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24/11/2025Il nostro gruppo di avvocati e medici legali si occupa dal 2004 di risarcimento per malasanità, a favore di pazienti e loro familiari, per errori e ritardi nel trattamento di ictus.
Si tratta di casi che seguiamo anche con l’ausilio di consulenti neurochirurghi, che sanno individuare gli errori commessi nel trattamento di un ictus.
Se anche un tuo familiare è rimasto gravemente leso o è morto per errori o ritardi nella diagnosi o nel trattamento di un ictus, chiama subito il nostro Numero Verde Malasanità o scrivi tramite la chat WhatsApp per parlare con un avvocato.
Continua a leggere questo articolo per saperne di più sull’ictus, sulle possibili complicanze ed errori medici da cui possono derivare lesioni permanenti per il paziente o il suo decesso e, infine, sull’esperienza che abbiamo nel settore del risarcimento da malasanità.
- Che cos’è un Ictus, come avviene la Diagnosi e la Cura
- Possibili Errori Medici che danno Diritto al Risarcimento
- Avvocati e Medici Legali per Risarcimento da Malasanità legata a Ictus
- Il nostro Ultimo Caso di Risarcimento per Paziente Macrolesa e Suoi Familiari
- Altri Articoli e Video dell’Avvocato Barsotti sulla Malasanità
- 5 FAQ su Ictus, Errori Medici, Ritardi nelle Cure e Risarcimento per Malasanità
Che cos’è un Ictus, come avviene la Diagnosi e la Cura
L’ictus è un danno acuto al cervello causato da una interruzione del flusso sanguigno ed esistono due forme principali:
• Ictus ischemico (circa l’80% dei casi): un vaso sanguigno si ostruisce, impedendo al sangue di raggiungere una parte del cervello.
• Ictus emorragico: un vaso si rompe, provocando un’emorragia cerebrale.
In entrambi i casi, il tessuto cerebrale non riceve più ossigeno e nutrienti, per cui ogni minuto può fare la differenza tra una piena ripresa e danni permanenti.
La diagnosi di ictus deve quindi essere tempestiva e le linee guida internazionali prevedono una serie di passaggi fondamentali per velocizzarla:
1. Valutazione clinica rapida dei sintomi: difficoltà nel parlare, paralisi facciale, perdita di forza, confusione, mal di testa improvviso.
2. TC cranio urgente, indispensabile per distinguere tra ictus ischemico ed emorragico.
3. Risonanza magnetica quando disponibile, utile soprattutto nei casi dubbi.
4. Esami aggiuntivi: ECG, Esami del sangue, Ecocolordoppler dei vasi del collo, Angio-TC o angio-RM.
Ogni ritardo nella diagnosi di ictus può compromettere la possibilità di intervenire con terapie salvavita.
Nel caso in cui il paziente rimanga lesionato permanentemente o muoia per errori medici nella diagnosi o nel trattamento è previsto un risarcimento, essendo di fronte ad un tipico caso di malasanità.
Per quanto riguarda le cure variano in base al tipo di ictus:
Ictus ischemico:
• Trombolisi endovenosa entro 4,5 ore dall’esordio.
• Trombectomia meccanica in centri specializzati, possibile fino a 6–24 ore nei casi selezionati.
• Controllo dei fattori di rischio: pressione alta, fibrillazione atriale, diabete.
Ictus emorragico:
• Stabilizzazione del paziente.
• Controllo della pressione.
• Possibile intervento neurochirurgico.
Dopo la fase acuta è essenziale la riabilitazione, che incide fortemente sul recupero funzionale.
Possibili Errori Medici che danno Diritto al Risarcimento
Il trattamento dell’ictus è una vera “corsa contro il tempo”: ogni deviazione dalle linee guida può tradursi in un danno neurologico grave e spesso irreversibile.
Per questo, quando si verificano errori nella diagnosi, nella gestione clinica o nelle terapie, è possibile configurare un caso di malasanità e valutare un’azione di risarcimento.
Segue una casistica di possibili errori medici e complicanze nella gestione di un ictus, da cui possono derivare conseguenze anche fatali per il paziente.
1. Ritardi nella Diagnosi e Sottovalutazione dei Sintomi
Il ritardo è, in assoluto, l’errore medico più grave nell’ictus. Può dipendere da:
• Mancata identificazione dei sintomi tipici (paralisi, difficoltà di linguaggio improvvisa perdita di equilibrio).
• Attribuzione dei disturbi ad altre cause (ipoglicemia, ansia, problemi ortopedici).
• Triage inappropriato in Pronto Soccorso, con assegnazione di codici di priorità non adeguati.
