
Malasanità per Ritardi ed Errori al Pronto Soccorso e Risarcimento
16/06/2026
Chirurgia Vascolare: Possibili Errori e Diritto al Risarcimento
17/06/2026Avvocati Collegati è un gruppo di avvocati che si occupa di risarcimento danni per malasanità dal 2004 in tutta Italia, avvalendosi della collaborazione con medici legali e specialisti nelle varie branche della medicina.
Tra i numerosi casi di malasanità che abbiamo trattato in oltre venti anni, ci sono anche quelli per errori medici legati all’isterectomia, un intervento chirurgico importante che può rendersi necessario per curare diverse patologie ginecologiche.
Nella maggior parte dei casi l’operazione viene eseguita correttamente, ma possono verificarsi complicanze gravi, lesioni permanenti e, nelle situazioni più drammatiche, anche il decesso della paziente.
Se hai subito danni dopo un’isterectomia, oppure se una tua familiare è rimasta invalida o è deceduta in seguito all’intervento, chiama subito gratuitamente il nostro Numero Verde Malasanità per parlare con un avvocato, o usa la nostra chat WhatsApp per avere subito assistenza.
Continua a leggere questo articolo, scritto in collaborazione con i nostri consulenti medici legali, per saperne di più sui possibili casi di malasanità legati all’isterectomia, tra cui quello recentemente trattato dal Tribunale di S. Maria Capua Vetere.
- Che cos’è l’Isterectomia
- Possibili Complicanze ed Errori Medici nell’Isterectomia
- Risarcimento per Danni da Errata Isterectomia
- La Perizia Medico Legale per Casi di Malasanità legati ad Isterectomia
- Avvocati per Risarcimento da Malasanità per Errori Medici nell’Isterectomia
- Un Caso Giudiziario di Risarcimento per Fistole da Errata Isterectomia
- Altri Articoli e Video sulla Malasanità Chirurgica e Ginecologica
Che cos’è l’Isterectomia
L’isterectomia è l’intervento chirurgico attraverso il quale viene asportato l’utero, per cui, dopo l’operazione, la paziente non può più avere gravidanze e non avrà più il ciclo mestruale.
A seconda delle condizioni cliniche e della patologia da trattare, l’intervento può consistere in:
• isterectomia totale, con asportazione dell’utero e del collo dell’utero;
• isterectomia subtotale o parziale, nella quale viene rimosso il corpo dell’utero, lasciando il collo uterino;
• isterectomia radicale, che può comprendere anche l’asportazione di tessuti circostanti e viene generalmente effettuata in presenza di alcune patologie tumorali;
• isterectomia con salpingectomia o annessiectomia, quando vengono asportate anche le tube, una o entrambe le ovaie.
L’intervento può essere eseguito per via addominale tradizionale, vaginale, laparoscopica o robotica.
La scelta della tecnica deve essere effettuata considerando la patologia, le caratteristiche della paziente, gli interventi precedenti, i rischi individuali e le alternative disponibili.
L’isterectomia può essere indicata, tra l’altro, in presenza di:
• fibromi uterini;
• endometriosi o adenomiosi;
• prolasso uterino;
• emorragie uterine persistenti;
• dolore pelvico cronico;
• tumori dell’utero, del collo uterino o di altri organi ginecologici;
• gravi complicazioni ostetriche;
• infezioni o altre patologie non risolvibili con trattamenti conservativi.
Poiché si tratta di un intervento irreversibile, soprattutto nelle patologie non tumorali deve essere valutata attentamente la possibilità di ricorrere a cure farmacologiche, procedure meno invasive o interventi conservativi.
La paziente deve ricevere informazioni comprensibili sulla diagnosi, sulla necessità dell’operazione, sui benefici attesi, sui rischi, sulle possibili alternative e sulle conseguenze dell’eventuale mancato trattamento.
Possibili Complicanze ed Errori Medici nell’Isterectomia
L’isterectomia, come ogni intervento chirurgico, comporta rischi che possono verificarsi anche quando i medici rispettano tutte le regole di prudenza e le corrette pratiche cliniche.
