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14/05/2026Tra i vari casi di malasanità che trattiamo dal 2004 in tutta Italia si sono anche quelli legali ad errori medici di diagnosi o cura di patologie cardiovascolari, che rappresentano una delle principali cause di invalidità grave e di morte.
Infarto, ictus, embolia polmonare, scompenso cardiaco, aneurismi, aritmie e trombosi sono condizioni che richiedono diagnosi tempestive, cure adeguate e un’attenta gestione clinica.
La malasanità legata alle patologie cardiovascolari è particolarmente delicata perché spesso il fattore tempo è decisivo: un ritardo nella diagnosi di un infarto, una mancata valutazione dei sintomi neurologici di un ictus, un’omessa terapia anticoagulante o un errore nella gestione post-operatoria possono determinare conseguenze permanenti o, nei casi più drammatici, il decesso del paziente.
Quando, però, un errore medico compromette il percorso diagnostico o terapeutico, il paziente può subire danni psicofisici gravissimi per cui può chiedere un risarcimento, così come i familiari di un paziente lesionato o morto per malasanità.
Continua a leggere questo articolo, scritto con i nostri consulenti medici, per saperne di più sui possibili casi di malasanità nella diagnosi o cura di malattie cardiovascolari e chiama il Numero Verde Malasanità 800912301 per parlare del tuo caso con un avvocato.
- Patologie Cardiovascolari ed Errori Medici
- Malasanità nella Diagnosi di Patologie Cardiovascolari
- Errori nella Cura e nella Gestione Clinica di Malattie Cardiovascolari
- I Danni Risarcibili nei Casi di Malasanità Cardiovascolare
- Risarcimento ai Familiari del Paziente Gravemente Lesionato o Morto
- Un Caso Giudiziario di Malasanità legata a Malattia Cardiovascolare
- Guarda i Video sulla Malasanità Cardiovascolare
Patologie Cardiovascolari ed Errori Medici
Le malattie cardiovascolari comprendono numerose condizioni che interessano il cuore e i vasi sanguigni.
Tra le patologie cardiovascolari più frequenti e gravi vi sono:
• infarto miocardico;
• ictus ischemico o emorragico;
• embolia polmonare;
• trombosi venosa profonda;
• aneurisma dell’aorta;
• scompenso cardiaco;
• aritmie gravi;
• valvulopatie;
• cardiopatie congenite o acquisite;
• complicanze dopo interventi cardiochirurgici o vascolari.
In presenza di queste patologie cardiovascolari, il medico deve raccogliere correttamente l’anamnesi, interpretare i sintomi, prescrivere gli esami necessari e attivare rapidamente il percorso terapeutico più appropriato.
Quando si verificano errori medici nella diagnosi o nella cura di malattie vascolari, che potevano essere evitati, il paziente può essere vittima di malasanità e subire un danno che può dare diritto al risarcimento.
Rivolgendoti al gruppo Avvocati Collegati puoi chiedere il risarcimento per casi di malasanità legati ad errate o tardive diagnosi di malattie cardiovascolari, avvalendoti anche delle perizie medico legali dei nostri consulenti.
Malasanità nella Diagnosi di Patologie Cardiovascolari
Uno degli ambiti più frequenti di malasanità legata a patologie cardiovascolari riguarda la diagnosi.
Molte patologie cardiovascolari si presentano con sintomi che non devono essere sottovalutati: dolore toracico, difficoltà respiratoria, perdita di forza a un arto, alterazioni del linguaggio, svenimenti, palpitazioni, gonfiore agli arti inferiori o improvviso malessere generale.
Un errore diagnostico nella cura di una patologia cardiovascolare può verificarsi, ad esempio, quando:
• non viene eseguito tempestivamente un elettrocardiogramma;
• non vengono richiesti esami ematici fondamentali, come troponina o D-dimero;
• non viene effettuata una TAC in caso di sospetto ictus;
• non vengono riconosciuti i segni di embolia polmonare;
• viene dimesso un paziente con sintomi compatibili con infarto;
• viene sottovalutato un aneurisma aortico;
• non viene disposto un monitoraggio cardiologico adeguato.
In questi casi, il ritardo o l’omissione diagnostica può aggravare in modo irreversibile le condizioni del paziente.
Se il danno è collegato ad errori medici nella diagnosi di una patologia cardiovascolare, il paziente lesionato ed i familiari di un paziente gravemente leso o morto possono chiedere il risarcimento per malasanità.
Puoi contattare tutti i giorni il Numero Verde Malasanità 800 91 23 01 se vuoi chiedere un risarcimento per errori medici nella diagnosi o cura di patologie vascolari tramite il gruppo Avvocati Collegati e consulenti medici legali.
Errori nella Cura e nella Gestione Clinica di Malattie Cardiovascolari
La malasanità in ambito cardiovascolare non riguarda solo la diagnosi, ma anche la fase di cura, che può essere caratterizzata da errori medici, omissioni o scelte terapeutiche non corrette.