• Mancata raccolta corretta dell’anamnesi (es. rischio cardiovascolare, fibrillazione atriale).
Un ritardo anche di 20–30 minuti può impedire trattamenti salvavita come la trombolisi, con possibilità di lesioni permanenti o morte del paziente.
In questi casi il paziente macroleso ed i familiari di chi è rimasto lesionato o morto per malasanità possono chiedere un risarcimento tramite il nostro gruppo di avvocati.
2. Errori nella Esecuzione o Interpretazione della TC
La TC cranica è l’esame fondamentale per distinguere tra ictus ischemico ed emorragico: l’intero percorso terapeutico dipende da questo esame. Errori frequenti:
• TC non eseguita entro i tempi raccomandati.
• Referto tardivo.
• Interpretazioni errate (es. sanguinamenti non riconosciuti, primi segni dell’ischemia non identificati).
• Mancata esecuzione di TC di controllo in presenza di peggioramento clinico.
Questi errori possono portare a terapie errate o all’omissione di trattamenti necessari.
3. Mancata o Tardiva Trombolisi
Nel caso di ictus ischemico, la trombolisi endovenosa deve essere effettuata entro una finestra temporale precisa. Gli errori più comuni sono:
• Mancata valutazione dell’eleggibilità alla trombolisi.
• Ritardo nell’avvio della procedura per problemi organizzativi.
• Compilazione tardiva del consenso informato.
• Mancato dosaggio o somministrazione errata del farmaco trombolitico.
Quando un paziente rientra nei criteri e non riceve la trombolisi, o la riceve troppo tardi, il danno è spesso evitabile ed è previsto un risarcimento.
Rivolgendoti al nostro gruppo di avvocati potrai chiedere il giusto risarcimento per te ed i tuoi familiari.
4. Errori nella Selezione o Gestione della Trombectomia
La trombectomia meccanica è una procedura altamente specialistica.
Errori tipici includono:
• Ritardo nel trasferimento a un centro con neurointerventistica.
• Errata valutazione delle immagini (angio-TC o RM).
• Mancato accesso alla procedura pur rientrando nei criteri clinici.
• Tempo eccessivo tra diagnosi e intervento.
Anche pochi minuti possono cambiare drasticamente la prognosi.
5. Inadeguata Gestione in Reparto o in Stroke Unit
Una volta gestita la fase acuta, il paziente deve essere monitorato attentamente. Gli errori più frequenti sono:
• Mancato controllo della pressione arteriosa.
• Errori nella somministrazione di farmaci anticoagulanti o antiaggreganti.
• Mancato riconoscimento di un peggioramento neurologico.
• Assenza o ritardi nella presa in carico riabilitativa.
Queste mancanze possono provocare nuove ischemie, emorragie o aggravamenti neurologici evitabili.
Il paziente che rimane lesionato ha diritto ad un risarcimento, così come i familiari di un paziente rimasto macroleso o morto per errori medici nel trattamento di un ictus.
6. Errori nella Diagnosi delle Cause dell’ictus
Capire perché è avvenuto un ictus è fondamentale per prevenire una recidiva.
Errori ricorrenti:
• Mancata diagnosi di fibrillazione atriale.
• Mancato esame dei vasi del collo (eco-doppler).
• Carenza di approfondimenti cardiologici (ecocardiogramma).
• Omissione di terapia preventiva adeguata.
Se un secondo ictus deriva da una mancata diagnosi iniziale, il profilo di malasanità è evidente.
7. Complicanze prevenibili durante la Degenza
Non tutte le complicanze sono inevitabili.
Le più frequenti, ma prevenibili, sono:
• Piaghe da decubito, dovute a scarsa mobilizzazione.
• Infezioni ospedaliere (polmoniti ab ingestis, infezioni urinarie da catetere).
• Cadute causate da mancata sorveglianza.
• Errori farmacologici (dosi errate, farmaci incompatibili).
Questi eventi, quando prevedibili e prevenibili, possono configurare responsabilità della struttura sanitaria.
8. Errori nella Riabilitazione e Dimissione Prematura
La riabilitazione post-ictus è parte integrante della cura.
Ci sono casi di malasanità quando:
• La riabilitazione inizia troppo tardi.
• Non viene garantito un percorso adeguato all’entità dei deficit.
• Il paziente viene dimesso prima del tempo necessario.
• Viene omessa la continuità assistenziale tra ospedale e territorio.
In tutti i casi di errori medici da cui è derivata una lesione permanente del paziente o il suo decesso è previsto un risarcimento.
Avvocati e Medici Legali per Risarcimento da Malasanità legata a Ictus
Se pensi di aver subito danni per errori medici nella diagnosi o nel trattamento di un ictus, puoi affidarti agli avvocati ed ai consulenti medici legali e specialisti in neurochirurgia di avvocaticollegati.it.
