
I Principali Casi di Malasanità
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13/11/2024Quando un paziente rimane vittima di malasanità ha diritto al risarcimento di tutti i danni che ha subito, così come ne hanno diritto i familiari di un paziente morto o rimasto gravemente leso per errori medici.
Quando si parla di risarcimento danni da malasanità ci si riferisce a più voci di danno, ossia a più situazioni giuridiche che sono state danneggiate e meritano ristoro.
Infatti, nei casi di malasanità gli errori medici possono portare a danni alla salute del paziente ma anche ad ulteriori conseguenze dannose per il paziente e i suoi familiari, si pensi al lavoro che il paziente non potrà più fare, di tipo strettamente economico.
Con questo articolo elenchiamo quindi i vari danni da malasanità che può subire il paziente leso ed i familiari di un paziente morto o macroleso per colpa medica.
Il danno biologico fisico e psichico subito dal paziente
Il paziente che si affida a cure mediche sbagliate, e subisce un peggioramento delle proprie condizioni di salute fisica e/o psichica per malasanità, riporta in primo luogo un danno biologico.
Per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente dell'integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico legale, che esplica un'incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente dalle ripercussioni sulla capacità di produrre reddito.
Si tratta di un danno non patrimoniale, non quantificabile in termini di danno economico diretto, ma che considera il deterioramento della qualità di vita del paziente, sia temporaneo che permanente.
Il danno biologico che può subire un paziente vittima di malasanità si distingue in:
• danno fisico: riguarda lesioni corporee come danni agli organi, perdita di funzionalità, menomazioni e altre alterazioni permanenti o temporanee dell’integrità fisica.
• danno psichico: si riferisce alle conseguenze sulla salute mentale e comprende disturbi come ansia, depressione, disturbi post-traumatici o sofferenza psicologica dovuta all'errore medico.
Le lesioni fisiche e/o psichiche possono essere temporanee o permanenti:
• lesioni temporanee: sono lesioni che provocano un’inabilità temporanea, compromettendo le normali attività quotidiane del paziente in modo transitorio, ma da cui si può recuperare completamente.
• lesioni micropermanenti: si riferiscono a menomazioni permanenti di lieve entità (inferiori al 9% di invalidità) e sono definite così in base alle tabelle medico-legali. Queste lesioni, seppur permanenti, non hanno un impatto rilevante sull’autonomia del paziente o sulla sua capacità lavorativa complessiva, ma possono limitare alcune attività.
• lesioni macropermanenti: sono lesioni permanenti di maggiore gravità (dal 10% di invalidità in su), che comportano un rilevante impatto sulla qualità della vita del paziente e possono influire anche sulla capacità lavorativa.
Il risarcimento del danno biologico viene calcolato tramite apposite tabelle, come quelle del Codice delle Assicurazioni (per le micropermanenti) e le Tabelle redatte dal Tribunale di Milano (per le macropermanenti), che quantificano l’indennizzo in base a parametri stabiliti dalla giurisprudenza. Il calcolo tiene conto sia della percentuale di invalidità attribuita alla lesione, sia dell’età del paziente, poiché una lesione subita in giovane età incide maggiormente.
Oltre al danno fisico, il danno biologico include anche il danno psichico, valutato separatamente in base alle conseguenze psicologiche riportate.
Anche il danno psichico viene risarcito attraverso una valutazione psicologica o psichiatrica, che stabilisce l’impatto della sofferenza mentale sulla salute psichica del paziente, con individuazione di precise patologie psichiatriche.
Anche per il danno psichico vengono applicate le tabelle, che tengono conto del grado di sofferenza e della permanenza dei sintomi.
Resta inteso che anche i familiari di un paziente che è rimasto vittima di malasanità, in quanto deceduto o rimasto gravemente leso per errori medici, possono subire un danno biologico di tipo prettamente psichiatrico per il quale potranno chiedere il relativo risarcimento oltre a quello per perdita o lesione del rapporto parentale.