Tra gli errori medici più rilevanti nella cura di patologie cardiovascolari vi possono essere:
• mancata somministrazione di farmaci salvavita;
• errata gestione della terapia anticoagulante;
• dosaggio scorretto di farmaci cardiologici;
• ritardo nell’esecuzione di angioplastica o intervento chirurgico;
• mancato trasferimento in unità specialistica;
• controllo insufficiente dopo un intervento cardiochirurgico;
• infezioni o complicanze post-operatorie non gestite correttamente;
• dimissioni premature senza adeguate indicazioni terapeutiche;
• mancato follow-up dopo eventi cardiovascolari gravi.
Le patologie cardiovascolari richiedono protocolli rigorosi e un’assistenza tempestiva da parte del personale medico sanitario dell’ospedale pubblico o della clinica privata dove il paziente è in cura.
Quando la struttura sanitaria o i professionisti coinvolti non rispettano le linee guida e le buone pratiche cliniche, il danno subito dal paziente può configurare un caso di malasanità e giustificare una richiesta di risarcimento.
Il nostro gruppo di avvocati e medici legali è a disposizione di chi ha subito danni per errori medici nella cura di una patologia cardiovascolare, tramite il Numero Verde Malasanità o la Chat WhatsApp che trovi in ogni pagina del nostro sito.
I Danni Risarcibili nei Casi di Malasanità Cardiovascolare
Il paziente vittima di malasanità legata a patologie cardiovascolari può riportare danni molto gravi alla salute psicofisica e addirittura il decesso.
Le conseguenze possono essere permanenti e incidere sulla salute, sull’autonomia personale, sulla capacità lavorativa e sulla qualità della vita.
Il risarcimento per malasanità legata a patologie cardiovascolari può riguardare diversi tipi di danno, tra cui:
• danno biologico psicofisico, cioè la lesione dell’integrità psicofisica;
• danno morale, legato alla sofferenza interiore patita dal paziente;
• danno esistenziale, quando la vita quotidiana viene profondamente compromessa;
• perdita della capacità lavorativa;
• spese mediche, riabilitative e assistenziali;
• necessità di assistenza domiciliare;
• danno da perdita di chance di guarigione o sopravvivenza.
Il paziente che ha riportato lesioni per malasanità cardiovascolare deve chiedere il risarcimento entro dieci anni.
Nel caso in cui il paziente sia deceduto a causa di un errore medico, anche i familiari possono avere diritto al risarcimento per la perdita del rapporto parentale, per le sofferenze subite e per gli eventuali danni patrimoniali conseguenti alla morte del proprio caro.
Risarcimento ai Familiari del Paziente Gravemente Lesionato o Morto
La malasanità nelle patologie cardiovascolari può avere conseguenze devastanti non solo per il paziente, ma anche per la sua famiglia.
Un infarto non diagnosticato, un ictus trattato in ritardo o un’embolia polmonare non riconosciuta possono lasciare il paziente in condizioni di grave invalidità oppure causarne la morte.
I familiari possono agire per ottenere il risarcimento quando l’errore medico ha provocato:
• la morte del paziente;
• una grave disabilità permanente;
• uno stato di coma o minima coscienza;
• la perdita dell’autonomia personale;
• la necessità di assistenza continua;
• un peggioramento evitabile delle condizioni cliniche.
La richiesta di risarcimento da parte dei familiari di un paziente vittima di malasanità deve essere inoltrata all’ospedale o alla clinica entro cinque anni.
Il diritto al risarcimento deve essere valutato attraverso un’attenta analisi della documentazione sanitaria, delle condotte dei medici e del nesso causale tra errore e danno.
Per questo, nei casi di malasanità cardiovascolare, è fondamentale affidarsi a professionisti esperti sia sotto il profilo legale sia sotto quello medico-legale.
Avvocati Collegati è un gruppo di avvocati che si occupa da oltre venti anni di risarcimento danni da malasanità, anche con la collaborazione di medici legali di fiducia.
Un Caso Giudiziario di Malasanità legata a Malattia Cardiovascolare
Riportiamo il caso di risarcimento ai familiari di una paziente morta per malasanità cardiovascolare, trattato dal Tribunale Civile di Venezia con la sentenza n. 65/2024.
La causa è stata introdotta dai familiari di una paziente, che hanno rappresentato che la donna, affetta da diabete e insufficienza renale cronica, cardiopatica e sottoposta nel mese di giugno 2007 ad ECG di controllo con esito negativo, nell'agosto 2007 aveva accusato algie trafittive in regione sternale tali da rendere necessario in data 4 agosto l'accompagnamento in Pronto Soccorso, dal quale era stata dimessa con la prescrizione di Coumadin; che in data 6 agosto la donna, a fronte di una intensificazione della pregressa sintomatologia, si era nuovamente recata al Pronto Soccorso e rinviata a casa senza che venissero prescritti ulteriori accertamenti; che la settimana successiva, pur continuando ad assumere la terapia prescritta, la predetta aveva accusato vari sintomi quale dispnea, algie sternali, tumefazione del volto, difficoltà motorie, tanto da rendere necessario in data 12 agosto un nuovo accompagnamento presso il Pronto Soccorso; che nel corso del tragitto la stessa aveva perso i sensi, cosicché era stata soccorsa mediante ambulanza, dirottata all'Ospedale e ricoverata nel reparto di Nefrologia; che il giorno seguente la terapia infusionale era risultata difficoltosa, mentre la programmata trasfusione non era stata eseguita per un'improvvisa e marcata dispnea; che a fronte delle due diagnosi formulate (embolia polmonare/infarto gastrointestinale), era stata programmata una TAC urgente poi non eseguita per il quadro clinico critico della signora; che si erano resi necessari trattamenti rianimatori insufficienti a scongiurare il decesso per crisi dispnoica in data 13.08.2007.
