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16/09/2026Avvocati Collegati è un gruppo di avvocati che si occupa di risarcimento per infezioni ospedaliere dal 2004 in tutta Italia, avvalendosi delle perizie di consulenti medici legali e specialisti in infettivologia.
Contrarre un’infezione durante un ricovero, dopo un intervento chirurgico o in conseguenza dell’impiego di un catetere o di una protesi può determinare conseguenze molto gravi. Quando il microrganismo responsabile è lo Stafilococco Schleiferi, il paziente e i suoi familiari possono contattare il nostro Numero Verde Malasanità 800912301 per sapere se il contagio era evitabile e se si può chiedere un risarcimento per infezione ospedaliera.
Il nome scientifico corretto del batterio è Staphylococcus schleiferi, talvolta cercato o indicato in italiano come “Stafilococco Schleiferi”. Si tratta di un microrganismo poco comune nelle infezioni umane, ma potenzialmente capace di provocare infezioni delle ferite, batteriemie, endocarditi, osteomieliti e infezioni associate a dispositivi medici.
La presenza dell’infezione, tuttavia, non comporta automaticamente una responsabilità dell’ospedale. Ogni vicenda deve essere ricostruita attraverso la cartella clinica, gli esami microbiologici e una specifica perizia medico-legale, diretta a verificare dove sia stata contratta l’infezione, se fosse prevenibile e se sia stata diagnosticata e curata tempestivamente.
- In Cosa Consiste una Infezione Ospedaliera
- Infezione Ospedaliera da Stafilococco Schleiferi
- Quando l’Infezione Ospedaliera è Colpa della Malasanità
- Il Risarcimento per il Paziente che ha subito Lesioni
- I Danni subiti dai Familiari del Paziente Vittima di Infezioni Ospedaliere
- Avvocati per Risarcimento da Stafilococco Schleiferi preso in Ospedale
- Un Caso Giudiziario di Risarcimento per Infezione Ospedaliera da Stafilococco Schleiferi
- FAQ sull’Infezione da Stafilococco Schleiferi Contratta in Ospedale
In Cosa Consiste una Infezione Ospedaliera
L’espressione infezione ospedaliera, o infezione nosocomiale, viene oggi ricompresa nel concetto più ampio di infezione correlata all’assistenza sanitaria (I.C.A.). Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, si tratta di un’infezione contratta durante l’assistenza sanitaria che, al momento dell’ingresso nella struttura o dell’inizio delle cure, non era clinicamente manifesta né in fase di incubazione. Può verificarsi non soltanto in ospedale, ma anche in cliniche, centri di dialisi, strutture residenziali, lungodegenze e durante l’assistenza domiciliare.
Un’infezione ospedaliera (detta anche nosocomiale) può comparire durante il ricovero oppure manifestarsi dopo la dimissione, specialmente quando è collegata a:
• un intervento chirurgico;
• una ferita operatoria;
• un catetere venoso o urinario;
• una protesi ortopedica o valvolare;
• un pacemaker o altro dispositivo impiantabile;
• ventilazione meccanica;
• procedure invasive;
• permanenza prolungata in terapia intensiva.
I pazienti anziani, immunodepressi o affetti da patologie croniche presentano generalmente una maggiore vulnerabilità. Anche la durata del ricovero, l’uso di antibiotici e la necessità di dispositivi invasivi possono aumentare il rischio.
Le infezioni ospedaliere possono interessare il sito chirurgico, le vie urinarie, l’apparato respiratorio o il sangue. Nei casi più seri possono provocare sepsi, shock settico, insufficienza multiorgano, endocardite, necessità di nuovi interventi, invalidità permanente o morte.
Se hai subito un caso di malasanità per infezione ospedaliera chiama subito il nostro Numero Verde Malasanità 800912301 per parlare con un avvocato e sapere se puoi chiedere un risarcimento per te o un tuo familiare.
Infezione Ospedaliera da Stafilococco Schleiferi
Lo Stafilococco Schleiferi, correttamente denominato Staphylococcus schleiferi, è un batterio Gram-positivo appartenente al genere degli stafilococchi. Sono riconosciute due sottospecie:Staphylococcus schleiferi subsp. schleiferi e Staphylococcus schleiferi subsp. coagulans.
