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26/05/2025Parliamo di casi di malasanità per errati trattamenti medici della parotide e di come ci si può tutelare in caso di lesioni subite dal paziente o suo decesso.
Il risarcimento per errate cure o interventi relativi alla parotide spetta infatti al paziente che ha subito lesioni ed ai familiari di un paziente rimasto macroleso o deceduto per malasanità.
Rivolgendoti al nostro gruppo di avvocati e medici legali potrai avere un parere su casi di malasanità relativi alla parotide ed ottenere il risarcimento che ti spetta.
Continua a leggere questo articolo per saperne di più sulla parotide, sui metodi di cura e i possibili errori medici e sul risarcimento che spetta in caso di malasanità nel trattamento medico della parotide.
- Che cos’è la Ghiandola Parotide?
- Le principali patologie della parotide
- Come si curano le Patologie della Parotide
- Complicanze da Errori Medici nella cura della Parotide
- Quando e come chiedere un Risarcimento per Malasanità
- Trattamenti della Parotide e Paresi Facciale
- Un Caso Giudiziario di Risarcimento per Errato trattamento della Parotide
- Altri nostri Articoli e Video su casi di Malasanità
Che cos’è la Ghiandola Parotide?
La parotide è la più grande delle ghiandole salivari presenti nel nostro organismo e si trova ai lati del volto, poco sotto l’orecchio.
La sua collocazione è in una zona del corpo delicata, perché attraversata da strutture nervose fondamentali, come il nervo facciale (nervo cranico VII), che controlla i muscoli dell’espressione facciale, ciò che può comportare paresi facciali in caso di trattamenti chirurgici.
Le principali patologie della parotide
Le patologie della parotide possono essere di natura infiammatoria, infettiva o tumorale. Le patologie più comuni della parotide includono:
1. Parotite: Un’infiammazione acuta o cronica della parotide, spesso causata da infezioni virali come il virus della parotite (orecchioni). Può provocare gonfiore, dolore, febbre e difficoltà a masticare.
2. Sialolitiasi: La formazione di calcoli salivari che ostruiscono i dotti parotidi, impedendo il normale flusso della saliva e provocando dolore, gonfiore e infezioni ricorrenti.
3. Tumori della parotide: I tumori parotidei possono essere benigni (come l’adenoma pleomorfo) o maligni (come il carcinoma mucoepidermoide). La diagnosi precoce è fondamentale per una prognosi favorevole.
4. Ascessi e cisti: Infezioni batteriche possono provocare la formazione di ascessi; altre volte si sviluppano cisti che richiedono un approccio chirurgico.
Come si curano le Patologie della Parotide
Il trattamento delle patologie della parotide dipende dalla diagnosi specifica:
• Antibiotici per infezioni batteriche
• Antinfiammatori per ridurre gonfiore e dolore
• Interventi chirurgici per rimuovere tumori, cisti o calcoli
• Terapie oncologiche in caso di tumori maligni (chirurgia, radioterapia, chemioterapia).
In particolare, la parotidectomia (rimozione della ghiandola o di parte di essa) è un intervento molto delicato, perché può comportare il rischio di danneggiare il nervo facciale.
Per questo motivo deve essere eseguita da professionisti altamente qualificati, con il supporto di tecniche diagnostiche e operatorie avanzate.
Complicanze da Errori Medici nella cura della Parotide
Vediamo adesso cosa può accadere quando si verificano errori medici nel trattamento della Parotide.
Quando si verificano errori medici nella diagnosi o nel trattamento delle patologie della parotide, le conseguenze per il paziente possono essere gravi.
Le complicanze più frequenti includono:
• Paralisi facciale permanente o temporanea, in caso di lesione del nervo facciale
• Infezioni post-operatorie per scarsa igiene o gestione inadeguata
• Recidiva del tumore, se non completamente rimosso
• Cicatrici deturpanti o fistole salivari
• Dolore cronico e disfunzioni masticatorie
Danni di questo tipo possono cambiare radicalmente la qualità della vita del paziente, rendendo giusto un risarcimento per malasanità a favore del paziente rimasto leso ed ai familiari del paziente macroleso o deceduto.
