
Calcolo del risarcimento delle lesioni subite dal neonato per errori medici
30/09/2024
Errato trattamento di coxartrosi tramite protesi d’anca e risarcimento danni
02/10/2024Tra i vari errori medici da cui può derivare la morte del paziente ci sono quelli diagnostici, ossia quelli commessi nella fase di identificazione della patologia.
Un tipico caso di errore diagnostico da cui è derivata la morte del paziente è stato recentemente trattato dal Tribunale Civile di Roma con la sentenza n. 4186/2024.
Si trattava di un paziente affetto da aneurisma dell’aorta che si recava al pronto soccorso e veniva dimesso per semplice lombalgia.
Dopo quattro giorni dalle dimissioni, il paziente veniva ricoverato d’urgenza per aneurisma dell’aorta e durante l’intervento purtroppo moriva.
I familiari facevano causa contro il medico del pronto soccorso che non aveva diagnosticato l’aneurisma dell’aorta, scambiandolo per una lombalgia, ed ottenevano il risarcimento dei danni da perdita del rapporto parentale per Un Milione di Euro.
- Modi e Tempi per essere Risarciti da Errori Medici
- I Familiari agiscono per Responsabilità Extracontrattuale
- Il Caso di Malasanità trattato dal Tribunale di Roma
- La Perizia Medico Legale riconosce Errori Diagnostici
- Un Milione di Euro di Risarcimento del Danno da Perdita Parentale
- Approfondimento Medico Legale sull’Aneurisma dell’Aorta
- Possibili Errori Medici nella Cura dell’Aneurisma dell’Aorta
Modi e Tempi per essere Risarciti da Errori Medici
Se un tuo familiare è morto per errori medici commessi durante un accesso al pronto soccorso, un ricovero o un intervento, puoi chiedere un risarcimento dei danni subiti per perdita del rapporto parentale.
Per ottenere il risarcimento per prima cosa puoi chiederci un parere medico legale, per capire quali errori sono stati commessi, se erano errori prevedibili ed evitabili e che conseguenze hanno avuto.
Dopo aver ricevuto un parere medico legale dai nostri consulenti, potrai chiedere agli avvocati del nostro gruppo il risarcimento dei danni a medico, ospedale pubblico o clinica privata.
La richiesta di risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale dovrà essere effettuata entro e non oltre cinque anni da quando si è verificata la morte del tuo familiare o, almeno, da quando potevi avere conoscenza delle cause del decesso.
In caso di mancato raggiungimento di un accordo per il risarcimento, i nostri consulenti medici legali ed avvocati esperti in malasanità, ti affiancheranno nell’espletamento di una C. T. U. medico legale.
Si tratta di una perizia medico legale svolta da periti incaricati dal Tribunale del luogo in cui è avvenuto il caso di malasanità: se anche i periti riconosceranno gli errori medici allora potrai essere risarcito.
I Familiari agiscono per Responsabilità Extracontrattuale
La domanda risarcitoria avanzata dai familiari di un paziente morto per colpa medica volta ad ottenere il solo risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale è di tipo extracontrattuale.
Nella ipotesi, infatti, in cui la malpractice sanitaria abbia condotto al decesso del paziente, i congiunti di quest'ultimo, che agiscano per il risarcimento del danno, non possono invocare l'esistenza di un rapporto contrattuale tra il paziente e la struttura, ma devono agire ai sensi dell'art. 2043 del codice civile a titolo di responsabilità extracontrattuale.
Il rapporto contrattuale tra il paziente e la struttura sanitaria o il medico non produce, di regola, effetti protettivi in favore dei terzi, perché, fatta eccezione per il circoscritto campo delle prestazioni sanitarie afferenti alla procreazione, trova applicazione il principio generale di cui all'art. 1372 comma 2 del codice civile.