Tra le complicanze conosciute vi sono emorragie, infezioni, trombosi, lesioni dell’apparato urinario o intestinale, problemi di cicatrizzazione, disturbi vaginali e conseguenze legate all’anestesia.
La presenza di una complicanza, da sola, non dimostra quindi la responsabilità dei sanitari.
Il sospetto di malasanità può sorgere quando il danno è stato provocato o aggravato da una condotta medica non corretta, quando una complicanza non è stata riconosciuta tempestivamente oppure quando non sono state adottate le misure necessarie per prevenirla o curarla.
Gli errori possono riguardare le diverse fasi del percorso sanitario: diagnosi, programmazione dell’intervento, esecuzione chirurgica e assistenza postoperatoria.
Errata indicazione all’intervento
Un’isterectomia potrebbe risultare ingiustificata quando viene eseguita senza una reale necessità clinica o senza avere valutato alternative terapeutiche meno invasive.
Può accadere, per esempio, che l’intervento sia deciso sulla base di una diagnosi errata, di esami incompleti o di una valutazione non adeguata della patologia.
L’asportazione non necessaria dell’utero può determinare conseguenze fisiche e psicologiche particolarmente rilevanti, soprattutto nelle pazienti giovani o che desideravano avere figli.
Errore nella scelta della tecnica chirurgica
Il chirurgo deve individuare la modalità di intervento più appropriata in relazione alla situazione concreta.
La scelta di una tecnica non adeguata, eccessivamente invasiva o incompatibile con le condizioni della paziente può aumentare il rischio di lesioni, emorragie, infezioni e complicazioni postoperatorie.
Anche la mancata conversione da un intervento laparoscopico a un intervento tradizionale, quando le difficoltà operatorie lo rendano necessario, può assumere rilevanza nella valutazione medico-legale.
Lesione degli ureteri
Gli ureteri sono i condotti che trasportano l’urina dai reni alla vescica e si trovano in prossimità dell’utero.
Durante l’isterectomia possono essere recisi, perforati, legati o danneggiati dal calore degli strumenti chirurgici. La lesione può provocare perdita di urina nell’addome, infezioni, fistole, insufficienza renale o necessità di ulteriori operazioni.
Non sempre una lesione ureterale è evitabile. Può però configurarsi un errore quando deriva da una tecnica chirurgica non corretta oppure quando non viene riconosciuta e trattata tempestivamente.
Lesione della vescica
La vescica può essere accidentalmente perforata o lesionata durante la separazione dei tessuti.
Il danno può determinare incontinenza, infezioni, fistole, difficoltà urinarie e necessità di interventi riparativi.
Anche in questo caso occorre verificare sia le modalità con cui la lesione si è verificata, sia il comportamento adottato dai sanitari dopo la sua comparsa.
Lesione dell’intestino
Durante un’isterectomia, in particolare in presenza di aderenze, endometriosi o precedenti interventi chirurgici, possono verificarsi perforazioni o lesioni intestinali.
Se il danno non viene individuato immediatamente, il contenuto intestinale può diffondersi nell’addome e provocare peritonite, sepsi, shock e, nei casi più gravi, il decesso.
Il ritardo nella diagnosi di una perforazione intestinale può risultare decisivo nella ricostruzione delle responsabilità.
Emorragia non controllata
Un sanguinamento importante può verificarsi durante o dopo l’operazione.
Il possibile errore può consistere nella lesione di un vaso, in un’emostasi non adeguata, nel ritardo nel riconoscere l’emorragia, nella mancata esecuzione degli esami necessari o nell’omessa trasfusione e revisione chirurgica.
Una grave perdita di sangue può causare anemia, shock emorragico, danni agli organi interni, necessità di nuovi interventi e morte.
Infezioni e sepsi
Le infezioni possono interessare la ferita chirurgica, le vie urinarie, la pelvi o la cavità addominale.
Occorre verificare se siano state rispettate le misure di prevenzione, se l’infezione sia stata riconosciuta tempestivamente e se siano stati prescritti gli antibiotici e gli accertamenti appropriati.
