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25/06/2026Tra i vari casi di malasanità di cui ci occupiamo dal 2004 in tutta Italia ci sono anche quelli per errori medici nella chirurgia vascolare, da cui sono derivate lesioni per il paziente o il suo decesso.
Quando un paziente subisce un peggioramento delle condizioni di salute per colpa della chirurgia vascolare, è previsto il diritto al risarcimento che deve essere chiesto entro dieci anni.
Nei casi di pazienti rimasti gravemente lesi o morti per malasanità in chirurgia vascolare, anche i familiari del paziente possono chiedere un risarcimento, entro il minor termine di cinque anni.
Continua a leggere questo articolo, redatto in collaborazione con i nostri consulenti medici, per sapere come puoi ricevere assistenza dai nostri avvocati per il risarcimento danni da errori medici commessi prima, durante o dopo interventi di chirurgia vascolare.
- Chirurgia Vascolare: in Cosa Consiste?
- Interventi di Chirurgia Vascolare più Frequenti
- Possibili Casi di Malasanità in Chirurgia Vascolare
- Danni per il Paziente Vittima di Malasanità in Chirurgia Vascolare
- Avvocati Collegati per Risarcimento da Malasanità per Errori del Chirurgo Vascolare
- Un Caso Giudiziario di Risarcimento da Malasanità per Errata Chirurgia Vascolare
- Altri Articoli e Video sulla Malasanità in Chirurgia Vascolare
- FAQ su Chirurgia Vascolare, Errori Medici e Risarcimento
Chirurgia Vascolare: in Cosa Consiste?
La chirurgia vascolare è una branca specialistica che si occupa della diagnosi e del trattamento delle patologie che interessano arterie, vene e vasi linfatici.
Il chirurgo vascolare interviene sulle arterie, che trasportano il sangue dal cuore verso gli organi e i tessuti, e sulle vene, che riportano il sangue verso il cuore. Può inoltre trattare alcune patologie del sistema linfatico.
Gli interventi eseguiti in questo settore possono essere particolarmente delicati, poiché riguardano strutture essenziali per l’afflusso di sangue e ossigeno agli organi e agli arti.
Come accade in ogni ambito medico-chirurgico, un risultato negativo o una complicanza non rappresentano automaticamente un caso di malasanità.
Può tuttavia sussistere una responsabilità sanitaria quando il danno subito dal paziente è conseguenza di un errore evitabile, di una condotta non conforme alle buone pratiche cliniche o di carenze organizzative della struttura sanitaria.
L’attività del chirurgo vascolare comprende generalmente:
• la valutazione clinica del paziente;
• l’interpretazione di esami come ecocolordoppler, angio-TC e angio-RM;
• l’indicazione al trattamento chirurgico o endovascolare;
• l’esecuzione dell’intervento;
• il controllo postoperatorio;
• la prevenzione e la gestione delle possibili complicanze.
Oggi molte patologie vascolari possono essere affrontate sia con la chirurgia tradizionale “a cielo aperto”, sia mediante tecniche endovascolari meno invasive.
Queste ultime consentono di raggiungere il vaso attraverso cateteri introdotti, generalmente, da un’arteria dell’inguine o del braccio.
La scelta tra trattamento chirurgico, endovascolare o conservativo deve essere effettuata considerando le caratteristiche della patologia, le condizioni generali del paziente, i rischi specifici e le alternative disponibili.
Interventi di Chirurgia Vascolare più Frequenti
Tra gli interventi più frequentemente eseguiti in chirurgia vascolare rientrano quelli destinati al trattamento delle stenosi carotidee.
Le carotidi sono arterie che trasportano il sangue al cervello. Un loro restringimento può aumentare il rischio di attacco ischemico transitorio o ictus. In presenza di determinate condizioni, il paziente può essere sottoposto a endoarteriectomia carotidea, mediante la quale viene rimossa la placca che ostacola il flusso sanguigno, oppure a posizionamento di uno stent.
Un altro importante settore riguarda il trattamento degli aneurismi dell’aorta. L’aneurisma consiste in una dilatazione anomala della parete arteriosa che, aumentando di dimensioni, può rompersi e causare un’emorragia interna gravissima. Il trattamento può essere eseguito mediante chirurgia aperta oppure attraverso il posizionamento endovascolare di un’endoprotesi.
