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09/09/2026Avvocati Collegati è un gruppo di avvocati che dal 2004 si occupa di risarcimento danni per malasanità in tutta Italia, avvalendosi anche della collaborazione con consulenti medici legali e specialisti nelle varie branche della medicina.
Tra i numerosi casi di cui ci occupiamo da oltre venti anni, ci sono anche quelli relativi ad errata e/o tardiva gestione di ictus trombotici, da cui sono derivate gravi lesioni permanenti al paziente o il suo decesso.
Infatti, per la diagnosi e la cura di un ictus trombotico, come vedremo nel corso di questo articolo scritto in collaborazione con i nostri consulenti medici ed in parte tratto dalla sentenza n. 2116/2025 del Tribunale di Palermo sez. III, è di fondamentale importanza la corretta e rapida gestione del caso da parte del personale medico sanitario.
Se un tuo familiare è rimasto gravemente invalido o deceduto per malasanità legata a un ictus trombotico, chiama subito senza costi il Numero Verde Malasanità 800912301 per parlare con uno dei nostri avvocati e sapere come chiedere un risarcimento.
- Avvocati e Medici Legali per Perizie e Risarcimento da Malasanità legata a Ictus Trombotici
- In Cosa Consistono gli Ictus Trombotici e quali sono i Sintomi
- Quali Possono Essere gli Esiti e I Trattamenti dell’Ictus Trombotico
- Linee Guida Mediche per la Cura Tempestiva di Ictus Trombotici
- Un Caso Giudiziario di Morte del Paziente per Malasanità legata a Ictus Trombotico
- Altri Articoli e Video sulla Malasanità Legata a Ictus
- FAQ su Ictus Trombotico, Ritardo nelle Cure e Risarcimento
Avvocati e Medici Legali per Perizie e Risarcimento da Malasanità legata a Ictus Trombotici
Prima di trattare l’argomento degli ictus trombotici e di riportare un caso giudiziario di risarcimento per errori medici nel trattamento dell’ictus trattato dal Tribunale di Palermo, vogliamo ricordare che Avvocati Collegati si occupa di malasanità neurochirurgica da oltre venti anni in tutta Italia.
La costante collaborazione tra i nostri avvocati e i consulenti medici legali e specialisti in neurochirurgia ci permette di trattare a 360° casi di malasanità per tardiva e/o errato trattamento di ictus.
Nel corso di oltre venti anni di attività, Avvocati Collegati ha sviluppato una procedura consolidata per chiedere il risarcimento per errori medici che hanno causato grandi invalidità o morte del paziente:
1. Raccontaci il caso tuo o di un tuo familiare: puoi recarti in uno dei nostri studi nelle principali città, o scriverci via e-mail o WhatsApp o chiamare il nostro Numero Verde Malasanità per parlare con un avvocato del nostro gruppo, che saprà subito dirti quali sono i presupposti legali per una richiesta di risarcimento.
2. La perizia dei nostri medici legali e neurochirurghi: se i nostri consulenti ritengono che dalla cartella clinica del paziente emergano errori dei medici che lo hanno avuto in cura, il nostro gruppo di professionisti ti affiancherà nella perizia medico legale per l’accertamento dei fatti.
3. La possibile soluzione conciliativa con l’ospedale: all’esito della perizia medico legale o della mediazione con l’ospedale dove è avvenuto il caso di malasanità, potremo trovare un accordo con la controparte per il risarcimento, evitando tempi lunghi di una causa.
4. Una causa civile solo in caso di mancato accordo: se l’ospedale non intendesse trovare un accordo per il risarcimento del paziente e/o dei suoi familiari, i nostri avvocati e consulenti medici ti affiancheranno davanti al Tribunale per la causa di risarcimento.
5. Assistenza nell’eventuale procedimento penale: nei casi in cui sia aperto un procedimento penale per lesioni o omicidio colposo a carico dei medici che hanno avuto in cura il paziente, i nostri avvocati potranno costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento morale dei danni da reato.