Un’infezione non diagnosticata o non trattata può evolvere in sepsi, una condizione estremamente grave che può provocare insufficienza multiorgano e decesso.
Mancata prevenzione della trombosi
Dopo un intervento chirurgico può aumentare il rischio di trombosi venosa profonda ed embolia polmonare.
In base alle condizioni della paziente, può essere necessario adottare misure preventive come la mobilizzazione precoce, l’utilizzo di dispositivi compressivi o la somministrazione di farmaci anticoagulanti.
L’omessa valutazione del rischio tromboembolico o la mancata adozione delle misure indicate può essere oggetto di accertamento medico-legale.
Errori anestesiologici
Il danno può dipendere anche da problemi verificatisi durante l’anestesia, come una valutazione preoperatoria incompleta, un dosaggio errato dei farmaci, difficoltà nella gestione delle vie aeree o un monitoraggio non adeguato dei parametri vitali.
Le conseguenze possono comprendere danni neurologici, arresto cardiaco, coma o decesso.
Garze o strumenti dimenticati
La mancata rimozione di garze, tamponi o altri materiali chirurgici può causare infezioni, ascessi, dolore, occlusioni intestinali e necessità di ulteriori interventi.
Si tratta di eventi che devono essere valutati attentamente perché possono dipendere da carenze nei controlli e nelle procedure della sala operatoria.
Errori nell’assistenza postoperatoria
Anche un intervento eseguito correttamente può avere conseguenze gravi quando la paziente non viene controllata in modo adeguato dopo l’operazione.
Dolore intenso, febbre, pressione bassa, tachicardia, difficoltà respiratorie, riduzione della diuresi, gonfiore addominale, sanguinamento o alterazione degli esami possono essere segnali di una complicanza.
La mancata valutazione di questi sintomi, la dimissione prematura o il ritardo nell’eseguire una TAC, un’ecografia, un nuovo intervento o altre cure urgenti possono aggravare sensibilmente il danno.
Isterectomia ed errato consenso informato
Prima dell’intervento la paziente deve essere informata in maniera chiara e personalizzata su:
natura e finalità dell’isterectomia, modalità di esecuzione, possibilità di rimuovere anche collo uterino, tube od ovaie, rischi e possibili complicanze, conseguenze sulla fertilità e sulla vita futura, eventuale menopausa anticipata, alternative terapeutiche concretamente praticabili, conseguenze del rifiuto o del rinvio dell’operazione.
La semplice firma di un modulo prestampato non è sempre sufficiente a dimostrare che la paziente abbia ricevuto informazioni complete e comprensibili.
La mancanza di un consenso realmente informato può assumere autonoma rilevanza, soprattutto quando la paziente non sia stata messa nelle condizioni di valutare un’alternativa meno invasiva oppure non sia stata informata della possibile asportazione di ulteriori organi.
Risarcimento per Danni da Errata Isterectomia
Quando viene accertata la responsabilità sanitaria, il risarcimento deve essere determinato considerando tutte le conseguenze provocate dall’errore.
Tra i danni valutabili possono rientrare:
• invalidità temporanea e permanente;
• dolore e sofferenza subiti;
• peggioramento della qualità della vita;
• perdita della fertilità;
• conseguenze sulla vita affettiva e sessuale;
• danno psicologico;
• spese mediche, riabilitative e assistenziali;
• perdita o riduzione della capacità lavorativa;
• necessità di futuri interventi o cure;
• costi sostenuti dai familiari per l’assistenza.
La paziente che ritiene di aver subito danni per errori medici legati all’isterectomia deve chiedere il risarcimento entro dieci anni all’ospedale o alla clinica dove è avvenuto il fatto.
In caso di morte della paziente o di sua grave invalidità permanente, anche i familiari aventi diritto possono chiedere il risarcimento dei danni subiti per la compromissione del rapporto parentale e, quando ne ricorrono i presupposti, dei danni maturati dalla vittima prima del decesso e trasmessi agli eredi.
