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14/02/2025Con questo articolo parliamo dei casi di malasanità per errori medici nella cura della diverticolite e di come si può ottenere il risarcimento con i nostri avvocati.
La diverticolite è una malattia che può anche portare al decesso del paziente se si verificano errori medici nella diagnosi o nella cura.
Quando il paziente riporta un peggioramento della propria salute per errori medici di diagnosi o cura, ha diritto al risarcimento dei danni che deve chiedere entro dieci anni dal fatto.
I familiari di un paziente morto per errori medici nella cura della diverticolite, invece, possono chiedere il risarcimento dei danni da perdita del rapporto parentale entro cinque anni.
Continua a leggere questo articolo per saperne di più su casi di malasanità legati ad errori medici nella cura della diverticolite e di come puoi ottenere con i nostri avvocati il risarcimento danni.
- In cosa consiste la diverticolite
- Possibili errori medici nella diagnosi e nel trattamento della diverticolite
- In cosa consiste il risarcimento per diverticolite non curata
- Come possiamo aiutarti per avere il risarcimento da diverticolite non curata
- Un recente caso giudiziario di decesso per diverticolite mal curata
In cosa consiste la diverticolite
La diverticolite è una infiammazione o infezione dei diverticoli, piccole sacche che si formano lungo le pareti dell'intestino, in particolare nel colon.
La diverticolite si verifica quando i diverticoli si infiammano o si infettano, causando sintomi come dolore addominale, febbre, nausea e alterazioni delle abitudini intestinali.
Se non diagnosticata e trattata tempestivamente, la malattia può peggiorare, portando a complicazioni gravi.
La diagnosi di diverticolite avviene tramite esami clinici e strumentali, come:
1. Esami del sangue
2. TAC addominale
3. Ecografia addominale
4. Colonscopia (non in fase acuta)
Il trattamento varia in base alla gravità della condizione.
Nei casi lievi, si ricorre ad antibiotici e dieta liquida, mentre nelle forme più severe può essere necessario un intervento chirurgico per rimuovere la parte del colon compromessa.
Possibili errori medici nella diagnosi e nel trattamento della diverticolite
Gli errori medici possono derivare da una diagnosi tardiva o errata, da una terapia inadeguata o da una mancata prevenzione delle complicanze.
Se un medico non riconosce tempestivamente la diverticolite, il paziente può sviluppare problemi gravi, come:
1. Perforazione intestinale
2. Ascessi
3. Peritonite
4. Sepsi
5. Ostruzione intestinale
In questi casi, il paziente ha il diritto di richiedere un risarcimento per danni subiti a causa della negligenza medica.
Anche i familiari di un paziente morto o rimasto gravemente leso per errori medici nel trattamento della diverticolite possono chiedere un risarcimento.
Rivolgersi ad avvocati che si occupano di risarcimento danni da diverticolite mal curata è essenziale per ottenere giustizia.
In cosa consiste il risarcimento per diverticolite non curata
Se la diverticolite non viene trattata adeguatamente a causa di un errore medico, il paziente può intraprendere un'azione legale per ottenere un risarcimento.
Anche i familiari di un paziente che è rimasto gravemente leso o morto per errato trattamento di diverticolite possono chiedere il risarcimento per lesione o perdita del rapporto parentale.
Rivolgendoti ai nostri avvocati che si occupano di risarcimento danni da malasanità potrai richiedere il risarcimento che ti spetta.
I nostri avvocati e consulenti medici legali valuteranno la documentazione medica e potranno dimostrare la responsabilità del medico o della struttura sanitaria.
Il risarcimento per malasanità può coprire diversi aspetti, tra cui:
1. Danni biologici per le lesioni fisiche subite dal paziente
2. Danni morali per la sofferenza psicologica subita dal paziente
3. Danni morali subiti dai familiari di un paziente gravemente leso o morto
4. Danni patrimoniali per spese mediche e perdita di reddito
Come possiamo aiutarti per avere il risarcimento da diverticolite non curata
Se hai subito danni per diverticolite erroneamente trattata o un tuo familiare è rimasto leso o morto per errori medici nel trattamento della diverticolite, chiedi aiuto ai nostri avvocati che si occupano di risarcimento danni da malasanità.
