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04/12/2024La colonna vertebrale è il pilastro del corpo umano, responsabile del sostegno, della protezione del midollo spinale e della mobilità.
Patologie e lesioni a carico di questa struttura possono avere un impatto devastante sulla qualità della vita, rendendo indispensabile il ruolo dell'ortopedico e del neurochirurgo.
In questo articolo, esploreremo il ruolo dell'ortopedico nella diagnosi e nel trattamento delle patologie della colonna vertebrale, le principali malattie che interessano questa struttura, gli interventi chirurgici più diffusi e le possibili complicazioni.
Faremo anche riferimento agli interventi chirurgici sulla colonna vertebrale che possono essere effettuati, anzichè dall’ortopedico, da medici specializzati in neurochirurgia.
Concluderemo con un'analisi aggiornata sui casi di malasanità ortopedica e neurochirurgica in Italia e, infine, con consigli per ottenere il risarcimento danni da malasanità ortopedica e neurochirurgica tramite i nostri avvocati esperti in risarcimento danni da malasanità da più di 20 anni.
- Il ruolo dell'ortopedico: diagnosi e approcci terapeutici
- Principali patologie della colonna vertebrale
- Principali interventi chirurgici sulla colonna vertebrale
- Complicanze degli interventi chirurgici
- Casi di malasanità ortopedica in Italia
- Il ruolo dello specialista in neurochirurgia
- Come ottenere il risarcimento rivolgendosi ad avvocati esperti in malasanità
- Quando è possibile richiedere un risarcimento per malasanità?
- Un recente caso di risarcimento per errato intervento di artrodesi L4-L5
- Leggi altri articoli su casi di malasanità ortopedica e neurochirurgica
- Guarda il video sull'ultimo caso che abbiamo vinto
Il ruolo dell'ortopedico: diagnosi e approcci terapeutici
La colonna vertebrale è una struttura complessa composta da 33 vertebre, divise in sezioni cervicale, toracica, lombare, sacrale e coccigea.
La diagnosi e il trattamento delle patologie spinali richiedono un'analisi accurata, che l'ortopedico esegue attraverso un iter ben definito:
1. Anamnesi e Valutazione Clinica
- Durante la visita iniziale, l'ortopedico raccoglie informazioni sui sintomi del paziente, come dolore, rigidità, formicolio o debolezza.
- L'esame clinico prevede test specifici per valutare la funzionalità della colonna e dei nervi.
2. Diagnostica per Immagini
- Radiografie utilizzare per valutare anomalie strutturali.
- Risonanza Magnetica (RM): fondamentale per analizzare i tessuti molli, come dischi intervertebrali e midollo spinale.
- Tomografia Computerizzata (TC): ideale per uno studio dettagliato delle ossa.
3. Trattamento
- Conservativo : include farmaci, fisioterapia, infiltrazioni e terapie non invasive.
- Chirurgico : riservato ai casi in cui le terapie conservative non sono efficaci o il paziente presenta una condizione grave.
Principali patologie della colonna vertebrale
La colonna vertebrale può essere colpita da diverse patologie, suddivisibili in categorie principali: degenerative, traumatiche, infettive, tumorali e deformità congenite o acquisite.
1. Patologie Degenerative
Queste condizioni sono legate all'usura dei tessuti con l'età o fattori genetici.
Ernia del Disco :
- Si verifica quando il nucleo del disco intervertebrale fuoriesce dalla sua sede, comprimendo le radici nervose.
- Sintomi : Dolore irradiato (sciatica), perdita di forza o sensibilità.
- Trattamento : Fisioterapia, farmaci antinfiammatori, infiltrazioni o discectomia chirurgica.
• Spondilosi :
- È una forma di artrosi che interessa i dischi e le articolazioni vertebrali.
- Sintomi : Dolore cronico, rigidità e limitazione nei movimenti.
- Trattamento : terapia conservativa o artrodesi nei casi gravi.
• Stenosi spinale :
- Un restringimento del canale vertebrale che provoca compressione nervosa.
- Sintomi : Dolore, difficoltà motorie e alterazioni neurologiche.
- Trattamento : Decompressione chirurgica (laminectomia).
2. Deformità della Colonna
Le deformità possono essere congenite o svilupparsi nel tempo.
• Scoliosi :
- È una deviazione laterale della colonna.
- Sintomi : Deformità evidente, dolore, difficoltà respiratorie nei casi gravi.
- Trattamento : Corsetti, fisioterapia o correzione chirurgica.
• Cifosi :
- Curvatura eccessiva della colonna toracica.
- Trattamento : Terapia posturale o intervento correttivo.
