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07/05/2024La colpa medica per mancata prescrizione di vaccino si verifica quando il medico non consiglia ad un paziente fragile un vaccino che potrebbe salvargli la vita.
Nel caso in cui al paziente non venga prescritto un vaccino che, secondo le sue condizioni di paziente fragile, potrebbe evitargli gravi malattie, l’ospedale deve risarcire il paziente che ha riportato una invalidità o i familiari del paziente morto.
Tra i vari casi di colpa medica per mancata prescrizione di vaccino, vi è stato quello trattato dal Tribunale di Firenze con sentenza n. 2465 del 4 ottobre 2021, relativo ad un paziente a cui veniva asportata la milza a seguito di linfoma di Hodking ed a cui non veniva prescritto di vaccinarsi in quanto soggetto fragile, tanto che moriva per meningite da pneumococco.
Il caso del paziente fragile per splenectomia
I familiari di un paziente si sono rivolti al Tribunale di Firenze deducendo che nel 2000 al congiunto fu diagnosticato un linfoma di Hodgkin per il quale fu sottoposto a splenectomia (operazione chirurgica di asportazione della milza) e che nel 2008 gli fu diagnosticata una meningite da pneumococco che gli causò la morte.
Essi hanno sostenuto, tra l’altro, che la responsabilità della struttura sanitaria nel decesso del loro congiunto emergerebbe dalla mancata vaccinazione anti-pneumococcica, nonostante il paziente fosse un soggetto ad alto rischio a seguito della splenectomia.
Hanno infatti sostenuto che la vaccinazione avrebbe ridotto significativamente le chances (dal 64% all'84%, secondo le statistiche ufficiali) di contrarre la malattia.
La perizia medico legale
Il Tribunale ha disposto una perizia medico legale che ha affrontato il punto circa la mancata somministrazione della vaccinazione anti-pneumococcica.
A questo proposito, i consulenti dell'ufficio hanno sottolineato come "i pazienti iplenectomizzati sono una categoria particolarmente a rischio di sviluppare una infezione pneumococcica invasiva con mortalità elevata", in quanto "tale condizione determina una ridotta clearance dei batteri capsulati dal torrente ematico" e "in caso di infezione pneumococcica è più facile si possa verificare una batteriemia con diffusione secondarie (artrite settica, meningite, endocardite)".
I consulenti hanno inoltre affermato che "l'infezione da pneumococco produce un'immunità tipo-specifica che non è generalizzata verso altri seriotipi; la maggioranza dei casi di infezione da S. pneumoniae è comunque sostenuta da una minoranza di sierogruppi: in tutte le età più dell'80% dei ceppi isolati da pazienti con infezione invasiva da pneumococco appartiene a 12 sierogruppi. La protezione è pertanto attuabile mediante la vaccinazione (e in alcuni casi mediante profilassi antibiotica)".
Alla luce di queste osservazioni, i consulenti hanno dunque concluso che "il vaccino anti-pneumococco è raccomandato per tutti i pazienti a rischio e dunque certamente per i pazienti plenectomizzati".
Con riferimento al nesso causale, i consulenti dell'ufficio hanno innanzitutto sottolineato come, pur esistendo differenze fra i vari vaccini disponibili, vi sia consenso internazionale nel considerare particolarmente efficace il vaccino, che permette di prevenire le infezioni con un'efficacia dal 50% all'80%.
Poiché evitando l'infezione si sarebbe evitata la meningite, che ha, in maniera incontestata, provocato la morte del paziente, tale conclusione permette di ritenere raggiunta la prova della sussistenza di un nesso causale, valutato secondo la regola del "più probabile che non", fra l'omissione colposa dei medici e l'evento morte.
Il risarcimento dei danni ai familiari
Accertata la responsabilità dei medici nella causazione del decesso del paziente, il Tribunale individua i danni subiti dai familiari come da perdita del rapporto parentale.
È acquisizione risalente nel tempo che gli stretti congiunti di una persona deceduta in conseguenza dell'altrui illecito abbiano diritto, iure proprio, al risarcimento del danno morale direttamente sofferto, inteso come intima sofferenza, che non degenera in patologia.
Prendendo le tabelle elaborate dal Tribunale di Milano il danno viene liquidato equitativamente in euro 280.000 per ciascuno dei genitori e in euro 120.000 per la sorella.
Modi e tempi per chiedere il risarcimento
Se ritieni che un tuo familiare sia morto perché i medici che lo hanno avuto in cura non gli hanno prescritto determinati vaccini che era opportuno indicare, puoi rivolgerti al nostro gruppo di professionisti per chiedere il risarcimento.
La perdita di un familiare per colpa medica è infatti un tipico caso di malasanità che da diritto al risarcimento a favore di chi ha perso un proprio congiunto: si tratta del danno da perdita del rapporto parentale.
Il risarcimento viene calcolato in base a tabelle redatte dai principali Tribunali (di Roma e Milano) e varia a seconda del legame di parentela, dell’età di vittima e familiare superstite, della convivenza o meno tra loro, del tipo di frequentazione che essi avevano etc.
Puoi chiedere il risarcimento entro cinque anni dal fatto, rivolgendoti ai nostri avvocati esperti in malasanità ed ai nostri consulenti medici legali.
Ti aiuteremo a capire dalla cartella clinica in cosa è consistito l’errore medico e ti affiancheremo nella perizia medico legale volta a richiedere all’ospedale o alla clinica il risarcimento dei danni da perdita del rapporto familiare.
I nostri avvocati si occupano di risarcimento danni da malasanità dal 2004 e seguono casi come quello di cui abbiamo parlato in questo articolo in tutta Italia, quindi contattaci per un parere sul tuo caso.
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NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico-sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità-medico sanitaria.
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