A differenza della paziente danneggiata, però, i suoi familiari hanno un minor termine di cinque anni per fare richiesta di risarcimento.
Ogni situazione deve essere valutata individualmente, perché non esiste un risarcimento automatico o uguale per tutti.
La Perizia Medico Legale per Casi di Malasanità legati ad Isterectomia
Per stabilire se il danno sia stato provocato da un errore non è sufficiente considerare il risultato negativo dell’intervento.
È necessario analizzare il caso tramite consulenti medici che sappiano valutare:
• la diagnosi iniziale;
• gli esami eseguiti;
• l’effettiva necessità dell’isterectomia;
• le alternative disponibili;
• il consenso informato;
• il verbale operatorio;
• la cartella anestesiologica;
• il decorso postoperatorio;
• gli esami e le terapie successive;
• gli eventuali interventi riparativi;
• il rapporto causale tra la condotta sanitaria e il danno.
Una perizia medico legale deve essere affidata a un medico legale, affiancato, quando necessario, da uno specialista in ginecologia, chirurgia, urologia, anestesia, medicina d’urgenza o in altre discipline coinvolte nel caso.
Solo una perizia medico-legale permette di comprendere se vi siano elementi tecnici sufficienti per avanzare una richiesta di risarcimento.
Il gruppo Avvocati Collegati, attivo nella tutela delle vittime di malasanità dal 2004, si avvale di consulenti medici legali e di specialisti nelle diverse branche della medicina, affinché ogni vicenda venga esaminata sia sotto il profilo giuridico sia sotto quello clinico.
Avvocati per Risarcimento da Malasanità per Errori Medici nell’Isterectomia
Avvocati Collegati è un gruppo di oltre venti avvocati che si occupa di risarcimento da malasanità in tutta Italia dal 2004.
La gestione di una pratica relativa a un’isterectomia da parte di ogni avvocato del nostro gruppo e dei suoi consulenti medici può articolarsi nelle seguenti fasi.
1. Ricostruzione della vicenda
Il primo passaggio consiste nel raccogliere il racconto della paziente o dei familiari, ricostruendo le condizioni precedenti all’intervento, le informazioni ricevute, le modalità dell’operazione e le conseguenze che si sono manifestate.
È utile conservare certificati, prescrizioni, referti, fotografie, ricevute delle spese e ogni altro documento collegato al danno.
2. Acquisizione della documentazione sanitaria
Viene richiesta la copia completa della cartella clinica, comprendente il verbale operatorio, la cartella anestesiologica, il consenso informato, gli esami diagnostici, il diario medico e infermieristico e la documentazione relativa alle cure successive.
In caso di decesso possono essere necessari anche il certificato necroscopico, la documentazione del pronto soccorso, gli esami effettuati nelle ultime ore e l’eventuale referto autoptico.
3. Valutazione medico-legale e specialistica
La documentazione viene sottoposta ai consulenti per verificare:
• se l’intervento fosse realmente indicato;
• se la tecnica scelta fosse appropriata;
• se l’operazione sia stata eseguita correttamente;
• se le complicanze siano state riconosciute e curate tempestivamente;
• se il consenso fosse adeguato;
• quale sia l’entità dei danni;
• se esista un rapporto causale tra l’errore e le conseguenze riportate.
Questa fase è essenziale per evitare iniziative prive di fondamento e per impostare correttamente le richieste nei casi in cui emergano profili di responsabilità.
4. Individuazione dei responsabili
L’azione può essere rivolta, a seconda del caso, nei confronti della struttura sanitaria pubblica o privata, dei professionisti coinvolti e delle rispettive compagnie assicurative.
L’individuazione dei soggetti responsabili dipende dalle modalità dell’intervento e dal rapporto esistente tra paziente, struttura e sanitari.
5. Quantificazione del danno
Il danno viene valutato considerando l’invalidità, le sofferenze, le spese sostenute, le ripercussioni lavorative e familiari e tutte le ulteriori conseguenze concretamente documentabili.
Nei casi di decesso viene esaminata anche la posizione di ciascun familiare avente diritto.
