
Come viene calcolato il risarcimento danni per malasanità?
06/02/2024
Cause vinte per malasanità
07/02/2024I casi di responsabilità del cardiologo da cui deriva il decesso del paziente rientrano tra quelli di cui i nostri avvocati esperti in malasanità si occupano da venti anni.
Con questo articolo parliamo del ruolo del medico specializzato in cardiologia e cardiochirurgia, di come si può ottenere il risarcimento danni per errori medici e riportiamo un caso giudiziario di malasanità trattato dal Tribunale di Milano Sez. I con la sentenza n. 7733 del 6 ottobre 2023, con la quale è stato riconosciuto il risarcimento per perdita del rapporto parentale alla figlia di una paziente morta perché la Struttura Sanitaria in cui era stata visitata ometteva di procedere in tempi rapidi ad un intervento di impianto di valvola aortica, con conseguente decesso della paziente che, se l’intervento fosse stato eseguito, avrebbe avuto ampie probabilità di salvarsi.
Se anche un tuo familiare è rimasto vittima di colpa del cardiologo ti invitiamo a contattarci per un parere giuridico dei nostri avvocati esperti in malasanità e per un parere medico da parte dei nostri consulenti medici legali e specialisti in cardiologia e cardiochirurgia.
- Avvocati Collegati: dal 2004 a Tutela di Vittime di Malasanità Cardiologica
- Il ruolo del Cardiologo e i Principali Interventi di Cardiochirurgia
- Come Ottenere il Risarcimento per Errori Medici di Tipo Cardiologico
- Il Caso Trattato dal Tribunale di Milano
- Il Tribunale Condivide il Giudizio dei Periti
- Alla Figlia viene Riconosciuto il Risarcimento per Perdita del Rapporto Parentale
- Guarda il Video sulla Responsabilità Civile del Cardiologo
- Altri Casi di Malasanità Cardiologica
- FAQ – Risarcimento Danni da Errori in Cardiochirurgia
Avvocati Collegati: dal 2004 a Tutela di Vittime di Malasanità Cardiologica
Gli errori in ambito cardiologico possono avere conseguenze estremamente gravi perché il cuore è un organo vitale e, quando sintomi importanti vengono sottovalutati, una diagnosi arriva in ritardo o una terapia non viene impostata correttamente, il paziente può subire danni permanenti, invalidità, peggioramento della qualità della vita o, nei casi più drammatici, il decesso.
Dal 2004, noi di Avvocati Collegati assistiamo in tutta Italia pazienti lesionati e familiari di pazienti danneggiati o deceduti a causa di ritardi, omissioni o errori nella diagnosi e nella cura di patologie cardiologiche.
L’obiettivo è ottenere il miglior risarcimento possibile, attraverso un percorso fondato su competenza legale, analisi medico-legale specialistica e attenzione alla persona.
L’esperienza di Avvocati Collegati nei casi di malasanità cardiologica deriva dai casi già seguiti in oltre venti anni di professione e dalla stretta collaborazione con i nostri consulenti medici legali, cardiologi, cardiochirurghi e chirurghi vascolari.
La responsabilità medica in cardiologia richiede una valutazione particolarmente accurata; in molti casi, infatti, la tempestività dell’intervento sanitario è decisiva: riconoscere rapidamente un infarto, una dissecazione aortica, uno scompenso cardiaco, un’embolia polmonare o un’aritmia potenzialmente fatale può fare la differenza tra guarigione, danno permanente e morte.
Nel corso degli anni, Avvocati Collegati ha maturato esperienza in casi riguardanti:
• mancata o tardiva diagnosi di infarto miocardico;
• errata interpretazione di elettrocardiogrammi, ecocardiogrammi, test da sforzo o esami ematici;
• mancata prescrizione di troponina, coronarografia o altri accertamenti urgenti;
• dimissioni premature dal pronto soccorso;
• ritardo nell’esecuzione di angioplastica, bypass o procedure salvavita;
• errori nella gestione di aritmie, fibrillazione atriale o scompenso cardiaco;
• mancata prevenzione di eventi tromboembolici;
• complicanze non riconosciute dopo interventi cardiochirurgici o procedure invasive;
• errori nella terapia farmacologica cardiologica;
• difetti di consenso informato;
• decessi conseguenti a ritardi diagnostici o terapeutici.
