
Vittima di diffamazione sui Social? Ottieni il risarcimento
14/12/2023
Il lavoro dell’avvocato divorzista
20/12/2023Nel corso di un intervento chirurgico, ( nello specifico, errato intervento chirurgico all'aorta) in particolare in laparoscopia, il medico deve utilizzare gli strumenti in modo da non creare lesioni vascolari che possano provocare emorragie e conseguenti gravi lesioni o addirittura il decesso.
Di seguito riportiamo un caso di perforazione dell’aorta per di errato intervento chirurgico, che ha provocato alla paziente gravi lesioni e il diritto al risarcimento, come stabilito dal Tribunale di Napoli, sez. VIII, con la sentenza n. 8921 del 3 ottobre 2023.
Se anche tu o un tuo familiare avete subito un caso simile a quello di cui parliamo, ti invitiamo a prendere contatti con i nostri avvocati e consulenti medici legali, nonché specialisti in chirurgia, per un parere volto a individuare eventuali responsabilità ed ottenere il giusto risarcimento.
Il caso trattato dal Tribunale di Napoli
In data 14.02.2014, in seguito alla diagnosi di sospetto adenocarcinoma ovarico sinistro, veniva ricoverata per essere sottoposta, in data 26.02.2014, ad intervento di annessiectomia laparoscopica, ovvero per intervento all'aorta che risulterà errato.
Nel corso della procedura chirurgica, tuttavia, subiva la lesione vascolare dell'aorta nel tratto sotto renale con conseguente grave evento emorragico condizione che rese necessaria, in via d'urgenza, la conversione della procedura chirurgica in un intervento di laparotomia xifo-pubica.
A causa del progressivo peggioramento delle condizioni cliniche della paziente e, segnatamente, dell'insorgenza di un arresto cardiaco seguito da infarto emorragico encefalico occipitale sinistro, veniva trasferita nel Reparto di rianimazione ove rimaneva degente in stato di coma per la durata di 28 gg.
I postumi invalidanti lamentati venivano ascritti dalla paziente a condotta negligente ed imperita posta in essere dai sanitari nell'esecuzione dell'intervento di annessiectomia e, in particolare, alla lesione vascolare occorsa nell'espletamento del trattamento.
Pertanto, la paziente agiva per un accertamento tecnico preventivo e una successiva causa per il risarcimento di tutti i danni subiti.
La C. T. U. riconosce l’imperizia medica
I periti nominati nel corso del giudizio ex art. 696 bis c. p. c. hanno riconosciuto che:
a) nel caso di specie, sono certamente ravvisabili profili di responsabilità del personale sanitario nell'esecuzione della prestazione sanitaria in relazione al trattamento chirurgico cui è stata sottoposta la paziente presso” posto che, nel corso dell’intervento di annessiectomia laparoscopica, si verificava una lesione iatrogena dell'aorta addominale, nel tratto sotto renale;
b) la suddetta lesione determinava la successiva insorgenza di gravi complicanze, segnatamente, dapprima shock emorragico con conseguente arresto cardiaco, successivamente emorragia cerebrale da stroke ischemico, rendendo necessario l'espletamento di ulteriori interventi per il trattamento delle stesse.
In considerazione delle esposte argomentazioni, il CTU ha concluso affermando che “dalla disamina degli atti emerge un chiaro rapporto di causalità materiale fra l'intervento effettuato e le gravi lesioni vascolari verificatesi, che inoltre non trovano alcuna giustificazione nelle condizioni preoperatorie della paziente o in speciali difficoltà emerse durante l'intervento. Nel caso in esame, quindi, si ravvisa una responsabilità professionale da parte dei sanitari”.
La relazione tecnica evidenzia dunque con chiarezza logica che la lesione vascolare lamentata dall'attrice, segnatamente la perforazione dell'aorta addominale, nel tratto sotto renale, è ascrivibile, secondo il criterio probabilistico che presiede all'accertamento della causalità in materia civilistica, all'errata esecuzione del trattamento chirurgico cui la medesima è stata sottoposta.
Come chiarito dalla C. T. U., invero, le lesioni vascolari rappresentano una delle complicanze connotate da maggiore gravità connesse agli interventi compiuti in laparoscopia, la cui verificazione deve ricondursi, in via principale, all'esecuzione delle manovre intraoperatorie preliminari, segnatamente, alla fase di inserimento dell'ago di Veres ovvero del trocar di Hasson.
In particolare, le complicanze gravi, necessitanti di un intervento riparatore urgente, sono quelle relative ai grossi vasi retroperitoneali (aorta cava, iliaca comune) e sono imputabili all'errata direzione che si imprime agli strumenti operatori nel momento in cui vengono introdotti nella cavità peritoneale oppure ad una penetrazione troppo brusca di essi o ad un insufficiente pneumoperitoneo.
I fattori che contribuiscono al rischio di verificazione delle lesioni vascolari, inoltre, precisa l'ausiliario, includono l'abilità del chirurgo, la forma e il corretto funzionamento degli strumenti, l'angolo di inserimento, la posizione del paziente, il grado di sollevamento dell'addome e il volume dello pneumoperitoneo.