Il chirurgo vascolare interviene inoltre nei casi di arteriopatia periferica, una condizione caratterizzata dal restringimento o dall’occlusione delle arterie, soprattutto degli arti inferiori. Nei casi più seri può rendersi necessario effettuare: un bypass arterioso, un’angioplastica, il posizionamento di uno stent, una tromboendoarteriectomia, un intervento urgente di rivascolarizzazione.
Rientrano nella chirurgia vascolare anche il trattamento delle ischemie acute degli arti, delle trombosi, delle embolie, delle insufficienze venose croniche e delle vene varicose.
Il chirurgo può inoltre realizzare e revisionare accessi vascolari per l’emodialisi, come fistole artero-venose e protesi vascolari.
A seconda del quadro clinico, l’intervento può essere programmato oppure effettuato in urgenza. In entrambi i casi è fondamentale una corretta valutazione preoperatoria, seguita da un’attenta sorveglianza durante e dopo la procedura.
Possibili Casi di Malasanità in Chirurgia Vascolare
Gli errori in chirurgia vascolare possono verificarsi nella fase diagnostica, nella scelta del trattamento, durante l’intervento o nel periodo postoperatorio.
Un primo possibile profilo di responsabilità riguarda il ritardo o l’errore diagnostico. Il mancato riconoscimento di un aneurisma, di una trombosi, di un’ischemia acuta o di un’occlusione arteriosa può ritardare l’intervento necessario e compromettere le possibilità di recupero del paziente.
Possono inoltre verificarsi errori nella valutazione degli esami diagnostici, nella classificazione della gravità della patologia o nell’individuazione dell’urgenza del trattamento.
Un’altra ipotesi riguarda la scelta di una procedura non adeguata alle condizioni del paziente. Il chirurgo deve valutare attentamente rischi e benefici delle diverse opzioni, tenendo conto dell’età, delle patologie concomitanti, dell’anatomia vascolare e delle condizioni generali della persona.
Durante l’intervento possono verificarsi, tra gli altri:
• lesioni involontarie di arterie, vene, nervi o organi vicini;
• emorragie non tempestivamente riconosciute o controllate;
• errato posizionamento di stent, protesi o endoprotesi;
• occlusione del vaso trattato;
• embolizzazione di materiale trombotico;
• insufficiente ripristino del flusso sanguigno;
• contaminazione del campo operatorio o della protesi;
• utilizzo non corretto dei dispositivi medici;
• mancata conversione tempestiva da procedura endovascolare a chirurgia aperta.
Particolarmente importante è anche la gestione postoperatoria. Un intervento tecnicamente corretto può essere seguito da conseguenze gravi quando non vengono riconosciuti tempestivamente segnali di ischemia, infezione, sanguinamento, trombosi o occlusione della protesi.
La responsabilità può derivare anche da carenze organizzative della struttura, come la mancanza di personale adeguato, ritardi nell’esecuzione degli esami, indisponibilità della sala operatoria, insufficiente monitoraggio o problemi nel trasferimento verso un centro specializzato.
Un ulteriore aspetto riguarda il consenso informato. Prima
dell’intervento, il paziente deve ricevere informazioni comprensibili sui benefici attesi, sui rischi prevedibili, sulle alternative terapeutiche e sulle possibili conseguenze del mancato trattamento.
La firma di un modulo generico non è sempre sufficiente a dimostrare che sia stata fornita un’informazione realmente completa e personalizzata.
È comunque necessario ricordare che non tutte le complicanze sono evitabili. Per accertare un caso di malasanità occorre verificare se la condotta sanitaria sia stata inadeguata e se proprio tale condotta abbia causato o aggravato il danno.
Se vuoi una valutazione medico legale e giuridica di un possibile caso di malasanità in chirurgia vascolare, chiama subito senza costi il nostro Numero Verde Malasanità 800912301 per parlare del tuo caso con un nostro avvocato.
Danni per il Paziente Vittima di Malasanità in Chirurgia Vascolare
Gli errori commessi in chirurgia vascolare possono provocare conseguenze particolarmente gravi a causa dell’importanza dei vasi interessati e della rapidità con cui un’interruzione della circolazione può danneggiare i tessuti.
Tra i possibili danni rientrano l’ischemia di un arto, la necrosi dei tessuti e la necessità di sottoporre il paziente a ulteriori interventi di rivascolarizzazione.