Avvocati Collegati è un punto di riferimento a livello nazionale per vittime di malasanità e loro familiari e i nostri avvocati rispondono tutti i giorni al Numero Verde Malasanità e alla chat WhatsApp per dare subito aiuto a chi ha subito ingiustizie.
Se vuoi saperne di più sul nostro metodo di lavoro e sui numerosi casi di malasanità che abbiamo trattato dal 2004, continua a navigare nel nostro sito!
In Cosa Consistono gli Ictus Trombotici e quali sono i Sintomi
Gli ictus trombotici sono un sottotipo di ischemia cerebrale caratterizzati da un processo patologico dante origine alla formazione di un trombo in una arteria.
Questo determina un ictus tramite una riduzione del flusso ematico distalmente oppure tramite un frammento embolico distaccatosi che viaggia fino ad un vaso più distante (embolismo artero-arterioso).
Gli ictus trombotici possono essere divisi in malattia dei grandi o piccoli vasi:
• la malattia dei grandi vasi include il sistema arterioso sia intra che extracranico e l’aterotrombosi è il processo patologico di gran lunga più comune in questo caso.
• la malattia dei piccoli vasi si riferisce invece specificatamente alle arterie penetranti che originano dalle arterie vertebrali distali, dall’arteria basilare, dal tronco dell’arteria cerebrale media e dalle arterie del circolo di Willis; queste arterie trombizzano per via di una formazione ateromatosa alla loro origine o nella grande arteria progenitrice, o per via di lipoialinosi; la malattia dei piccoli vasi può esitare in piccoli infarti profondi definiti lacune.
I diversi sottotipi di ictus presentano un decorso clinico caratteristico perché, in particolare, i sintomi legati a trombosi spesso fluttuano, potendo transitoriamente regredire o progredendo con un andamento “a gradini” con alcuni periodi di miglioramento.
La malattia occlusiva di arteria vertebrale intracranica può presentarsi in differenti modi, dall’occlusione asintomatica, all’attacco ischemico transitorio con sintomi vestibolo cerebellari, all’infarto vero e proprio fino alla propagazione nell’arteria basilare provocando una sindrome dell’arteria basilare.
Tra i sintomi possono esser presenti vertigini, nausea, vomito, disturbi della sensibilità e motori, disturbi della marcia ed alterazione dello stato di coscienza.
Quali Possono Essere gli Esiti e I Trattamenti dell’Ictus Trombotico
Nella fase acuta dell’ictus, i più forti predittori di esito sono la gravità dell’ictus e l’età del paziente.
La gravità dell’ictus può essere valutata clinicamente, basandosi sul grado di compromissione neurologica e sulla dimensione e sede dell’infarto al neuroimaging.
Altri fattori importanti sugli esiti dell’ictus includono il meccanismo dell’ischemia, la presenza di comorbidità, fattori epidemiologici e complicazioni dell’ictus stesso.
La mortalità degli ictus del circolo posteriore oscilla tra il 3,6% e il 18,6%, in base ai registri considerati.
La compromissione neurologica è misurata quantitativamente mediante la scala a 15 items National Institutes of Health Stroke Scale (NIHSS). La gravità dell’ictus può essere stratificata sulla base del punteggio NIHSS: 0 assenza di sintomi; 1-4 ictus minore; 5-15 ictus moderato; 16-20 ictus da moderato a severo; 21- 42 ictus severo. Lo score NIHSS è spesso utilizzato nel momento in cui si presentano i sintomi. Molti studi hanno dimostrato come sia un ottimo predittore degli esiti di ictus. Un report ha analizzato il punteggio NIHSS ottenuto entro 24 ore dall’insorgenza dei sintomi di un ictus ischemico acuto in 1200 pazienti. Ogni punto addizionale al NIHSS diminuiva le probabilità di un esito eccellente a tre mesi del 17%. A tre mesi, la proporzione di pazienti con esiti eccellenti per punteggi NIHSS da 7 a 10 e da 11 a 15 era approssimativamente del 46% e 23% rispettivamente. Un punteggio NIHSS ≤6 era predittore di buon recupero (capacità di vivere autonomamente, indipendentemente dalla capacità di tornare al lavoro o meno), mentre un punteggio ≥16 era associato ad una alta probabilità di morte o severa disabilità. Lo NIHSS è sia affidabile che valido, rappresentando parte della valutazione iniziale che aiuta a determinare se un paziente debba essere candidato a terapia riperfusiva.
