
Il Chirurgo “sbadato” deve Risarcire il Paziente!
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06/10/2021I problemi di salute legati alla prostata sono molto comuni, specialmente con l’avanzare dell’età.
Tuttavia, quando errori medici come diagnosi tardive, trattamenti inadeguati o interventi chirurgici mal eseguiti compromettono la salute del paziente, ci troviamo davanti a veri e propri casi di malasanità che danno diritto ad un risarcimento.
Queste situazioni non solo influiscono gravemente sulla qualità della vita, ma possono anche generare sentimenti di ingiustizia e abbandono.
Con questo articolo parliamo in particolare di casi di malasanità per errati interventi di prostatectomia che hanno dato diritto al risarcimento a favore del paziente e dei suoi familiari.
Se anche tu o un tuo familiare siete stati vittima di errato intervento di prostatectomia non esitate a contattare i nostri avvocati e consulenti medici legali esperti in malasanità per un parere.
- Cosa è la prostata e quali sono le sue principali patologia
- Quando possono verificarsi errori medici nella diagnosi e cura della prostata
- Alcuni casi giudiziari di malasanità per errati interventi di prostatectomia
- Perchè scegliere i nostri avvocati e medici legali per danni da errata prostatectomia
- Si possono evitare i tempi lunghi di una causa per essere risarciti?
Cosa è la prostata e quali sono le sue principali patologie
Per inquadrare i vari casi di malasanità per errati interventi di prostatectomia è intanto utile riportare qualche nozione basica sulla prostata.
La prostata è una piccola ghiandola dell’apparato genitale maschile, situata sotto la vescica e davanti al retto.
Ha un ruolo fondamentale nella produzione del liquido seminale, che favorisce la motilità degli spermatozoi.
Con l’avanzare dell’età, la prostata può andare incontro a diverse patologie.
Tra le più comuni troviamo:
Ipertrofia prostatica benigna (IPB): un ingrossamento della ghiandola che può causare difficoltà a urinare, flusso debole e necessità di urinare frequentemente, soprattutto di notte.
Prostatite: un’infiammazione, spesso di origine batterica, che provoca dolore pelvico, difficoltà urinarie e talvolta febbre.
Tumore alla prostata: una delle neoplasie più frequenti negli uomini, spesso asintomatica nelle fasi iniziali. La diagnosi precoce tramite PSA e visite urologiche è fondamentale per una prognosi favorevole.
Quando possono verificarsi errori medici nella diagnosi e cura della prostata
Tra i casi di malasanità legati alla cura della prostata più frequenti troviamo:
– diagnosi tardive o errate, che ritardano il trattamento di patologie come l’ipertrofia prostatica benigna o il cancro alla prostata.
– errori durante gli interventi chirurgici, che possono portare a complicanze gravi come incontinenza o disfunzioni sessuali.
– prescrizioni di terapie inadeguate, che aggravano la condizione del paziente.
Questi errori possono derivare da negligenza, mancanza di competenza o cattiva gestione dei protocolli sanitari.
Se hai subito un danno di questo tipo, è importante sapere che hai diritto a un risarcimento per il danno subito.
Puoi chiedere il risarcimento entro 10 anni da quando hai avuto consapevolezza che i tuoi disturbi derivano da errori commessi dai medici che ti hanno avuto in cura.
Alcuni casi giudiziari di malasanità per errati interventi di prostatectomia
La prostatectomia è un intervento chirurgico che consiste nella rimozione totale o parziale della prostata.
È indicata principalmente per il trattamento del tumore alla prostata, ma può essere utilizzata anche in casi gravi di ipertrofia prostatica benigna (IPB) o complicazioni della prostatite.
Esistono diverse tecniche, tra cui la prostatectomia radicale, utilizzata per tumori localizzati, e approcci meno invasivi come la chirurgia laparoscopica o robotica.
L’intervento può comportare effetti collaterali, come incontinenza urinaria e disfunzione erettile, spesso gestibili con riabilitazione e terapie mirate.
