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11/03/2025L’embolia polmonare è una condizione grave che se non viene correttamente trattata dai medici può provocare gravi lesioni al paziente o addirittura il suo decesso.
Nei casi di malasanità per errato trattamento di embolia polmonare da cui deriva un peggioramento di salute del paziente, quest’ultimo ha diritto al risarcimento.
Ma anche i familiari di un paziente rimasto leso o morto per malasanità nel trattamento di embolia polmonare possono chiedere il risarcimento per lesione o perdita del rapporto parentale.
Se anche tu o un tuo familiare avete subito un caso di malasanità per errori medici nella cura di embolia polmonare, potete contattare i nostri avvocati e consulenti medici legali per avviare la pratica di risarcimento.
Continua a leggere per saperne di più sull’embolia polmonare e per chiedere aiuto ai nostri avvocati se vuoi ottenere il risarcimento per un caso di malasanità.
Embolia polmonare: in cosa consiste e quali sono sintomi e cure
L'embolia polmonare (EP) è una condizione grave che si verifica quando un coagulo di sangue (trombo) si sposta dai vasi sanguigni, solitamente dalle vene profonde delle gambe o del bacino, fino ai polmoni, bloccando una o più arterie polmonari.
Se non diagnosticata e trattata tempestivamente, può avere conseguenze fatali per il paziente.
L'embolia polmonare è spesso una complicanza della trombosi venosa profonda (TVP), ma esistono diversi fattori di rischio che aumentano la probabilità di sviluppare questa condizione:
• Immobilizzazione prolungata (viaggi lunghi, ospedalizzazione, gessi agli arti inferiori);
• Chirurgia recente, in particolare ortopedica o addominale;
• Gravidanza e postpartum;
• Terapia ormonale o contraccettivi orali;
• Malattie oncologiche;
• Obesità;
• Malattie cardiache o respiratorie;
• Predisposizione genetica alla trombofilia.
I sintomi dell'embolia polmonare possono variare in base alla dimensione del trombo e al grado di occlusione delle arterie polmonari.
Tra i principali segnali di allarme si trovano:
• Dispnea improvvisa (difficoltà respiratoria);
• Dolore toracico acuto, che peggiora con la respirazione profonda;
• Tachicardia (battito cardiaco accelerato);
• Cianosi (colorazione blu delle labbra o delle dita);
• Tosse con emissione di sangue (emottisi);
• Sudorazione profusa;
• Senso di svenimento o vertigini;
• Ipotensione grave nei casi più critici.
Una diagnosi rapida è essenziale per ridurre il rischio di complicanze gravi.
Gli esami diagnostici più utilizzati includono:
• D-dimero, per individuare segni di coagulazione eccessiva;
• Angio-TC polmonare, che consente di visualizzare direttamente il trombo nelle arterie polmonari;
• Ecografia Doppler venosa, per verificare la presenza di una trombosi venosa profonda;
• Scintigrafia polmonare, nei casi in cui la TC non è praticabile;
• ECG ed ecocardiogramma, per valutare eventuali ripercussioni cardiache.
Il trattamento dell'embolia polmonare dipende dalla gravità della condizione e dallo stato di salute generale del paziente.
Le opzioni terapeutiche includono:
• Anticoagulanti (eparina, warfarin, DOACs): prevenzione della formazione di nuovi trombi e riduzione del rischio di recidive;
• Trombolitici (alteplase, streptokinasi): farmaci che dissolvono il coagulo in casi gravi;
• Trombectomia meccanica: rimozione chirurgica o percutanea del trombo nei casi più critici;
• Filtro cavale: dispositivo impiantato nella vena cava per impedire che nuovi trombi raggiungano i polmoni, indicato per pazienti con controindicazioni alla terapia anticoagulante.
Complicanze e possibili errori medici nel trattamento dell'embolia polmonare
Se non trattata tempestivamente, l'embolia polmonare può portare a complicanze molto gravi, tra cui:
Ipertensione polmonare cronica: aumento permanente della pressione nelle arterie polmonari, che può causare insufficienza cardiaca;
Insufficienza respiratoria: ridotta ossigenazione del sangue e difficoltà respiratoria persistente;
Shock cardiogeno: condizione in cui il cuore non riesce a pompare sangue a sufficienza a causa dell'ostruzione polmonare;
Morte improvvisa: se l'embolia è massiva e provoca un arresto cardiocircolatorio.