Una importante limitazione del NIHSS è tuttavia quella di non cogliere tutti i tipi di compromissione neurologica correlati a ictus, in particolare per infarti riguardanti il circolo vertebro-basilare e l’improvvisa perdita di una funzione cerebrale focale è una caratteristica fondamentale dell’insorgenza di un ictus ischemico. Tuttavia, pazienti con condizioni diverse dall’ischemia cerebrale possono presentarsi in maniera simile. Inoltre, pazienti con un ictus ischemico possono presentare altre serie condizioni mediche. Pertanto, l’approccio iniziale richiede una rapida ma ampia valutazione e diagnosi differenziale.
Durante tale fase iniziale occorre pertanto assicurare la stabilità medica; il rapido ripristino di qualsiasi condizione che stia contribuendo alla problematica del paziente; l’investigazione delle basi fisiopatologiche dei sintomi neurologici del paziente. Questo avviene mediante il controllo dei parametri vitali (pressione arteriosa, respirazione, febbre), la raccolta anamnestica e l’esame obiettivo.
Tutti i pazienti con sospetto ictus dovrebbero eseguire i seguenti studi in urgenza come parte della valutazione dell’ictus acuto:
- tomografia computerizzata (TC) cerebrale senza mezzo di contrasto;
- dosaggio della glicemia;
- saturazione dell’ossigeno;
- Angio-TC testa e collo o angio-RM per i pazienti che potrebbero essere eleggibili per la trombectomia meccanica;
- RM encefalo per identificare i pazienti con ictus al risveglio o tempo di insorgenza dell’ictus ignoto per individuare una insorgenza entro le 4,5 ore e l’eleggibilità alla trombolisi endovenosa;
- Emocromo con conta piastrinica;
- Troponina;
- Tempo di protrombina e INR;
- Tempo di tromboplastina attivata parziale;
- Specifici test per la coagulazione se si sospetta o è noto che il paziente assuma anticoagulanti diretti».
La TC cerebrale senza mezzo di contrasto è tipicamente il primo studio diagnostico in pazienti con sospetto ictus ischemico) ed ha il vantaggio della «diffusa disponibilità e rapidità dell’acquisizione oltre alla alta sensibilità «per la diagnosi di emorragia in contesto acuto.
La rimozione dei trombi intracranici deve essere ottenuta velocemente, dal momento che il beneficio della terapia riperfusiva per l’ictus ischemico decresce in maniera continua con il tempo. Per tale motivo, la terapia trombolitica dell’ictus ischemico non dovrebbe essere ritardata nell’attesa dei risultati degli esami ematologici eccetto che se il paziente abbia assunto anticoagulanti o vi sia il sospetto di disturbi della coagulazione o trombocitopenia. L’unico test sierologico obbligatorio prima dell’inizio della trombolisi endovenosa è il dosaggio della glicemia.
Pertanto, l’anamnesi, l’esame obiettivo, la glicemia, la saturazione dell’ossigeno e la TC cerebrale senza mezzo di contrasto sono sufficienti nella maggior parte dei casi a guidare la terapia acuta.
Linee Guida Mediche per la Cura Tempestiva di Ictus Trombotici
Quando i medici si trovano di fronte ad un possibile caso di ictus trombotico possono fare riferimento a specifiche linee guida, come le “Linee Guida Spread VII edizione del 2012 le linee guida internazionali.
