
Anche i familiari del paziente possono essere risarciti
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01/12/2021Se un paziente muore di meningite per colpa di malasanità, quindi per errori commessi dai medici che hanno avuto in cura il soggetto, i familiari del paziente hanno diritto al risarcimento dei danni per perdita del rapporto parentale.
Il nostro gruppo di avvocati che si occupa di malasanità da più di 20 anni, può difendere chi è stato vittima di casi di errori medici legati alla meningite.
Rivolgendoti ai nostri avvocati per malasanità avrai a disposizione anche consulenti medici legali in grado di valutare casi di errori medici nella cura della meningite e affiancarci nella perizia medico legale per ottenere il risarcimento.
Con questo articolo parliamo quindi della meningite e riportiamo un caso giudiziario di risarcimento dei danni subiti da un paziente vittima di malasanità.
- Meningite: cos’è, sintomi e trattamenti
- Il caso
- L’ accusa dei familiari ai medici
- Le richieste risarcitorie dei parenti
- Gli accertamenti medico legali disposti dal Tribunale
- La quantificazione del risarcimento: 400.000 euro
- I parenti del paziente vengono risarciti
- Perchè rivolgersi ai nostri avvocati e medici legali
Meningite: cos’è, sintomi e trattamenti
La meningite è un’infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale, note come meningi. Può essere causata da infezioni virali, batteriche o fungine, e in alcuni casi può diventare una condizione estremamente pericolosa, richiedendo un intervento medico tempestivo.
Tipologie di meningite
- Meningite virale: è la forma più comune e solitamente meno grave. Nella maggior parte dei casi, si risolve senza particolari complicazioni.
- Meningite batterica: è una forma grave che può causare danni permanenti o essere fatale se non trattata in tempo. I batteri più comuni responsabili sono lo Streptococcus pneumoniae, il Neisseria meningitidis e l’Haemophilus influenzae.
- Meningite fungina: rara, ma può colpire persone con un sistema immunitario indebolito.
Sintomi della meningite
I sintomi della meningite possono manifestarsi rapidamente e includono:
- Febbre alta improvvisa
- Forte mal di testa
- Rigidità del collo
- Nausea e vomito
- Fotofobia (sensibilità alla luce)
- Alterazione dello stato mentale o confusione
- Convulsioni, nei casi più gravi
Nei bambini, i sintomi possono includere irritabilità, sonnolenza e una fontanella gonfia nei neonati.
Diagnosi della meningite
La diagnosi della meningite avviene tramite un esame approfondito che può includere:
- Esame obiettivo: valutazione dei sintomi fisici.
- Puntura lombare: prelievo di liquido cerebrospinale per analizzarne la composizione e individuare l’agente patogeno.
- Esami del sangue: per individuare eventuali infezioni nel sangue.
- TAC o risonanza magnetica: utilizzate per escludere altre patologie neurologiche.
Trattamenti della meningite
Il trattamento dipende dalla causa:
- Meningite batterica: richiede un trattamento antibiotico immediato e, spesso, corticosteroidi per ridurre l’infiammazione.
- Meningite virale: generalmente, si risolve spontaneamente con riposo, idratazione e farmaci per ridurre febbre e dolore.
- Meningite fungina: necessita di antifungini specifici somministrati per via endovenosa.
Prevenzione e follow-up
Per prevenire la meningite batterica, esistono vaccinazioni specifiche contro i principali patogeni, come il vaccino contro il meningococco e lo pneumococco. Dopo il trattamento, è essenziale seguire un programma di follow-up per monitorare eventuali conseguenze neurologiche a lungo termine.
Complicanze da diagnosi tardiva
Una diagnosi tardiva di meningite può comportare gravi complicanze se non trattata tempestivamente. Queste possono includere:
- Danni neurologici permanenti, come paralisi o difficoltà motorie.
- Perdita dell’udito parziale o totale.
- Epilessia e crisi convulsive ricorrenti.
- Ritardo cognitivo e difficoltà di apprendimento.
- Nei casi più gravi, coma e morte.
Un intervento rapido e un trattamento adeguato sono fondamentali per ridurre le probabilità di esiti gravi e migliorare la qualità della vita del paziente.
Il caso trattato dal Tribunale di Firenze
Paziente muore di meningite. I familiari di un paziente, morto per malasanità a soli 41 anni, si rivolgono al Tribunale di Firenze rappresentando quanto segue.
