
Avvocati Malasanità Palermo – Studio Legale Barsotti
26/07/2024
Fake news sulla Malasanità
18/09/2024Il paziente diabetico che subisce una amputazione per malasanità ha diritto al risarcimento di tutti i danni fisici, psichici ed economici subiti per colpa dei medici che lo hanno avuto in cura.
Infatti, se i medici sbagliano diagnosi o terapia, oppure agiscono in ritardo, il paziente diabetico può riportare gravi danni come l’amputazione degli arti.
L’amputazione di un arto del paziente diabetico è infatti uno dei rischi della malattia (diabete), ma se il personale medico cura il paziente correttamente e tempestivamente l’amputazione può essere evitata.
Con questo articolo riportiamo il caso trattato dal Tribunale Civile di Pesaro di un paziente affetto da diabete che riportava l’amputazione dell’arto inferiore sinistro per un caso di malasanità dovuto a errori diagnostici e terapeutici, con conseguente riconoscimento di un risarcimento di 360mila euro.
In cosa consiste il diabete e perché c’è il rischio di amputazioni
Il diabete è una malattia cronica caratterizzata da elevati livelli di zucchero nel sangue.
Una delle complicazioni più gravi e comuni del diabete è il rischio di amputazione degli arti inferiori.
Questo accade a causa di due principali fattori: la neuropatia diabetica e la ridotta circolazione sanguigna.
La neuropatia diabetica è una condizione in cui i nervi, soprattutto quelli delle estremità, vengono danneggiati a causa degli alti livelli di glucosio nel sangue.
Questo danno ai nervi può portare a una perdita di sensibilità nei piedi, il che significa che tagli, piaghe o infezioni possono passare inosservati e non essere trattati tempestivamente.
La ridotta circolazione sanguigna, o arteriopatia periferica, è un'altra complicanza del diabete.
L'accumulo di placche nelle arterie riduce il flusso sanguigno, rendendo difficile per le ferite guarire.
Quando una ferita non guarisce, aumenta il rischio di infezioni gravi, che possono portare alla necessità di amputazione per prevenire ulteriori complicazioni.
Come si chiede il risarcimento per amputazione evitabile
Il paziente malato di diabete che subisce una amputazione che poteva essere evitata se i medici dell’ospedale o della clinica fossero stati diligenti, ha diritto al risarcimento dei danni.
Per procedere ad una richiesta di risarcimento danni è preliminarmente necessario che il paziente faccia valutare la cartella ai nostri consulenti medici legali.
La cartella clinica è l’insieme della documentazione rilasciata dall’ospedale o dalla clinica dove sono avvenute le cure e il paziente ha sempre diritto di averne una copia.
Se i nostri consulenti medici legali riterranno dall’esame della cartella clinica e da eventuali visite del paziente che quest’ultimo sia stato vittima di malasanità, provvederanno a rilasciarci un parere scritto.
A questo punto i nostri avvocati potranno procedere con una richiesta di risarcimento danni all’ospedale dove si è verificato l’errore medico da cui è scaturita una amputazione che poteva essere evitata.
Se l’ospedale o la clinica non riconosceranno l’errore del proprio personale medico, i nostri avvocati esperti in malasanità e i nostri consulenti medici legali provvederanno a richiedere una perizia medico legale al Tribunale del luogo in cui è avvenuto il fatto.
All’esito della perizia medico legale che riconosce che l’amputazione del paziente diabetico poteva essere evitata si potrà ottenere il risarcimento dei danni.
Anche i familiari del paziente possono essere risarciti
Quando un paziente malato di diabete subisce l’amputazione di un arto per errori medici che potevano essere previsti ed evitati ha diritto al risarcimento dei danni.
Nel caso in cui il paziente riporti gravi lesioni permanenti come nel caso di amputazione di arti, anche i suoi stretti congiunti potranno chiedere il risarcimento.
Infatti, il familiare che dovrà assistere il congiunto macro-leso subirà una innegabile sofferenza ed un evidente cambiamento delle proprie abitudini di vita.
Se il paziente che ha subito lesioni ha 10 anni di tempo per chiedere il risarcimento, i suoi familiari hanno invece il termine più breve di 5 anni.
E se il paziente può ottenere il risarcimento dei danni psicofisici, il familiare può ottenere i cosiddetti danni da lesione del rapporto parentale, un danno morale per la sofferenza ed il cambiamento di vita.
Nel caso in cui un paziente addirittura muoia per errori medici che potevano essere evitati, i familiari del paziente potranno chiedere il diverso e maggior danno detto da perdita del rapporto parentale.
Entrambi i danni, da lesione o perdita del rapporto parentale, verranno liquidati equitativamente in base a tabelle predisposte dal Tribunale di Milano.
Il caso trattato dal Tribunale di Pesaro
Riportiamo ora il caso trattato dal Tribunale di Pesaro che, con sentenza n. 694/2012, ha riconosciuto ad un uomo che aveva subito la amputazione di un arto inferiore per colpa medica un risarcimento di 360mila euro.
In data 24 settembre 2003 a seguito di eritema e dolore al dorso del piede sinistro l’uomo si era rivolto al Pronto Soccorso ove, effettuati gli accertamenti del caso, era stato dimesso con diagnosi di "lesione trofica V dito del piede sinistro con segni di infiammazione cutanea" e prescrizione di visita chirurgica ambulatoriale e doppler arterioso arti inferiori.
Quindi il 30 settembre successivo si era sottoposto a visita chirurgica presso il reparto di Chirurgia dell'Ospedale.