Puoi parlare subito del tuo caso di malasanità con un avvocato del nostro gruppo tramite il Numero Verde Malasanità o la che trovi in ogni pagina del sito.
Dal 2004 gli avvocati ed i consulenti del nostro gruppo assistono in tutta Italia le vittime di malasanità, con un metodo di lavoro chiaro e rigoroso:
1. Analisi preliminare del caso
Il primo parere che puoi ottenere dal nostro gruppo è quello giuridico che possono darti gli avvocati, affinché tu sappia se ci sono i presupposti di legge per iniziare una pratica di risarcimento da malasanità per errori medici nella diagnosi o nel trattamento di un ictus.
2. Perizie medico-legali specialistiche
Dopo aver avuto un parere positivo da parte dell’avvocato, la pratica tua o di un tuo familiare sarà valutata dai nostri consulenti medici legali e specialisti in neurochirurgia, perché individuino eventuali errori, ritardi o terapie inappropriate nella gestione di un ictus.
3. Richiesta di risarcimento
Quando risultano positivi i pareri giuridici e quelli medico legali, il nostro gruppo di avvocati chiede per te ed i tuoi familiari il risarcimento di tutti i danni subiti direttamente dal paziente ed indirettamente dai suoi familiari per un caso di malasanità legato ad errori medici o ritardi nella diagnosi o nel trattamento di un ictus.
Il nostro Ultimo Caso di Risarcimento per Paziente Macrolesa e Suoi Familiari
Riportiamo il caso che i nostri avvocati e medici legali hanno trattato e vinto davanti al Tribunale di Firenze, che ha riconosciuto un risarcimento di 490mila euro ai familiari di una paziente operata in ritardo per emorragia cerebrale.
In data 11.07.2014, a causa di un "dolore al braccio e forte debolezza", la paziente era stata trasportata al P. S. per “Ictus emorragico” e poco dopo trasferita in Neurochirurgia con diagnosi in ingresso di “emorragia intracerebrale spontanea”.
Dopo l’esecuzione di un esame neurologico obiettivo ed esame angiografico, la stessa era stata ricoverata in Neurorianimazione in attesa di essere sottoposta ad un intervento chirurgico, non possibile nell’immediato a causa della indisponibilità della sala operatoria, occupata da altra emergenza in corso.
La paziente era stata poi trasferita in Terapia Intensiva e solo alle ore 3:50 del 12.07.2014 era stata sottoposta all’intervento chirurgico di “Craniotomia parietale destra e svuotamento dell'ematoma”.
Ancora, in data 14.07.2014 la paziente era stata sottoposta ad intervento di “Tracheostomia” e in data 17.07.2014 veniva dimessa per essere trasferita presso il reparto di Rianimazione, ove era stata sottoposta ad ulteriori esami di controllo e poi dimessa in data 08.08.2014, con contestuale trasferimento presso una RSA fino al 25.08.2014.
A questo era seguito poi un ricovero dal 25.08.2014 al 10.12.2014 presso una struttura di riabilitazione e poi dimessa dalla succitata struttura e trasferita al proprio domicilio, dove era rimasta, affidata alle cure ed all'assistenza dei familiari sino al decesso avvenuto il 24.01.2021.
Il Tribunale ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio nel corso della causa che ha dato ragione ai familiari della paziente.
Infatti, i periti hanno dedotto come il ritardato intervento chirurgico (ben 9 ore e mezzo) cui era stata sottoposta la paziente in data 12.7.2014 aveva determinato una maggiore estensione di tessuto cerebrale irrimediabilmente compromesso, laddove un intervento tempestivo avrebbe comportato un danno neurologico meno esteso e una neuro-riabilitazione più efficace con prognosi maggiormente favorevole.
I periti hanno quindi concluso ritenendo che una gestione del tutto corretta avrebbe consentito, del tutto realisticamente, di poter iniziare l’intervento chirurgico di evacuazione dell’ematoma, attorno alle ore 18.30 cioè in coincidenza con il rapido deterioramento clinico. Con tale tempistica l’outcome sarebbe stato sicuramente migliore: in particolare (pur residuando una emiplegia sinistra da lesione cerebrale primaria, determinata dal voluminoso ematoma intracerebrale temporo-parietale destro), lo stato di coscienza sarebbe risultato nettamente meno severo se non vi fosse stata la prolungata ipertensione endocranica nell’attesa della sala operatoria.