Ciò premesso, come ben chiarito nell'accertamento peritale espletato, nella fattispecie in esame, non ricorrevano condizioni preoperatorie della paziente, evidenti fattori di rischio ovvero speciali difficoltà tecniche durante l'espletamento del trattamento chirurgico praticato tali da poter ritenere il trattamento connotato da particolare complessità e, dunque, suscettibile di determinare, con elevata probabilità, la verificazione di lesioni vascolari.
Orbene, alla luce di tali elementi, il Tribunale di Napoli può dunque affermare che la lesione vascolare riscontrata nella paziente sia verosimilmente dipesa dall'impropria effettuazione di manovre intraoperatorie da parte dei sanitari nel corso dell'intervento chirurgico laparoscopico praticato, segnatamente in seguito all'introduzione dell'ago di Veres e del trocar, circostanza che, in assenza di condizioni che rendessero il trattamento praticato connotato da particolari difficoltà tecniche poteva essere certamente preveduta e altresì evitata con l'uso della diligenza e perizia richieste in relazione alla specifica attività svolta.
La suddetta lesione vascolare ha assunto, inoltre, rilievo dirimente nella misura in cui ha determinato un repentino peggioramento del quadro clinico della paziente, in particolare, l'insorgenza plurime gravi complicanze susseguitesi nel tempo quali arresto cardiaco, emorragia cerebrale e grave instabilità emodinamica rendendo necessario l'espletamento, in via d'urgenza, di plurimi trattamenti chirurgici (sutura della lesione, laparostomia, reintervento per revisione della cavità addominale, splenectomia, sigmoidectomia con anastomosi L-T meccanica, annessiectomia destra e tracheotomia).
Il Tribunale riconosce un risarcimento di 220mila euro per la paziente
Alla luce della C. T. U., il Tribunale ritiene che la lesione vascolare dedotta e i postumi invalidanti lamentati siano imputabili alla condotta posta in essere dalla struttura sanitaria, connotata dall'inosservanza da parte di quest'ultima della diligenza e della perizia normalmente richieste, nell'espletamento dell'intervento chirurgico di annessiectomia laparoscopica cui veniva sottoposta la paziente presso la struttura.
Per tali motivi, la struttura sanitaria viene condannata al risarcimento dei danni derivanti dalla malpractice medica dedotta in lite.
Condividendo inoltre le considerazioni medico-legali contenute nella CTU anche in ordine alla valutazione del danno, si procede pertanto alla liquidazione del danno non patrimoniale quantificabile nella misura complessiva del 35% già inclusiva della componente fisica e psichica, prendendo quale base di calcolo le tabelle redatte dal Tribunale di Milano, nell'ultima versione redatta nell'anno 2021, per la liquidazione del danno biologico, utilizzate dalla maggior parte dei Giudici di merito per la condivisibilità dei criteri adottati.
Considerata l'età della donna all'epoca dei fatti nei termini sopra evidenziati (42 anni nel 2014), la lesione permanente dell'integrità psicofisica può essere globalmente liquidata in € 201.322,00 all'attualità, già inclusiva dell'incremento per sofferenza soggettiva.
A ciò va aggiunta la somma di euro € 17.820,00 relativa alla invalidità temporanea così come ben indicato nella C. t. U., (in particolare, ITT di 105 gg e ITP gradualmente a scalare e mediamente valutabile al tasso del 50% per 150 gg) per un totale di euro € 219.142,00.
Come si ottiene il risarcimento in questi casi?
Quando un paziente si sottopone ad intervento chirurgico e a causa della condotta dei medici è derivato il decesso o una grave lesione, per prima cosa è opportuno che i suoi familiari o il paziente stesso recuperino copia della cartella clinica relativa al ricovero e all’intervento.
Se il paziente muore dopo l’intervento può essere anche opportuno che i suoi familiari, che sospettano un caso di malasanità, contattino subito l’avvocato perché venga fatta una denuncia alla Procura della Repubblica del luogo in cui è avvenuto il decesso, affinchè venga espletata una autopsia.
Sulla base della cartella clinica e i risultati dell’eventuale autopsia, dovrà poi essere eseguita una relazione medico legale da parte di professionisti esperti nella branca della medicina che ha riguardato il caso concreto.
Con la relazione medico legale e l’attività dell’avvocato si potrà poi chiedere al Tribunale del luogo in cui è avvenuto il fatto che venga nominato un collegio peritale e venga espletata una perizia che accerti quali sono state le responsabilità dei medici che hanno avuto in cura il paziente e quali conseguenze ne sono derivate, se gravi lesioni o addirittura il decesso.
Il nostro team di avvocati e consulenti medici legali è disponibile a seguire casi di malasanità da cui sia derivata la morte del paziente o grandi invalidità, quindi ti invitiamo a contattarci per avere un parere.
I nostri professionisti hanno esperienza di oltre venti anni nel settore del risarcimento danni da malasanità ed assistono vittime in tutta Italia.
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico-sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità.
Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità medico-sanitaria.
©avvocaticollegati.it