Ogni vicenda viene aalizzata nella sua specificità, perché non ogni evento cardiaco sfavorevole è automaticamente imputabile a una responsabilità sanitaria.
Per ottenere un risarcimento è necessario dimostrare che il danno sia conseguenza di una condotta sanitaria negligente, imprudente o imperita.
I casi di malasanità cardiologica sono spesso complessi perché coinvolgono aspetti clinici, diagnostici, terapeutici e organizzativi, per cui occorre ricostruire con precisione i sintomi riferiti dal paziente, gli esami eseguiti, i tempi di intervento, le decisioni dei sanitari e l’evoluzione del quadro clinico.
Un dolore toracico sottovalutato, un elettrocardiogramma interpretato in modo non corretto, un valore di troponina ignorato o una dimissione affrettata possono determinare conseguenze irreversibili. Allo stesso modo, un ritardo nel trasferimento in un centro idoneo o nell’esecuzione di una procedura urgente può incidere in modo decisivo sulla prognosi.
Per questo Avvocati Collegati lavora con il supporto di medici legali e specialisti in cardiologia, cardiochirurgia, medicina d’urgenza e discipline correlate, così da valutare in modo rigoroso la condotta sanitaria e il nesso causale tra errore e danno.
Per tutelare efficacemente pazienti e familiari, ogni avvocato di Avvocati Collegati segue una procedura strutturata per chiedere il giusto risarcimento, finalizzata a raccogliere le prove, individuare eventuali responsabilità e quantificare correttamente tutti i danni risarcibili.
1. Raccolta completa della documentazione sanitaria
Il primo passo consiste nell’acquisire tutta la documentazione utile: cartelle cliniche, referti di pronto soccorso, tracciati elettrocardiografici, esami del sangue, referti di troponina, ecocardiogrammi, test da sforzo, coronarografie, TAC, risonanze cardiache, verbali operatori, lettere di dimissione, terapie somministrate, documentazione del 118, certificati di invalidità o di decesso.
Nei casi cardiologici, la cronologia è spesso determinante. Anche poche ore di ritardo possono incidere sull’estensione del danno cardiaco, sulle possibilità di sopravvivenza e sulla qualità della vita futura del paziente.
2. Ricostruzione del percorso clinico
Una volta raccolti i documenti, viene ricostruita la sequenza degli eventi: comparsa dei sintomi, accesso al pronto soccorso, triage, visite mediche, esami eseguiti o omessi, diagnosi formulate, terapie avviate, eventuali trasferimenti, interventi effettuati, complicanze, dimissioni, successivi ricoveri o decesso.
Questa fase consente di individuare eventuali criticità: sintomi sottovalutati, accertamenti mancanti, referti non correttamente interpretati, ritardi nell’attivazione di percorsi urgenti, terapia inadeguata o dimissioni non giustificate.
3. Analisi medico-legale e cardiologica
Il caso viene quindi sottoposto a una valutazione tecnica con il supporto di consulenti medico-legali e specialisti. L’analisi serve a rispondere a domande fondamentali: la diagnosi poteva essere formulata prima? Gli esami erano adeguati al quadro clinico? I tempi di intervento sono stati corretti? La terapia era conforme alle buone pratiche? Il danno cardiaco era evitabile o riducibile? Il decesso poteva essere impedito con una gestione tempestiva?
Questa valutazione è essenziale per distinguere i casi risarcibili da quelli in cui l’evento cardiologico, pur grave, non dipende da una condotta sanitaria colpevole.
4. Quantificazione dei danni del paziente lesionato
Quando emerge una possibile responsabilità, Avvocati Collegati procede alla valutazione completa dei danni subiti dal paziente. Nei casi cardiologici possono assumere rilievo il danno biologico temporaneo e permanente, il danno morale, il danno psicologico, la riduzione della capacità lavorativa, le spese mediche e riabilitative, la necessità di assistenza, la perdita di autonomia e il peggioramento della qualità della vita.