Nei casi più gravi, il mancato ripristino della circolazione può rendere necessaria l’amputazione di una parte dell’arto, con importanti conseguenze fisiche, psicologiche, lavorative e relazionali.
Un errore nel trattamento delle carotidi può determinare un attacco ischemico transitorio, un ictus cerebrale, deficit neurologici permanenti, difficoltà nel linguaggio, perdita di autonomia o necessità di assistenza continuativa.
Gli errori relativi agli aneurismi dell’aorta possono causare emorragie interne, shock, insufficienza multiorgano e, nei casi più drammatici, il decesso del paziente.
Possono inoltre verificarsi:
• lesioni nervose;
• insufficienza renale;
• infezioni della ferita o della protesi vascolare;
• trombosi o embolie;
• sindrome compartimentale;
• dolore cronico;
• riduzione della capacità di camminare;
• perdita della funzionalità di un arto;
• cicatrici estese o deturpanti;
• prolungamento del ricovero;
• necessità di riabilitazione;
• perdita o riduzione della capacità lavorativa.
Il danno risarcibile non coincide esclusivamente con la lesione fisica subita dal paziente, perché un caso di malasanità può avere conseguenze sulla vita quotidiana, sull’autonomia, sull’attività professionale, sulle relazioni familiari e sull’equilibrio psicologico del paziente.
In caso di decesso o grande invalidità del paziente, anche i familiari possono subire danni propri e valutare la possibilità di promuovere una richiesta di risarcimento.
Ogni situazione deve essere analizzata individualmente, ricostruendo le condizioni del paziente prima dell’intervento, la condotta dei sanitari, l’evoluzione clinica e le conseguenze effettivamente riconducibili all’eventuale errore.
Avvocati Collegati per Risarcimento da Malasanità per Errori del Chirurgo Vascolare
Quando si sospetta un caso di malasanità per errori in chirurgia vascolare, il primo passaggio consiste nell’acquisire e analizzare tutta la documentazione sanitaria.
Tra i documenti più importanti che devono essere reperiti per ricostruire un caso di malasanità e chiedere il risarcimento, possono rientrare:
• la cartella clinica completa;
• il verbale operatorio;
• il consenso informato;
• gli esami diagnostici e le relative immagini;
• la documentazione anestesiologica;
• le schede di monitoraggio;
• le relazioni di dimissione;
• i successivi controlli e ricoveri;
• la documentazione relativa alle spese sostenute e alle conseguenze lavorative.
La valutazione di un possibile caso di responsabilità sanitaria richiede necessariamente il confronto tra competenze giuridiche (degli avvocati) e medico-scientifiche (dei medici legali e specialisti in chirurgia vascolare).
Il punto di forza di Avvocati Collegati è che è un gruppo che assiste vittime di malasanità legata alla chirurgia vascolare, esaminando il caso insieme a medici legali e consulenti specialisti in chirurgia vascolare.
Il medico legale valuta la natura e l’entità delle conseguenze riportate dal paziente. Lo specialista ricostruisce invece il percorso diagnostico e terapeutico, verificando se le scelte e le procedure adottate siano state appropriate rispetto alle condizioni cliniche e alle conoscenze scientifiche applicabili al caso.
La perizia dei nostri consulenti medici legali e specialisti in chirurgia vascolare è diretta ad accertare tre elementi fondamentali:
• l’esistenza di una condotta sanitaria censurabile;
• la presenza di un danno concreto e documentabile;
• il collegamento causale tra la condotta e il danno.
Quando emergono elementi tecnici sufficienti, è possibile formulare una richiesta di risarcimento nei confronti della struttura sanitaria e degli eventuali altri soggetti responsabili, valutando il percorso più adeguato alla vicenda.
Il risarcimento può comprendere, in relazione al singolo caso, il danno biologico temporaneo e permanente, la sofferenza interiore, le ripercussioni sulla vita quotidiana, la perdita di reddito, le spese mediche, i costi di assistenza e le future necessità terapeutiche o riabilitative.
Non è possibile stabilire anticipatamente se un paziente abbia diritto al risarcimento sulla sola base dell’esito negativo di un intervento. È indispensabile effettuare una valutazione rigorosa della documentazione e delle circostanze cliniche e legali.
