
Ischemia durante l’Intervento e Risarcimento per Malasanità
20/07/2026
Il Contratto di Spedalità e i Diritti e Doveri del Paziente e della Struttura Sanitaria
27/08/2026Con questo articolo parliamo di casi di malasanità neurologica, di cui ci occupiamo da oltre venti anni in tutta Italia, tramite il nostro gruppo di Avvocati Collegati e i consulenti medici legali di fiducia.
Tratteremo in particolare della Scala Glasgow, conosciuta anche come Glasgow Coma Scale o con la sigla GCS, che è uno strumento utilizzato dai medici e dagli altri professionisti sanitari per valutare il livello di coscienza di un paziente.
Una valutazione non corretta della Scala Glasgow può far apparire il paziente meno grave di quanto sia realmente, provocando ritardi negli esami, nel monitoraggio o nei trattamenti.
Se da questo errore derivano gravi lesioni, invalidità permanente o morte, il paziente e i suoi familiari possono chiedere tramite i nostri consulenti una perizia medico legale per accertare il caso di malasanità e chiedere il risarcimento con i nostri avvocati.
- Che Cos’è la Scala Glasgow
- Come Vengono Valutate le Risposte del Paziente?
- La Scala Glasgow deve essere Ripetuta nel Tempo
- Possibili Errori Medici nella Valutazione della Scala Glasgow
- Quali sono i rischi di una Scala Glasgow sbagliata?
- La Perizia Medico Legale per Accertare gli Errori della Scala Glasgow
- Il Risarcimento per Errori nella Scala di Glasgow
- Avvocati Collegati per il Risarcimento da Errori nella Scala di Glascow
- Un Caso di Risarcimento per Morte del Paziente per Errori nella Scala di Glasgow
- FAQ sulla Scala Glasgow e sul Risarcimento per Errori Medici
Che Cos’è la Scala Glasgow
La Scala Glasgow è un sistema standardizzato che permette di attribuire un punteggio alle risposte fornite dal paziente durante la valutazione clinica.
Viene impiegata soprattutto in caso di trauma cranico, perdita di coscienza, ictus, emorragia cerebrale, intossicazione, arresto cardiaco o altre condizioni neurologiche e può essere utilizzata dal personale del 118, al Pronto Soccorso, nei reparti ospedalieri e nelle unità di terapia intensiva.
Non serve, da sola, a formulare una diagnosi, ma aiuta il personale sanitario a comprendere quanto sia compromesso lo stato di coscienza e se vi siano segnali di un possibile danno cerebrale.
La valutazione prende in considerazione tre tipi di risposta:
• apertura degli occhi;
• risposta verbale;
• risposta motoria.
A ciascuna risposta viene assegnato un punteggio e la somma complessiva può variare da 3 a 15:
• apertura degli occhi: da 1 a 4 punti;
• risposta verbale: da 1 a 5 punti;
• risposta motoria: da 1 a 6 punti.
Un punteggio pari a 15 indica che, nel momento della valutazione, il paziente presenta le migliori risposte previste dalla scala, mentre un punteggio progressivamente più basso segnala invece una crescente compromissione dello stato di coscienza.
In caso di trauma cranico, un punteggio molto basso può indicare una lesione grave e rendere necessari interventi urgenti, protezione delle vie aeree, esami radiologici, consulenza neurochirurgica e monitoraggio intensivo.
Quando vengono fatti errori medici nella valutazione della Scala di Glasgow il paziente può riportare danni ed anche il decesso, per cui si può chiedere un risarcimento tramite il gruppo di Avvocati Collegati contro la malasanità.
Come Vengono Valutate le Risposte del Paziente?
La valutazione deve essere eseguita da personale adeguatamente formato, descrivendo possibilmente le singole componenti della scala e non soltanto il punteggio totale.
Apertura degli occhi
Il medico verifica se il paziente:
• apre spontaneamente gli occhi;
• li apre quando viene chiamato;
• reagisce soltanto a uno stimolo;
• non presenta alcuna apertura degli occhi.
Risposta verbale
Si valuta se il paziente:
• è orientato e risponde correttamente;
• appare confuso;
• pronuncia parole inappropriate;
• emette soltanto suoni incomprensibili;
• non fornisce alcuna risposta verbale.
Risposta motoria
Il sanitario verifica se il paziente:
• esegue semplici comandi;
• localizza lo stimolo;
• ritrae un arto;
• presenta risposte motorie anomale;
• non manifesta alcuna risposta.