Quando l’intervento non viene correttamente eseguito e il paziente riporta una lesione della propria salute psicofisica, si ha diritto al risarcimento dei danni.
Tra i vari casi di risarcimento danni per errato intervento di prostatectomia riportiamo quelli trattati dai vari Tribunali negli ultimi anni.
– Errata diagnosi di Adenocarcinoma G e prostatectomia non necessaria: il caso trattato dal Tribunale di Milano con sentenza n. 2501/2018.
Un paziente si è rivolto al Tribunale di Milano contro medico e Ospedale per sentirli dichiarare responsabili dei danni causatigli dalla erronea diagnosi di Adenocarcinoma G effettuata all’esito di biopsia.
Di conseguenza, l’attore si era sottoposto, presso una struttura terza ad intervento chirurgico di prostatectomia radicale con linfadenectomia pelvica, con grave compromissione permanente del valore persona.
Poiché le risultanze delle analisi anatomopatologiche svolte durante l’intervento contrastavano con quelle del referto dei convenuti, l’attore sottoponeva a nuovo esame istologico i “vetrini” degli esami effettuati, da cui emergeva la non evidenza della diagnosticata neoplasia maligna.
Alle pretese risarcitorie del paziente, si univano quelle della moglie, che lamentava la lesione della sua sfera sessuale ed affettiva a causa della compromissione dell’impotenza coeundi residuata al marito all’esito dell’intervento rivelatosi inutile.
Al paziente è stato riconosciuto un risarcimento di 180mila euro ed alla moglie di 20mila euro.
– Errata esecuzione di intervento di prostatectomia: il caso trattato dal Tribunale di Roma con sentenza n. 18457/2018.
Un paziente sottoposto a intervento riportava una fistola intestino vescicale che veniva diagnosticata solo dodici giorni dopo e risolta solo dopo accertamenti e terapie eseguiti presso altre strutture.
Deduceva, pertanto, una duplice negligenza sia in sede operatoria per aver causato la lesione chirurgica che aveva provocato la fistola, sia in sede post-operatoria per il ritardo nella diagnosi della fistola.
Lamentava che in conseguenza di tali gravi negligenze costituenti grave inadempimento aveva patito danni permanenti biologici (fisici e psichici) e morali.
Il paziente veniva risarcito con più di 40mila euro oltre rimborso di spese legali e medico legali.
– Dopo l’intervento i medici lasciano nell’addome del paziente un tubo di drenaggio: il caso trattato dal Tribunale di Roma con sentenza n. 3496/2021.
I familiari di un paziente morto si sono rivolti al Tribunale di Roma lamentando errori procedurali commessi dai medici che, in occasione di un intervento chirurgico di prostatectomia radicale, lasciavano nell’addome del paziente un pezzo di tubo di drenaggio di circa 20 cm.
La domanda risarcitoria è stata allargata anche ai medici che successivamente omisero di rilevare la presenza del corpo estraneo in occasione di accertamenti diagnostici effettuati dal paziente presso altre strutture sanitarie.
Il paziente infatti, per tali condotte, moriva per shock settico, fascite necrotizzante, gangrena gassosa dell’arto inferiore sinistro.
Il Tribunale ha riconosciuto ai familiari risarcimenti per perdita del rapporto parentale tra i 100mila ed i 315mila euro.
– Perforazione intestinale dopo intervento di prostatectomia: il caso trattato dal Tribunale di Grosseto con sentenza n. 1174/2017.
Un paziente si è rivolto al Tribunale perché, a seguito di un intervento di prostatectomia radicale, si era prodotta una perforazione intestinale.
Si era quindi reso necessario un secondo intervento, di resezione dell’ansa fistalizzata e l’ileostomia a canna di fucile, cui aveva poi fatto seguito la comparsa di laparocele mediano-postoperatorio e pararettale destro, addome pendulo, con ulteriore necessità di un’ileostomia, impotenza e sindrome depressiva.