Il danno morale subito dal paziente vittima di malasanità
Il danno morale consiste in una sofferenza interiore patita dal paziente vittima di malasanità in conseguenza della lesione del suo diritto alla salute che, se dedotta e provata, deve essere oggetto di autonoma e separata liquidazione rispetto a quella del danno biologico.
Tale tipologia di danno consiste in un dolore indipendente rispetto alle vicende dinamico relazionali del soggetto danneggiato, non suscettibile di valutazione medico legale.
Non si tratta infatti di un danno biologico, che si riferisce alle alterazioni fisiche e psichiche oggettivamente riscontrabili, ma di un danno interno e intimo alla persona, che riflette un dolore personale, non quantificabile direttamente, ma che deve comunque trovare riconoscimento e risarcimento.
Il danneggiato che intenda chiedere il risarcimento di tale tipologia di danno, al fine di quantificare la sofferenza patita, deve quindi allegare prove e fatti ulteriori rispetto a quelli afferenti alle lesioni alla salute.
Quest'ultimo, di norma, è liquidato con il metodo cd. tabellare in relazione a un barème medico legale che esprime in misura percentuale la sintesi di tutte le conseguenze ordinarie che una data menomazione presumibilmente riverbera sullo svolgimento delle attività comuni ad ogni persona.
Può essere incrementato in via di personalizzazione in presenza di circostanze specifiche ed eccezionali, tempestivamente allegate e provate dal danneggiato, le quali rendano il danno subito più grave rispetto alle conseguenze ordinariamente derivanti da lesioni personali dello stesso grado sofferte da persone della stessa età e condizione di salute.
In definitiva, chiunque chieda il risarcimento del danno morale, deve allegare altri pregiudizi di tipo esistenziale, individuando specifiche circostanze che incidano su aspetti eccezionali e non semplicemente quotidiani della vita, tali, per caratteristiche, dimensione od intensità ed in relazione alle proprie particolari condizioni di vita, da porli al di fuori delle conseguenze ordinariamente derivanti da pregiudizi dello stesso grado sofferti da persone della stessa età.
Danno da perdita di chance del paziente
Nel campo della malasanità, uno degli aspetti più complessi e discussi riguarda il danno da perdita di chance, che si riferisce alla possibilità, per un paziente, di ottenere un risultato migliore se l’errore medico non fosse avvenuto.
Questo tipo di danno si distingue dal danno biologico (il danno alla salute o alla vita stessa del paziente) perché non quantifica il danno direttamente subito, bensì la perdita di un’opportunità che il paziente avrebbe potuto avere.
La "perdita di chance" rappresenta la riduzione o perdita della possibilità per il paziente di guarire, migliorare le proprie condizioni di salute o evitare un peggioramento, a causa di un errore medico.
Questo concetto giuridico è nato in ambito civile e si applica anche in ambito di responsabilità sanitaria.
In altre parole, il danno da perdita di chance si riferisce alla probabilità perduta di avere un esito positivo (ad esempio, guarire da una malattia o avere una vita più lunga) che il paziente avrebbe potuto ottenere se l'errore non si fosse verificato.
Non si tratta, quindi, di una certezza, ma di una possibilità che il paziente perde a causa della negligenza medica.
L’esempio classico è quello di una diagnosi errata o ritardata che priva il paziente della possibilità di una terapia efficace in tempo utile.
Per richiedere un risarcimento per perdita di chance, è fondamentale che il paziente (o i suoi familiari) dimostrino tre elementi essenziali:
1. l’errore medico: deve essere provato che il medico ha agito in modo non conforme alla "buona pratica clinica" o non ha rispettato gli standard di cura.
2. il nesso causale: deve emergere una relazione tra l’errore medico e la perdita di opportunità. Non si può presupporre automaticamente che l'errore medico abbia causato la perdita della chance, quindi è essenziale dimostrare che l’esito potenzialmente migliore sarebbe stato una conseguenza diretta di un’azione medica corretta.