Quando e come chiedere un Risarcimento per Malasanità
Si ha diritto ad un risarcimento del danno per responsabilità medica se, durante il trattamento di una patologia della parotide, si verificano danni prevedibili ed evitabili causati da:
• diagnosi errata o tardiva
• intervento chirurgico eseguito senza il rispetto delle linee guida cliniche
• mancanza di consenso informato
• errori nella gestione post-operatoria
Il risarcimento per errori medici nel trattamento della parotide può essere chiesto dal paziente entro dieci anni e dai suoi familiari nel minor termine di cinque anni.
Per capire se si può chiedere il risarcimento per errato trattamento della parotide ci si deve affidare a: avvocati, specialisti otorinolaringoiatri e medici legali:
Il ruolo dell’Avvocato - Un avvocato saprà dirti se ci sono i presupposti giuridici per agire contro l’ospedale o la clinica dove sono avvenuti gli errori di trattamento della parotide, e predisporrà gli atti per una trattativa stragiudiziale o per portare il caso davanti al giudice.
Il ruolo dello Specialista in Otorinolaringoiatria – Un medico specialista in otorinolaringoiatria saprà valutare la cartella clinica del paziente individuando gli errori medici che potevano essere previsti ed evitati, indicando come doveva essere la procedura corretta.
Il ruolo del Medico Legale – Un medico specialista in medicina legale saprà coordinarsi con lo specialista in otorinolaringoiatria e valuterà le lesioni subite dal paziente per quantificare le lesioni temporanee e permanenti subite, o le cause del decesso.
Il nostro gruppo di avvocati e consulenti medici legali e specialisti in otorinolaringoiatria si occupa di casi di malasanità in tutta Italia dal 2004 e può darti una assistenza a 360° per ottenere il giusto risarcimento in caso di errori medici nel trattamento della parotide.
Trattamenti della Parotide e Paresi Facciale
Tra le possibili complicanze dei trattamenti della parotide c’è quella della paresi facciale derivante dalla lesione del nervo facciale (o nervo cranico VII), responsabile della mobilità dei muscoli mimici del volto.
Dalla paresi facciale, solitamente derivabile da una errata parotidectomia (trattamento chirurgico della parotide per rimuovere un tumore), il paziente può riportare: difficoltà a chiudere gli occhi, una asimmetria della bocca, la perdita di espressività facciale, la scialorrea (perdita di saliva dalla bocca), una alterazione della voce o difficoltà nella deglutizione.
Tra i fattori di rischio nel trattamento chirurgico dei tumori della parotide, la cui operazione tecnicamente è detta parotidectomia, vi sono: le dimensioni e profondità della massa da asportare, la presenza di tumori maligni con invasione nervosa, l’sperienza del chirurgo, l’utilizzo o meno di strumenti di monitoraggio del nervo.
Al fine di evitare rischi di paresi facciale a seguito di errato intervento di parotidectomia è opportuno che il chirurgo provveda a: una pianificazione preoperatoria accurata mediante imaging come RMN o TAC per studiare la posizione del tumore e la relazione con il nervo, una dissezione attenta e rispetto delle strutture nervose; l’utilizzo del neuromonitoraggio intraoperatorio (che permette di identificare e monitorare in tempo reale la funzionalità del nervo facciale, riducendo drasticamente il rischio di lesioni permanenti).
Se tu o un tuo familiare avete riportato una paresi facciale per errato trattamento chirurgico della parotide (parotidectomia) potete chiedere il risarcimento per malasanità tramite i nostri avvocati e consulenti medici legali e specialisti in otorinolaringoiatria.
Il nostro gruppo di avvocati e consulenti medici si occupa di risarcimento danni da malasanità, tra cui paresi facciali derivate da errata parotidectomia, da più di venti anni in tutta Italia.