Puoi contattare i nostri avvocati che si occupano di risarcimento da malasanità dal 2004 tramite la Chat WhatsApp che trovi in ogni pagina del nostro sito o tramite il nostro Numero Verde Malasanità 800 91 23 01.
Ti risponderà subito un avvocato che conosce la materia del risarcimento danni da malasanità e da diverticolite erroneamente trattata, che sarà subito darti le prime informazioni utili per iniziare una pratica di risarcimento.
I nostri avvocati ti affiancheranno nei vari passaggi per giungere al risarcimento:
1. Raccolta della documentazione medica: l’avvocato ti chiederà di esporre il caso e di inviarci la relativa cartella clinica, ossia tutta la documentazione medica utile a ricostruire il caso;
2. Consulenza medico legale: la cartella clinica sarà sottoposta all’attenzione dei nostri consulenti medici legali e specialisti in malattie infettive, che sapranno darci entro poche settimane un parere scritto medico legale;
3. La perizia medico legale: quando i nostri consulenti ritengono che ci siano stati errori medici nella cura della diverticolite, parteciperanno alla perizia medico legale davanti al Tribunale competente territorialmente, per far valere le ragioni a sostegno della richiesta di risarcimento per malasanità;
4. Risarcimento in sede stragiudiziale: se la perizia medico legale confermerà che ci sono stati errori medici nel trattamento della diverticolite, i nostri avvocati tenteranno di trovare un accordo in tempi rapidi con l’ospedale o la clinica dove è avvenuto il caso di malasanità;
5. Procedura legale solo se necessario: solo se non troveremo un accordo in tempi stretti e con condizioni favorevoli, i nostri avvocati e medici legali ti consiglieranno di iniziare una causa civile per il risarcimento danni da errori medici nel trattamento della diverticolite.
I nostri avvocati si occupano di risarcimento danni da malasanità ed errori medici nel trattamento della diverticolite dal 2004 in tutta Italia!
Se sospetti di essere vittima di un errore medico nel trattamento della diverticolite o che un tuo familiare sia morto per casi di malasanità legati alla diverticolite, è essenziale rivolgerti a un avvocato per valutare la possibilità di un risarcimento.
Un'azione legale può garantire non solo giustizia per il paziente, ma anche evitare che simili episodi si ripetano in futuro.
Un recente caso giudiziario di decesso per diverticolite mal curata
Riportiamo il recente caso trattato dal Tribunale Civile di Foggia con sentenza n. 2080/2024 che ha riconosciuto il risarcimento ai familiari di un paziente morto per tardiva diagnosi ed errato trattamento di diverticolite.
I familiari di un paziente deceduto nell’agosto 2016, dopo il terzo accesso al Pronto Soccorso, hanno accusato di negligenza i sanitari per non avere questi ultimo disposto gli esami diagnostici necessari ad accertare tempestivamente la diverticolite che affliggeva il paziente e ad evitare così il decesso del medesimo e nell'avere, inoltre, gli stessi prescritto una terapia farmacologica controindicata rispetto alla patologia di cui era affetto l’uomo.
La prospettazione dei familiari è stata confermata dalla CTU, disposta dal Tribunale a seguito di rinnovazione, eseguita da una specialista in medicina legale ed uno specialista in malattie infettive.
I periti hanno riferito che il paziente, di 57 anni all'epoca dei fatti, è deceduto per arresto cardio-circolatorio conseguente a shock settico da diverticolite ascessualizzata.
I periti hanno fatto richiami scientifici alla diagnosi e cura della diverticolite.
La diagnosi di diverticolite è basata fondamentalmente sulla TC, con sensibilità tra il 93 e il 97% e specificità intorno al 100%.
Per gli stadi di diverticolite 0 e Ia, si può intentare una terapia antibiotica anche domiciliare con uso combinato di ciprofloxacina e metronidazolo, mentre per gli stati Ib e II, la terapia farmacologia ha percentuale di successo fino al 73%, cosicché, in caso di fallimento, è necessario il drenaggio percutaneo che presenta fino all'80% di successo terapeutico.
Negli stadi III e IV, la mortalità giunge fino al 14% e, in questi casi, è necessario un trattamento tempestivo, tipicamente chirurgico (colostomia deviata, resezione primaria con anastomosi e lavaggio laparoscopico con drenaggio della cavità addominale).
