
Responsabilità medica per danni da distocia
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10/09/2021I casi di responsabilità medico-sanitaria affrontati dai nostri avvocati per malasanità, sono tanti e vari, ma spesso sono legati da un filo comune: l’errore nella diagnosi, ossia nella comprensione da parte del medico del problema di salute che affligge il paziente.
Significa che il medico ha omesso di valutare sintomi del paziente o ha omesso di sottoporlo ad esami approfonditi, oppure semplicemente non si è reso conto di segni della malattia che, con perizia e diligenza, avrebbe potuto e dovuto riconoscere.
Il caso di cui ci occupiamo con questo articolo di risarcimento danni per malasanità, è frequente: il paziente si presenta al pronto soccorso con dolore al braccio sinistro, il medico si limita a misurare pressione e battito cardiaco e, essendo tutto nella norma, dopo un’ora lo dimette.
Il paziente quindi torna a casa, si mette a dormire ma, purtroppo, dopo poche ore muore per infarto.
Il medico è responsabile della morte del paziente?
Continua a leggere questo articolo per approfondire il tema del risarcimento danni da tardiva o omessa diagnosi di infarto per malasanità e sapere come puoi rivolgerti ai nostri avvocati che si occupano di malasanità per ottenere il giusto risarcimento.
I sintomi dell’infarto
Prima di analizzare il caso da un punto di vista giuridico, è opportuno riportare brevi nozioni mediche sull’infarto, così come fornite dal nostro Ministero della Salute.
L’infarto è la morte di una parte del muscolo cardiaco (miocardio) che si verifica a causa di una ischemia prolungata, ossia il mancato apporto di sangue e ossigeno.
La maggior parte degli infarti si verifica a causa di un coagulo di sangue (trombo), che va a ostruire una o più arterie coronarie, interrompendo il flusso di sangue e quindi di ossigeno.
La diagnosi tempestiva è fondamentale: quando un infarto è in corso ogni minuto è prezioso, per cui il medico dovrà prestare attenzione ai seguenti sintomi: dolore toracico e/o alle braccia, affanno improvviso, nausea e vomito, sudorazione fredda, svenimento, vertigini, ansia, debolezza.
Altri indici utili a comprendere il caso sono i fattori nocivi che condizionano il paziente: fumo, alcool, colesterolo, ipertensione, diabete, sovrappeso etc.
Quando il medico è responsabile per la morte del paziente?
Il caso che abbiamo anticipato è stato più volte trattato dai giudici, ma con questo articolo ci concentriamo sulla sentenza n. 16843 del 24.02.2021 della Corte di Appello Penale di Brescia che ha condannato penalmente il medico che ha sottovalutato i sintomi di infarto.
La Corte di Appello ha ritenuto immune da censure la sentenza di primo grado che aveva riconosciuto la sussistenza del nesso causale tra la colposa omessa diagnosi di un infarto in un paziente – recatosi al pronto soccorso lamentando dolore alle braccia e vomito, e dimesso senza l’effettuazione di esami – e il decesso, atteso che,
se il paziente fosse rimasto in ospedale e sottoposto a monitoraggio,
la sopravvenuta aritmia mortale avrebbe potuto essere rilevata e prontamente interrotta,
con esito salvifico, stante la presenza nel nosocomio di un’unità di terapia intensiva coronarica.
La Corte ha preso in considerazione la suggestiva concomitanza del dolore alle braccia e dell’episodio di vomito, che – considerata la non infrequente casistica di episodi di infarto caratterizzati da sintomi atipici o addirittura assenti – avrebbe dovuto essere presa in considerazione ai fini di una diagnosi differenziale rispetto a quella formulata.
Se il medico, anzichè dimettere nel giro di nemmeno un’ora il paziente, avesse esperito indagini su una possibile origine ischemica della sintomatologia, disponendo un ECG e il dosaggio della troponina, ragionevolmente vi sarebbe stato il tempo sufficiente per intervenire utilmente, aumentando in modo significativo (anche se sul punto non è stata raggiunta la certezza) le sue possibilità di sopravvivere.
La condotta del medico è stata quindi ritenuta caratterizzata da colpa grave.
Il rapporto da causalità nel reato colposo omissivo improprio
La condotta ascritta al medico è quella tipica del reato colposo omissivo improprio.
Tale reato si verifica quando un soggetto omette di compiere un’azione giuridicamente doverosa (il medico aveva il dovere di fare una diagnosi più completa possibile).
Insegna la sentenza a Sezioni Unite Franzese che, nel reato colposo omissivo improprio, il rapporto di causalità tra omissione ed evento non può ritenersi sussistente sulla base del solo coefficiente di probabilità statistica, ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilità logica, sicchè esso è configurabile solo se si accerti che, ipotizzandosi come avvenuta l’azione che sarebbe stata doverosa ed esclusa l’interferenza di decorsi causali alternativi, l’evento, con elevato grado di credibilità razionale, non avrebbe avuto luogo ovvero avrebbe avuto luogo in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva (Sez. U, Sentenza n. 30328 del 10/07/2002, Franzese).
Viceversa, sempre secondo la stessa sentenza, l’insufficienza, la contraddittorietà e l’incertezza del nesso causale tra condotta ed evento, e cioè il ragionevole dubbio, in base all’evidenza disponibile, sulla reale efficacia condizionante dell’omissione dell’agente rispetto ad altri fattori interagenti nella produzione dell’evento lesivo comportano l’esito assolutorio del giudizio.