3. Patologie traumatiche
Traumi come incidenti stradali o cadute possono causare fratture vertebrali.
• Fratture da Compressione :
- Spesso legato all'osteoporosi
- Trattamento : Vertebroplastica, cifoplastica o stabilizzazione chirurgica.
4. Patologie infettive e tumorali
Infezioni (spondilodiscite) e tumori vertebrali richiedono un trattamento tempestivo per evitare complicazioni gravi.
Principali interventi chirurgici sulla colonna vertebrale
Quando le terapie conservative non sono sufficienti, l'intervento chirurgico diventa indispensabile. Tra le procedure più comuni troviamo:
1. Discectomia
• Rimozione del disco intervertebrale erniato per alleviare la compressione nervosa.
• Spesso eseguita con tecniche mini-invasive.
2. Laminectomia
• Rimozione della lamina vertebrale per creare spazio nel canale spinale.
• Indicata per stenosi spinali o compressioni midollari.
3. Artrodesi Vertebrale
• Fusione di due o più vertebre per stabilizzare la colonna.
• Utilizzata per patologie degenerative avanzate o deformità.
4. Vertebroplastica e Cifoplastica
• Procedura mini-invasiva per trattare fratture vertebrali.
• Consistono nell'iniezione di cemento osseo per rinforzare la vertebra.
5. Correzione della Deformità
• Chirurgia complessa che utilizza barre, viti e impianti per correggere scoliosi o cifosi.
6. Protesi Discali
• Sostituzione di dischi degenerati con impianti artificiali per preservare la mobilità.
Complicanze degli interventi chirurgici
Nonostante i progressi tecnologici, gli interventi chirurgici sulla colonna vertebrale comportano rischi. Le complicanze possono essere suddivise in intraoperatorie e postoperatorie.
Complicanze intraoperatorie
• Lesioni Nervose :
- Il rischio di danneggiare le radici nervose o il midollo è presente, sebbene raro.
• Emorragia :
- Può verificarsi a causa della vascolarizzazione della colonna.
Complicanze postoperatorie
• Infezioni :
- Da superficiali a profonde, richiedono spesso trattamenti antibiotici o reinterventi.
• Dolore persistente :
-Alcuni pazienti continuano a soffrire nonostante l'intervento.
• Pseudoartrosi :
- Mancata fusione ossea dopo un intervento di artrodesi.
• Migrazione degli Impianti :
- Viti o barre possono spostarsi, causando sintomi o richiedendo una revisione chirurgica.
Complicanze Generali
• Trombosi Venosa Profonda :
- Rischio comune negli interventi prolungati.
• Problemi Anestesiologici :
- Reazioni avverse all'anestesia generale.
Una corretta pianificazione preoperatoria e il rispetto dei protocolli postoperatori sono essenziali per minimizzare questi rischi.
Casi di malasanità ortopedica in Italia
La malasanità ortopedica è un fenomeno che desta crescente attenzione in Italia.
Secondo i dati del Tribunale per i Diritti del Malato, il 12-15% delle denunce per malasanità riguarda interventi alla colonna vertebrale.
Principali cause di denuncia
• Diagnosi errata : ritardi o errori diagnostici che aggravano le condizioni del paziente.
• Errori Chirurgici : complicanze evitabili dovute a tecniche errate o a scarsa esperienza del chirurgo.
• Gestione inadeguata del Postoperatorio: mancata identificazione e trattamento tempestivo di infezioni o altre complicanze.
Conseguenze per i Pazienti
• Invalidità permanente
• Peggioramento della qualità della vita
• Necessità di ulteriori interventi correttivi.
Uno studio del 2023 condotto dall'Associazione Italiana per la Sicurezza del Paziente ha rilevato che il 25% dei casi di malasanità ortopedica porta a risarcimenti significativi, con una media di 150.000 euro per caso.
Il ruolo dello specialista in neurochirurgia
Il neurochirurgo è un medico specializzato nella diagnosi e nel trattamento chirurgico di patologie del sistema nervoso centrale e periferico, che includono il cervello, il midollo spinale ei nervi.
Nel contesto della colonna vertebrale, la sua competenza è indispensabile per trattare condizioni in cui le strutture nervose sono coinvolte direttamente, come il midollo spinale o le radici nervose che fuoriescono dalla colonna.
Le aree di competenza del neurochirurgo in relazione alla colonna vertebrale comprendono:
- Patologie compressive del midollo spinale e delle radici nervose.
- Lesioni traumatiche che interessano la colonna e il midollo.
- Tumori spinali e intramidollari.
- Malformazioni congenite o acquisite che coinvolgono strutture nervose.