Un errore cardiologico può lasciare conseguenze permanenti: insufficienza cardiaca, ridotta capacità di svolgere attività quotidiane, necessità di farmaci a vita, impianto di dispositivi, controlli continui e limitazioni lavorative. Tutti questi aspetti devono essere considerati per evitare risarcimenti sottostimati.
5. Tutela dei familiari nei casi di grave lesione o morte
Quando il paziente resta gravemente invalido, anche i familiari possono subire conseguenze importanti: assistenza quotidiana, cambiamento delle abitudini di vita, perdita di reddito, sofferenza emotiva e alterazione degli equilibri familiari.
Nei casi di decesso, i congiunti possono avere diritto al risarcimento per la perdita del rapporto parentale, oltre che al ristoro di eventuali danni patrimoniali, spese sostenute e conseguenze economiche derivanti dalla morte del familiare.
Avvocati Collegati valuta anche questi profili, così da costruire una richiesta risarcitoria completa e proporzionata alla reale gravità della vicenda.
6. Richiesta risarcitoria e trattativa stragiudiziale
Quando la valutazione tecnica conferma la fondatezza del caso, viene predisposta una richiesta di risarcimento nei confronti della struttura sanitaria, dei professionisti coinvolti e delle compagnie assicurative.
La fase stragiudiziale viene gestita con fermezza e precisione, con l’obiettivo di ottenere un risarcimento congruo in tempi ragionevoli, evitando, quando possibile, un giudizio lungo e doloroso per il paziente e per la famiglia. Ogni proposta viene valutata sulla base della documentazione clinica, della consulenza medico-legale e dell’effettiva entità delle conseguenze subite.
7. Azione giudiziaria, se necessaria
Se la trattativa non consente di raggiungere un risultato adeguato, Avvocati Collegati assiste pazienti e familiari anche nella fase giudiziaria. In tribunale, la solidità dell’analisi tecnica e la corretta impostazione della domanda sono decisive per dimostrare l’errore, il nesso causale e il danno risarcibile.
L’esperienza maturata dal gruppo nel contenzioso sanitario consente di affrontare il giudizio con una strategia mirata, fondata su prove documentali, valutazioni specialistiche e ricostruzione puntuale degli eventi.
Il ruolo del Cardiologo e i Principali Interventi di Cardiochirurgia
Il cardiologo è uno specialista medico che si occupa di diagnosi, trattamento e prevenzione delle malattie cardiovascolari, inclusi disturbi del cuore e dei vasi sanguigni.
Questo professionista è fondamentale per la salute di chi soffre di patologie cardiache, come aritmie, insufficienza cardiaca, malattie delle valvole e ipertensione.
L'attività del cardiologo può comprendere visite di routine, monitoraggio di pazienti cronici e trattamenti acuti.
Utilizzando strumenti diagnostici come l'elettrocardiogramma (ECG), l'ecocardiografia e l'angiografia coronarica, il cardiologo è in grado di valutare la salute cardiaca del paziente e suggerire piani terapeutici personalizzati.
Nelle situazioni in cui il trattamento farmacologico o interventi non invasivi non sono sufficienti, il cardiologo può indirizzare il paziente verso la cardiochirurgia, un settore che si occupa della correzione chirurgica delle patologie cardiache.
Principali interventi di cardiochirurgia:
• Bypass coronarico - Uno degli interventi di cardiochirurgia più comuni è il bypass coronarico, utilizzato per trattare la malattia coronarica. Questa malattia è caratterizzata da un restringimento delle arterie coronarie, che riduce il flusso sanguigno al cuore, aumentando il rischio di infarto. Durante l'intervento, il cardiochirurgo preleva un vaso sanguigno da un'altra parte del corpo e lo collega per "aggirare" il tratto ostruito, ristabilendo un flusso sanguigno adeguato.
• Sostituzione o riparazione della valvola cardiaca - La sostituzione o riparazione della valvola cardiaca è indicata per pazienti con valvole cardiache danneggiate o difettose, come nel caso della stenosi aortica o dell'insufficienza mitralica. In un intervento di sostituzione, la valvola malata viene rimpiazzata con una protesi, che può essere meccanica o biologica. La riparazione, invece, comporta l'aggiustamento della valvola esistente per ripristinarne la funzione.