È conosciuto soprattutto in ambito veterinario, ma può causare anche infezioni nell’essere umano. La letteratura scientifica descrive casi di:
• infezioni della cute e dei tessuti molli;
• infezioni della ferita chirurgica;
• batteriemia, ossia presenza del batterio nel sangue;
• infezioni associate a cateteri intravascolari;
• infezioni di protesi e dispositivi medici;
• osteomielite e infezioni vertebrali;
• endocardite;
• infezioni disseminate nei pazienti più fragili.
Sono stati documentati, per esempio, casi di infezione del sangue correlata a catetere e di infezioni profonde associate a dispositivi medici. La corretta identificazione microbiologica è importante perché questo batterio può essere confuso con altre specie di stafilococchi.
La diagnosi richiede normalmente colture microbiologiche eseguite su sangue, materiale prelevato dalla ferita, tessuti, liquidi biologici o dispositivi rimossi. Una volta isolato il batterio, l’antibiogramma permette di verificare a quali antibiotici risulti sensibile o resistente.
La terapia deve essere stabilita dagli specialisti sulla base della sede dell’infezione, delle condizioni del paziente e dell’antibiogramma. Nei casi legati a un dispositivo infetto potrebbe essere necessario rimuovere o sostituire il catetere, la protesi o il materiale impiantato, oltre a somministrare una terapia antibiotica mirata.
Il gruppo Avvocati Collegati si avvale da oltre venti anni della consulenza di medici specialisti in infettivologia che possono valutare la cartella clinica del paziente per una perizia da utilizzare per chiedere il giusto risarcimento.
Quando l’Infezione Ospedaliera è Colpa della Malasanità
Non ogni infezione insorta durante un ricovero costituisce automaticamente un caso di malasanità. Il rischio infettivo non può essere eliminato completamente neppure quando tutte le procedure vengono applicate correttamente.
La responsabilità della struttura sanitaria può però emergere quando l’infezione sia riconducibile, secondo il criterio civilistico del “più probabile che non”, a carenze prevenibili oppure a errori nella sua diagnosi e nel successivo trattamento.
Tra le possibili condotte del personale medico-sanitario da esaminare rientrano:
• insufficiente igiene delle mani del personale;
• mancata sterilizzazione degli strumenti;
• inadeguata sanificazione degli ambienti;
• contaminazione di una ferita chirurgica;
• gestione non corretta di cateteri, drenaggi o accessi venosi;
• errata gestione di una protesi o di un dispositivo impiantabile;
• inosservanza delle procedure di prevenzione;
• mancata sorveglianza microbiologica;
• insufficiente isolamento di pazienti infetti;
• ritardo nell’esecuzione di emocolture o altri esami;
• mancato coinvolgimento tempestivo dell’infettivologo;
• somministrazione di una terapia antibiotica non adeguata;
• mancato adeguamento della terapia ai risultati dell’antibiogramma;
• dimissione prematura nonostante febbre, dolore o indici infiammatori alterati;
• ritardo nella diagnosi di sepsi, endocardite o infezione di una protesi.
In materia di infezioni nosocomiali, la responsabilità della struttura sanitaria non è oggettiva. È quindi necessario accertare il collegamento causale tra l’assistenza ricevuta e l’infezione. Possono assumere particolare importanza il momento di comparsa dei sintomi, la sede dell’infezione, il tipo di intervento eseguito, la presenza di dispositivi invasivi, le condizioni precedenti del paziente e gli esiti degli esami microbiologici.
La Corte di cassazione, con la sentenza n. 6386 del 3 marzo 2023, ha chiarito che, una volta forniti elementi idonei a ricondurre l’infezione all’ambiente sanitario, la struttura è chiamata a dimostrare concretamente l’adozione delle misure di prevenzione applicabili al caso. Tra queste rientrano i protocolli di sterilizzazione e sanificazione, la sorveglianza microbiologica, la formazione del personale e la documentazione delle attività effettivamente svolte. La struttura non può limitarsi ad affermare genericamente di avere adottato protocolli astrattamente adeguati.
La Legge n. 24/2017, inoltre, riconosce la sicurezza delle cure come parte costitutiva del diritto alla salute e disciplina la responsabilità civile della struttura sanitaria e degli esercenti la professione sanitaria.
Se vuoi parlare con un avvocato per il risarcimento da infezione ospedaliera chiama subito senza costi il nostro Numero Verde Malasanità 800912301.
Il Risarcimento per il Paziente che ha subito Lesioni
Il paziente danneggiato da un’infezione ospedaliera da Staphylococcus schleiferi può chiedere il risarcimento quando sia possibile dimostrare che la condotta colposa della struttura sanitaria abbia causato l’infezione oppure ne abbia aggravato le conseguenze.