Nonostante i progressi nella diagnosi e nella cura dell'embolia polmonare, possono verificarsi errori medici che aggravano la condizione del paziente e possono portare a esiti fatali.
Tra gli errori medici più comuni nel trattamento dell’embolia polmonare troviamo:
1. Diagnosi errata o ritardata
L'embolia polmonare può essere confusa con altre patologie, come l'infarto del miocardio o l'attacco d'ansia. Un ritardo nella diagnosi può impedire l'inizio tempestivo delle cure, aumentando il rischio di morte.
2. Omessa prescrizione di esami diagnostici adeguati
La mancata esecuzione di un'angio-TC o di un test del D-dimero nei pazienti con sintomi sospetti può portare a una diagnosi errata e alla mancanza di un trattamento appropriato.
3. Errori nella terapia anticoagulante
Una dose errata di anticoagulanti può avere effetti devastanti:
Dose insufficiente: inefficace nel prevenire nuovi trombi;
Dose eccessiva: rischio di emorragie gravi e potenzialmente fatali.
4. Ritardo nella somministrazione di farmaci trombolitici
Nei casi più gravi, la mancata somministrazione tempestiva di farmaci trombolitici può comportare il peggioramento del quadro clinico e il decesso del paziente.
5. Mancata prevenzione in pazienti a rischio
Nei soggetti ad alto rischio (pazienti immobilizzati, post-operatori, oncologici), la mancata somministrazione di profilassi anticoagulante può favorire la formazione di trombi e l'insorgenza di embolia polmonare.
Come si può chiedere il risarcimento per lesioni o decesso del paziente
Il paziente che ha riportato lesioni per un caso di malasanità legato all’embolia polmonare può chiedere il risarcimento dei danni entro dieci anni da quando ha avuto contezza degli errori medici e delle conseguenze.
Ma anche i familiari di un paziente rimasto gravemente leso o morto per un caso di malasanità come quello di cui parliamo possono chiedere un risarcimento, entro il minor termine di cinque anni.
Infatti, se un errore medico ha causato un ritardo nella diagnosi o un trattamento inadeguato, con conseguenti danni o decesso del paziente, è possibile ottenere un risarcimento per malasanità.
Per dimostrare la responsabilità medica, è necessario raccogliere cartelle cliniche e consulenze mediche.
È necessario che il caso venga sottoposto a medici legali per verificare errori e conseguenze, dopodiché l’avvocato provvederà a svolgere tutti gli adempimenti stragiudiziali ed eventualmente giudiziali per ottenere il risarcimento.
Rivolgendoti al nostro gruppo di avvocati sarai assistito in tutte le fasi necessarie per richiedere ed ottenere il risarcimento dall’azienda sanitaria o la clinica dove sono avvenuti gli errori medici.
Con avvocaticollegati.it avrai a disposizione:
• più avvocati e medici legali con esperienza ultraventennale nel settore del risarcimento danni da malasanità;
• la possibilità di essere assistito in tutta Italia tramite i nostri servizi di assistenza legale online e i vari studi che abbiamo nelle principali città
• la perizia medico legale tramite i nostri consulenti medici
• la richiesta di risarcimento tramite i nostri avvocati.
Se pensi di essere stato vittima di un errore medico nel trattamento dell'embolia polmonare, contattaci subito tramite il Numero Verde Malasanità o la chat WhatsApp per parlare con un avvocato.
Un caso giudiziario di risarcimento per errato trattamento di embolia polmonare
Riportiamo il caso di malasanità per errori medici nella cura di embolia polmonare di una paziente poi morta, trattato dal Tribunale Civile di Cosenza con la sentenza n. 1400 del 2023 con cui è stato riconosciuto un risarcimento ai figli e al nipote della paziente.
