
Pancreatite cronica per colpa medica
27/02/2024
Preventivo scritto dell’avvocato
04/03/2024La mancata sorveglianza del paziente psichiatrico da parte del personale medico-sanitario può portare a gravi rischi per il paziente, finanche al suo decesso. E’ quanto accaduto ad una giovane donna che veniva ricoverata per grave trauma cranico da cui derivava una disfunzione cerebrale acuta con grave disorientamento, che la portava a tentare la fuga dall’ospedale procurandosi la morte. Il caso è stato affrontato dal Tribunale di Pisa con la sentenza n. 1165 del 25.09.2023 che commentiamo nei prossimi paragrafi.
La mancata sorveglianza del paziente con disturbo psichiatrico rappresenta un caso di malasanità di cui i nostri avvocati esperti in malasanità si occupano dal 2004, quindi se un tuo familiare con disturbi psichiatrici ha riportato gravi lesioni o il decesso puoi contattarci per un parere.
Il medico ha l’obbligo di sorveglianza del paziente
Il medico è titolare di una posizione di garanzia nei confronti del paziente, tanto più laddove il paziente sia considerato fragile (per condizioni di salute psico-fisica o per età) o a rischio di autolesionismo per patologie psichiatriche. Quindi il medico, ma anche il personale infermieristico, deve vigilare sul paziente non autosufficiente affinchè quest’ultimo non si faccia male.
In particolare, quando sussiste il concreto rischio di condotte autolesive, anche suicidarie, di un paziente con problemi psichiatrici, il personale medico-sanitario deve apprestare specifiche cautele.
In questi casi è importante che il medico faccia una diagnosi corretta della patologia psichiatrica, che sia apprestata una corretta terapia farmacologica, che il paziente sia inserito in un ambiente idoneo (privo di oggetti pericolosi e/o vie di fuga), ed eventualmente contenuto, e che sia sorvegliato.
Il caso trattato dal Tribunale di Pisa
A seguito di una caduta dalla motocicletta una giovane donna ricoverata con diagnosi di emorragia subaracnoidea diffusa, con focolai lacero-contusivi, sottodurale, frattura occipitale con diastasi occipite C1, contusioni polmonari.
Svolta la consulenza neurochirurgica, i sanitari ritenevano non dover procedere a intervento chirurgico ma soltanto a una terapia farmacologica (non anche psichiatrica) con applicazione del collare.
La paziente durante il ricovero cominciava a manifestarsi disorientata, agitata, confusa, tanto che dopo il trasferimento all'Unità di degenza veniva anche contenuta. Più e più volte nei giorni che vanno dal ricovero in Unità degenze al giorno della morte, il diario clinico e la cartella infermieristica testimoniano di un grave stato di agitazione psicomotoria che convince i sanitari a procedere alla contenzione a letto ed a terapia con sedativi, sostanzialmente inefficaci.
Alcuni giorni dopo il ricovero, la paziente utilizzava la finestra della sua stanza, lasciata aperta dal personale, posta al terzo piano dello stabile in cui era ricoverata, per gettarsi nel vuoto, probabilmente pensando di allontanarsi dall’ospedale: il suo corpo esanime veniva rinvenuto a terra sul selciato.
I familiari della giovane paziente si rivolgevano al Tribunale perché venisse accertata la responsabilità dei sanitari per omessa sorveglianza della paziente e per la condanna al risarcimento dei danni da perdita del rapporto parentale.
La perizia medico legale rileva la colpa dei sanitari
I periti incaricati dal Tribunale hanno descritto la minorata capacità temporanea della paziente successiva al grave trauma cranico subito alla stregua di delirium, ossia manifestazione neurocognitiva complessa di una sottostante anormalità medica (come per esempio un'insufficienza d'organo, un'infezione o l'effetto di un farmaco), essenzialmente reversibile, che ha un esordio acuto o subacuto e si manifesta clinicamente mediante una vasta gamma di anormalità neuropsichiatriche.
Si tratta di una disfunzione cerebrale acuta, caratterizzata da 5 elementi essenziali:
1) cambiamento acuto dello stato mentale associato alla presenza d'inattenzione
2) stato mentale fluttuante
3) pensiero disorganizzato
4) livello di coscienza alterato
5) presenza di allucinazioni e illusioni
Per i periti, nel caso di specie, si trattava di delirio iperattivo e il paziente con delirium necessita di un alto carico assistenziale medico ed infermieristico, soprattutto durante la manifestazione del delirio iperattivo per il continuo monitoraggio farmacologico e la stretta supervisione medica ed infermieristica.
Per i periti il personal medico è stato negligente perché, a fronte di una paziente agitata che si muoveva spesso, anche all'interno del reparto, anche di notte, avevano disposto la sedazione e utilizzato, quale meccanismo di contenzione a letto dei fermapolsi, ma i fermapolsi utilizzati i giorni 4 e 5 novembre, costituiti da fasce di carta plastificata del tipo usa e getta annodate e dotate di strip adesivi ed applicate ai polsi della paziente non erano idonei a svolgere la funzione richiesta anche perché avrebbero potuto causare l'insorgenza di lesioni cutanee locali.
Ancora, come rilevato dai c.t.u., grave profilo di negligenza, e finanche di imperizia, si deve ravvisare nella mancata disposizione di una consulenza psichiatrica, perché la gestione del delirium prevede l'ausilio di farmaci di competenza psichiatrica ed interventi ambientali o di supporto atti a garantire la sicurezza del paziente.
Il ricovero presso il reparto di psichiatria, d'altra parte, avrebbe, con misura percentuale probabilistico di derivazione causale sufficiente ai fini dell'attribuzione di responsabilità contrattuale (criterio del “più probabile che non”, superiore al 50%), comportato meccanismi più efficaci di contenzione e somministrazione di terapie più adeguate al caso di specie.
Il Tribunale riconosce il risarcimento ai familiari
I familiari di un paziente con disturbi psichiatrici che ha riportato il decesso per omessa sorveglianza dei sanitari che lo avevano in cura, per essersi suicidato o per essere morto nel tentativo di allontanarsi dall’ospedale, hanno diritto al risarcimento dei danni da perdita del rapporto parentale.
Si tratta di una voce di danno che spetta agli stretti congiunti del paziente morto, che viene calcolato in base a tabelle del Tribunale di Milano o di Roma, e che varia in base all’età della vittima, a quella del familiare superstite, alla convivenza o meno tra i due, al legame di parentale ed altro.
Nel caso trattato dal Tribunale di Pisa, a ciascun genitore della ragazza morta per colpa medica viene liquidata la somma di € 250.000,00.
Leggi altri articoli sull’argomento
- Colpa medica per suicidio del paziente con disturbi mentali
- Lo psichiatra è responsabile di autolesioni o morte del paziente
- Come chiedere un risarcimento danni all’ospedale?
- Il diritto al risarcimento per i familiari del paziente morto
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico-sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità medico-sanitaria.
© avvocaticollegati.it