6. Richiesta di risarcimento
Quando la valutazione tecnica evidenzia elementi di responsabilità, viene inviata una richiesta formale ai soggetti coinvolti e alle compagnie assicurative.
In questa fase può essere avviato un confronto stragiudiziale finalizzato a ottenere un risarcimento congruo senza instaurare una causa ordinaria.
7. Procedimento conciliativo o giudiziario
Se non si raggiunge un accordo, la normativa sulla responsabilità sanitaria prevede, prima della causa, l’esperimento del procedimento previsto dalla legge, mediante consulenza tecnica preventiva a fini conciliativi o, nei casi consentiti, attraverso la mediazione.
Se il tentativo non conduce a un accordo soddisfacente, può essere promossa l’azione giudiziaria per ottenere l’accertamento della responsabilità e la condanna al risarcimento.
La strategia viene definita sulla base delle caratteristiche del singolo caso e delle conclusioni raggiunte dai consulenti.
Un Caso Giudiziario di Risarcimento per Fistole da Errata Isterectomia
Il Tribunale di S. Maria Capua Vetere ha trattato un caso di risarcimento per malasanità legata ad isterectomia con la sentenza n. 2747 del 18 settembre 2025 di cui riportiamo la parte relativa alla perizia medico legale.
I CC.TT.UU. nell'elaborato ricostruiscono i passaggi temporali e sanitari della vicenda per cui la paziente ha chiesto ed ottenuto un risarcimento.
Il caso concerne la lamentata responsabilità professionale dei sanitari di una Casa di Cura cui è addebitato sia un errore di manualità intraoperatorio nel corso dell'intervento di isterectomia totale e annessiectomia destra dell'8/3/13 produttivo di fistola retto-vaginale e vescico-vaginale, che una inidonea gestione post-operatoria delle insorte lesioni fistolose.
In sintesi, la paziente in data 7/3/13 si ricoverava presso la Casa di Cura con diagnosi di “fibromiomatosi uterina, iperplasia endometriale con atipia” e veniva sottoposta ad intervento chirurgico di “laparoisterectomia totale con annessiectomia destra”, è dimessa il 17/3/13 in buone condizioni generali.
In data 3/4/13 è ricoverata presso il medesimo nosocomio per secrezione di pus e feci dalla ferita chirurgica, oltreché perdita di feci dalla vagina.
Nel corso della degenza è formulata diagnosi di “fistola stercoracea sigma-vaginale e vescico-vaginale. Sindrome aderenziale”, per cui è praticato intervento chirurgico di “interruzione fistola (retto-vaginale), viscerolisi, ileostomia su bacchetta”, con ricanalizzazione del transito intestinale nell'ottobre 2013.
Tanto premesso, al fine di valutare l'incidenza della condotta degli esercenti la professione sanitaria della Casa di Cura nell'insorgenza della fistola sigma-vaginale e vescico-vaginale, i periti nominati dal Tribunale premettono quanto prospettato in letteratura specialistica nella genesi di siffatti tragitti fistolosi e, quindi, contestualizzare i dati raccolti.
Circa i fattori di rischio delle fistole retto-vaginali, è stato accertato che diabete, ipertensione, fumo e pregressi interventi chirurgici addominali o pelvici aumentano il pericolo di formazione di fistole.
Le fistole entero-vaginali possono formarsi in seguito a: processi infettivi (ascesso peri-rettale e diverticolite), lesioni ostetriche, lesioni da radiazione, malattie infiammatorie intestinali, neoplasie.
Per ciò che concerne la potenziale correlazione della fistola entero- vaginale con l'intervento chirurgico di isterectomia, va osservato che, secondo quanto riportato in letteratura specialistica, la fistola può rappresentare il risultato di una lesione diretta durante le manovre chirurgiche, di un processo infettivo post-chirurgico o del sovvertimento anatomico che l'intervento operatorio necessariamente determina.
La fistola retto-vaginale è da considerarsi una complicanza possibile dell'isterectomia, soprattutto in caso di ricorso a tecnica laparoscopica.