Un Caso Giudiziario di Risarcimento per Errato trattamento della Parotide
Riportiamo adesso un caso giudiziario di risarcimento danni per errato trattamento di patologie della parotide da cui è scaturito il decesso del paziente ed il risarcimento per i suoi familiari.
È il caso trattato dal Tribunale Civile di Piacenza con la sentenza n. 566 del 2 luglio 2024 di cui riportiamo i passi salienti.
Sulla base della perizia medico legale disposta dal giudice, è risultato provato che il paziente è stato vittima di più errori medici:
- i sanitari dell’Ospedale di Piacenza si determinarono per l'intervento parotidectomia + dissezione linfonodale del collo considerando erroneamente l'ipotesi del carcinoma tra le ipotesi possibili, nonostante l'esito delle indagini citologiche disponibili escludessero una patologia carcinomatosa a livello della ghiandola parotide e una sua diffusione ai linfonodi tributari del collo, unitamente all'esito dell'agoaspirato eseguito nel gennaio 2016 presso il Policlinico San Matteo (Pv);
• la decisione presa di procedere ad un intervento di parotidectomia + dissezione linfonodale del collo è stata del tutto imprudente e fuori luogo viste le indicazioni derivate dal triplice esame citologico e dalle indagini eseguite;
• al contrario, risultava in concordanza con lo stato dell'arte e dunque pienamente condivisibile il piano diagnostico improntato inizialmente dallo specialista in ORL dell'Ospedale di Piacenza dott. Mi. Se. che constatata la presenza di due adenopatie in luogo dell'unica identificata alla TAC del collo di circa due mesi prima, pianificò un percorso diagnostico predisponendo una Risonanza Magnetica Nucleare del collo con mdc, un’ecografia del collo e tiroide, un agoaspirato di entrambe le stazioni linfonodali, dosaggio ematico di LDH, Beta2 microglobulina, ipotizzando un'eventuale biopsia al termine del percorso diagnostico, se questo non fosse risultato esaustivo;
• fu correttamente eseguito un agoaspirato della tumefazione parotidea e contestualmente del linfonodo cervicale che escluse una patologia di tipo epiteliale a carico della ghiandola parotide e la presenza di colonizzazione epiteliale del linfonodo testato;
• pertanto, non fu confermato un pur ipotetico sospetto che la ghiandola potesse essere sede di un carcinoma o di una patologia alternativa non maligna da ricondurre a istogenesi epiteliale. D’altra parte, anche l'esame citologico sul linfonodo escluse potesse trattarsi di una metastasi di tumore epiteliale di provenienza parotidea trattandosi di una sede riconducibile alla sua area di drenaggio;
• la diagnosi definitiva del citopatologo, infatti, diede questo orientamento: “...negativa la ricerca di cellule tumorali maligne di natura epiteliale nel materiale in esame. In caso di sospetto clinico nei confronti di malattia linfoproliferativa o comunque di discrepanza con il suggerimento diagnostico citologico, si consiglia se possibile riscontro istologico della lesione”; ne consegue che un'ipotesi di patologia linfoproliferativa doveva essere esclusa;
• l'esito dell'esame citologico, in ordine alla esclusione di patologia carcinomatosa, non fu per nulla interlocutorio laddove si specificò: “negativa la ricerca di cellule tumorali maligne di natura epiteliale nel materiale in esame”. Piuttosto un'interlocuzione era da attendersi nei confronti del linfoma o del tipo di linfoma laddove il citopatologo specificò: “..In caso di sospetto clinico nei confronti di malattia linfoproliferativa o comunque di discrepanza con il suggerimento diagnostico citologico, si consiglia se possibile riscontro istologico della lesione”;
• la possibilità che si trattasse invece che di un carcinoma di un processo linfoproliferativo, in un'ipotesi unitaria parotidea e linfonodale, andava obbligatoriamente esplorata poiché diversi sono i percorsi diagnostici da mettere in atto nell'ipotesi ci si trovi di fronte ad un linfoma che abbia interessato i linfonodi del collo e la ghiandola parotide piuttosto che a un carcinoma della parotide con metastasi ai linfonodi del collo;