Nel 2000 al loro congiunto fu diagnosticato un linfoma di Hodgkin (un tumore del sistema linfatico che si origina dalle cellule linfoidi normalmente presenti nel sangue, nel midollo osseo, nei linfonodi e in molti altri organi) per il quale fu sottoposto a splenectomia (intervento di asportazione della milza).
Nel 2008 gli fu diagnosticata una meningite da pneumococco (infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale) e fu avviata una terapia farmacologica, con ricovero in rianimazione.
Durante la notte, tuttavia, si verificò un improvviso aggravamento del quadro clinico, con comparsa di edema cerebrale diffuso e ipertensione endocranica maligna, dopodichè venne constatato il decesso del paziente: la successiva diagnosi necroscopica rilevò un edema cerebrale in corso di meningite purulenta e sepsi.
L’accusa dei familiari ai medici
I familiari hanno sostenuto, in particolare, che la responsabilità della struttura sanitaria nel decesso del loro congiunto emergerebbe:
- dalla mancata vaccinazione anti-pneumococcica, con conseguente richiamo dopo cinque anni, nonostante il signor N. fosse un soggetto ad alto rischio a seguito della splenectomia;
- dalla non tempestiva somministrazione della terapia corticosteroidea, che fu iniziata solo dopo l’irreversibile aggravamento.
Hanno poi sostenuto che la vaccinazione avrebbe ridotto significativamente le chances (dal 64% all’84%, secondo le statistiche ufficiali) di contrarre la malattia e che l’utilizzo tempestivo della terapia cortisonica avrebbe, in ogni caso, potuto salvare la vita del loro congiunto.
Per questi motivi, hanno chiesto il riconoscimento dei seguenti danni: da perdita del rapporto parentale; morale soggettivo; patrimoniale (danno emergente e lucro cessante); terminale iure hereditatis, oltre interessi e rivalutazione.
Le richieste risarcitorie dei parenti
La causa viene introdotta sia dagli eredi legittimi del paziente, che dai suoi prossimi congiunti (non eredi) quali genero, nuora, nipoti.
Gli eredi agiscono per il risarcimento, sia dei danni c. d. iure hereditatis (per il diritto di risarcimento trasmessogli dal defunto), sia dei danni c. d. iure proprio (per il diritto proprio al risarcimento danni da perdita del rapporto parentale).
Gli altri familiari agiscono per il solo danno iure proprio per perdita del rapporto parentale.
Il danno da perdita del rapporto parentale, ossia dall’aver perso un parente per fatto illecito di terzi, <<rileva nella sua dimensione della sofferenza interiore eventualmente patita sul piano morale soggettivo nel momento in cui la perdita del congiunto è percepita nel proprio vissuto interiore e anche in quella riflessa sui percorsi della vita quotidiana attiva del soggetto che l’ha subita>> (Cassazione civile , sez. III , 29/09/2021, n. 26301).
Gli accertamenti medico legali disposti dal Tribunale
Come si è detto, il paziente non è stato sottoposto alla vaccinazione anti-pneumococcica, né prima né dopo l’intervento di splenectomia, resosi necessario a seguito della diagnosi di linfoma di Hodgkin. Si procede innanzitutto a verificare se tale omissione possa considerarsi colposa.
A questo proposito, i consulenti incaricati dal Tribunale hanno sottolineato come “i pazienti iplenectomizzati sono una categoria particolarmente a rischio di sviluppare una infezione pneumococcica invasiva con mortalità elevata“, in quanto “tale condizione determina una ridotta clearance dei batteri capsulati dal torrente ematico” e “in caso di infezione pneumococcica è più facile si possa verificare una batteriemia con diffusione secondarie (artrite settica, meningite, endocardite)“.
I consulenti hanno inoltre affermato che “l’infezione da pneumococco produce un’immunità tipo-specifica che non è generalizzata verso altri seriotipi; la maggioranza dei casi di infezione da S. pneumoniae è comunque sostenuta da una minoranza di sierogruppi: in tutte le età più dell’80% dei ceppi isolati da pazienti con infezione invasiva da pneumococco appartiene a 12 sierogruppi. La protezione è pertanto attuabile mediante la vaccinazione (e in alcuni casi mediante profilassi antibiotica)“.