• Ablazione cardiaca - Per trattare le aritmie, ovvero i disturbi del ritmo cardiaco, i cardiochirurghi possono ricorrere all'ablazione cardiaca. Durante l'intervento, si utilizza energia (radiofrequenze o crioterapia) per distruggere il tessuto che causa il ritmo anomalo. Questa procedura può essere eseguita in modo minimamente invasivo tramite cateteri inseriti nei vasi sanguigni.
• Impianto di dispositivi di assistenza cardiaca - In pazienti con insufficienza cardiaca grave, è possibile ricorrere all'impianto di dispositivi come pacemaker o defibrillatori. Questi dispositivi aiutano a mantenere una frequenza cardiaca regolare e a prevenire aritmie potenzialmente fatali. Nei casi più complessi, è possibile anche impiantare un dispositivo di assistenza ventricolare (VAD), che supporta il cuore nel pompare il sangue.
• Trapianto di cuore - Il trapianto di cuore è una delle operazioni più complesse in cardiochirurgia, riservata ai pazienti in fase terminale di insufficienza cardiaca per i quali non esistono alternative terapeutiche efficaci. Durante l'intervento, il cuore danneggiato viene rimosso e sostituito con un cuore sano da un donatore.
Complicanze degli interventi di cardiochirurgia
Gli interventi di cardiochirurgia possono comportare diverse complicanze, anche se il rischio varia in base alla condizione del paziente e alla complessità della procedura.
Tra le principali complicanze troviamo:
Infezioni: le infezioni del sito chirurgico o delle valvole sono tra le più comunità e possono essere trattate con antibiotici o, nei casi più gravi, con un nuovo intervento.
Tromboembolie: la formazione di coaguli di sangue è un rischio potenziale che può causare embolie polmonari o ictus, soprattutto nei pazienti con valvole meccaniche.
Emorragie: in alcuni casi, l'intervento può provocare sanguinamenti che richiedono trasfusioni di sangue.
Disfunzione renale: dovuta al ridotto apporto di sangue durante l'intervento, in particolare nei pazienti più fragili.
Complicanze cardiache: come aritmie post-operatorie e insufficienza cardiaca.
Come Ottenere il Risarcimento per Errori Medici di Tipo Cardiologico
Il paziente che ha riportato lesioni per colpa di errate o tardive cuore cardiologiche ha diritto al risarcimento di tutti i danni subiti ed ha dieci anni di tempo per fare la richiesta risarcitoria.
Anche i familiari di un paziente che è rimasto gravemente leso o morto per errori medici cardiologici possono chiedere il risarcimento per lesione o perdita del rapporto parentale, avanzando la richiesta entro il più breve termine di cinque anni.
Per sapere se sono stati commessi errori nel corso di una diagnosi o un intervento cardiochirurgico, si può far valutare la cartella clinica ai nostri consulenti medici legali e specialisti in cardiologia e cardiochirurgia.
I nostri consulenti sapranno individuare gli errori che sono stati commessi e sapranno dire come doveva essere svolto correttamente il trattamento medico.
I nostri avvocati esperti in malasanità dal 2004 provvederanno poi a seguire paziente e/o suoi familiari nella procedura stragiudiziale o giudiziale volta ad ottenere il giusto risarcimento dei danni.
Una fase fondamentale che comunque è prevista per dimostrare il caso di malasanità ed i danni è quello della perizia medico legale, ossia dell’analisi del caso da parte di consulenti tecnici d’ufficio nominati dal Tribunale.
Nel corso della perizia medico legale i nostri avvocati e consulenti sapranno far valere le ragioni del paziente leso o dei familiari del paziente morto per errori cardiologici.
Nel corso di più di venti anni di difesa a favore di vittime di malasanità in tutta Italia abbiamo trattato con successo casi di malasanità per errate cure cardiologiche.