3. l’esistenza della chance stessa: il paziente deve dimostrare che esisteva una probabilità concreta di un esito migliore. Questo implica che la chance non deve essere una mera aspettativa, ma una possibilità misurabile e concreta.
Il calcolo del danno da perdita di chance non è semplice e richiede una valutazione probabilistica. Nella prassi giudiziaria italiana, il calcolo è spesso affidato a consulenti tecnici e periti. Essi valutano la probabilità di esito favorevole se l’errore medico non fosse stato commesso e la riduzione di questa probabilità a causa dell’errore.
Se, ad esempio, il paziente aveva una probabilità del 60% di guarigione e questa probabilità è scesa al 30% per l'errore del medico, la chance persa viene valutata come il 30% della possibilità iniziale di guarigione. Il danno economico conseguente è calcolato proporzionalmente a tale probabilità.
In termini monetari, la liquidazione avviene spesso in modo proporzionale: se, ipoteticamente, il valore pieno del danno (danno biologico o morale) fosse pari a 100.000 euro, e il paziente ha perso una chance del 30%, l’indennizzo per la perdita di chance sarebbe quantificato in 30.000 euro.
La Corte di Cassazione ha chiarito che la perdita di chance è un danno autonomo e deve essere risarcito anche se non si può provare con certezza che il paziente avrebbe avuto un esito favorevole. Questo approccio riconosce che anche una probabilità di guarigione o miglioramento ridotta, per quanto incerta, rappresenta un valore per il paziente.
Perdita di capacità lavorativa del paziente
Quando un paziente subisce lesioni gravi a causa di malasanità che gli impediscono di proseguire la propria attività lavorativa, o ne limitano il lavoro per il futuro, può ottenere un risarcimento per la perdita di capacità lavorativa.
Infatti, non potendo più lavorare o dovendo ridurre il lavoro per colpa delle lesioni subite, è normale che il reddito del paziente subirà una diminuzione che dovrà essere compensata tramite il risarcimento del danno da perdita della capacità lavorativa.
Questo tipo di danno è di carattere patrimoniale e può essere di due tipi:
• capacità lavorativa generica: si riferisce alla capacità di svolgere attività lavorative non qualificate, indipendenti da specifiche competenze professionali. La sua perdita implica un danno per chi, pur non svolgendo una professione qualificata, vede compromessa la possibilità di inserimento nel mercato del lavoro.
• capacità lavorativa specifica: riguarda la possibilità di esercitare una determinata professione o attività qualificata, in cui il paziente ha competenze e un'esperienza specifica. In caso di lesioni invalidanti, la perdita della capacità specifica rappresenta un danno maggiore, poiché limita la possibilità di esercitare il proprio lavoro e riduce le aspettative di reddito.
Il calcolo del risarcimento per la perdita della capacità lavorativa è complesso e varia a seconda che la capacità compromessa sia generica o specifica. La valutazione è effettuata tramite perizie medico-legali e, nei casi di capacità specifica, può richiedere anche una consulenza tecnica sul lavoro del paziente.
Danno da lesione o perdita del rapporto parentale subito dai familiari del paziente
Il danno da lesione o perdita del rapporto parentale è una delle voci di danno non patrimoniale che possono essere risarcite ai familiari di un paziente vittima di malasanità, ossia di un paziente che subisce gravi lesioni o decede a causa di errori medici.
Questo tipo di danno riguarda le ripercussioni emotive, psicologiche e sociali che i familiari subiscono in seguito alla perdita o compromissione del rapporto con il congiunto a causa di un trattamento sanitario inadeguato o negligente.
In un contesto giuridico, il danno da perdita del rapporto parentale è un danno riflesso, distinto dal danno subito dalla vittima diretta dell'errore medico, ma è ugualmente risarcibile.
Il danno da perdita del rapporto parentale si verifica quando un familiare perde il proprio congiunto a causa di un errore medico, per cui verrà risarcita la sofferenza derivata dalla mancanza di quel congiunto vita natural durante.