• è evidente come erroneamente i medici dell'Ospedale di Piacenza si mossero considerando solo quest'ultima ipotesi, nonostante l'esito delle indagini citologiche disponibili escludessero una patologia carcinomatosa a livello della ghiandola parotide e una sua diffusione ai linfonodi tributari del collo, in quest'ultimo caso in uno con l'esito dell'agoaspirato eseguito nel gennaio 2016 presso il Policlinico San Matteo di Pavia;
• ne consegue che la decisione di procedere a un intervento di parotidectomia + dissezione linfonodale del collo è stata del tutto imprudente e fuori luogo, viste le indicazioni derivate dal triplice esame citologico e la specificazione che le indagini eseguite, pur avendo escluso la presenza di cellule epiteliali e dunque del carcinoma (negatività del pool delle citocheratine), non consentivano parimenti di escludere la caratterizzazione linfomatosa per la cui precisazione accurata sarebbe occorsa una biopsia linfonodale, procedura gravata da una probabilità di complicanze notevolmente inferiore a quella di una dissezione linfonodale del collo, seppur selettiva come quella eseguita;
• inoltre, nel paziente coesisteva una gammopatia monoclonale per il quale egli era in follow-up ematologico da circa sei anni; trattasi di una patologia linfoproliferativa in cui non è rara la comparsa anche di una adenopatia;
• la possibilità di giungere alla diagnosi corretta di linfoma non-Hodgkin sarebbe stata agevolmente a portata di mano con l'esecuzione della biopsia linfonodale e tale affermazione non deriva da una constatazione ex post bensì da un corretto esame del citoaspirato e dal rispetto delle linee guida e delle buone pratiche cliniche accreditate; - la strategia terapeutica che ne sarebbe seguita sarebbe stata, con altissima probabilità, di tipo conservativo ovvero basata sul trattamento radioterapico o radiochemioterapico;
• un'ipotesi di trattamento chirurgico nel caso di linfoma localizzato esclusivamente alla parotide (stadio I) non è avulsa da una eventuale opzione terapeutica di sola parotidectomia 3,4 ma, nel caso di specie, quanto messo in atto esula da una corretta condotta terapeutica, essendo stato compreso uno svuotamento linfonodale del collo a destra (linfonodi dei livelli I, IIA, IIB, III, IV e V) che è stato la causa delle gravi complicazioni sopra descritte che costrinsero il sig. Co. a letto rendendo altamente probabile l'insorgenza di eventi infettivi che poi lo condussero alla morte dopo un calvario di quasi tre anni di totale invalidità;
• la mediana di sopravvivenza globale di un linfoma follicolare a interessamento parotideolocoregionale è infatti di circa dieci anni. Il paziente venne a morte all'età di 78 anni, dopo poco meno di 3 anni dalla drammatica complicanza post-chirurgica dell'intervento sul collo; sicché “si può ritenere, in ipotesi controfattuale, che se la cura della patologia linfomatosa fosse stata esperita secondo lo stato dell'arte medica la sua spettanza di vita avrebbe potuto, con buona probabilità, essere riconducibile a quella della popolazione generale considerato che egli non fu gravato da altre patologie rilevanti se non quella associata di tipo ematologico (gammopatia monoclonale) per la quale era in followup e all'epoca non giudicata evolutiva”.
Ne consegue che l'intervento di cui si tratta è stata una grave imprudenza a fronte di una mancanza diagnosi a monte che avrebbe condotto ad una terapia completamente diversa e tale condotta erronea è stata la causa dei gravi danni patiti dal paziente che lo hanno condotto al decesso.
Il giudice ha quindi riconosciuto ai familiari del paziente deceduto, sia il risarcimento iure hereditatis dei danni subiti dall’uomo finché è stato in vita, sia dei danni subiti iure proprio dai suoi familiari per perdita del rapporto parentale.
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