La decisione di affidare un intervento alla colonna vertebrale a un neurochirurgo dipende dalla natura della patologia e dalle strutture coinvolte.
Di seguito, le principali condizioni trattate dal neurochirurgo:
1. Ernia del disco intervertebrale
Una delle patologie più comuni, si verifica quando il nucleo polposo del disco fuoriesce dalla sua sede, comprimendo le radici nervose o il midollo spinale.
Il neurochirurgo interviene con tecniche microchirurgiche o mini-invasive per rimuovere il materiale erniato e decomprimere le strutture nervose.
2. Stenosi del canale vertebrale
Il restringimento del canale vertebrale può comprimere il midollo spinale o le radici nervose, causando dolore, debolezza e difficoltà motorie.
Il neurochirurgo esegue interventi di laminectomia o laminoplastica per ampliare lo spazio nel canale vertebrale.
3. Tumori Vertebrali e Spinali
Tumori benigni o maligni che coinvolgono il midollo spinale o le radici nervose richiedono la rimozione chirurgica da parte del neurochirurgo.
4. Lesioni traumatiche
Fratture vertebrali con compromissione del midollo spinale o delle radici nervose necessitano spesso di una stabilizzazione chirurgica o di una decompressione eseguita dal neurochirurgo.
5. Malformazioni Congenite
Anomalie come la spina bifida o il mielomeningocele richiedono l'intervento di un neurochirurgo per la correzione.
Tecniche Utilizzate dal Neurochirurgo
Il neurochirurgo si avvale di tecniche avanzate per garantire interventi sicuri e precisi, tra cui:
Microchirurgia:
utilizzo di microscopi per operare su strutture nervose delicate.
Chirurgia Mini-Invasiva:
procedure che riducono i tempi di recupero ei rischi operatori.
Tecnologie di Imaging Intraoperatorio:
per una visione accurata delle strutture spinali.
Collaborazione tra Neurochirurgo e Ortopedico
In molti casi, il trattamento delle patologie spinali richiede una stretta collaborazione tra il neurochirurgo e l'ortopedico.
Mentre il neurochirurgo si concentra sulle strutture nervose, l'ortopedico interviene per correggere deformità o stabilizzare la colonna.
Questa sinergia è essenziale per offrire ai pazienti un approccio multidisciplinare e personalizzato.
Come ottenere il risarcimento rivolgendosi ad avvocati esperti in malasanità
Un intervento chirurgico alla schiena è spesso un percorso obbligato per risolvere problematiche dolorose o invalidanti legate alla colonna vertebrale.
Tuttavia, non tutti gli interventi sono risultati positivi.
In alcuni casi, errori medici durante la procedura o una gestione inadeguata del post-operatorio possono causare lesioni gravi, con un impatto devastante sulla qualità della vita del paziente.
In queste situazioni, il paziente ha il diritto di tutelarsi legalmente e di chiedere subito un risarcimento per il danno.
Rivolgersi a un avvocato esperto in malasanità rappresenta un passo fondamentale per ottenere giustizia e un adeguato indennizzo.
Di seguito analizziamo i passi da compiere per richiedere un risarcimento, i tempi entro cui è necessario agire e il ruolo cruciale dell'avvocato durante l'intero processo.
Quando è possibile richiedere un risarcimento per malasanità?
Il diritto al risarcimento si fonda sul principio della responsabilità sanitaria, secondo cui il medico, l'équipe chirurgica e la struttura ospedaliera sono tenuti a rispettare specifici standard di cura.
Quando questi standard non vengono rispettati, il paziente può subire un danno evitabile.
Errori medici tipici negli interventi alla schiena
Gli errori medici più comuni che possono verificarsi durante un intervento chirurgico alla colonna vertebrale includono:
• Lesioni nervose : danni permanenti ai nervi spinali, con conseguenti paralisi o perdita di sensibilità.
• Infezioni post-operatorie : manca diagnosi o trattamento tempestivo di infezioni gravi.
• Errata esecuzione dell'intervento : come la rimozione incompleta di un'ernia del disco o l'errato posizionamento degli impianti.
• Complicanze evitate male : mancato riconoscimento di emorragie, pseudoartrosi o migrazione degli impianti.
Quando si verifica un danno derivante da uno di questi errori, è possibile richiedere un risarcimento, la patto che il paziente possa dimostrare l'esistenza di un danno, il nesso di causa tra il danno subito e l'errore medico e la colpa del medico o della struttura sanitaria.