La componente motoria è particolarmente importante, ma deve essere rilevata correttamente e confrontata con gli altri dati clinici.
La Scala Glasgow deve essere Ripetuta nel Tempo
Lo stato neurologico del paziente può modificarsi rapidamente e, per questo motivo, in molte situazioni non è sufficiente rilevare la Scala Glasgow una sola volta.
Un paziente inizialmente vigile potrebbe peggiorare a causa, per esempio, di:
• emorragia intracranica in aumento;
• edema cerebrale;
• ictus ischemico o emorragico;
• riduzione dell’ossigenazione cerebrale;
• crisi epilettiche;
• alterazioni metaboliche;
• infezioni del sistema nervoso;
• effetti di farmaci, sedativi,
alcol o sostanze stupefacenti.
La ripetizione della valutazione permette di riconoscere un peggioramento.
Anche una riduzione di pochi punti, se significativa rispetto alle condizioni precedenti, può rappresentare un segnale di allarme da approfondire immediatamente.
Il punteggio deve quindi essere considerato insieme ai parametri vitali, all’esame neurologico, alle condizioni generali, alla dinamica del trauma e ai risultati degli esami strumentali.
Chiama subito il nostro Numero Verde Malasanità 800912301 se un tuo familiare è stato vittima di errori medici nella valutazione della Scala di Glasgow ed ha riportato gravi lesioni o il decesso.
Possibili Errori Medici nella Valutazione della Scala Glasgow
Un punteggio non corretto può derivare da diversi comportamenti od omissioni da cui il paziente può riportare gravi danni o addirittura il decesso.
In questi casi si è di fronte a tipici casi di malasanità per cui può essere chiesto il risarcimento tramite Avvocati Collegati.
Tra i possibili errori medici di valutazione i nostri consulenti medici segnalano:
• mancata rilevazione della Scala Glasgow;
• attribuzione di un punteggio più alto o più basso di quello effettivo;
• valutazione incompleta delle risposte oculari, verbali e motorie;
• mancata registrazione delle singole componenti;
• assenza di controlli successivi;
• mancato confronto con le rilevazioni precedenti;
• sottovalutazione di una progressiva diminuzione del punteggio;
• errata interpretazione degli effetti di farmaci, sedazione o intossicazione;
• mancata considerazione di deficit linguistici, sordità, paralisi o precedenti patologie neurologiche;
• utilizzo non adeguato della versione pediatrica nei bambini piccoli;
• dimissione del paziente nonostante segni di deterioramento neurologico.
Anche l’intubazione può impedire la normale valutazione della risposta verbale. In questi casi la limitazione deve essere indicata chiaramente, evitando di attribuire in modo automatico un punteggio che potrebbe falsare la valutazione complessiva.
È inoltre pericoloso ritenere che un’alterazione dello stato di coscienza dipenda esclusivamente dall’alcol o da sostanze stupefacenti senza avere prima escluso un trauma cranico o un’altra patologia urgente.
Quali sono i rischi di una Scala Glasgow sbagliata?
L’errore nella determinazione della Scala Glasgow può diventare molto grave quando condiziona negativamente le successive decisioni cliniche.
Una sopravvalutazione delle condizioni del paziente può determinare:
• sottostima della gravità di un trauma cranico;
• mancata o tardiva esecuzione di una TAC;
• ritardo nella diagnosi di un’emorragia cerebrale;
• mancata consulenza neurologica o neurochirurgica;
• insufficiente sorveglianza del paziente;
• mancato trasferimento presso una struttura specializzata;
• ritardo nella protezione delle vie aeree;
• dimissioni premature dal Pronto Soccorso;
• tardivo intervento chirurgico.
Le conseguenze possono comprendere danni cerebrali permanenti, perdita delle funzioni motorie o cognitive, disturbi del linguaggio, stato di coma, necessità di assistenza continua, grave invalidità o morte.
Anche una sottovalutazione delle capacità del paziente può comportare trattamenti o procedure non adeguatamente giustificati. Il problema medico-legale, tuttavia, non consiste nel solo punteggio inesatto: occorre verificare se l’errore abbia effettivamente determinato cure inappropriate o un ritardo capace di causare o aggravare il danno.
Rivolgendoti ad Avvocati Collegati puoi usufruire della perizia medico legale dei nostri consulenti e sapere se un tuo familiare è stato vittima di errori medici e si può chiedere un risarcimento.