Il Caso Trattato dal Tribunale di Milano
Dall’accertamento tecnico preventivo svolto prima della causa di merito, è emero che:
1) la paziente, all'epoca dei fatti di 71 anni, all'epoca del ricovero presso la Struttura Sanitaria, in data 26 novembre 2014, era affetta da cardiopatia valvolare e da stenosi aortica calcifico- degenerativa di grado severo;
2) all'esito del percorso diagnostico, comprensivo di ecocardiogramma trans toracico e trans esofageo, di coronarografia, angio-TAC e di valutazione pneumologica, ritenuto adeguato alle esigenze del caso, la paziente è stata dimessa in data 29 novembre con indicazione di conferma della fattibilità di un intervento di impianto di valvola aortica mediante approccio trans-catetere della stenosi aortica (cd. TAVI) e con la previsione di discussione collegiale del caso in seno all'Heart. Team per una futura convocazione della paziente;
3) si è rilevato che la decisione di subordinare l'intervento di impianto di valvola aortica al giudizio dell'Heart. Team, ovvero di un collegio di specialisti composto da anestesista, cardiologo, cardiochirurgo ed ecodinamista, è stata assunta in conformità alle linee guida dell'epoca;
4) in base alla documentazione prodotta, non vi è evidenza del fatto che il caso clinico della paziente sia stato sottoposto alla valutazione dell'Heart. Team nel periodo tra le dimissioni della paziente ed il suo successivo decesso;
5) in base ad un giudizio controfattuale, la valutazione dei rischi- benefici dell'intervento, avrebbe condotto, con elevata probabilità, ad un parere favorevole sull'esecuzione della procedura TAVI in favore della paziente;
6) alla luce dei dati casistici relativi alla mortalità dei soggetti affetti da stenosi aortica severa contrassegnata da elevati gradienti e sintomatici, ovvero da condizione nella quale versava la paziente nel novembre del 2014, ricorrevano le condizioni tali da richiedere un trattamento urgente, ovvero non procrastinabile oltre trenta giorni;
7) sono quindi stati riscontrati profili di censurabilità nella condotta dei sanitari della Struttura Sanitaria, per non avere acquisito il parere dell'Heart. Team e per avere proceduto alle dimissioni della paziente, a fronte delle sue condizioni cardiologiche implicanti un elevato rischio di morte. In particolare, secondo il giudizio dei consulenti, sarebbe stato opportuno prolungare la degenza della paziente sino all'intervento o, in alternativa dimettere la paziente programmando l'intervento dopo pochi giorni;
8) con riferimento agli effetti attesi dell'intervento, si è rilevato che in via generale il successo procedurale della TAVI è riportato in percentuale superiore al 90% e che, secondo le casistiche, la mortalità a trenta giorni è compresa in percentuali tra il 5-15%.
Nel caso della paziente, si è osservato che, in via di elevata probabilità, la procedura avrebbe potuto essere portata a termine con successo e che la condizione di broncopneumopatia cronica ostruttiva di cui la paziente era affetta non avrebbe ostacolato l'esperimento della procedura, in quanto suscettibile di trattamento farmacologico ed in ogni caso perché avrebbe potuto essere sottoposta a TAVI con sedazione ed anestesia totale per evitare gli effetti negativi della intubazione orotracheale;
10) con riferimento al caso specifico, si è rilevato che la paziente non presentava gravi comorbilità, fatta eccezione che per la bronconeumopatia cronica ostruttiva e che, considerata la suscettibilità del quadro polmonare al trattamento farmacologico - come documentato dallo specialista pneumologo- le probabilità di sopravvivenza trascorso un anno dalla procedura sarebbero state superiori al 50%, approssimandosi al limite superiore dell'80%;
11) in ordine alla causa della morte di Gr. Ca., si è sottolineato che la condizione di grave cardiopatia valvolare della paziente era, per natura ed entità, del tutto idonea a cagionarne la morte e che dalla documentazione clinica successiva alle dimissioni non sono emersi elementi comprovanti il sovrapporti si condizioni di malattia ulteriori a quelle già in essere all'atto del rinvio al domicilio e potenzialmente idonee a cagionare la morte. Per tale motivo si è ritenuto che, in termini di maggiore probabilità, la condizione di grave cardiopatia abbia assunto ruolo causale nel determinismo della morte, potendo avere agito in concorso con la coesistente patologia polmonare.