Affidando il tuo caso di malasanità ortopedica o chirurgica ai nostri avvocati, avrai una valutazione medico legale da parte dei nostri consulenti e poi ti assisteremo nel corso della perizia medico legale e delle eventuale causa contro l'ospedale pubblico o la clinica privata in cui si sono verificati gli errori medici.
Un recente caso di risarcimento per errato intervento di artrodesi L4-L5
Per avere un esempio di come si svolge una causa per risarcimento danni da errori chirurgici che hanno coinvolto la colonna vertebrale, riportiamo la sentenza n. 640/2022 del Tribunale di Pavia.
Una paziente ha agito in giudizio chiedendo il risarcimento dei danni patiti in conseguenza dei gravi postumi insorti (in particolare, sindrome della cauda bassa) a seguito dell'errata esecuzione dell'intervento chirurgico di artrodesi strumentata in sede L4-L5.
La decisione del Tribunale prende necessariamente le mosse dalla CTU medico legale disposta in giudizio, nell'ambito della quale, all'esito dell'approfondito esame della documentazione disponibile, la storia clinica dell'attrice è stata ricostruita come segue.
Nel settembre 2013, la paziente era affetta da una condizione clinica contrassegnata, sotto il duplice profilo anamnestico ed obiettivo, da "lombalgia cronica progressivamente ingravescente associata ad irradiazione agli arti inferiori (dx maggiore sx) e limitazione nella deambulazione (...)" e da "(...) lieve deficit di forza diffusa aaii ROT rotulei ed achillei lievemente asimmetrici per sin" dx. Lieve ipoestesia diffusa alla faccia laterale arto inf dx e a pianta e dorso del piede dx. Lasegue + max gradi bilat. Lombalgia importante (...)", refrattaria, tra le altre, a "(...) terapia del dolore (epidurali)... medrol... Lyrica... Palexia (...)"; a tale quadro clinico si correlava evidenza strumentale di "(...) L5-S1: immodificata la minuta piccola ernia posteriore centrale a debole impronta durale. L4-L5: sensibilmente ridotta l'ernia discale paramediana destra precedentemente segnalata sia nella sua estensione longitudinale che orizzontale. L3-L4: immodificata la piccola protrusione armonica dell'anulus postriore (...)" e di "(...) sofferenza radicolare motoria in territorio L5-S1 dx, con presenza di attività di denervazione di lieve-media entità in S1 (...)".
Alla luce della lunga storia di malattia, della refrattarietà della sintomatologia dolorosa, invalidante, alle terapie conservative, dell'evidenza strumentale di discopatia con ernia mediana L4-L5, con segni di sofferenza dei piatti vertebrali, e dell'interessamento neurologico radicolare documentato dall'esame elettromiografico, l'indicazione ad un trattamento chirurgico poteva ritenersi opzione condivisibile.
Nell'ambito delle strategie chirurgiche attuabili in casi consimili, l'artrodesi posteriore strumentata è da considerare quale chirurgia maggiore, caratterizzata da rischi operatori non indifferenti, generali (emorragie, infezioni) e specifici (lesioni durali, danni nervosi, fallimento/mal posizionamento dei mezzi di sintesi), rappresentando, al contempo, la scelta più adeguata in termini di miglior outcome a distanza, sotto forma sia di controllo del dolore a medio-lungo termine sia di minore tasso di reintervento; l'adozione di tale approccio chirurgico, nella fattispecie, non pare quindi censurabile.
In ordine alle modalità con cui venne materialmente eseguito, dalle immagini TC acquisite in prima giornata postoperatoria, emerge, in primo luogo, la traccia del mal posizionamento di una vite peduncolare, in prima ipotesi quella destinata al peduncolo vertebrale L5 sinistro; seppure la vite sia stata poi correttamente riposizionata, la traiettoria, eccessivamente mediale, attraversa lo spazio recesso-foraminale L5 sinistro e potrebbe aver determinato una lesione, anche solo parziale, della corrispondente radice nervosa L5 sinistro.
Poiché il gesto chirurgico avviene in regioni ad elevata complessità anatomica e spesso di difficile accesso, il mal posizionamento di una vite peduncolare è evento tutt'altro che infrequente in chirurgia vertebrale; anche le più sofisticate tecniche di neuronavigazione intraoperatoria guidata da immagini e/o di chirurgia robotica, non azzerano completamente il rischio di errato posizionamento, sebbene lo riducano sensibilmente; nel caso in esame, appare evidente che il chirurgo operatore abbia tempestivamente identificato l'erroneo posizionamento e corretto la traiettoria della vite, in quanto il montaggio definitivo risulta corretto.