Affidarsi ad avvocati che operano nel settore della responsabilità sanitaria e a consulenti con specifica esperienza in chirurgia vascolare consente di affrontare il caso con un’analisi coordinata, evitando richieste prive di adeguato fondamento tecnico e individuando, quando presenti, gli elementi necessari per tutelare concretamente il paziente.
Avvocati Collegati opera dal 2004 nella tutela delle vittime di malasanità in tutta Italia, avvalendosi della collaborazione di medici legali e specialisti delle diverse discipline.
Chi ritiene di aver subito un danno a causa di un errore diagnostico, chirurgico o assistenziale in ambito vascolare può richiedere una valutazione del proprio caso, mettendo a disposizione la documentazione sanitaria disponibile.
Un Caso Giudiziario di Risarcimento da Malasanità per Errata Chirurgia Vascolare
Per comprendere come si svolgono i possibili casi di malasanità legati alla chirurgia vascolare e come si può ottenere il risarcimento, riportiamo il caso recentemente trattato dal Tribunale Civile di Udine con la sentenza n. 62 del 10 febbraio 2026.
Una donna esponeva che, durante un primo accesso in Pronto Soccorso per dolore alla gamba destra, riceveva diagnosi di trombosi venosa profonda all’arto inferiore destro, di verosimile origine post-traumatica, in seguito ad un sinistro stradale da caduta in bicicletta occorso circa due mesi prima.
Veniva predisposto un trattamento farmacologico ma, stante la persistenza della sintomatologia, ella effettuava un ulteriore accesso al Pronto Soccorso ed una visita specialistica ortopedica, con approfondimento diagnostico per mezzo di ecografia muscolo-tendinea della regione surale destra che mostrava una trombosi dell’arteria poplitea destra.
Pertanto, la paziente veniva sottoposta ad intervento chirurgico di tromboarterectomia percutanea (PTA) su collaterale poplitea destra.
Un successivo controllo clinico mostrava la persistenza dell’occlusione della poplitea destra e, per tale motivo, la paziente veniva sottoposta ad un ulteriore intervento chirurgico di tromboendoartectomia (TEA) e anastomosi su patch di allargamento in pericardio bovino per ostruzione fibrosa dell’arteria poplitea destra.
La paziente veniva dimessa e, dopo alcune settimane, a causa della comparsa di dolore malleolare e al tallone destro, associato ad ipoestesia, effettuava una visita ortopedica ed elettromiografia/elettroneurografia motoria e sensitiva degli arti inferiori, che concludevano per una “neuropatia peroneale e neuropatia sensitiva assonale destra in esiti”.
Una successiva elettromiografia confermava “blocco di conduzione parziale grave delle fibre motorie del nervo peroneo di destra e delle fibre sensitive del nervo surale, con grave denervazione del muscolo gastrocnemio mediale, riferibile ad esiti di lesione neruogena tronculare del nervo tibiale al cavo popliteo”.
Emergeva “deficit della flessione della caviglia e delle dita del piede, soprattutto stenico, disestesie parestetica e laterali alla gamba, al tallone ed alle dita del piede escluso l’alluce, confermando una diagnosi di lesione neurogena tronculare del nervo tibiale al polite”.
Una risonanza magnetica del ginocchio metteva in luce una riduzione volumetrica del muscolo gastrocnemio mediale, a destra, come da atrofia, compatibile con esiti di infrazione; disomogeneità della porzione anteriore del muscolo soleo e della porzione prossimale del ventre mediale del muscolo gastrocnemio in sede poplitea, a destra.
Ritenuta sussistente la responsabilità dell’Azienda Sanitaria per i danni alla salute subiti a seguito del secondo intervento di tromboendoartectomia (TEA), la donna si rivolgeva al Tribunale che riconosceva il caso di malasanità e il relativo risarcimento in base alla perizia medico legale di cui seguono i passi principali.
Dalla perizia medico legale svolta è emerso che, con riferimento all’intervento incriminato, l’operatore riferisce, nell’atto operatorio, di aver eseguito “asportazione di tessuto fibroso (non ateromasico) come da ostruzione-rottura con trombosi e connettivizzazione post-traumatica”.
Qualora fosse presente un quadro ormai cronicizzato (circa un anno dall’esordio clinico) di presenza di tessuto fibroso e connettivizzazione del vaso si avrebbe anche un coinvolgimento dei tessuti extravventiziali come esito di processo flogistico cronicizzato.