Per i periti del Tribunale, la condotta dei sanitari è incorsa, durante il periodo della prima degenza ospedaliera (secondo accesso) nell'errore di non aver diagnosticato la diverticolite a fronte dell'esame della TC addome, che mostrò alla presenza di “multiple estroflessioni diverticolari a carico delle anse coliche nel tratto discendente e sigmoideo cui concomita soffusione del tessuto adiposo periviscerale ed ispessimento con imbibizione delle fasce pararettali anteriori.
Iperplasia adenopatica si segnala lungo il grembiule mesenteriale ed in sede intercavoparaortica, inguinale ed otturatoria bilateralmente (max diametro 20 mm circa a tale livello)”, ponendo in modo solare una diagnosi di diverticolite.
In base alle Linee Guida, le opzioni terapeutiche erano essenzialmente tre: 1) dimissione senza terapia antibiotica, con rivalutazione a 2/3 giorni; 2) dimissione con terapia antibiotica orale, con scelta tra le varie combinazioni riportate; 3) trattamento in ambiente ospedaliero; il consulente chirurgo, al contrario, scelse una quarta opzione non indicata: dimissione con terapia antibiotica orale di Rifaximina, non raccomandata nella letteratura specialistica dell'epoca.
La scelta è da considerarsi errata perché la Rifaximina è da considerarsi un antibiotico efficace nelle diverticolosi e nelle forme di diverticolite non complicate, ovvero forme non caratterizzate da febbre o da leucocitosi, come lo era invece il caso di specie.
Ciò dimostra che alcuni elementi significativi non furono assolutamente presi in considerazione nella discriminazione tra una diverticolosi ed una diverticolite potenzialmente complicata, quali: la presenza di leucocitosi, gli indici di infiammazione VES e PCR elevati, la febbre, la presenza di una raccolta fluida in coscia sinistra (riferita dall'ecografista come potenzialmente post-traumatica) e la necessità di terapia farmacologica per il dolore.
Dato che il paziente lamentava algia all'anca e alla gamba, non si comprende come, nonostante vi fosse negatività all'anamnesi di qualsiasi evento traumatico, gli ortopedici ed il chirurgo abbiano interpretato la distensione fluida rilevata all'ecografia come post-traumatica (la diagnosi di dimissione recita “lesione muscolo retto femorale coscia sin (post-traumatica)”) senza, invece, correlarla in alcun modo alla patologia addominale in atto.
Tale condotta, pertanto, è da considerarsi caratterizzata da negligenza e imperizia, in quanto denota una ingiustificata sottovalutazione della complessa condizione clinica presentata dal de cuius, e diverge dalle raccomandazioni già presenti all'epoca dei fatti circa la terapia della diverticolite.
Alla luce di tanto, i periti incaricati dal Tribunale hanno concluso che, secondo il criterio del più probabile che non, la condotta negligente ed imperita dei sanitari che lo ebbero in cura ha influenzato in misura significativa la storia clinica fino al decesso, dato che negli stadi Hinchey Ia/II di diverticolite (qual era quella del paziente), la sopravvivenza (una volta posta in essere una adeguata terapia antibiotica ad ampio spettro, ancor meglio in regime di ospedalizzazione e mediante infusione endovenosa) si attesta su elevate percentuali, nel 70-90% dei casi e rilevato anche che l'esito prognostico favorevole era, nel caso di specie, oltretutto, sostenuto dalla sostanziale assenza di comorbidità del paziente.
In conclusione, il decesso del paziente, secondo il criterio del “più probabile che non”, deve essere considerato causalmente riconducibile alle dimissioni ingiustificatamente precoci ed all'omessa predisposizione di un'adeguata terapia antibiotica sistemica da parte dei sanitari dell'Ospedale.
Il Tribunale, quindi, riconosce un risarcimento di € 91.000 al fratello della vittima, di € 562.000 a favore del figlio e di € 731.000 alla vedova.
Questi ultimi due, oltre al risarcimento del danno vantato iure proprio a titolo di perdita del rapporto parentale, sono stati risarciti anche in qualità di eredi del paziente per il danno catastrofale subito da quest’ultimo finché è rimasto in vita.
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità medico sanitaria.
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