Alla luce delle suddette linee guida sono raccomandate le seguenti tempistiche nella gestione di pazienti con ictus ischemico acuto:
- Valutazione medica entro 10 minuti dall’arrivo in ospedale;
- Richiesta di consulenza neurologica entro 15 minuti;
- Esecuzione di TC encefalo entro 25 minuti;
- Refertazione delle immagini entro 45 minuti;
- Inizio del trattamento entro 60 minuti.
Un importante aspetto della valutazione della fase iperacuta dell’ictus è determinare se il paziente sia elegibile per la trombolisi intravenosa e/o la trombectomia meccanica. La terapia trombolitica intravenosa con alteplase migliora gli esiti in pazienti con ictus ischemico acuto che possano essere trattati tra le 3 e le 4,5 ore dall’insorgenza dell’ictus. La trombectomia meccanica intra-arteriosa usando uno stent retriever di seconda generazione può migliorare gli esiti per pazienti ben selezionati con ictus ischemico causato da una occlusione di grande vaso nel circolo anteriore prossimale quando iniziata fino a 24 ore dall’ultima volta in cui il paziente è stato visto in buona salute. L’alteplase endovena è un caposaldo della terapia dell’ictus ischemico acuto, migliorando gli esiti funzionali a tre e sei mesi, ammesso che il trattamento sia iniziato entro 4,5 ore dall’insorgenza dei sintomi. Poiché i benefici di alteplase sono tempo dipendenti, è critico trattare il paziente il più velocemente possibile.
Un registro di oltre 58.000 pazienti trattati ha evidenziato che ogni 15 minuti di riduzione nel tempo di inizio della terapia sono associato ad un aumento (4%) nella probabilità di deambulare autonomamente alla dimissione e di essere dimesso al domicilio anziché in un istituto (3%) e ad una riduzione nella probabilità di morte prima della dimissione (4%) e trasformazione emorragica dell’infarto (4%).
Similmente, un altro studio su oltre 61.000 pazienti ha mostrato che tempi più rapidi di inizio del trattamento sono associati ad una mortalità più bassa ad un anno e ad una riduzione del rischio di riospedalizzazione. Una meta-analisi del 2014 condotta su 6.756 pazienti allocati al trattamento con alteplase o al trattamento di controllo ha mostrato che aleplase determinava esiti migliori sulla disabilità a tre e sei mesi quando somministrato entro 3 ore dall’insorgenza dell’ictus (33% vs 23%, OR 1,75, 95% CI 1,35-2,27, NNT10) e tra le 3 e le 4,5 ore (35% vs 30%, OR 1,26, 95% CI 1,05-1,51, NNT 20). I benefici erano indipendenti dall’età del paziente o dalla severità dell’ictus, ma non erano più evidenti iniziando il trattamento dopo le 4,5 ore.
Studi più recenti hanno mostrato come il trattamento trombolitico comporti una sopravvivenza mediana maggiore nei trattati rispetto ai non trattati (3,53 anni vs 3,37), con una mortalità inferiore del 37% a 3 mesi quando la terapia è iniziata entro le 2 ore ed una riduzione del 26% quando iniziata tra le 2 e le 4,5 ore, ed in generale una maggiore mortalità a lungo termine correlata a inizio tardivo della terapia. Tutti i pazienti eleggibili con ictus ischemico acuto dovrebbero essere trattati con trombolisi endovenosa, inclusi i pazienti con ictus del circolo posteriore.
Un Caso Giudiziario di Morte del Paziente per Malasanità legata a Ictus Trombotico
Quanto finora esposto è utile per capire come si è svolto un recente caso di malasanità trattato dal Tribunale di Palermo con la sentenza n. 2116/2025.
La causa è stata fatta dai familiari di un paziente che hanno esposto che, in data 01/08/2014 alle ore 14.00 circa, l’uomo, di anni 40 all’epoca dei fatti, aveva accusato un malessere (nausea e vomito) dopo aver consumato un pasto e per tale ragione era stato condotto presso il Punto Territoriale di Emergenza di Bagheria.
Ivi il Sanitario aveva somministrato una fiala di Levopraid, ottenendo un miglioramento clinico del paziente, ragion per era stato dimesso.
