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13/06/2024Il paziente che soffre di allergia a certi farmaci ha diritto al risarcimento se riporta lesioni psicofisiche per colpa dei medici che sapevano o avrebbero dovuto sapere dell’allergia.
Se il paziente muore per colpa della somministrazione di farmaci per cui aveva allergia, i parenti potranno chiedere all’ospedale il risarcimento dei danni da perdita del rapporto parentale.
Il risarcimento danni da allergia a farmaci è infatti previsto tutte le volte in cui il paziente riporta lesioni o muore per un caso di malasanità del genere.
Un caso di malasanità per allergia a farmaci è stato recentemente trattato dal Tribunale Civile di L’Aquila con la sentenza n. 563/2023, che commenteremo nel prosieguo, che ha riconosciuto il risarcimento danni ai familiari di un paziente morto per colpa medica.
Gli errori di somministrazione di farmaci
Gli errori in terapia farmacologica si possono verificare durante tutto il processo di gestione del farmaco in ospedale/clinica: approvvigionamento, immagazzinamento, conservazione, prescrizione, preparazione, distribuzione, somministrazione e monitoraggio.
In particolare, l’errore di somministrazione di farmaci da parte del medico si può considerare come una deviazione tra la terapia farmacologia che il medico ha prescritto in base alle buone norme di pratica clinica e il farmaco ricevuto dal paziente.
Per evitare che i medici somministrino ai pazienti farmaci che potrebbero avere effetti dannosi, come nel caso di allergia per paziente a certi farmaci, il Ministero della Salute ha diramato apposite raccomandazioni.
Le raccomandazioni che i medici devono seguire per evitare errori di somministrazione, tra cui quello di prescrivere e somministrare farmaci a cui il paziente è allergico, sono:
a. adottare una procedura condivisa a livello aziendale per la conservazione, prescrizione, preparazione, distribuzione e somministrazione dei farmaci;
b. accertarsi della corretta identificazione del paziente;
c. coinvolgere il paziente, laddove è possibile, nell’atto della sua identificazione prima della somministrazione;
d. informare il paziente, se possibile, circa la terapia che gli è stata prescritta inclusi gli effetti collaterali ed incoraggiarlo a fare domande relativamente alla terapia somministrata: la corretta informazione al paziente aumenta la sua compliance;
e. verificare la corrispondenza fra quanto indicato nella scheda di terapia e quanto effettivamente presente sul carrello delle terapie;
f. leggere attentamente al momento della somministrazione: il dosaggio, la concentrazione, la via di somministrazione, la scadenza, l’etichetta del farmaco, eventualmente la velocità della pompa di infusione e controllare le linee di raccordo;
g. rendere disponibili, a coloro che somministrano il farmaco, informazioni sul paziente e sul farmaco e su eventuali cambiamenti della terapia;
h. prevedere, almeno per alcuni farmaci, la produzione automatizzata delle dosi e la somministrazione controllata tramite tecnologia informatizzata;
i. rendere disponibili tabelle di dosaggio in modo da facilitare gli aggiustamenti di dose;
j. non lasciare farmaci sul comodino durante l’assenza momentanea del paziente;
k. accertarsi sempre dell’avvenuta somministrazione;
l. apporre la firma o sigla dell’avvenuta somministrazione;
m. per i farmaci iniettabili allestiti centralmente nella Farmacia devono essere fornite, da parte del farmacista, indicazioni sul tempo e sulla via di somministrazione (centrale o periferica) in base alla concentrazione del farmaco o alla sua osmolarità, avvertenze particolari sulla conservazione o sui dispositivi eventualmente necessari per la somministrazione;
n. prestare particolare attenzione in caso di somministrazione di farmaci attraverso sondino naso-gastrico.
Quindi, se il medico non ha seguito le suddette raccomandazioni per la somministrazione di un farmaco ed al paziente è stato somministrato un farmaco a cui era allergico, si potrà chiedere il risarcimento all’ospedale o alla clinica dove è avvenuto l’errore.
Come si chiede il risarcimento per danni da allergia a farmaci
Il paziente che ritiene di aver subito lesioni per reazione allergica a farmaci può chiedere il risarcimento all’ospedale entro dieci anni dal fatto.
I familiari di un paziente morto o rimasto gravemente leso per allergia a farmaci somministrati in ospedale hanno invece cinque anni di tempo per chiedere il risarcimento danni.