Il risarcimento può comprendere, secondo le circostanze:
• il danno biologico temporaneo;
• il danno biologico permanente;
• la sofferenza morale;
• le spese mediche e riabilitative;
• i costi per assistenza personale;
• la perdita o riduzione della capacità lavorativa;
• la perdita di reddito;
• le spese future per farmaci, controlli e terapie;
• la necessità di sostituire una protesi o ripetere un intervento;
• il danno da perdita di possibilità favorevoli, quando ne ricorrano i presupposti.
Per verificare il caso occorre acquisire la cartella clinica completa: le schede operatorie e infermieristiche, gli esami ematici, i referti microbiologici, gli antibiogrammi, la documentazione relativa ai cateteri e ai dispositivi e gli eventuali successivi ricoveri.
Il materiale deve essere esaminato da un medico legale insieme a uno specialista infettivologo e, quando necessario, al chirurgo o allo specialista della disciplina coinvolta. La perizia dovrà ricostruire l’origine dell’infezione, le misure preventive esigibili, la tempestività della diagnosi e l’adeguatezza delle cure.
Nei confronti della struttura sanitaria la pretesa del paziente ha normalmente natura contrattuale e, in linea generale, è soggetta a prescrizione decennale. Il termine deve comunque essere determinato con attenzione nel singolo caso, considerando il momento in cui il danno è divenuto conoscibile e gli eventuali atti interruttivi.
Rivolgendoti al gruppo Avvocati Collegati per una richiesta di risarcimento danni per Stafiolococco Schleiferi puoi usufruire anche delle perizie dei nostri consulenti medici legali e specialisti in infettivologia.
I Danni subiti dai Familiari del Paziente Vittima di Infezioni Ospedaliere
Anche i familiari possono subire conseguenze risarcibili quando l’infezione ospedaliera provoca una grave invalidità o la morte del paziente.
Se il paziente sopravvive con menomazioni particolarmente serie, i congiunti possono domandare il ristoro dei danni direttamente subiti per lesione del rapporto parentale, purché ne dimostrino l’effettiva consistenza. Possono rilevare, per esempio:
• lo sconvolgimento della vita familiare;
• la necessità di prestare assistenza continuativa;
• la perdita o riduzione del lavoro per assistere il congiunto;
• le spese sostenute;
• la sofferenza derivante dalla grave compromissione del rapporto familiare.
In caso di morte, i familiari possono chiedere il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale, la cui valutazione tiene conto dell’intensità del legame, della convivenza, dell’età delle persone coinvolte e delle concrete conseguenze determinate dal decesso.
Gli eredi possono inoltre far valere, quando ne esistono i presupposti, i diritti risarcitori già maturati in capo al paziente prima della morte. Occorre quindi distinguere tra danni richiesti dai familiari in proprio e danni trasmessi per successione.
Per le pretese autonome dei congiunti, generalmente ricondotte alla responsabilità extracontrattuale, il termine di prescrizione è normalmente di cinque anni. La qualificazione giuridica e la decorrenza del termine devono però essere verificate caso per caso da un avvocato, evitando di attendere quando vi sia il sospetto che il decesso sia collegato a un’infezione contratta durante l’assistenza sanitaria.
Il nostro gruppo di avvocati segue casi di malasanità per infezioni ospedaliere dal 2004 in tutta Italia e può aiutare i familiari di chi è deceduto per Stafilococco Schleiferi ad ottenere il giusto risarcimento.
Avvocati per Risarcimento da Stafilococco Schleiferi preso in Ospedale
Chi ritiene di avere contratto lo Stafilococco Schleiferi in ospedale, oppure ha perso un familiare a causa delle complicanze di un’infezione da Staphylococcus schleiferi, dovrebbe sottoporre tempestivamente il caso ad avvocati che si occupano di risarcimento per infezioni ospedaliere da oltre venti anni.
Dal 2004 il gruppo Avvocati Collegati assiste in tutta Italia pazienti e familiari nei casi di malasanità, avvalendosi di medici legali e specialisti nelle diverse branche della medicina.
La procedura che seguiamo per una richiesta di risarcimento da Stafilococco Schleiferi comprende normalmente:
1. un primo colloquio per ricostruire la vicenda clinica;
2. l’acquisizione della cartella clinica e degli esami microbiologici;
3. la valutazione del caso da parte del medico legale e dell’infettivologo;
4. l’invio della richiesta di risarcimento alla struttura sanitaria e alla compagnia assicuratrice;
5. il ricorso alla mediazione, all’accertamento tecnico preventivo o alla causa civile, quando necessari.