Alle successive ore 16.00 dello stesso giorno, l’uomo aveva accusato un forte malessere, tale da rendere necessario l’intervento del “118” che era giunto alle ore 17.15 al domicilio ed alle ore 17.48 al P.S. dell’Ospedale Civico di Palermo con codice di triage “rosso” con sindrome principale “sindrome neurologica acuta”.
All’anamnesi era stato evidenziato lo stato comatoso e richiesto alle ore 17.54 esame TC encefalo in basale ed esame ECG. Il paziente veniva inviato ad eseguire esame TC, le cui immagini venivano acquisite alle ore 18.20 (orario evincibile dalle scansioni contenute all’interno del CD dell’esame) con seguente referto “esame eseguito in condizioni di base, pz non collaborante, sono presenti numerosi artefatti da movimento nelle immagini che sono state acquisite non si evidenziano alterazioni patologiche. Si consiglia di ripetere l’indagine in sedazione”.
Alle ore 18.56 era stata richiesta una consulenza psichiatrica ed un RX del torace alle ore 19.05.
Il paziente aveva continuato a lamentare intenso malessere e dolore e gli era stato somministrato Midazolam. Alle ore 20.58 era stata richiesta consulenza neurologica dal Sanitario del turno che era stata effettuata alle ore 21.15 e lo specialista aveva annotato: “...non risponde agli stimoli dolorosi ... improvviso arresto cardiaco, movimenti in decerebrazione ...” sicché il paziente era stato trasportato immediatamente presso la locale U.O. di Rianimazione con diagnosi di “arresto cardiaco” ed alle ore 23.20 inviato per eseguire esame Tc encefalo in basale e RMN encefalo con mezzo di contrasto.
Alle ore 3.00 era resto disponibile il referto dei due esami strumentali “...verosimile danno ischemico in fase acuta ... suggestivo per trombosi”. Alle ore 3.20 era stata eseguita una nuova consulenza neurologica ad opera della dott.ssa Mo. la quale, riscontrando clinicamente gli esiti neurologici descritti, non aveva ritenuto doversi procedere a trombolisi: “non in atto indicazione a trombolisi iv (min 4,5 ore)”.
Le condizioni del paziente erano rimaste estremamente gravi sin dalla mattina del 03/08/2014 ed il giorno successivo, alle ore 08.00, date le condizioni, era stato effettuato esame EEG che era risultato patologico per assenza di bioritmi attribuibili ad attività bioelettrica superiore 2 micron volt. Silenzio elettrico cerebrale.
Era stato quindi iniziato periodo di osservazione per morte cerebrale, terminato alle ore 14.30, quando ne era stato dichiarato il decesso che, a parere dei suoi familiari, era derivato da colpa dei sanitari che lo avevano avuto in cura.
In corso di causa il Tribunale ha disposto una perizia medico legale che ha confermato la responsabilità dei sanitari.
Dalla perizia medico legale è risultato che “non risulta dalla documentazione che sia stato effettuato il calcolo del punteggio NIHSS”.
Sulla base dell’esame obiettivo riportato all’ingresso è possibile desumere per i periti un punteggio NIHSS non inferiore a 5 (compromissione dello stato di coscienza con responsività a stimolo doloroso, lieve compromissione dell’eloquio) ma è da segnalare come non siano disponibili informazioni circa gli ulteriori items della scala, per tale ragione, la valutazione effettuabile su tale score è relativa.
In ogni caso, attesa la corretta richiesta di esecuzione di TC encefalo come esame radiologico di prima scelta, dato il contesto clinico appare ingiustificata la richiesta di consulenza psichiatrica e la tardiva richiesta di visita neurologica.
Quest’ultima, effettuata alle ore 20:58, dopo oltre tre ore dall’ingresso in Pronto Soccorso, ha pregiudicato la possibilità di indirizzare il paziente a trattamento trombolitico endovenoso entro la finestra terapeutica raccomandata.