La giurisprudenza di legittimità, con condivisibile orientamento, ha chiarito che il rapporto contrattuale che si instaura tra il paziente e la struttura sanitaria ha efficacia ultra partes allorché costituisca fonte di obbligazioni aventi ad oggetto prestazioni sanitarie afferenti alla procreazione; viene in considerazione, in particolare, il contratto stipulato dalla gestante, avente ad oggetto la prestazione di cure finalizzate a garantire il corretto decorso della gravidanza oppure l'accertamento, e correlativa informazione, di eventuali patologie del concepito, anche in funzione del consapevole esercizio del diritto di autodeterminarsi in funzione dell'interruzione anticipata della gravidanza medesima (Cass. 14615/2020; 16754/2012; 11503/1993).
L'inesatta esecuzione della prestazione che forma oggetto di tali rapporti obbligatori, infatti, incide in modo diretto sulla posizione del nascituro e del padre perché la tutela contro l'inadempimento deve necessariamente essere estesa a tali soggetti, i quali sono legittimati ad agire in via contrattuale per i danni che da tale inadempimento siano loro derivati.
Al di fuori di questa specifica ipotesi, poiché l'esecuzione della prestazione che forma oggetto dell'obbligazione sanitaria non incide direttamente sulla posizione dei terzi, torna applicabile anche al contratto atipico di spedalità o di assistenza sanitaria la regola generale secondo cui esso ha efficacia limitata alle parti (articolo 1372 comma 2 c.c.); pertanto, per un verso non è predicabile un effetto protettivo del contratto nei confronti dei terzi, per altro verso non è identificabile una categoria di terzi (quand'anche legati da vincoli rilevanti, di parentela o di coniugio, con il paziente) quali "terzi protetti dal contratto".
Ciò non vuol dire che i prossimi congiunti del creditore, ove abbiano subito in proprio delle conseguenze pregiudizievoli, quale riflesso dell'inadempimento della struttura sanitaria, non abbiano la possibilità di agire in giudizio per ottenere il ristoro di tali pregiudizi.
Il già menzionato inadempimento, tuttavia, potrà rilevare nei loro confronti esclusivamente come illecito aquiliano ed essi saranno dunque legittimati ad esperire, non già l'azione di responsabilità contrattuale (spettante unicamente al paziente che stipula il contratto), ma quella di responsabilità extracontrattuale, soggiacendo alla relativa disciplina, anche in tema di onere della prova (Cass. Civ. 11320/2022).
Il Caso di Malasanità trattato dal Tribunale di Roma
La causa decisa dal Tribunale di Roma è stata promossa dalla moglie, i figli e i nipoti di un uomo deceduto per errori dei medici che lo avevano avuto in cura, come di seguito descritto
Quattro giorni prima della morte, l’uomo arrivava in autoambulanza al pronto soccorso di un ospedale romano, riferendo all'accettazione presincope con nausea e dolore lombare, associato a forte dolore addominale.
Il paziente veniva trattato con terapia medica antidolorifica e cortisone, e quindi dimesso alle lo stesso giorno con diagnosi "lombalgia non traumatica. Anemia".
Quattro giorni dopo giungeva d'urgenza presso altro nosocomio dove gli veniva diagnosticato uno "shock ipovolemico da rottura aneurisma aorta addominale". I chirurghi tentavano invano di trattare l’aneurisma ma il paziente decedeva nel corso dell'intervento.
Secondo i familiari del paziente era configurabile la responsabilità del medico che aveva effettuato la diagnosi al momento dell'accettazione del paziente in pronto soccorso, in considerazione del fatto che non era stata effettuata una corretta diagnosi al momento della accettazione.
In particolare, nella cartella di pronto soccorso non vi era il riferimento anamnestico al pregresso intervento chirurgico di endoaneurismectomia addominale ed impianto di protesi sotto-aortica, essendo stato registrato unicamente in cartella un infarto del miocardio venti anni prima e una infezione da stafilococco aureo con endocardite valvola mitralica.