Il Tribunale ha riconosciuto un risarcimento di circa 10mila euro.
– Complicanze da errata prostatectomia come pervi peritonite, infezioni, peggioramento della funzionalità renale: il caso trattato dal Tribunale di Roma con sentenza n. 802/2017.
I familiari di un paziente deceduto hanno esposto che il congiunto era stato ricoverato per la esecuzione di un intervento di prostatectomia radicale a seguito di una diagnosi di adenocarcinoma della prostata.
Già nell’immediato periodo post-operatorio erano insorte complicanze a partire da una pelvi peritonite per la quale era stata eseguita una colostomia sul trasverso e poi era stata necessaria la esecuzione di una pluralità di arteriografie al fine di individuare la causa della presenza di notevoli raccolte ematiche del cavo pelvico e addominale.
Era poi stata accertata la presenza di una infezione che si era estesa anche alla vescica con formazione di una fistola rettale che rendeva necessaria l’applicazione di drenaggi nefrostomici bilaterali ed un drenaggio trans uretrale bilaterale e la chiusura della fistola. Nello stesso periodo si era verificata anche una trombosi della vena iliaca destra.
Rimosse le nefrostomie, il paziente era stato dimesso ma dopo quattro giorni era insorta l’ostruzione degli stent ureterali ed era stato necessario un nuovo ricovero nel corso del quale era stata accertata una idroureteronefrosi con iperazotemia.
Era stato poi dimesso ma era stato necessario sostituire gli stent quando era stata accertata la presenza anche di una insufficienza renale cronica.
Il paziente veniva poi di nuovo ricoverato per il peggioramento della funzionalità renale e per una infezione vescicale ed in quella occasione gli era stata confezionata una fistola artero-venosa per iniziare l’emodialisi.
Il Tribunale ha riconosciuto un risarcimento per perdita del rapporto parentale ai familiari tra i 125mila e i 240mila euro.
– Mancata somministrazione di terapia antitrombotica in occasione dell’intervento di prostatectomia: il caso trattato dal Tribunale di Messina con sentenza n. 2068/2017.
Gli eredi di un paziente citavano in giudizio sia la Casa di Cura, in cui il paziente era stato operato per resezione della prostata, sia l’Ospedale in cui egli era stato trasferito a seguito di complicazioni dovute all’intervento.
In corso di causa veniva espletata una Consulenza Tecnica d’Ufficio, che rilevava che vi era stato un primo errore medico all’interno della Casa di Cura, per la mancata somministrazione della terapia antitrombotica in occasione dell’intervento chirurgico alla prostata.
Sebbene il CTU abbia riconosciuto che non è possibile affermare con certezza l’incidenza favorevole della somministrazione di eparina, tuttavia il medico che ha effettuato l’intervento non si è imprudentemente attenuto alle linee guida e l’incertezza sugli sviluppi terapeutici in casi siffatti è posta a carico del medico, la cui condotta risulta censurabile.
Per di piu il medico aveva omesso di diagnosticare tempestivamente l’insorgenza della trombosi, sebbene abbia disposto correttamente il trasferimento presso l’Ospedale, ma per motivi neurologici.
D’altro canto, anche i medici dell’Ospedale hanno omesso di diagnosticare tempestivamente la trombosi, avendo formulato la specifica diagnosi con due giorni di ritardo: cio’ ha determinato l’evolversi e l’aggravarsi della predetta patologia.
Non è possibile escludere che una terapia tempestivamente prescritta avrebbe scongiurato il decesso del paziente.
La causa, che si è tenuta davanti al Tribunale di Messina ed è stata decisa con sentenza n. 2068 del 26.07.2017, si è quindi conclusa con il riconoscimento di una responsabilita’ solidale della Casa di Cura e dell’Ospedale.
Dette condotte, secondo un criterio altamente probabilistico, hanno contribuito alla infausta insorgenza ed evoluzione della patologia.
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