epoca (malattia al primo stadio patologico, con esclusivo coinvolgimento del parenchima polmonare in assenza di interessamento linfonodale regionale ed extraregionale ed assenza di metastasi) avrebbe potuto risultare risolutivo (definitivamente ed esclusivamente).”.
Lobectomia a seguito di errata di diagnosi di tumore ai polmoni
Il Tribunale di Palermo, con sentenza n. 1441/2020 emessa in data 6 maggio 2020, ha riconosciuto a un paziente il risarcimento dei danni subiti per errore di diagnosi di tumore ai polmoni.
Infatti, a seguito dell’errore di diagnosi di patologia tumorale da parte dei medici che l’avevano in cura, subiva un intervento demolitivo con asportazione del lobo polmonare, ancorché il successivo esame istologico avesse accertato l'esistenza di una polmonite c.d. organizzata (infiammazione polmonare e cicatrizzazione e ostruzione di bronchioli e alveoli).
Quindi, il paziente veniva sottoposto a una lobectomia, ossia alla operazione chirurgica di asportazione di un lobo polmonare (il polmone destro ha 3 lobi o sezioni, quello sinistro ne ha 2), nonostante non ce ne fosse bisogno.
Dall’errore diagnostico derivavano quindi lesioni, non solo psicologiche per il trauma subito, ma anche fisiche, per le conseguenze a livello di respirazione e di maggiore fragilità polmonare.
La decisione del Tribunale di riconoscere il risarcimento derivava dai risultati della perizia medico legale che avevano rilevato gli errori medici di diagnosi di tumore ai polmoni.
Ma non solo, il Tribunale ha anche rilevato un danno per mancato consenso informato del paziente all’intervento, perché qualora avesse avuto contezza, anche in termini di mera ipotesi, dell'incertezza circa la diagnosi prospettata (tumore maligno), ciò lo avrebbe indotto, verosimilmente, ad eseguire ulteriori esami ed approfondimenti clinici e strumentali, anche sottoponendosi ad altre visite prima di prestare il proprio consenso ad un intervento demolitivo.
Perdita di chance di sopravvivenza per tardiva diagnosi di tumore polmonare
Adesso riportiamo il caso trattato dal Tribunale di Latina con la sentenza n. 748 del 20 marzo 2018 che ha riconosciuto un caso di tardiva diagnosi di tumore ai polmoni, con conseguente risarcimento.
Una donna presentante sintomi di patologia tumorale ai polmoni si sottoponeva a visite ed esame radiografico nel 2007 che, secondo i medici che l’avevano in cura non evidenziava patologie tumorali.
Tuttavia, a seguito di successive visite specialistiche emergeva la presenza di una neoplasia tumorale.
Infatti, dopo meno di 4 anni dalla suddetta radiografia, le veniva diagnosticata una neoplasia con caratteri di carcinoma bronchiolo-alveolare di tipo misto muco secernente e non muco secernente sec WHO 2004, moderatamente differenziato (G2) con aspetti periferici di tipo papillare e bronchiolo-alveolare, infiltrante focalmente la pleura con sierosite acuta consensuale, classificato come PT2 (m) Nx Mx UICC 2009, G2.
E, come accertato in sede di perizia medico legale svolta in corso di causa, tale ultima classificazione non escludeva la sussistenza - peraltro obiettivamente rilevata a mezzo pet e tac - di interessamento linfonodale.
La presenza di un secondo nodulo a sede dell'apicale dell'inferiore, documentata con tomoscintigrafia globale corporea (PET) e confermata con tac torace nelle dimensioni di circa 28 mm, rendeva credibile l'ipotesi che nel 2007 la neoplasia fosse caratterizzata per lo meno da interessamento dei linfonodi peribronchiali e che fosse, quindi, riconducibile nel II stadio.
Per i periti, infatti, il tumore polmonare era visibile e diagnosticabile già attraverso l'esame radiologico del 2007, localizzando con precisione l'eteroformazione nell'ambito immagine radiologica ed offrendone una puntuale descrizione in termini di "tenue opacità a livello basale del lobo polmonare di destra".
Alla stregua di tale ricostruzione i periti hanno ritenuto che, ove la neoplasia fosse stata scoperta nel 2007, le chances di sopravvivenza a cinque anni sarebbero state per la paziente pari al 33%, laddove la progressione della malattia, dovuta alla sua intempestiva diagnosi, sino allo stadio IV ha fatto sì che tali possibilità siano state del tutto frustrate, tanto che, nonostante la terapia chemioterapica cui si è sottoposta, la paziente decedeva nel 2015.
Altri casi di errori diagnostici di tumori
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Guarda il nostro video sulla tardiva diagnosi dei tumori
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico-sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità-medico sanitaria.
Articolo aggiornato al 12 giugno 2026
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