Inoltre, il dolore addominale riferito dal paziente avrebbe richiesto ulteriori esami ed accertamenti diagnostici e avrebbe dovuto far pensare alla possibilità della rottura di un aneurisma addominale, in considerazione del fatto che l'aneurisma dell'aorta addominale è silente fino a quando non raggiunge il punto di rottura, potendo restare misconosciuto per alcune ore o addirittura per giorni.
Ancora, al momento di compiere l'esame obiettivo del paziente, non era stata eseguita la palpazione dell'addome, atteso che il dolore all'addome era stato riferito dallo stesso paziente al pronto soccorso.
Per i familiari era stato altresì sottovalutato il quadro di importante anemia dalla quale era affetto il paziente.
Tanto premesso i familiari chiedevano il risarcimento dei danni subiti per la perdita del congiunto.
La Perizia Medico Legale riconosce Errori Diagnostici
Ripercorsa la storia clinica del paziente, il collegio peritale nominato dal Tribunale di Roma si è soffermato sulla individuazione e l'approfondimento del corretto iter diagnostico, da seguire, secondo le linee guida nazionali ed internazionali, nell'ipotesi in cui il paziente presenti un dolore addominale e lombare acuto, come nel caso di specie.
I periti d'ufficio hanno evidenziato a tale ultimo proposito che, tenuto conto del fatto che il paziente era già stato sottoposto ad intervento all'aorta addominale nel 2008, aveva avuto pregresso infarto del miocardio del 1992, il personale sanitario si limitò, di fronte alla riferita sintomatologia caratterizzata da dolore addominale ma soprattutto lombare, ad eseguire l'esame obiettivo del paziente nonché gli esami ematochimici di routine, senza procedere ad un esame obiettivo dell'addome (esame obiettivo non riportato nella cartella di pronto soccorso) e senza richiedere Eco FAST dell'addome.
Quest’ultimo esame rappresenta uno step fondamentale nella diagnostica del dolore addominale, essendo considerata indagine di primo livello ed eventualmente propedeutica per una Tac addome.
Peraltro, da esami ematochimici correttamente richiesti e praticati era evidente un quadro di anemia (globuli rossi 3.120.000, emoglobina 8). La condizione di chiara anemia non veniva assolutamente presa in considerazione per un approfondimento diagnostico ulteriore, ma il paziente veniva dimesso circa quattro ore dopo l'accesso con diagnosi di "lombalgia non traumatica, anemia" senza prognosi.
In determinati soggetti, soprattutto uomini di mezza età e anziani, se il dolore addominale o dorso lombare è significativo ed inspiegabile e si manifesta acutamente deve essere eseguita un'ecografia o una Tac per escludere la presenza di un aneurisma dell'aorta addominale.
C'è da rilevare inoltre che prima della dimissione il paziente è stato sottoposto a terapia antidolorifica e cortisonica.
Il successivo decorso clinico si concludeva in maniera drammatica con il ricovero d'urgenza circa quattro giorni dopo con diagnosi di accettazione di "shock ipovolemico da rottura di aneurisma dell'aorta addominale.
Il paziente veniva trasportato immediatamente in sala operatoria in un estremo tentativo di salvataggio, essendo altresì riscontrata all'apertura del peritoneo una lacerazione a carico dell'anastomosi aortica distale con conseguente emiperitoneo massivo.
Purtroppo, durante il compimento dell'innesto vascolare si determinava un arresto cardiaco irreversibile con manovre di rianimazione cardiopolmonare inefficaci e si constatava il decesso.
In considerazione di tale esito appare evidente la mancata diagnosi relativa all'accesso al pronto soccorso, determinata da un discostamento totale dalle linee guida nella diagnostica del dolore addominale-lombare determinata dalle seguenti omissioni:
- incompleta anamnesi ed esame obiettivo: non è segnalata un'ispezione o palpazione dell'addome, né sono segnalate manovre tipo (…) o digitopressione dei metameri, tali da giustificare una patologia osteoarticolare, muscolare o radicolare che comunque doveva essere approfondita e avrebbe evitato l'omissione diagnostica;
- mancata esecuzione di una ecografia addominale, eventualmente propedeutica ad una TAC addominale;
- mancato approfondimento dell'anemia rilevata agli esami ematochimici;
- somministrazione di terapia antidolorifica e cortisonica con attenuazione e scomparsa del dolore, celante la successiva evoluzione.