Tale situazione patologica viene ancor più suffragata dalla presenza di una arteria poplitea descritta come ipoplasica e sicuramente tenacemente adesa ai tessuti circostanti.
Dovendo esporre per un lungo tratto l’arteria poplitea ed il tronco tibioperoneale in queste circostanze, avendo scelto la via d’accesso posteriore, sicuramente si sarà prolungato il tempo di trazione dei ventri muscolari e rispettive strutture vascolo-nervose tra cui in nervo tibiale e/o peroneale comune.
Il parere che esprime il collegio peritale è che, osservando meglio l’angioTAC ci si poteva rendere conto del calibro ridotto dell’arteria poplitea (non ipoplasia ma fibrosi) e quindi selezionare un altro approccio vascolare, quello mediano, per poter confezionare un bypass femoro popliteo sottogenicolare in vena safena.
Questa diversa via d’accesso avrebbe abbattuto notevolmente i rischi di lesioni neurologiche sia di natura traumatica diretta che da compressione prolungata dovuta alla necessità di isolare un segmento di arteria distale idonea per la tromboendoarteriectomia.
Infatti, in quella sede l’arteria poplitea distale ed il tronco tibioperoneale sono isolabili previa importante divaricazione dei ventri muscolari dei mm gemelli soprattutto nel caso di fibrosi periavventiziale come descritta dall’operatore.
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FAQ su Chirurgia Vascolare, Errori Medici e Risarcimento
1. Quando un errore in chirurgia vascolare può essere considerato un caso di malasanità?
Un errore in chirurgia vascolare può configurare un caso di malasanità quando il danno subito dal paziente deriva da una condotta evitabile e non conforme alle buone pratiche cliniche. Possono rilevare errori nella diagnosi, nella scelta dell’intervento, nell’esecuzione della procedura oppure nella gestione postoperatoria. Non ogni complicanza costituisce però automaticamente responsabilità sanitaria: occorre dimostrare che l’errore abbia causato o aggravato il danno.
2. Quali sono gli errori medici più frequenti in chirurgia vascolare?
Tra i possibili errori medici in chirurgia vascolare rientrano il ritardo nella diagnosi di aneurismi, trombosi o ischemie, la scelta di una procedura non adeguata, le lesioni di arterie, vene o nervi, il mancato controllo di un’emorragia, l’errato posizionamento di stent o protesi vascolari, l’occlusione del vaso trattato e il mancato riconoscimento tempestivo di complicanze postoperatorie.
3. Quali danni può subire un paziente vittima di malasanità in chirurgia vascolare?
Gli errori in chirurgia vascolare possono causare ischemia di un arto, necrosi dei tessuti, trombosi, embolie, infezioni, danni neurologici, insufficienza renale, dolore cronico e perdita della funzionalità di un arto. Nei casi più gravi possono rendersi necessarie amputazioni oppure possono verificarsi ictus, shock, insufficienza multiorgano o decesso del paziente.
4. Come si dimostra un caso di malasanità per errore del chirurgo vascolare?
Per accertare un possibile caso di malasanità in chirurgia vascolare è necessario esaminare la cartella clinica completa, il verbale operatorio, gli esami diagnostici e le relative immagini, la documentazione anestesiologica, le schede di monitoraggio e il decorso postoperatorio. Una perizia medico-legale, svolta con il supporto di uno specialista in chirurgia vascolare, può verificare se la condotta sanitaria sia stata corretta e se esista un nesso causale tra l’errore e il danno subito.
5. È possibile chiedere un risarcimento per errori commessi durante un intervento di chirurgia vascolare?
Sì. Quando viene accertato che un errore medico ha causato o aggravato un danno alla salute, il paziente può chiedere il risarcimento per malasanità. Possono essere risarciti, in base al caso concreto, il danno biologico temporaneo e permanente, il danno morale, le spese mediche e riabilitative, i costi di assistenza e le conseguenze sulla capacità lavorativa. In caso di grave invalidità o decesso, anche i familiari possono valutare una propria richiesta di risarcimento.
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità medico sanitaria.
© avvocaticollegati.it





2 Comments
Ho subito l’amputazione di un arto per colpa di errori e ritardi dei chirurghi. Potete aiutarmi?
Buongiorno Rocco. Se ci fa avere la sua cartella clinica possiamo valutarla tramite medici legali e chirurghi vascolari di nostra fiducia. Ci chiami pure quando vuole.