Tale condotta non appare censurabile sotto il profilo tecnico neurochirurgico, seppure sia criticabile la carente redazione del verbale operatorio; al transitorio mal posizionamento della vite L5 sinistra è riconducibile, in termini di ricadute, quanto anamnesticamente riferito in termini di sintomatologia dolorosa irradiata all'arto inferiore sinistro associata a ipo-disestesie distali e quanto direttamente obiettivato nell'attualità sotto forma di modesta ipostenia della flessione dorsale del piede omolaterale, in carenza, tuttavia, di una evidenza elettromiografica a supporto.
Procedendo oltre, dalla descrizione dell'atto operatorio risulta, altresì, che fu prodotta una "lesione durale", contestualmente riconosciuta e trattata mediante "sutura con filo del prolene del 6/0, si rafforza la sutura con colla di fibrina e patch" - dalla rivalutazione dell'iconografia acquisita nel corso delle operazioni peritali, emerge un affastellamento delle radici nervose lombosacrali, che appaiono impacchettate e adese al piano durale posteriore in prossimità della breccia chirurgica e, più in particolare, in corrispondenza della laminectomia decompressiva LA; più nel dettaglio, nella RM postoperatoria del marzo 2014, acquisita trascorsi più di sei mesi dall'intervento, si apprezza ancora abbondante patch ricostruttivo, che occupa lo spazio peridurale e deborda ampiamente nel canale spinale - anche in sede intradurale - e appare riferibile agli esiti fibroticocicatriziali conseguenti alla lacerazione durale descritta nel verbale chirurgico.
Il collegio peritale nominato dal Tribunale ha quindi osservato quanto segue.
L'estensione e l'entità del fenomeno aderenziale peri e intradurale, nonché il quadro clinico, neurologico e strumentale postoperatorio, portano a ritenere che il processo lesivo avesse interessato "non solo il rivestimento durale", anche considerato che "la comparsa di vescica neurologica nell'immediato postoperatorio e la successiva conferma elettromiografica di una sofferenza radicolare S2-S4 depongono invero per una lesione radicolare iatrogena".
Nello specifico, il descritto sovvertimento anatomico appare del tutto idoneo a rendere ragione della comparsa del quadro di "ritenzione urinaria", manifestatosi all'atto della rimozione del catetere vescicale, e di "difficoltà a scaricarsi" documentato successivamente.
Depongono in tal senso, non solo "la congruenza topografica" tra la sede del rimaneggiamento anatomico ed il deficit neurologico documentato, ma anche "la stretta correlazione cronologica" sussistente tra l'atto chirurgico e la comparsa della predetta compromissione nonché, da ultimo, "la assenza di valide spiegazioni causali alternative"; il momento/meccanismo lesivo, per quanto desumibile dal quadro documentale, può dunque collocarsi nell'ambito della descritta lesione durale in corso di fresatura del processo articolare e/o nelle successive manovre di sutura/ricostruzione durale.
Per quanto la lesione intraoperatoria della dura madre costituisca un evento non infrequentemente descritto nell'ambito della chirurgia vertebrale - potendo rappresentare una sequela prevedibile, ma non sempre prevenibile della decompressione osteolegamentosa, soprattutto in presenza di aderenze fibrotiche -lo stesso non può dirsi della lesione nervosa mielica e/o radicolare, che deriva da inadeguata pianificazione e/o esecuzione del gesto chirurgico e risulta pertanto censurabile.
Identificati i profili di censurabilità dell'operato medico nella "produzione di una lesione radicolare S2-S4", secondo gli ausiliari incaricati residuano, in capo alla paziente, postumi ormai stabilizzati valutabili nella misura del 40%, preceduti da un periodo di invalidità temporanea (IT) totale di gg. 7 al 100% e parziale di gg. 60 al 75%, di gg. 60 al 50%, di gg. 60 al 25%, con la precisazione che "stante il carattere progressivo delle difficoltà motorie riferite (si veda al riguardo la raccolta anamnestica), tale menomazione non possa essere ricondotta alle sequele dell'intervento chirurgico in esame, risultando, in via di probabilità, effetto della progressione della patologia vertebrale di cui la signora M. è comprovatamente affetta" e che "la percentuale di danno indicata nella misura del 40% (...) è, diversamente, atta a ricomprendere, oltre alla compromissione neurologica sellare e sfinteriale documentata agli atti, sia la sintomatologia dolorosa riferita dalla attrice, sia le attendibili limitazioni al coito riconducibili alla perdita di sensibilità locoregionale".
Il Tribunale quindi riconosce alla paziente un risarcimento danni di € 267.440 in base alle Tabelle del Tribunale di Milano per il calcolo del danno non patrimoniale, oltre al risarcimento delle spese mediche e legali sostenute.
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