Invocando la imprudenza ed imperizia dei sanitari intervenuti sia in occasione della prima visita del Pronto soccorso sia del secondo ricovero in data 6.08.2007, gli attori hanno chiesto la condanna della struttura sanitaria.
In corso di causa il Tribunale ha disposto una perizia medico legale che ha dato ragione ai familiari della paziente, riconoscendo un caso di malasanità per errori medici nella diagnosi e cura di patologia cardiovascolare.
Il Collegio peritale nominato, infatti, ha concluso affermando che, "a fronte di ripetuti accessi della paziente con sintomatologia sostanzialmente sovrapponibile, non veniva attuato uno screening diagnostico adeguato; tale condotta, da ritenersi comune ed esigibile, configura pertanto un profilo di censura per omissione/inadempienza che, di fatto, ha condotto al decesso della paziente per tamponamento cardiaco. (…) un comune approccio al dolore toracico avrebbe consentito di prevedere quale ampiamente possibile la diagnosi di pericardite/versamento pericardico; avrebbe consentito di giungere alla diagnosi, adeguata, da ritenersi nell'ambito del corretto screening della sintomatologia dolorosa del torace; avrebbe prevenuto, con manovra semplice e facilmente eseguibile, il decesso della paziente".
La colpa dei sanitari coinvolti nella vicenda viene, dunque, identificata precipuamente nella mancata diagnosi della patologia affliggente la paziente, nonostante il possesso di strumenti di agevolissimo accesso, necessariamente appartenenti al comune e condiviso bagaglio non solo degli specialisti nella materia squisitamente "cardiologica", ma anche in chiunque abbia un minimo di praticità nella medicina d'urgenza e nella medicina di pronto soccorso.
Censure, in particolare, sono state mosse dai consulenti tecnici d'ufficio sia nei confronti dei sanitari del Pronto Soccorso intervenuti in occasione del primo accesso della paziente, sia nei confronti dei sanitari del Pronto Soccorso al secondo accesso della predetta.
I primi, per quanto l'obiettività fosse piuttosto scarsa per giungere a diagnosi di tamponamento o comunque di versamento pericardico, si sono fermati ad una forma di indagine senz'altro superficiale, dimostrando in tal modo una inescusabile carenza della fase diagnostica maggiormente qualificata e qualificante, ossia la diagnosi differenziale.
È da ritenersi irragionevole la mancata esecuzione di un ecocardiogramma che, se pur compiuto secondo la tecnica di acquisizione transtoracica, sarebbe stato comunque in grado di fornire una messe di informazioni altrimenti ignorate con la sola ispezione dell'apparato cardiovascolare.
Ancor più censurabile è stato il comportamento tenuto successivamente dai sanitari dell'Ospedale perché, in presenza di un quadro clinico caratterizzato da dolore retrosternale persistente da cinque giorni, una pregressa sincope nei giorni precedenti l'accesso e dalla indubbia nozione di evidente oliguria riscontrata nel giorno precedente l'osservazione, la mancata esecuzione immediata di un ecocardiogramma ha impedito la formulazione di una corretta diagnosi.
Del pari, i CTU hanno ritenuto censurabile anche il fatto che, con l'espletamento di una ecografia addominale non si sia messa in evidenza la condizione dei vasi addominali (principalmente della vena cava inferiore e del sistema portale).
La mancanza di diagnosi tempestiva ha condotto alla mancata attuazione dell'unica manovra in grado di mantenere in vita la paziente, cioè l'evacuazione del versamento pericardico, manovra frequente in ambito cardiologico e cardiochirurgico, la cui esecuzione non richiede particolari abilità e deve essere considerata patrimonio di ogni specialista anche non evoluto ma attivo nei campi citati.
La sua esecuzione comporta una elevata possibilità di successo soprattutto qualora non venga effettuata per emendare sanguinamenti in corso. Il successo della pericardiocentesi è principalmente dipendente dalla forma patologica che la sostiene.
Il vero errore dei medici, dunque, è consistito nell'aver mantenuto come punto di riferimento saldo la malattia diabetica e la nota – non gravissima – insufficienza renale.
Per questi motivi il Tribunale ha riconosciuto un risarcimento per perdita del rapporto parentale ai familiari della paziente morta per malasanità.
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