Le caratteristiche della fissurazione anastomotica verosimilmente determinata da una infezione protesica e la tempistica nell'evoluzione dello shock emorragico ingravescente (con emorragia inizialmente tamponata) fanno ritenere che una diagnosi differenziale precoce avrebbe potuto permettere una certa diagnosi ed un trattamento chirurgico adeguato e tempestivo, pur considerando la gravità della patologia in atto.
Vengono insomma in rilievo una pluralità di omissioni in relazione alla formulazione della diagnosi che, come argomentato dal collegio peritale, hanno avuto peso eziologico determinante, secondo la regola della preponderanza dell'evidenza, nell'exitus del paziente.
Un Milione di Euro di Risarcimento del Danno da Perdita Parentale
Venendo alla quantificazione del danno, viene riconosciuto ai familiari del paziente morto il danno non patrimoniale derivante dalla morte del congiunto.
Ritiene il Tribunale di Roma che nella liquidazione di tale danno, da compiersi con criteri necessariamente equitativi, vada ricompreso non solo il ristoro per il dolore e la sofferenza contingenti, patiti dai familiari a seguito dell'evento luttuoso, ma anche la perdita del rapporto parentale secondo l'ormai consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, senza che ciò possa comportare un rischio di duplicazione del risarcimento (Cass. Civ. 1.3.2004 n.4118).
Il Tribunale applica le Tabelle adottate dal Tribunale di Roma per l'anno 2023, fondate sul valore del punto pari ad euro 11.356,15 che va moltiplicato per n punti fondati a loro volta sulla relazione di parentela col de cuius, sull'età della vittima, sull'età del superstite, sul rapporto di convivenza con il de cuius.
Venendo ora alla liquidazione del danno da perdita del rapporto parentale, vanno riconosciuti i seguenti importi:
- alla moglie vanno riconosciuti i seguenti punti: 20 punti per la relazione con la vittima; 2 per l'età della vittima (settant'anni); 1,5 punti per l'età del superstite (78 aa), per complessivi punti 23,5; moltiplicando il valore del punto pari ad euro 11.356,15 per 23,5 si perviene all'importo di euro 266.869,52;
- al figlio vanno riconosciuti i seguenti punti: 18 punti per la relazione con la vittima; 2 punti per l'età della vittima; 2,5 punti per l'età del congiunto superstite (53 anni); si perviene, adottando lo stesso criterio di calcolo di cui sopra, all'importo di euro 255.513,37;
- alla figlia vanno riconosciuti i seguenti punti: 18 punti per la relazione con la vittima; 2 punti per l'età della vittima; 3 punti per l'età del congiunto superstite (cinquant'anni); si perviene, adottando lo stesso criterio di calcolo di cui sopra, all'importo di euro 261.191,45;
- a un nipote vanno riconosciuti i seguenti punti: 6 punti per la relazione con la vittima; 2 punti per l'età della vittima; 4,5 punti per l'età del congiunto (14 anni); si perviene all'importo di euro 141.951,87 che, tuttavia, si ritiene opportuno decurtare di un terzo, a cagione della non convivenza con il de cuius; si perviene all'importo finale di euro 94.634,58;
- ad altro nipote vanno riconosciuti i seguenti punti: 6 punti per la relazione con la vittima; 2 punti per l'età della vittima; 4 punti per l'età del congiunto (22 anni); si perviene all'importo di euro 136.273,8 che, tuttavia, si ritiene opportuno decurtare di un terzo, a cagione della non convivenza con il de cuius; si perviene all'importo finale di euro 90.849,20;
- ad altro nipote vanno riconosciuti seguenti punti: 6 punti per la relazione con la vittima;2 punti per l'età della vittima; 4,5 punti per l'età del congiunto (13 anni); si perviene all'importo di euro 141.951,87 che, tuttavia, si ritiene opportuno decurtare di un terzo, a cagione della non convivenza con il de cuius; si perviene all'importo finale di euro 94.634,58.