Venendo al caso di specie, i dati circostanziali disponibili portano i periti del Tribunale a ritenere che la formazione della fistola stercoracea sigma-vaginale sia causalmente riferibile all'insorgenza di un processo infettivo locale nell'immediato post-operatorio dell'intervento di laparoisterectomia.
In tale contesto, appare adeguata la scelta dei medici della Casa di Cura di somministrare oltre ad un antibiotico appartenente al gruppo delle penicilline (Unasyn) utilizzato per contrastare gravi infezioni - con sua infusione sin dall'immediato post-operatorio -, anche la gentamicina, aminoglicoside battericida ad ampio spettro di azione.
In merito alla formazione della fistola vescico- vaginale, nella letteratura specialistica concernente le lesioni uro-ginecologiche post-chirurgiche è segnalato che il 90% delle fistole urinarie ha origine iatrogena. In particolare, le lesioni della vescica si verificano durante la manovra di scollamento della base della vescica dal collo uterino o nel corso della sezione del legamento cervico-vescicale, punto di fusione fra la fascia vescicale e la fascia cervico-vaginale di Halban. Il tragitto fistoloso può essere prodotto con le forbici, il bisturi, il batuffolo usati per scollare la vescica o con l'ago durante la chiusura del fondo vaginale. La possibilità di provocare soluzioni di continuo nella vescica è ovviamente più elevata in caso di spiccata aderenza fra la stessa e i tessuti di organi viciniori in esito a processi flogistici, di precedenti interventi (taglio cesareo, isteropressi, miomectomia) o di endometriosi. Se la lesione della parete vescicale passa inosservata o viene riparata in modo non corretto, si forma la fistola che appare, dopo l'isterectomia, come un orifizio ubicato sul fondo vaginale. La fistola di norma si rende clinicamente manifesta circa 8-10 giorni dopo l'intervento di asportazione dell'utero. Le fistole urinarie comportano disturbi molto fastidiosi: perdita involontaria di urina, di variabile quantità in relazione alla posizione assunta; frequenti episodi infiammatori delle vie urinarie, talora con rialzi termici (cistiti, pielonefriti); formazione di ascessi pelvici.
Ancora, il collegio peritale chiarisce che, sebbene la formazione di fistole genito-urinarie sia annoverata tra le complicanze dell'isterectomia, va detto che in letteratura sono prospettate tecniche chirurgiche finalizzate a prevenire l'insorgenza di tale evento indesiderato, da attuare soprattutto nei soggetti in cui è maggiore il rischio di sua insorgenza. Inoltre, la letteratura specialistica segnala il ricorso alla cistoscopia in caso di dissezioni complicate o di sospetto di lesioni delle vie urinarie. Sono, altresì, suggerite tecniche operatorie per minimizzare il rischio di formazione delle fistole.
Nel caso oggetto di valutazione gli elementi circostanziali disponibili indicano che la paziente era un soggetto a maggior rischio di sviluppare lesioni genito-urinarie in considerazione della sua abitudine tabagica (dalla cartella anestesiologica risulta che la stessa era “fumatrice 60 sigarette/die”) e della sindrome aderenziale apprezzata all'apertura del cavo addominale. Pur tuttavia, dalla descrizione dell'intervento di isterectomia non risulta attuata alcuna manovra finalizzata a ridurre il rischio di insorgenza di una lesione urologica.
Quindi, la perizia medico legale così si conclude: nel determinismo della fistola vescico-vaginale si ravvisano profili di responsabilità medica degli esercenti la professione sanitaria della Casa di Cura, in quanto non risultano adottate (non essendo descritte nel diario operatorio) quelle misure segnalate in letteratura scientifica finalizzate a contrarre il rischio di produzione di lesioni genito-urinarie, tanto più che l'intervento di laparoisterectomia è stato condotto in una donna che presentava conosciuti fattori di rischio per l'insorgenza di tale complicanza, né hanno proceduto ad effettuare una cistoscopia intraoperatoria al fine di escludere un tal genere di lesione.
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