Nel corso della valutazione vengono esaminati non soltanto il momento e il luogo in cui è comparsa l’infezione, ma anche la gestione dei cateteri e delle ferite, i protocolli applicati, i risultati delle colture, la terapia antibiotica e l’eventuale ritardo nel riconoscimento della sepsi o di altre complicanze.
Se hai riportato lesioni permanenti oppure un tuo familiare è morto in seguito a un’infezione ospedaliera da Stafilococco Schleiferi, puoi rivolgerti ad Avvocati Collegati per verificare, attraverso una perizia medico-legale, se vi siano i presupposti per ottenere il giusto risarcimento dei danni da malasanità.
Un Caso Giudiziario di Risarcimento per Infezione Ospedaliera da Stafilococco Schleiferi
Per comprendere come si svolge una causa di risarcimento per perdita di un familiare vittima di infezione ospedaliera da Stafilococco Schleiferi, riportiamo il caso recentemente trattato dal Tribunale Civile di Ancona con la sentenza n. 567 del 2024.
La causa è stata promossa dai familiari di un uomo morto per infezione a seguito di sostituzione del generatore del Pacemaker (PMK) di cui era portatore da 15 anni e, invero: dopo cinque giorni dall'intervento, a causa di rialzo febbrile e rigonfiamento della tasca del pm K, l’uomo fu costretto a recarsi al pronto soccorso dove i sanitari provvidero a drenare la raccolta formatasi a livello della cicatrice chirurgica, e nell'occasione gli venne prescritta terapia antibiotica a base di Amoxicillina ed acido clavulanico.
Successivamente il paziente manifestò fuoriuscita di liquidò purulento dalla tasca del pm K per cui venne ricoverato presso il reparto di cardiologia ove venne sottoposto a ripetuti tamponi culturali ed ecocardiogramma che risultarono negativi. Nel corso del ricovero era effettuata la revisione della tasca del pm K con confezionamento di una nuova tasca più craniale e con sostituzione del generatore; nella circostanza al paziente era somministrata terapia antibiotica con augmentin per circa due settimane.
L’uomo venne poi ricoverato presso il reparto di medicina interna per persistenza di febbre da circa 50 giorni, nel corso del ricovero venne prelevato un campione per emo cultura che risultava positivo per stafilococco schleiferi. Venne eseguito un ecocardiogramma che evidenziò una voluminosa vegetazione quattro. Due, sessile mobile sull'elettrocatetere del pm K in prossimità del lembo settale della tricuspide, associata ad insufficienza tricuspidale lieve moderata.
Il paziente venne trasferito presso la degenza ospedaliera post acuzie con diagnosi di sepsi in corso di endocardite su elettrocatetere di pm K; egli venne dimesso a distanza di una settimana e venne programmato il ricovero presso la cardiochirurgia; il paziente fu sottoposto ad estrazione e sostituzione del pm K in mini toracotomia anteriore sinistra con posizionamento di elettrodo monopolare sulla parete laterale del ventricolo sinistro; nel corso dell'intervento venne segnalato importante sanguinamento a livello della tasca.
Il decorso post operatorio era complicato da confusione e delirio nonché dall'insorgenza di fibrillazione atriale; il paziente fu trasferito presso il reparto di medicina interna ove si verificò un episodio di arresto cardiaco non responsivo alle manovre rianimatorie, e quindi se ne constatava il decesso.
In sede peritale è emerso che è altrettanto incontestabile che l’endocardite infettiva fu determinata da infezione di tasca, insorta dopo una sostituzione del generatore e sviluppata lentamente, tra punture esplorative e trattamenti antibiotici empirici fino alla evidenza di suppurazione ed esposizione del generatore per erosione dei tessuti cutanei. La negatività delle culture eseguite in una delle varie strutture sanitarie sul materiale purulento e sul generatore espiantato non ha alcun valore di esclusione della infezione di tasca, clinicamente evidente, ne inficia la validità della diagnostica microbiologica eseguita per la diagnosi e tipizzazione di endocardite.