Peraltro, dai dati documentali disponibili, non risultano eventuali controindicazioni assolute all’esecuzione del trattamento raccomandato. Per tale ragione, esiste indissolubile nesso tra l’omessa corretta gestione del paziente all’accesso al Pronto Soccorso e il conseguente decesso dello stesso per gli esiti di ictus ischemico cerebrale per trombosi dell’arteria basilare.
Ai familiari è stato pertanto riconosciuto un risarcimento per perdita del rapporto parentale con il congiunto.
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FAQ su Ictus Trombotico, Ritardo nelle Cure e Risarcimento
1. Quando un ictus trombotico curato in ritardo può essere considerato un caso di malasanità?
Un ictus trombotico curato in ritardo può configurare un caso di malasanità quando il personale sanitario non riconosce tempestivamente i sintomi, ritarda gli accertamenti diagnostici oppure omette o posticipa trattamenti che, secondo le condizioni del paziente e le linee guida applicabili, avrebbero potuto evitare o ridurre il danno neurologico. È comunque necessario accertare il nesso causale tra il ritardo e le conseguenze subite dal paziente.
2. Quali esami devono essere effettuati rapidamente in caso di sospetto ictus trombotico?
In presenza di un sospetto ictus ischemico o trombotico è necessaria una valutazione urgente. Tra gli accertamenti indicati rientrano normalmente la TC cerebrale senza mezzo di contrasto, il controllo della glicemia e della saturazione dell'ossigeno e, quando indicato, l'Angio-TC o l'Angio-RM per valutare l'eventuale possibilità di una trombectomia meccanica. La rapidità degli accertamenti è fondamentale perché l'efficacia delle terapie riperfusive diminuisce con il trascorrere del tempo.
3. Quali danni può provocare un ritardo nella cura dell’ictus trombotico?
Il ritardo nella diagnosi o nel trattamento di un ictus trombotico può determinare un'estensione del danno cerebrale e lasciare conseguenze neurologiche anche molto gravi, come difficoltà motorie, paralisi, disturbi del linguaggio, problemi cognitivi, perdita dell'autonomia e necessità di assistenza continuativa. Nei casi più gravi l'ictus può determinare una grave invalidità permanente o il decesso del paziente.
4. Come si dimostra che il ritardo nelle cure ha aggravato le conseguenze dell’ictus?
Per dimostrare un caso di malasanità per ictus trombotico occorre ricostruire dettagliatamente le tempistiche: comparsa dei sintomi, chiamata dei soccorsi, accesso al Pronto Soccorso, visita medica, esecuzione della TC e degli altri esami, diagnosi e inizio della terapia. Attraverso una perizia medico-legale, con l'eventuale collaborazione di neurologi e altri specialisti, si valuta se una gestione tempestiva avrebbe avuto concrete probabilità di evitare il decesso o ridurre l'invalidità riportata dal paziente.
5. È possibile chiedere un risarcimento se un ictus trombotico è stato diagnosticato o curato in ritardo?
Sì, quando la perizia medico-legale dimostra che il ritardo diagnostico o terapeutico è riconducibile a responsabilità sanitaria e ha causato o aggravato il danno. Il paziente può chiedere il risarcimento per le conseguenze psicofisiche e patrimoniali subite; in caso di decesso o grave invalidità possono avere diritto al risarcimento anche i familiari. Avvocati Collegati assiste dal 2004 vittime di malasanità e familiari, avvalendosi di medici legali e specialisti per valutare la responsabilità della struttura sanitaria e procedere con la richiesta risarcitoria.
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità medico sanitaria.
© avvocaticollegati.it






2 Comments
Gentili Avvocati mia sorella ha subito un ritardo nella cura di un ictus. Potete farmi una perizia?
Cara Jessica, da oltre venti anni collaboriamo con medici legali e specialisti nei vari settori della medicina. Per un caso come quello che ci ha segnalato possiamo incaricare un nostro neurochirurgo professore universitario di comprovata autorevolezza. Ci contatti