Alla luce di queste osservazioni, i consulenti hanno dunque concluso che “il vaccino anti-pneumococco è raccomandato per tutti i pazienti a rischio e dunque certamente per i pazienti plenectomizzati“.
Non vi è dubbio, dunque, che i medici che hanno provveduto alla splenectomia avrebbero dovuto informare il paziente circa l’opportunità di effettuare la vaccinazione anti-pneumococcica e farla eseguire, una volta ottenuto il consenso del paziente, addirittura prima di eseguire l’intervento di splenectomia.
Poiché evitando l’infezione si sarebbe evitata la meningite, che ha, in maniera incontestata, provocato la morte del paziente, tale conclusione permette di ritenere raggiunta la prova della sussistenza di un nesso causale, valutato secondo la regola del “più probabile che non“, fra l’omissione colposa dei medici e l’evento morte.
Gli attori hanno sostenuto che il ritardo con cui fu somministrata la terapia a base di cortisone sarebbe da ritenersi colpevole e concausa del decesso del loro congiunto, in quanto se fosse stata introdotta tempestivamente, la cura cortisonica avrebbe potuto evitare il decesso.
Tale ricostruzione non ha invece trovato riscontro nelle risultanze peritali.
La quantificazione del risarcimento: 400.000 euro
Gli attori sostengono di aver subito un danno da perdita del rapporto parentale e di avere diritto al risarcimento iure hereditatis del danno terminale, da lucida agonia e catastrofale.
Il Tribunale di Firenze, con sentenza n. 2465 del 04.10.2021, accoglie la domanda di risarcimento dei danni non patrimoniali, sub specie di danno da perdita del rapporto parentale.
Il danno viene liquidato equitativamente in Euro 280.000 per ciascuno dei genitori e in Euro 120.000 per la sorella
In merito alla risarcibilità agli eredi del danno (biologico, morale catastrofale, tanatologico) patito dalla vittima deceduta in conseguenza della condotta illecita, il Tribunale si riporta alla decisione delle Sezioni Unite, con la sentenza n. 15350 del 22/07/2015, che ha stabilito principi riepilogati dalla sentenza della Cass. 3^ Sentenza, n. 2245/12017 e pienamente confermati nel già citato decalogo del novembre 2019, secondo i quali:
– alla vittima può essere risarcita la perdita di un bene avente natura non patrimoniale solo se la stessa sia ancora in vita poiché la vicenda acquisitiva del diritto alla reintegrazione della perdita subita presuppone la capacità giuridica riconoscibile soltanto ad un soggetto esistente (art. 2 c.c., comma 1);
– i danni non patrimoniali risarcibili alla vittima, trasmissibili iure hereditatis, possono pertanto consistere: a) nel danno biologico (cd. danno terminale); b) nel danno morale cd soggettivo (cd. danno catastrofale).
Tanto ciò ricordato e premesso, il Tribunale ha ritenuto provato che il paziente non fosse cosciente e quindi ha escluso sia il danno terminale che quello catastrofale.
I parenti del paziente vengono risarciti
Anche la sentenza che abbiamo commentato con questo articolo riconosce ai familiari del paziente rimasto vittima di malasanità il diritto di essere risarciti.
Se i medici hanno colposamente provocato la morte di un familiare, è giusto che i parenti siano risarciti per i cosiddetti danni da perdita del rapporto parentale.
E, come abbiamo visto, il risarcimento varia in base al grado di parentela, alla convivenza o meno col defunto, all’età della vittima e del parente, al tipo di frequentazione che avevano etc..
Il danno da lesione o perdita del rapporto parentale è un diritto che spetta personalmente ai familiari della vittima di malasanità.
Perchè rivolgersi ai nostri avvocati e medici legali
Se sei parente di una vittima di malasanità puoi rivolgerti ad avvocaticollegati.it, per avere un parere, sia dai nostri avvocati (che sapranno dirti se ci sono i presupposti legali per avere il risarcimento), sia dai nostri consulenti medici legali (che sapranno riconoscere se c’è stata responsabilità medico-sanitaria da cui è derivato il decesso o la lesione ad un tuo parente).
La nostra esperienza ventennale in materia di malasanità ci consentirà in breve tempo di dirti se e quanto puoi ottenere come risarcimento danni.
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità-medico sanitaria.
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