Approfondimento Medico Legale sull’Aneurisma dell’Aorta
L’aneurisma dell’aorta è una condizione grave e potenzialmente letale che coinvolge il vaso sanguigno più grande del corpo umano: l’aorta.
Questo disturbo si manifesta quando una porzione dell’aorta si dilata in modo anomalo, assottigliandosi e perdendo elasticità.
Se non diagnosticata o trattata in tempo, questa dilatazione può rompersi, causando un’emorragia interna devastante.
Quando l’aneurisma interessa l’aorta, si parla di:
• Aneurisma dell’aorta addominale (AAA): più frequente, si verifica nella parte dell’aorta che attraversa l’addome.
• Aneurisma dell’aorta toracica (AAT): coinvolge la parte dell’aorta che passa nel torace.
• Aneurisma toraco-addominale: esteso sia al torace che all’addome.
Molti aneurismi sono asintomatici e vengono scoperti casualmente durante esami per altre patologie. In altri casi, possono causare dolori addominali o dorsali, senso di pulsazione nell’addome, o sintomi neurologici se comprimono strutture vicine.
La diagnosi si basa su esami di imaging, come:
• Ecografia addominale: primo screening non invasivo.
• TC con mezzo di contrasto: fornisce immagini dettagliate e misura con precisione la dilatazione.
• Risonanza magnetica (RM): alternativa alla TC, utile in caso di allergie al mezzo di contrasto.
Il trattamento dipende dalla dimensione dell’aneurisma, dalla velocità di crescita e dalla presenza di sintomi.
Viene trattato con sorveglianza attiva in caso di aneurismi piccoli (inferiori a 5 cm), con controlli regolari ogni 6-12 mesi.
Si procede invece a intervento chirurgico a cielo aperto quando si sostituisce la porzione dilatata con una protesi, o tramite chirurgia endovascolare (EVAR/TEVAR) quando si inserisce una endoprotesi attraverso l’arteria femorale.
Possibili Errori Medici nella Cura dell’Aneurisma dell’Aorta
L’aneurisma dell’aorta è una patologia in cui il tempismo e la precisione diagnostica sono fondamentali.
Gli errori medici, se si verificano, possono avere conseguenze drammatiche per il paziente.
Tra i casi di malasanità per tardivo o errato trattamento dell’aneurisma dell’aorta si segnalano i seguenti:
1. Mancata diagnosi
Un aneurisma non riconosciuto può evolvere senza controllo fino alla rottura. La rottura dell’aorta comporta una mortalità che supera l’80%, anche in ambito ospedaliero. È una delle emergenze più gravi in medicina.
2. Ritardo nel trattamento
Se l’aneurisma è noto ma viene sottovalutato o i controlli vengono dilazionati, si può perdere la finestra di intervento. Un aneurisma che cresce rapidamente (>1 cm/anno) richiede attenzione immediata.
3. Errore nella scelta del trattamento chirurgico
Un intervento inappropriato o eseguito in modo scorretto può causare: Lesioni ai vasi collaterali, Ischemie intestinali o spinali, Endoleaks (perdite di sangue attorno alla protesi endovascolare), Infezioni protesiche, difficili da trattare.
4. Complicanze post-operatorie non riconosciute
Anche dopo l’intervento, è essenziale un follow-up adeguato. Trascurare complicanze come infezioni, trombosi o dislocazione della protesi può portare a un nuovo evento potenzialmente fatale.
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità-medico sanitaria.
© avvocaticollegati.it