I familiari della paziente esponevano che il suo decesso fosse stato determinato dalla errata refertazione della TC del 11.3.2015 effettuata presso l'Ospedale di Castrovillari, dove era stata trasportata il giorno successivo alle sue dimissioni con diagnosi di embolia polmonare acuta (e infarto polmonare), piastrinopenia, ipercolesteremia Bpco.
La errata lettura dell'esame strumentale escludeva la ricorrenza della trombosi venosa mesenterica ed impediva, la tempestiva diagnosi e cura, portando così all'infarto addominale che causava il decesso della donna.
Dette conclusioni venivano attestate dalla perizia svolta in sede di incidente probatorio dinanzi al Gip di Castrovillari nell'ambito del procedimento penale, che si concludeva con sentenza di patteggiamento su richiesta del medico imputato.
Il Tribunale Civile di Cosenza riporta e condivide le risultanze della perizia medico legale, che ha riconosciuto errori medici, come segue.
Il giorno 25.02.2015 la donna veniva trasportata d'urgenza, con autoambulanza, presso l'Ospedale Civile di Castrovillari per fortissimi dolori addominali e dispnea.
A seguito di diagnosi di embolia polmonare, la paziente era ricoverata nel reparto Utic ove la rimaneva fino al giorno 28.02.2015, quando veniva trasferita presso il reparto di cardiologia dal quale veniva dimessa il giorno 10.03.2015, con diagnosi di: embolia polmonare acuta (e infarto polmonare), piastrinopenia, ipercolesteremia Bpco.
La donna, nonostante le dimissioni, continuava a presentare la sintomatologia per la quale era stata ricoverata e pertanto il giorno successivo, 11.03.2015, veniva nuovamente trasportata d'urgenza presso il medesimo nosocomio di Castrovillari per dolori addominali acuti e discariche diarroiche.
I sanitari del P.S. eseguivano esame TAC addome, superiore ed inferiore, con referto “Presenza di alterazione di flusso da probabile ostruzione della vena mesenterica inferiore e, a seguito di consulenza chirurgica, ne disponevano l'immediato ricovero presso il reparto di chirurgia con la diagnosi di dolore addominale in paziente affetta da trombosi mesenterica inferiore calcolosi della colecisti”.
Nella medesima giornata l'esame TAC addome veniva nuovamente visionato ed il sanitario stavolta giungeva a diversa conclusione: “Dopo revisione del caso si evidenzia che il difetto di riempimento della vena mesenterica inferiore è causato da una falsa immagine da alterazione di flusso”.
La paziente veniva quindi trasferita in data 18.3.2015 presso il reparto di pneumologia, ma le condizioni continuavano a peggiorare, tanto che in data 23.03.2015 veniva nuovamente trasferita presso il reparto di chirurgia per “Dolori addominali.
Alvo chiuso a feci a gas” e sottoposta ad intervento chirurgico per infarto intestinale massivo, con ricovero presso il reparto U.O.C. Anestesia e Rianimazione ove rimaneva fino al giorno del suo decesso avvenuto il 30.03.2015.
L'attenta disamina della documentazione medica ha portato i consulenti tecnici nominati dal Gip di Castrovillari ad osservare che “la errata refertazione della TC dell'11.03.2015 non permise di poter effettuare una corretta diagnosi e pertanto di porre in essere le possibili strategie terapeutiche di radiologia interventistica atte a favorire la ricanalizzazione dei vasi ostruiti”.
In particolare, i consulenti concludevano che “erronea fu la prima refertazione della TC in quanto fu descritta la presenza di trombosi della mesenterica inferiore, ma ancor più errata fu la seconda refertazione della TC che escluse la ricorrenza della trombosi mesenterica e che pertanto influì sull'iter clinico della paziente”.
Sempre secondo i periti, “una corretta valutazione della TC avrebbe consentito di monitorare la presenza della trombosi venosa mesenterica, mediante le procedure precedentemente evidenziate, evitando, del tutto attendibilmente l'evoluzione in infarto intestinale che fu causa del decesso della paziente”.
Avendo riconosciuto la responsabilità medica nel decesso della paziente, il Tribunale ha riconosciuto ai figli della paziente risarcimenti per circa 170mila euro ciascuno ed al nipote per € 80mila circa.
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità medico sanitaria.
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