Il Tribunale Condivide il Giudizio dei Periti
Il Tribunale di Milano ha ritenuto di condividere le conclusioni della consulenza tecnica in quanto frutto dell'accurata valutazione di tutti i dati emergenti dai documenti clinici prodotti, fondate sulla applicazione di criteri tecnici esenti da censure, esposte in modo chiaro, logico e motivato, tenendo conto dei rilievi dei consulenti di parte.
Sulla scorta delle risultanze della relazione peritale ed in base ai rilievi di seguito esposti, risulta quindi raggiunta la prova degli elementi costituitivi dell'illecito contrattuale ed extra contrattuale ascritto alla convenuta.
Si ritiene configurabile una condotta colposa in capo alla Struttura Sanitaria per l'omessa acquisizione del parere dell'Heart. Team in ordine alla sottoposizione della paziente all'intervento di sostituzione della valvola aortica mediante procedura TAVI e per avere proceduto alle dimissioni della paziente senza attendere tale parere e la conseguente presumibile esecuzione dell'intervento o comunque senza programmare in un tempo breve il nuovo ricovero ai fini dello svolgimento di tale procedura.
Nel caso in esame, dall'elaborato peritale si evince che, in caso di condotta dei sanitari conforme all'agente modello, il caso della paziente sarebbe stato sottoposto alla valutazione dell'Heart. Team che avrebbe dato parere favorevole all'esecuzione della procedura TAVI e la paziente, invece di essere dimessa, avrebbe dovuto essere sottoposta a tale intervento che, con elevata probabilità, sarebbe stato eseguito con successo ed avrebbe evitato il successivo decesso della donna, sopraggiunto nel mese di febbraio 2015.
Quanto alla prognosi dell'intervento, il Tribunale condivide il parere dei CTU che hanno dato conto dei dati in ordine alle elevatissime percentuali di successo dopo l'operazione (prossime al 90%) e delle elevate percentuali di sopravvivenza dopo un anno dalla procedura che sono state stimate, nel range tra il 60-80%, al limite superiore dell'80%.
In base a tali rilievi, ritiene il Tribunale che sussista la prova del nesso di causalità tra la condotta dei sanitari e l'evento dannoso patito dalla paziente, evento da individuarsi nella morte anticipata del paziente e non nella mera perdita della possibilità sopravvivenza.
Alla Figlia viene Riconosciuto il Risarcimento per Perdita del Rapporto Parentale
Venendo alla domanda di risarcimento del danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale, come rilevato dalla giurisprudenza di legittimità, il pregiudizio risarcibile conseguente alla perdita del rapporto parentale che spetta iure proprio ai prossimi congiunti si ricollega alla lesione della relazione che legava i familiari al defunto e richiede la prova dell'effettività e la consistenza di tale relazione, dovendo il giudice verificare la sussistenza della interiore sofferenza morale soggettiva e di quella riflessa sul piano dinamico relazionale e apprezzare la gravità ed effettiva entità del danno in considerazione dei concreti rapporti col congiunto, anche ricorrendo ad elementi presuntivi quali la maggiore o minore prossimità del legame parentale la qualità dei legami affettivi, la sopravvivenza di altri congiunti, la convivenza o meno col danneggiato, l'età delle parti ed ogni altra circostanza del caso.
Nel caso in esame, è stato ritenuto pacifico lo stretto legame familiare intercorrente tra la paziente deceduta e la figlia che ha proposto la causa.
Per la liquidazione di tale voce di danno il Tribunale di Milano applica le proprie tabelle, ritenendole preferibili rispetto a quelle del Tribunale di Roma, per cui liquida una somma pari ad € 198.535,00.
La liquidazione deve poi tenere conto della gravità della patologia di cui la parte era portatrice e del fatto che anche la riuscita dell'intervento non avrebbe di per sé comportato una piena guarigione ed eliso il rischio di eventi avversi, come dimostrato dal fatto che a seguito di tale intervento la letteratura scientifica fa riferimento alle percentuali di sopravvivenza ad un anno.