La Perizia Medico Legale per Accertare gli Errori della Scala Glasgow
Non ogni peggioramento neurologico e non ogni esito negativo dimostrano automaticamente un caso di malasanità.
Per configurare una responsabilità sanitaria occorre accertare tramite una perizia medico legale dei nostri consulenti:
• quale fosse il reale quadro clinico del paziente;
• come venne rilevata e annotata la Scala Glasgow;
• se la valutazione dovesse essere ripetuta;
• se erano presenti altri segnali di allarme;
• quali esami e trattamenti avrebbero dovuto essere eseguiti;
• se vi sia stato un errore contrario alle corrette pratiche cliniche;
• se una condotta tempestiva e appropriata avrebbe evitato o ridotto il danno.
Per stabilire se la valutazione sia stata eseguita correttamente è indispensabile una perizia medico-legale fondata sull’intera documentazione sanitaria.
I nostri consulenti medici legali, con l’eventuale collaborazione di altri nostri consulenti neurologi, neurochirurghi, anestesisti o medici d’urgenza, può analizzare:
• cartella clinica;
• scheda dell’ambulanza e documentazione del 118;
• verbale del Pronto Soccorso;
• schede di osservazione e monitoraggio;
• annotazioni delle singole componenti della Glasgow;
• TAC, risonanze magnetiche e relativi supporti;
• terapie somministrate;
• tempi delle consulenze e degli interventi;
• documentazione della terapia intensiva;
• eventuale esame autoptico.
La perizia dei nostri consulenti è volta a ricostruire l’evoluzione neurologica del paziente e verificare se un punteggio corretto, oppure controlli più frequenti, avrebbero determinato un diverso percorso diagnostico e terapeutico.
Non è quindi sufficiente individuare una Glasgow presumibilmente errata, ma è necessario dimostrare anche il nesso causale tra l’errore, il ritardo nelle cure e le lesioni o la morte del paziente.
Avvocati Collegati è un gruppo di avvocati che si avvale dal 2004 di consulenti medici legali e specialisti nelle varie branche della medicina e con noi puoi ottenere una perizia per il caso che ti interessa.
Il Risarcimento per Errori nella Scala di Glasgow
Quando l’errata rilevazione o interpretazione della Scala Glasgow provoca un ritardo diagnostico o terapeutico, il paziente danneggiato può chiedere il risarcimento dei pregiudizi subiti.
A seconda delle conseguenze concretamente accertate, possono essere valutati:
• danno biologico temporaneo e permanente;
• danno morale;
• spese mediche, riabilitative e assistenziali;
• perdita o riduzione della capacità lavorativa;
• necessità di assistenza personale;
• costi futuri per cure e adattamento dell’abitazione;
• perdita di possibilità di guarigione o di sopravvivenza, quando giuridicamente dimostrabile.
Se il paziente è rimasto gravemente invalido, anche i familiari possono agire chiedere il risarcimento degli eventuali danni propri effettivamente subiti a causa dello sconvolgimento della vita familiare e dell’assistenza continuativa richiesta.
In caso di morte, i familiari possono domandare il risarcimento del danno parentale e degli altri danni loro spettanti. Potranno inoltre essere valutati gli eventuali diritti risarcitori maturati dal paziente prima del decesso e trasmissibili agli eredi, secondo le circostanze del caso.
Avvocati Collegati per il Risarcimento da Errori nella Scala di Glascow
Chi ritiene che un proprio familiare sia rimasto gravemente invalido o sia morto a causa di una valutazione neurologica sbagliata può rivolgersi al gruppo Avvocati Collegati.
Il gruppo si occupa dal 2004 di casi di malasanità e risarcimento per errori medici in tutta Italia, avvalendosi di consulenti medici legali e di specialisti nelle diverse branche della medicina.
La procedura che i nostri avvocati seguono con successo da oltre 20 anni può comprendere:
• ricostruzione della vicenda clinica;
• acquisizione della cartella clinica e degli esami strumentali;
• valutazione preliminare della documentazione;
• affidamento del caso ai consulenti medici competenti;
• redazione di una perizia medico-legale;
• quantificazione dei danni;
• richiesta di risarcimento alla struttura sanitaria e alle compagnie assicuratrici;
• avvio, quando necessario, della mediazione, dell’accertamento tecnico preventivo o della causa civile.
Soltanto l’esame coordinato da parte di avvocati esperti in malasanità e consulenti medici consente di comprendere se la Scala Glasgow sia stata realmente valutata in modo scorretto e se quell’errore abbia privato il paziente della possibilità di ricevere cure tempestive.