Se non fosse stato isolato lo stafilococco coagulasi negativo nelle emo culture eseguite in altra struttura, la diagnosi finale sarebbe stata di endocardite su Device ad emocolture negative, e non si sarebbe esclusa la diagnosi di endocardite infettiva. Non si ha la causa dell'arresto finale, che il Ctu attribuisce prudenzialmente per probabilità al 70% per arresto ipercitetico da aritmia ventricolare non tempestivamente trattata e con arrivo dei soccorsi solo dopo evoluzione in assenza di attività elettrica indotta dal pmk per inevitabilità miocardica; probabilità stimata al 70%; o arresto ipocinetico da PEA dovuta ad embolia polmonare che non si può escludere in assenza di un riscontro autoptico in un paziente con lungo allettamento, almeno un mese, con manifestazioni di insufficienza cardiaca e contra trattamento anticoagulante con EBPM iniziato solo da circa 48 ore, con lunga storia di infezione con conseguente aumentato rischio di trombosi venosa profonda; probabilità stimata e del 30%.
Viene quindi riconosciuta una responsabilità dell’Azienda Sanitaria convenuta dai familiari del paziente morto, per non essere stato impostato un trattamento antibiotico adeguato e non essere stato impostato un trattamento centralizzato di monitoraggio. Il che ha determinato una perdita di chance del 70% di sopravvivenza del paziente ove egli avesse avuto il corretto monitoraggio ed il corretto trattamento antibiotico.
FAQ sull’Infezione da Stafilococco Schleiferi Contratta in Ospedale
1. Contrarre lo Stafilococco Schleiferi in ospedale dà sempre diritto al risarcimento?
No. La presenza di un’infezione da Stafilococco Schleiferi durante o dopo un ricovero non comporta automaticamente una responsabilità dell’ospedale. Per ottenere un risarcimento per malasanità occorre verificare se l’infezione sia riconducibile a carenze prevenibili, come problemi di sterilizzazione, sanificazione, gestione di cateteri o dispositivi medici, oppure a un ritardo nella diagnosi e nella terapia dell’infezione.
2. Come si dimostra che lo Stafilococco Schleiferi è stato contratto in ospedale?
L’accertamento richiede normalmente l’esame della cartella clinica, dei referti microbiologici, delle emocolture, degli antibiogrammi, delle schede operatorie e della documentazione relativa a cateteri, protesi o altri dispositivi. Una perizia medico-legale, effettuata con il supporto di uno specialista infettivologo, può ricostruire l'origine dell'infezione e valutare se le misure preventive adottate dalla struttura sanitaria fossero adeguate.
3. Quali danni possono essere risarciti per un’infezione ospedaliera da Stafilococco Schleiferi?
Il paziente può chiedere il risarcimento dei danni conseguenti all’infezione, tra cui invalidità temporanea o permanente, sofferenza morale, spese mediche e riabilitative, necessità di assistenza, perdita o riduzione della capacità lavorativa e costi per ulteriori interventi o terapie. Nei casi più gravi possono essere risarciti anche i danni conseguenti a sepsi, endocardite, infezioni di protesi o altre complicanze permanenti.
4. I familiari di un paziente morto per Stafilococco Schleiferi possono chiedere un risarcimento?
Sì. Se un’infezione ospedaliera riconducibile a malasanità determina il decesso del paziente, i familiari possono valutare una richiesta di risarcimento per perdita del rapporto parentale. Gli eredi possono inoltre, quando ne ricorrono i presupposti, far valere i diritti risarcitori maturati direttamente dal paziente prima della morte. Anche in questi casi è fondamentale una valutazione medico-legale della vicenda clinica.
5. A chi rivolgersi per chiedere il risarcimento per Stafilococco Schleiferi contratto in ospedale?
Chi ha riportato gravi lesioni, oppure ha perso un familiare a causa di una possibile infezione ospedaliera da Stafilococco Schleiferi, può rivolgersi ad Avvocati Collegati. Il gruppo assiste dal 2004 vittime di malasanità in tutta Italia e si avvale di medici legali e specialisti infettivologi per verificare attraverso una perizia se esistano i presupposti per chiedere il risarcimento alla struttura sanitaria responsabile.
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità medico sanitaria.
© avvocaticollegati.it




2 Comments
Succede troppo spesso che ci si ammala in ospedale per infezioni, come è successo a mia madre che ha preso un batterio dopo la sostituzione della protesi del femore!
Caro Massy, purtroppo le infezioni ospedaliere rappresentano un grave problema. Da oltre venti anni il nostro gruppo si occupa di morti di pazienti per infezioni prese in ospedale, avvalendosi anche di nostri consulenti specialisti in infettivologia. Se ha già la cartella clinica di sua madre ci contatti pure per un parere medico legale e giuridico.