Ciò porta a presumere che l'aspettativa di vita della paziente fosse minata dalla presenza della patologia rispetto alla normale aspettativa di vita per una donna della sua età e che, verosimilmente, sarebbe stato inferiore l'arco temporale in cui i congiunti avrebbero potuto godere del rapporto.
In base a tali rilievi, il Tribunale riduce gli importi derivanti dalla applicazione delle tabelle del 25%. Risulta quindi dovuta a tale titolo la somma di € 148.901,25, già espressa in moneta attuale.
Guarda il Video sulla Responsabilità Civile del Cardiologo
Altri Casi di Malasanità Cardiologica
- Sostituzione della valvola mitrale e decesso del paziente
- Perforazione dell’aorta per errato intervento chirurgico
- Mancata protezione miocardica e decesso del paziente
- Risarcimento ai familiari dopo decesso del paziente per intervento al cuore
- Errata diagnosi di infarto: il medico risponde di omicidio colposo
- Decesso da errato intervento di plastica della valvola mitrale
- Omessa diagnosi di aneurisma dell’aorta addominale
- Impianto di pacemaker e decesso del paziente
FAQ – Risarcimento Danni da Errori in Cardiochirurgia
1. Che cos’è il risarcimento danni da errore in cardiochirurgia?
Il risarcimento danni da errore in cardiochirurgia è il diritto riconosciuto al paziente che ha subito conseguenze gravi a causa di un intervento chirurgico al cuore eseguito con negligenza, imprudenza o imperizia da parte dell’équipe medica.
2. Quali sono gli errori cardiochirurgici più frequenti che danno diritto al risarcimento?
Gli errori più comuni riguardano: errata esecuzione di bypass o sostituzioni valvolari, danni a tessuti o vasi sanguigni, gestione inadeguata delle complicanze intra-operatorie, errori nell’anestesia, mancato monitoraggio post-operatorio e infezioni correlate alla sala operatoria.
3. Quanto tempo c’è per denunciare l’ospedale o il medico per un errore in cardiochirurgia?
Il termine di prescrizione è generalmente di 10 anni contro la struttura sanitaria (responsabilità contrattuale) e di 5 anni contro il medico (responsabilità extracontrattuale). I termini decorrono dalla scoperta del danno: è quindi essenziale rivolgersi tempestivamente a un avvocato specializzato per non perdere il diritto al risarcimento.
4. A chi rivolgersi per ottenere il risarcimento danni da errore cardiochirurgico?
È fondamentale contattare un avvocato esperto in malasanità, che lavori con un medico-legale e, se necessario, con specialisti in cardiochirurgia per valutare la cartella clinica e stabilire le responsabilità dell’équipe medica o dell’ospedale.
5. Quali danni possono essere risarciti in caso di errore cardiochirurgico?
Il risarcimento può includere:
- Danni biologici (invalidità temporanee o permanenti, riduzione delle aspettative di vita);
- Danni morali e psicologici
(sofferenza, stress, trauma emotivo);
- Danni patrimoniali (spese mediche aggiuntive, perdita della capacità lavorativa, necessità di assistenza continuativa).
6. Come si dimostra un errore in cardiochirurgia?
La responsabilità medica si dimostra tramite una perizia medico-legale, che ricostruisce l’intervento chirurgico, analizza il rispetto delle linee guida cliniche e verifica il nesso causale tra l’errore e il danno subito dal paziente.
7. È possibile ottenere un risarcimento senza fare causa?
Sì. In presenza di basi medico-legali solide, è possibile tentare un accordo stragiudiziale con la struttura sanitaria o la compagnia assicurativa, riducendo tempi e costi rispetto a una causa civile.
8. Quanto può valere un risarcimento per errore cardiochirurgico?
Il valore del risarcimento dipende dalla gravità del danno, dall’età del paziente e dalle ripercussioni sulla vita quotidiana e lavorativa. I tribunali fanno riferimento a parametri ufficiali come le Tabelle di Milano e per i fatti avvenuti dopo il 5 marzo 2025 utilizzando la Tabella Unica Nazionale.
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità medico-sanitaria.
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