Una Scala Glasgow errata può nascondere una sottovalutazione molto grave delle condizioni neurologiche del paziente.
Quando vi sono invalidità permanenti o un decesso, è importante acquisire rapidamente tutta la documentazione e sottoporla a una perizia medico-legale.
Il paziente danneggiato e i familiari di una persona rimasta gravemente invalida o morta possono contattarci gratuitamente tramite il Numero Verde Malasanità 800912301, per ricostruire l’accaduto, verificare la presenza di eventuali errori medici e valutare la possibilità di ottenere il risarcimento dei danni.
Un Caso di Risarcimento per Morte del Paziente per Errori nella Scala di Glasgow
Ogni nostro articolo su casi di malasanità è accompagnato da un caso reale trattato dai vari giudici e finito a favore del paziente lesionato e dei familiari di chi purtroppo è deceduto per errori medici. Il caso che riportiamo oggi è quello trattato dal Tribunale Civile di S. Maria Capua Vetere con la sentenza n. 4122/2025 relativa al caso che segue.
In data 4/10/2010, un uomo, all'epoca dei fatti, già affetto da BPCO, ipertensione arteriosa e obesità severa, a seguito di un episodio di insufficienza respiratoria acuta, veniva ricoverato presso il PO di Aversa nel reparto di terapia intensiva. Alle ore 23.00 del 5.10.2010, il paziente veniva posto in sedazione farmacologica. Dal decorso clinico si legge che alle ore 5.40 del giorno 6.10.2011 il paziente si superficializza dalla sedazione e voltandosi su un fianco supera la barra di protezione laterale e scivola su un fianco del letto producendosi una f.l.c. fronto-temporale dx. Alle ore 6.35 dello stesso giorno veniva praticato un esame TAC cranio con riscontro di una "modesta dilatazione degli spazi liquorali pericerebrali per note di atrofia corticale".
Durante la degenza le condizioni respiratorie ed emodinamiche subirono una graduale ripresa; non veniva effettuato alcun ulteriore esame strumentale per verificare gli esiti a distanza del trauma cranio-encefalico né, alla dimissione, fu prescritto un controllo a distanza. Ottenuta, quindi, la stabilizzazione del quadro clinico internistico, il paziente veniva dimesso il giorno 10/11/2010.
Dopo circa un mese, in data 10/12/2010, per la comparsa di uno stato soporoso fu trasportato dapprima al PO di Aversa ove posero la diagnosi di "ematoma subdurale subacuto-cronico a carico dell'emisfero cerebrale sin. dello spessore massimo di circa 25 mm con effetto massa sulle strutture della linea mediana. (…).
Trasferito presso la AORN di Caserta, veniva operato nello stesso giorno alle ore 23.30 (…). Durante la degenza, durata circa un mese, sia le condizioni respiratorie che quelle cardiocircolatorie furono correttamente monitorate e non evidenziarono particolari criticità. Diversamente, in conseguenza dello svuotamento dell'ematoma subdurale cronico si instaurò una tetraparesi e, in fase iniziale, anche un interessamento del sensorio.”.
In sede di perizia medico legale disposta dal Tribunale è emerso che: “il paziente era alto 170 cm ed era affetto da obesità di 3° grado (peso 115 kg), nonchè in sedazione farmacologica. (…) . A
seguito di tale caduta, il paziente riportava un trauma cranico valutato strumentalmente con TAC
cerebrale nella mattinata del medesimo giorno e con esito negativo per lesioni accertabili in tale fase. Dimesso in data 10.11.2010 in fase di remissione clinica e senza alcuna prescrizione relativa al trauma cranico subito. In questa fase, due sono i punti rilevanti:
- il primo, l'obbligo di sorveglianza del paziente sedato, in stato di incoscienza, da parte del personale sanitario;
- il secondo, l'omesso monitoraggio degli esiti a distanza del trauma cranico”.
Sempre secondo la perizia, seguivano il rientro a casa del paziente e la “comparsa di sintomi e segni neurologici che costringevano l’uomo a ricoverarsi nuovamente in data 10.12.2010 per comparsa di ematoma subdurale cronico fronto-temporo-parietale sinistro, drenato attraverso foro di trapano allargato con immediata fuoriuscita dell'ematoma colliquato (color brunastro).
Detto ematoma subdurale cronico è da ritenersi causalmente correlato all'antecedente costituito dal trauma cranico del 6.10.2010”.