A distanza di due settimane eseguiva visita diabetologica, da cui non risultava alcuna indicazione in merito al trattamento della lesione al piede sinistro; in data 14 novembre 2003, persistendo l'infezione necrotizzante della pelle del dorso del piede sinistro, era stato ricoverato presso il reparto di Chirurgia del medesimo Ospedale con diagnosi "piede diabetico sinistro con necrosi" ed aveva subito l'amputazione del IV dito del piede sinistro in luogo del V, che presentava la lesione trofica.
Nonostante le medicazioni e le prescritte terapie, tra cui sedute di ossigenoterapia iperbarica a frequenza giornaliera, in data 30 gennaio 2004 era stato sottoposto ad amputazione transmetatarsale dell'avampiede a causa di "gangrena diabetica dell'avampiede sinistro".
Seguivano controlli e medicazioni che non risolvevano la patologia ma, dato l'insuccesso delle terapie praticate, l’uomo era stato costretto il 10 marzo 2004 ad un ulteriore ricovero per "piede diabetico infetto in esiti di amputazione dell'avampiede con febbre di tipo settico", per essere sottoposto all'ennesimo intervento chirurgico consistente, questa volta, all'amputazione dell'intero arto.
L’uomo, poi, avendo perso la fiducia nella struttura ospedaliera, si era dimesso volontariamente, rifiutando il trattamento chirurgico proposto e, stante le gravissime condizioni di salute, era stato ricoverato con urgenza presso altra struttura sanitaria di altra città, nel reparto di chirurgia vascolare.
Qui, verificata l'arteriopatia ostruttiva dell'arto inferiore sinistro, nella specie un'ostruzione arteria femorale superficiale, era stato sottoposto ad intervento chirurgico di rivascolarizzazione dell'arto interessato con applicazione di bypass femoro-popliteo e revisione del moncone chirurgico.
Nei giorni successivi, per evitare il rischio di fascite necrotizzante, si rendeva inevitabile l'amputazione della gamba al di sotto del ginocchio.
La perizia medico legale disposta dal Tribunale ha riconosciuto responsabilità mediche nel caso sopra descritto.
Infatti, la perizia medico legale ha concluso con chiarezza che la terapia praticata al paziente dai medici fu carente per imperizia, non avendo essi praticato la correzione chirurgica dell'ostruzione dell'arteria femorale, che, invece, fu effettuata dai medici del reparto di chirurgia vascolare dove il paziente si recò successivamente, anche se tale intervento non riuscì completamente, perché il processo infettivo alla gamba era già troppo avanzato per consentire una risoluzione.
Seguono le considerazioni medico legali.
L'arteriopatia ostruttiva trova nel diabete la sua prima causa, così come il piede diabetico che a sua volta è correlato alla arteriopatia e alle infezioni.
La prima manifestazione del piede diabetico il paziente la ebbe nel settembre del 2003 quando l’uomo si presentò al P.S. dell'Ospedale per una lesione trofica al V dito del piede sinistro con infezione sovrapposta.
La terapia antibiotica non risolse il quadro clinico, che anzi peggiorò, con la comparsa di flemmoni al piede, per cui si ripropose al P.S. dello stesso Ospedale il 30-9.
In tale circostanza fu sottoposto ad una visita chirurgica che consigliò un ecodoppler ed una artografia agli arti inferiori, accertamenti che si eseguono comunemente in questi casi.
Tali esami dimostrarono una ostruzione completa dell'arteria femorale superficiale con ricanalizzazione a valle a livello popliteo, mediante rami collaterali provenienti dall'arteria femorale profonda.
A questo punto il paziente fu ricoverato presso il Reparto di Chirurgia dell'Ospedale dove però i medici trattarono solo il piede diabetico con incisione e drenaggi degli ascessi e disarticolazione del dito necrotico prima, poi con una amputazione all'avampiede.
Tutte queste terapie però avevano il solo fine di risolvere l'infezione locale, ma non fu fatto nulla per aumentare il flusso sanguigno al piede carente per l'ostruzione dell'arteria femorale superficiale.
Come detto, il piede diabetico trova la sua origine nel diabete ovviamente, che deve essere adeguatamente curato, nella cura dell'infezione locale, ma anche nella terapia dell'arteriopatia ostruttiva che lo sostiene e ciò perché la carente irrorazione favorisce le infezioni.
È mancata da parte dei medici del Reparto di Chirurgia dell'Ospedale la cura chirurgica dell'ostruzione dell'arteria femorale.
Tale correzione chirurgica fu invece effettuata subito dai medici del Reparto di Chirurgia Vascolare di altro Ospedale, quando il paziente decise di farsi ricoverare presso quel Reparto.
Purtroppo, tale intervento non riuscì completamente, perché il processo infettivo alla gamba era già troppo avanzato per consentire una risoluzione, per cui in un secondo tempo dovettero procedere ad una amputazione di gamba al terzo prossimale.
E la prova che una precoce terapia chirurgica di rivascolarizzazione dell'arto inferiore sinistro avrebbe evitato l'amputazione, si ebbe due anni dopo quando la stessa patologia colpì il piede destro del paziente.
In questo caso, infatti, dopo un iniziale trattamento locale i medici operarono subito il paziente di bypass femoro-popliteo destro salvandogli l'arto.
Pertanto, accertata la sussistenza del nesso causale tra il pregiudizio permanente all'integrità psico-fisica subito dall'attore (amputazione dell'arto inferiore sinistro) e le carenti prestazioni sanitarie ricevute, il Tribunale di Pesaro ha affermato la responsabilità medica e riconosciuto il risarcimento.
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