Il tema, su scala generale, è stato successivamente affrontato dalle Sezioni Unite nell’ambito di tutt’altra vicenda, ossia nel c.d. processo Thyssenkrupp: vi si è affermato – sempre nel caso di reato colposo omissivo improprio – che il rapporto di causalità deve bensì essere verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilità logica (come già nella sentenza Franzese), ma tale giudizio deve a sua volta essere fondato, oltre che su un ragionamento di deduzione logica basato sulle generalizzazioni scientifiche, anche su un giudizio di tipo induttivo elaborato sull’analisi della caratterizzazione del fatto storico e sulle particolarità del caso concreto (Sez. U, Sentenza n. 38343 del 24/04/2014, Espenhahn e altri, Rv. 261103).
Domande e risposte sul risarcimento da errata/tardiva diagnosi di infarto
A chi spetta il risarcimento per errata/tardiva diagnosi di infarto?
Quando si verifica un caso di malasanità per errata/tardiva diagnosi di infarto e il paziente subisce un peggioramento delle proprie condizioni di salute, il risarcimento spetta solo a quest’ultimo per i giorni di malattia e i postumi invalidanti permanenti derivati dagli errori medici.
Quando invece il paziente muore per un caso di malasanità come quello di cui parliamo, il risarcimento spetterà ai prossimi congiunti del paziente a titolo di perdita del rapporto parentale.
Entro quanto tempo si può chiedere il risarcimento?
In caso di lesioni subite dal paziente per errori medici nel trattamento di un infarto, il danneggiato ha 10 anni di tempo per chiedere il risarcimento.
I familiari di un paziente morto o rimasto gravemente leso per errata o errata diagnosi di infarto hanno invece il minor termine di 5 anni per chiedere il risarcimento.
Come si ottiene il risarcimento per errori medici nel trattamento di un infarto?
Il paziente o i suoi familiari possono rivolgersi ai nostri avvocati che si occupano di malasanità dal 2004 per ottenere il giusto risarcimento, prendendo contatti con noi tramite il Numero Verde Malasanità 800 91 23 01.
Rivolgendoti ad avvocati che si occupano di risarcimento danni da malasanità da più di 20 anni, sarai difeso in ambito civile e penale contro l’ospedale o la clinica dove è avvenuto il caso di malasanità per errato trattamento dell’infarto.
Gli avvocati per malasanità, insieme ai nostri consulenti medici legali e specialisti in cardiologia, tenteranno di trovare un rapido accordo tramite una perizia medico legale o una mediazione, se così non dovesse avvenire, i nostri avvocati per risarcimento danni da malasanità, ti assisteranno nella causa civile e nel processo penale fino ad una sentenza di condanna dell’ospedale e dei medici colpevoli.
A quanto ammonta il risarcimento per errata/tardiva diagnosi di infarto?
La quantificazione del risarcimento danni derivati da malasanità dipende da caso a caso e viene effettuata in base a tabelle indicate dalla legge o dai giudici.
In particolare, quando il paziente riporta lesioni permanenti fino al 9%, si applicano le tabelle previste dai codici delle assicurazioni, mentre quando riporta lesioni permanenti superiori al 9% o muore, per errata o tardiva diagnosi di infarto, si applicano le tabelle predisposte da tribunale di Milano che ormai sono pacificamente applicate in tutta Italia.
Se vuoi avere un conteggio del risarcimento per il tuo caso di malasanità relativo a errata/tardiva diagnosi di infarto, i nostri avvocati per risarcimento danni da malasanità, ti invitano ad utilizzare la nostra applicazione nella pagina del nostro sito intitolata ” Valuta il tuo caso ” .
Puoi rivolgerti ai nostri avvocati per omessa o errata diagnosi di infarto
Perché è opportuno rivolgersi ad uno dei nostri avvocati esperti in malasanità per casi come quello che abbiamo trattato?
Se hai bisogno di assistenza per malasanità puoi rivolgerti al nostro gruppo di avvocati che si occupano di risarcimento danni da errori medici dal 2004 in tutta Italia.
Il nostro gruppo di avvocati è coordinato dall’avvocato Nicola Barsotti e siamo presenti nelle principali città italiane tramite i nostri studi principali di Roma, Torino, Napoli, Bologna e Lucca e gli altri studi legali dei nostri affiliati.
Per avere una prima assistenza per il caso di malasanità che ha coinvolto te o un tuo familiare, il primo consiglio è di chiamare il nostro Numero Verde Malasanità 800 91 23 01 per parlare subito con un avvocato.
Abbiamo esperienza ventennale in materia di risarcimento danni da malasanità, sia in ambito civile che penale.
Mettiamo a disposizione dei clienti i nostri consulenti medico-legali, per verificare se vi è un nesso di causalità tra la condotta dei medici e i danni lamentati dal paziente.
Se non hai un reddito che ti consente di pagare l’avvocato possiamo farti ammettere al Patrocinio a Spese dello Stato e quindi non sosterrai spese per difenderti!
Guarda il nostro video sulla responsabilità civile del cardiologo
NOTA BENE: avvocaticollegati.it invita gli utenti interessati a promuovere azioni di risarcimento danni per responsabilità medico sanitaria, a contattarci solo se il caso riguarda decessi o grandi invalidità. Si informa inoltre che, al fine di evitare azioni temerarie o meramente speculative, gli avvocati presteranno assistenza legale solo previa valutazione del caso da parte dei nostri consulenti medici, e solo ove questi ultimi abbiano effettivamente ritenuto sussistente una responsabilità-medico sanitaria.
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2 Comments
Buongiorno, io ho mia madre in infarto severo acuto e evidenza whatsup di quante volte l’ho chiamata e si d’ sempre rifiutata di venire. E’ venuta in data 13 maggio data dell’avvento infarto
Gentile Marina, per valutare il caso di malasanità che ci descrive è opportuno che ci invii copia della cartella clinica, in modo da poterla far visionare ai nostri consulenti medici e verificare se l’infarto poteva essere evitato. Se così risultasse potremo chiedere il risarcimento dei danni. Saluti