Chiarisce, ancora, la perizia medico legale che “Il trauma cranico lieve dell'adulto viene definito come qualsiasi evento traumatico che interessa il distretto cranioencefalico in soggetti di età maggiore di 14 anni con punteggio Glasgow Coma Scale (GCS): 15 e 14. (…). Nel caso di cui trattasi si rileva l'impossibilità dell'inquadramento clinico iniziale secondo il GCS, trattandosi di paziente in stato di sedazione. Nondimeno, in una tale condizione, non può che emergere la responsabilità omissiva dei sanitari consistente nel mancato inquadramento clinico e monitoraggio degli esiti del trauma cranico, considerato anche che trattavasi di soggetto di età superiore ai 65 anni, quindi ad aumentato rischio di sviluppare un ematoma cerebrale anche nel medio e lungo termine (…)”.
Conclude, pertanto, il CTU che “sussiste nesso di causalità tra evento lesivo del (omissis) e decesso avvenuto a circa tre anni di distanza in costanza di ipomobilità ed allettamento. Infatti, si può ritenere che accanto alle preesistenti comorbilità (ipertensione, obesità e BPCO), di per sé non espressive di una criticità tale da determinare la morte del paziente all'epoca dei fatti, abbia rivestito un ruolo letifero preponderante l'insorgenza di una sindrome da allettamento derivante in toto dai postumi del danno neurologico conseguito all'evento lesivo de quo (consistenti in esiti stabilizzati dell'ematoma subdurale cronico descritti e valutati in precedenza)”.
FAQ sulla Scala Glasgow e sul Risarcimento per Errori Medici
1. Che cos’è la Scala Glasgow e quando viene utilizzata?
La Scala Glasgow, o Glasgow Coma Scale (GCS), è uno strumento utilizzato per valutare il livello di coscienza di un paziente attraverso tre parametri: apertura degli occhi, risposta verbale e risposta motoria. Il punteggio complessivo varia da 3 a 15. Viene impiegata soprattutto in presenza di trauma cranico, ictus, emorragia cerebrale, perdita di coscienza, arresto cardiaco, intossicazioni e altre condizioni neurologiche potenzialmente gravi.
2. Quali errori possono essere commessi nella valutazione della Scala Glasgow?
Tra i principali errori medici nella Scala Glasgow possono rientrare la mancata rilevazione del punteggio, l’attribuzione di un valore errato, la valutazione incompleta delle risposte oculari, verbali e motorie, la mancata ripetizione della scala nel tempo oppure la sottovalutazione di un progressivo peggioramento. Anche sedazione, intubazione, sordità o deficit neurologici preesistenti devono essere correttamente considerati per evitare valutazioni fuorvianti.
3. Quali danni può provocare una Scala Glasgow valutata in modo errato?
Una Scala Glasgow errata può indurre i sanitari a sottovalutare la gravità del paziente e determinare ritardi nell’esecuzione di una TAC, nella diagnosi di un’emorragia cerebrale, nella consulenza neurologica o neurochirurgica, nel trasferimento in terapia intensiva o nell’esecuzione di un intervento urgente. Le conseguenze possono comprendere danni cerebrali permanenti, deficit motori o cognitivi, disturbi del linguaggio, coma, grave invalidità o morte.
4. Come si dimostra un caso di malasanità legato a un errore nella Scala Glasgow?
Per dimostrare un caso di malasanità per errata valutazione della Scala Glasgow è necessaria una perizia medico-legale che analizzi l’intera documentazione sanitaria. Devono essere valutati, tra gli altri elementi, la cartella clinica, la documentazione del 118, il verbale del Pronto Soccorso, le schede di monitoraggio, TAC e risonanze, le terapie effettuate e i tempi delle consulenze e degli interventi. Occorre inoltre dimostrare il nesso causale tra l’errore di valutazione, il ritardo diagnostico o terapeutico e il danno riportato dal paziente.
5. È possibile ottenere un risarcimento per errori nella valutazione della Scala Glasgow?
Sì. Quando l’errata rilevazione o interpretazione della Scala Glasgow determina un ritardo nelle cure e provoca o aggrava un danno neurologico, il paziente può chiedere il risarcimento per malasanità. Possono essere risarciti, a seconda del caso, il danno biologico temporaneo e permanente, il danno morale, le spese mediche e riabilitative, i costi di assistenza e la perdita o riduzione della capacità lavorativa. Nei casi di grave invalidità o morte possono essere valutati anche i danni subiti dai familiari.
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità medico sanitaria.
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