Il danno da lesione del rapporto parentale si verifica invece quando un paziente rimane gravemente leso per colpa di errori medici e, quindi, i suoi stretti familiari avranno diritto al risarcimento perché dovranno anch’essi subire le conseguenze dannose della vittima primaria, cambiando abitudini di vita e non potendo più godere come prima del rapporto.
Il risarcimento dei danni da perdita o lesione del rapporto parentale viene riconosciuto in via presuntiva agli stretti congiunti del paziente, mentre gli altri devono dimostrare di aver subito un danno del genere.
La liquidazione del risarcimento dei danni da lesione o perdita del rapporto parentale viene fatta dai giudici sulla base di apposite Tabelle redatte dai Tribunale di Milano e Roma, anche se prevale l’utilizzo di quelle milanesi.
Si tratta di tabelle che permettono di monetizzare il risarcimento in base a diversi parametri: l’età del paziente, l’età del congiunto, la convivenza o meno tra i due, la presenza o meno di altri parenti etc.
Il risarcimento delle spese di assistenza medica e assistenziale
Il risarcimento delle spese mediche e assistenziali è uno degli aspetti fondamentali nella tutela giuridica delle vittime di malasanità.
Quando un paziente subisce danni a causa di errori medici, non solo può vedere compromessa la propria salute, ma può anche essere costretto a sostenere costi ingenti per il trattamento delle lesioni subite e per le necessità di assistenza a lungo termine.
Tali spese devono essere risarcite da chi è responsabile del danno, generalmente l'ente ospedaliero pubblico o la clinica privata o il medico che ha commesso l’errore da cui sono scaturite lesioni.
Dovranno quindi essere risarcite le spese per medicinali, interventi, riabilitazione, ma anche quelle per assistenza da parte di personale addetto alla cura del paziente rimasto gravemente leso.
Il risarcimento può comprendere quindi anche spese future che il paziente necessiterà per il prevedibile resto della vita.
Il risarcimento delle spese viene fatto dal giudice sulla base di documentazione (scontrini, ricevute, fatture etc.) che il paziente o i suoi familiari hanno raccolto durante il periodo di degenza, sempre che siano ritenute congrue ed attinenti ai danni subiti.
Il paziente che ha subito danni per errori medici può richiedere il risarcimento anche di spese mediche ed assistenziali per cure e trattamenti eseguiti presso strutture private, non essendo certamente obbligato a rivolgersi a strutture pubbliche.
Il risarcimento di spese legali e perizie medico legali
Il paziente che rimane vittima di malasanità o i familiari di un paziente rimasto gravemente leso o morto per colpa medica, devono necessariamente rivolgersi ad avvocati esperti in malasanità per tutelare i propri diritti giudizialmente.
L'articolo 91 del codice di procedura civile prevede in particolare che, una causa che si conclude a favore di paziente e/o suoi familiari impone al giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, di condannare la parte soccombente (ospedale, clinica o medico) al rimborso delle spese a favore dell'altra parte e ne liquida l'ammontare insieme con gli onorari di difesa.
Altresì, il paziente e/o i suoi familiari che intendono ottenere il risarcimento per un caso di malasanità, hanno bisogno anche di un medico legale ed almento uno specialista nella materia della medicina relativa al caso concreto.
Infatti, una perizia medico legale nel settore della malasanità viene svolta da medici legali e specialisti e chi vuole ottenere il risarcimento dei danni da malasanità ha bisogno anche di tali professionisti al suo fianco.
Quando la causa si risolve a favore del paziente e/o dei suoi familiari, essi hanno diritto anche al risarcimento delle spese sostenute, oltre che per l’avvocato, per i consulenti medici di cui ha avuto bisogno.
La condanna dell’ospedale o della clinica privata al risarcimento anche di tale voce di danno patrimoniale è sempre prevista in caso di riconoscimento dell’errore medico perchè il risarcimento del danno deve ricomprendere ogni spesa che si è resa necessaria per colpa medica, ivi comprese quelle per domistrare la colpa stessa.
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