Per chiedere il risarcimento ci si deve affidare ad avvocati esperti in malasanità e a consulenti medici legali che siano in grado di individuare quali errori sono stati commessi e quantificare i danni.
Si dovrà in particolare individuare l’errore o gli errori che sono stati commessi nella somministrazione dei farmaci e le conseguenze che tali errori hanno comportato per il paziente.
Sulla base della consulenza, verrà poi richiesta dagli avvocati una perizia medico legale al Tribunale e, se la perizia medico legale confermerà che il paziente ha subito lesioni o il decesso per allergia da farmaci, si potrà ottenere il giusto risarcimento.
I nostri avvocati e consulenti medici legali si occupano di risarcimento danni da allergia a farmaci dal 2004 ed assistono vittime di malasanità in tutta Italia, quindi puoi contare su di noi per un caso del genere.
Un caso giudiziario di morte da allergia a farmaci
Tra i vari casi giudiziari di malasanità per danni subiti dal paziente a cui sono stati somministrati farmaci a cui era allergico, riportiamo quello recentemente trattato dal Tribunale di L’Aquila con la sentenza n. 563/2023.
I familiari di un paziente si sono rivolti al Tribunale riferendo che in data 17.04.2016 il loro congiunto accusava un problema respiratorio e si rivolgeva al pronto soccorso, dichiarando sin da subito una allergia da Augmentin scoperta poco tempo prima.
Il personale sanitario diagnosticava un quadro di polmonite e lo trasferiva in OBI, dove il medico specialista gli prescriveva una terapia farmacologica a base di vari farmaci tra cui Augmentin e Urbason.
Alle ore 13.30 del 18.04.2016 il paziente accusava una crisi comiziale e un arresto cardiocircolatorio ed era trasferito nel reparto di rianimazione; e poi presso altre e diverse strutture sanitarie per mancanza di posti letto e, nonostante i successivi ricoveri a fini riabilitativi, in data 7.07.2016, decedeva.
Secondo i familiari il paziente era morto per colpa dei medici che lo avevano avuto in cura, per aver somministrato farmaci a cui era allergico e per aver gestito erroneamente la fase comiziale e dell’arresto cardiocircolatorio.
In corso di causa il Tribunale disponeva una perizia medico legale volta a scoprire le cause della morte del paziente ed eventuali errori commessi dai medici che lo avevano avuto in cura.
Non veniva chiarito se effettivamente al paziente veniva somministrato un farmaco (Augmentin) prima dell’arresto cardiaco, ma per i periti incaricati dal Tribunale, l'incidenza dell'Augmentin nel decesso non può essere esclusa, per lo meno in termini concorsuali tenuto conto della rilevanza dello squilibrio elettrolitico, delle censure mosse alla adeguatezza del suo monitoraggio e del suo trattamento, dell'incauta protratta somministrazione del chinolonico, fattori tutti incidenti nella sindrome del QT lungo e di quanto da questa determinato nel decorso.
Ad ogni modo, i periti incaricati dal Tribunale hanno osservato che dopo il verificarsi dell'arresto sono stati somministrati antibiotici appartenenti alla stessa classe farmacologica di quelli già in precedenza alla radice di reazioni allergiche.
Pertanto, sotto tale profilo, appare censurabile la condotta dei sanitari che ebbero in cura il paziente.
Peraltro, elementi di censurabilità sulla condotta dei sanitari sono stati ravvisati anche in ordine alla gestione della crisi comiziale insorta in danno del paziente a seguito della somministrazione farmacologica del farmaco Urbason.
I CTU incaricati, infatti, hanno riscontrato che il trattamento degli episodi comiziali, una volta manifestatisi, è da ritenere censurabile per la mancata adeguata indagine e connessione e terapia delle circostanze cliniche: QT lungo ed ipokaliemia.
Altrettanto può dirsi per non aver tempestivamente affrontato l'arresto cardiaco impedendone pertanto le gravi conseguenze derivatene.
Il collegio peritale ha ritenuto che un approccio complessivo di cura più adeguato nei termini illustrati avrebbe consentito al paziente, con preponderanza probabilistica, di antagonizzare al meglio la fase critica del 18 aprile.
Alla luce di quanto detto viene pertanto riconosciuta la responsabilità professionale della struttura sanitaria.
Ai familiari vengono pertanto riconosciuti risarcimenti tra 430mila e 570mila euro.
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico-sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità-medico sanitaria.
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