Il caso di specie, quindi, poteva essere previsto e prevenuto: nel caso della paziente di cui parliamo il danno era prevedibile (poiché il ritardo nell'algoritmo operativo non poté che determinare una maggiore estensione del danno cerebrale) e prevenibile (se l'organizzazione sanitaria di Careggi avesse risposto all'urgenza in tempi e modi adeguati).
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5 FAQ su Ictus, Errori Medici, Ritardi nelle Cure e Risarcimento per Malasanità
1. Quando un ictus può essere considerato un caso di malasanità per errori medici?
Un ictus può configurare un caso di malasanità quando il personale sanitario commette errori nella diagnosi, nella valutazione dei sintomi o nella somministrazione delle cure, provocando un aggravamento evitabile delle condizioni del paziente. Tra le possibili responsabilità rientrano il mancato riconoscimento dei segnali neurologici, un'errata classificazione del triage al Pronto Soccorso, il ritardo nell'esecuzione della TAC o di altri esami diagnostici e l'omessa attivazione dei percorsi terapeutici appropriati. Per ottenere il risarcimento per ictus da errori medici è necessario dimostrare, mediante una perizia medico-legale, che la condotta sanitaria inadeguata abbia causato o aggravato le lesioni neurologiche.
2. È possibile ottenere un risarcimento per un ictus non diagnosticato tempestivamente al Pronto Soccorso?
Sì, il paziente che subisce gravi danni neurologici a causa di un ritardo nella diagnosi di ictus al Pronto Soccorso può chiedere il risarcimento quando il ritardo è imputabile a una responsabilità sanitaria. L'ictus rappresenta un'emergenza medica nella quale la tempestività degli accertamenti e delle cure può incidere significativamente sulle possibilità di recupero. La mancata identificazione di sintomi come paralisi di un arto, difficoltà nel parlare, asimmetria del volto o improvvisi disturbi della vista può comportare conseguenze permanenti. Il diritto al risarcimento deve essere valutato verificando se una diagnosi tempestiva avrebbe evitato o ridotto il danno cerebrale.
3. Quali errori medici nel trattamento dell'ictus possono provocare danni permanenti al paziente?
Gli errori medici nel trattamento dell'ictus possono riguardare il ritardo nell'attivazione del percorso diagnostico-terapeutico, la mancata valutazione dell'indicazione alla trombolisi o alla trombectomia meccanica, la gestione inappropriata dei parametri clinici e l'omesso monitoraggio delle condizioni neurologiche. Nei casi di ictus ischemico, il mancato ricorso tempestivo a trattamenti di riperfusione, quando clinicamente indicati, può compromettere le possibilità di recupero. Nell'ictus emorragico, invece, una gestione inadeguata dell'emorragia cerebrale può aggravare il quadro clinico. Non ogni esito sfavorevole costituisce malasanità: occorre accertare la concreta evitabilità del danno e il rispetto delle indicazioni cliniche applicabili.
4. I familiari di un paziente rimasto gravemente invalido o morto per ictus possono chiedere il risarcimento?
Sì, i familiari di un paziente colpito da ictus e rimasto gravemente invalido o deceduto per errori medici possono chiedere il risarcimento dei danni, quando sussistono i presupposti della responsabilità sanitaria. In caso di decesso, può essere riconosciuto il danno da perdita del rapporto parentale; in caso di grave invalidità, i familiari possono ottenere il risarcimento dei pregiudizi direttamente subiti, purché adeguatamente dimostrati. Nell'articolo viene illustrato un caso seguito da Avvocati Collegati davanti al Tribunale di Firenze, conclusosi con il riconoscimento di 490.000 euro ai familiari di una paziente che aveva riportato gravissime conseguenze neurologiche a seguito di un intervento chirurgico tardivo per emorragia cerebrale.
5. Come dimostrare gli errori medici nella cura dell'ictus e a quali avvocati rivolgersi per ottenere il risarcimento?
Per dimostrare un caso di malasanità nella diagnosi o nel trattamento dell'ictus è necessario acquisire la documentazione sanitaria, compresi i verbali del Pronto Soccorso, la cartella clinica, gli esami TAC e di risonanza magnetica, i referti neurologici e gli orari degli interventi terapeutici. Una perizia medico-legale, svolta con il supporto di specialisti in neurologia e neurochirurgia, permette di verificare se siano stati commessi errori medici e se questi abbiano provocato lesioni permanenti o il decesso del paziente. Il gruppo Avvocati Collegati, fondato dall'Avv. Nicola Barsotti e attivo dal 2004 in tutta Italia, assiste i pazienti e i familiari nelle richieste di risarcimento per ictus da malasanità, avvalendosi di consulenti medici legali e specialisti. Per sottoporre un caso è possibile contattare il Numero Verde Malasanità 800 91 23 01.
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità medico sanitaria.
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